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	<title>Last K’s Voice &#187; Pensioni</title>
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	<description>Weblog di Informazione Economica, Politica e d’attualita’</description>
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		<title>La pesantezza del piano anti-crisi leggero</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 06:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il pacchetto fiscale contenuto nel decreto legge 185/2008 e&#8217; caratterizzato da un&#8217;eccessiva prudenza. Comprendo i timori di Tremonti sul debito pubblico italiano e su come i mercati potrebbero reagire, ma si rischia di subirne gli effetti negativi a prescindere. Si tratta di un piano anti-crisi che Dante metterebbe nel girone degli ignavi, un piano che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a title="Il mini piano anti-crisi made in Italy #0" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/12/01/il-mini-piano-anti-crisi-made-in-italy-0/">pacchetto fiscale</a> contenuto nel <strong>decreto legge 185/2008</strong> e&#8217; caratterizzato da un&#8217;<strong>eccessiva prudenza</strong>. Comprendo i timori di Tremonti sul <strong>debito pubblico</strong> italiano e su come i mercati potrebbero reagire, ma si rischia di <strong>subirne gli effetti negativi</strong> a prescindere.</p>
<p><span id="more-734"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/italia.jpg" alt="Economia - Italia" />Si tratta di un <strong>piano anti-crisi</strong> che Dante metterebbe nel girone degli ignavi, un piano che <strong>non rischia</strong>, ne&#8217; di sbagliare ne&#8217;, ovviamente, di fare la cosa giusta. Cosi&#8217; mentre l&#8217;<a title="Quando i tagli dei tassi non servono" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/11/26/quando-i-tagli-dei-tassi-non-servono/">inutile riduzione dei tassi</a> (la Bce li ha ieri ridotti di <strong>75 punti base</strong>) prepara la strada per una nuova futura &#8220;bolla&#8221;, <a title="La Bce e l'alibi degli Stati" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/10/28/la-bce-e-lalibi-degli-stati/">la politica resta a guardare</a>. Per lo meno <strong>quella italiana</strong>. La <strong>Germania</strong> ha da tempo attuato un piano da <strong>31 miliardi di euro</strong>, ora ne prepara un altro di dimensioni simili per <strong>sostenere la domanda interna</strong>, la <strong>Francia</strong> punta all&#8217;<strong>investimento</strong>, con un piano da <strong>26 miliardi di euro</strong>. E noi? Noi abbiamo il debito pubblico al <strong>104 per cento</strong>, ma questo rischia di essere uno scomodo e pericoloso alibi, che alimenta la paura quando invece <a title="Il coraggio e la speranza" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/11/28/il-coraggio-e-la-speranza/">serve il coraggio</a>.</p>
<h5>Siamo poco credibili</h5>
<p>Il mercato <strong>reagirebbe male</strong> all&#8217;emissione di debito pubblico da parte dell&#8217;Italia, perche&#8217; l&#8217;Italia e&#8217; considerata <strong>poco credibile</strong>. Il Governo lo sa, tanto che <strong>Sacconi</strong>, parla di un <strong>rischio Argentina</strong> per l&#8217;Italia, poi corregge il tiro. <strong>Tremonti</strong> dice che &#8220;<em>non possiamo fare i fenomeni perche&#8217; i nostri titoli sono in competizione con altri</em>&#8220;. Ma bisogna stare attenti, il rischio non si riduce solo perche&#8217; abbiamo fatto una <strong>manovrina a pareggio</strong> senza ricorrere al debito pubblico, e la nostra situazione non e&#8217; certo come la descrive Tremonti:</p>
<blockquote><p><cite>Giulio Tremonti</cite><br />
&#8220;Sono convinto che alla fine della crisi, l&#8217;Argentina saranno gli altri. L&#8217;Italia ha in se&#8217; elementi di grandissima forza.&#8221;</p></blockquote>
<p>L&#8217;Italia ha in se&#8217; <strong>elementi di grandissima debolezza</strong>. Solo per elencarne qualcuno, bassa produttivita&#8217;, bassa competitivita&#8217;, incapacita&#8217; di attrarre capitale, sistema giudiziario inefficiente, sistema stradale e ferroviario inefficienti, istruzione carente, enorme disparita&#8217; nei redditi, enormi differenze tra Nord e Sud, spesa sociale che per il 60 per cento serve a pagare le pensioni, pubblica amministrazione inefficiente e costosa, sistema di ammortizzatori sociali lacunoso, ecc.</p>
<p>Se Tremonti si riferiva alle <strong>nostre banche</strong>, bisogna dire che da loro in parte dipendono i <strong>ritardi della nostra economia</strong>, e pensare che non ci sara&#8217; bisogno dell&#8217;<strong>intervento pubblico</strong> per sostenere il patrimonio delle nostre banche potrebbe rivelarsi un <strong>eccesso di ottimismo</strong>.</p>
<p>Intanto lo <em>spread</em> tra <strong>Btp</strong> (italiani) e <strong>Bund</strong> (tedeschi) arriva a <strong>126 punti base</strong>, nonostante &#8220;<em>l&#8217;impegno a non aumentare il debito</em>&#8220;. Le <strong>paure</strong> espresse da Tremonti e gli <strong>allarmi</strong> (poi smentiti) di Sacconi, rischiano di alimentare (come se ne avessero bisogno) la <strong>speculazione sui titoli italiani</strong>, cosi&#8217; nel <strong>mercato dei Cds</strong> si acquista protezione assicurativa contro il <strong>rischio-Paese dell&#8217;Italia</strong>. Si scommette sul futuro intervento pubblico in aiuto alle nostre banche. Il costo della protezione dal rischio Italia in meno di una settimana e&#8217; cresciuto del <strong>27 per cento</strong>. E a breve ci sara&#8217; un <strong>consistente rinnovo di titoli di Stato</strong>.</p>
<h5>Diluire il rischio</h5>
<p>E&#8217; dunque chiaro perche&#8217; Tremonti insista tanto sul <strong>fondo europeo</strong>, in questo modo il rischio-Paese dell&#8217;Italia verrebbe <strong>diluito nel fondo unico</strong>, ma perche&#8217; gli altri Paesi, che hanno un debito pubblico e un rischio-Paese di gran lunga inferiore al nostro dovrebbero volere un fondo inquinato da noi? Invece l&#8217;Italia dato il suo misero piano da <strong>6,3 miliardi di euro</strong> (che non avra&#8217; effetti sul <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>) ha bisogno di questo fondo europeo, ne ha veramente bisogno.</p>
<h5>Le riforme per essere credibili</h5>
<p>Bisogna dunque domandarsi se il <strong>Governo</strong> avrebbe potuto scrivere <a title="Non tutto e' perduto" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/11/25/non-tutto-e-perduto/">un piano piu&#8217; coraggioso</a>. Considerando il nostro debito pubblico verrebbe da dire di &#8220;no&#8221;. Tuttavia la risposta sarebbe &#8220;si&#8221; se venisse proposto un piano che contenesse delle importanti <strong>riforme di riduzione di spesa</strong> a medio-lungo termine (e a breve di qualche spreco da riutilizzare nel piano stesso) e altre misure <strong>in grado di incidere sulla crescita del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>. Insomma, <strong>un piano strutturale</strong> in grado di dare uno scossone all&#8217;economia. Tra le riforme di riduzione di spesa si potrebbe pensare alle <strong>pensioni</strong>, ai <strong>servizi pubblici locali</strong> e alle <strong>Provincie</strong>.</p>
<h5>Pensioni</h5>
<p>Serve <strong>una nuova riforma delle pensioni</strong>, come si era fatto con la <strong>legge 247/2004</strong>, magari senza rimandarla a una futura legislatura (correndo il rischio di <a title="Pensioni: errori ed orrori" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2007/07/20/pensioni-errori-ed-orrori/">vedersi annullare la riforma</a> e facendo perdere credibilita&#8217; al Paese). Si potrebbe anche portare l&#8217;<strong>eta&#8217; pensionabile delle donne</strong> al livello di quella degli uomini, utilizzando magari le risorse cosi&#8217; liberate per iniziative che tolgano gli ostacoli alll&#8217;<strong>accesso delle donne al mondo del lavoro</strong>. La riforma delle pensioni non e&#8217; rimandabile, una spesa in pensioni <a title="La riforma del welfare" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/10/08/la-riforma-del-welfare/">pari al <strong>60 per cento</strong> della spesa per il <em>welfare</em></a> non e&#8217; tollerabile.</p>
<h5>Servizi pubblici locali</h5>
<p>Sui <strong>servizi pubblici locali</strong> ci sono <strong>15 anni</strong> di finte riforme, finte perche&#8217; hanno portato a <strong>risultati imbarazzanti</strong>. Scarsa liberalizzazione, gestori che non si sono aggregati (ad esclusione del settore energetico), restando <strong>frammentati e inefficienti</strong>. Certo, la situazione e&#8217; migliore rispetto a 15 anni fa, ma nulla di significativo. L&#8217;obiettivo deve essere quello di <strong>aumentare la qualita&#8217;, ridurre i costi e creare i presupposti per la concorrenza e il dinamismo imprenditoriale</strong>. La <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> ha presentato proprio in questi giorni uno studio sull&#8217;argomento, indicando le cause principali per l&#8217;insuccesso (pur con le differenze tra caso e caso) delle riforme dei servizi pubblici locali: mancata <strong>separazione</strong> della programmazione e regolazione del servizio dalla sua fornitura; mancata <strong>apertura</strong> dei servizi pubblici locali al mercato; mancato processo di <strong>aggregazione</strong> per ridurre le inefficienze da frammentazione; non e&#8217; stata data sufficiente attenzione alla <strong>specificita&#8217;</strong> dei diversi servizi pubblici locali; <strong>tariffe</strong> inadeguate alla copertura dei costi dei servizi; eccessivo <strong>localismo</strong> della regolamentazione. In questo senso l&#8217;attuale Governo non sembra voler fare una vera riforma, andrebbe ripensata l&#8217;<strong>Authority</strong> e fatte delle vere <strong>gare per l&#8217;affidamento dei servizi</strong>.</p>
<h5>Enti inutili</h5>
<p>L&#8217;<strong>abolizione delle Provincie</strong> e&#8217; una riforma costituzionale, lunga e difficile a causa delle <strong>opposizioni trasversali</strong>, magari si scoprira&#8217; che e&#8217; meglio non abolirle, tuttavia si puo&#8217; cominciare almeno a discuterne? Poi ci sarebbero alcuni <strong>enti reputati inutili</strong> e ancora in vita, e l&#8217;ente costituito per la loro eliminazione si e&#8217; conformato ed <strong>e&#8217; diventato egli stesso un ente inutile</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>La riforma del welfare</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 05:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante una crisi come quella che stiamo attraversando, lo Stato e&#8217; spinto a intervenire per impedire che si riduca il benessere sociale delle fasce piu&#8217; deboli della popolazione. Le imprese chiedono defiscalizzazione e flessibilita&#8217; del lavoro per poter affrontare meglio la crisi, le fasce medio-basse della popolazione necessitano o di minor pressione fiscale o di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante una crisi come quella che stiamo attraversando, lo Stato e&#8217; spinto a intervenire per impedire che si riduca il <strong>benessere sociale delle fasce piu&#8217; deboli</strong> della popolazione. Le imprese chiedono <strong>defiscalizzazione e flessibilita&#8217;</strong> del lavoro per poter affrontare meglio la crisi, le fasce medio-basse della popolazione necessitano o di <strong>minor pressione fiscale</strong> o di <strong>aiuti economici a sostegno dei consumi e del lavoro</strong>. Ma solo un Paese con <strong>sufficienti risorse</strong> economiche puo&#8217; affrontare queste spese, solo un Paese con un buon modello di welfare riesce ad agire la dove serve.</p>
<p><span id="more-421"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/italia.jpg" alt="Economia - Italia" />Manco a dirlo all&#8217;Italia <strong>mancano entrambe</strong> le caratteristiche. Non abbiamo risorse sufficienti, con un <strong>debito pubblico eccessivo</strong>, e abbiamo un <strong>pessimo modello di welfare</strong>, che spende troppo per le pensioni e troppo poco per sussidi alla disoccupazione e aiuti alle famiglie. Creare un <em>welfare</em> in grado di assolvere il suo compito, ossia <strong>ridistribuire dai ricchi ai poveri</strong>, non e&#8217; impossibile, molti Paesi europei riescono in questo intento. L&#8217;Italia no.</p>
<h5>Immobilita&#8217; sociale</h5>
<p>Fossimo negli Usa non ci porremo un simile problema, il mercato statunitense crea diseguaglianza, ma l&#8217;<strong>alta mobilita&#8217; sociale</strong> fa si che la diseguaglianza sia determinata dal valore degli individui. Chi rischia e si impegna <strong>puo&#8217; risalire la scala sociale</strong>. In Europa invece la societa&#8217; e&#8217; <strong>immobile</strong>, questa immobilita&#8217; fa si che il ricco sia visto come <strong>immeritevole</strong> della sua ricchezza (spesso ereditata e non guadagnata col rischio e con l&#8217;impegno) mentre il povero e&#8217; visto come <strong>vittima</strong> dell&#8217;immobilismo sociale. Quindi la pressione per un <em>welfare</em> redistributivo in Europa e&#8217; maggiore rispetto agli Usa.</p>
<h5>Welfare: Europa VS Italia</h5>
<p>La spesa per il <strong>welfare</strong> in Europa raggiunge il <strong>27 per cento del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> in media</strong>. In Italia arriva al <strong>26 per cento</strong>, quindi non si discosta dalla media europea, tuttavia in Italia questa spesa <strong>non riesce a proteggere dal rischio di poverta&#8217;</strong>. In Francia, se 26 famiglie su cento sono a rischio poverta&#8217;, dopo i trasferimenti sociali, solo 13 famiglie sono ancora a rischio. Questo significa che il <em>welfare</em> francese riesce a salvare dalla poverta&#8217; il <strong>50 per cento</strong> delle famiglie a rischio. In Germania, se 24 famiglie su cento sono a rischio poverta&#8217;, dopo i trasferimenti sociali, solo 17 famiglie sono ancora a rischio. Questo significa che il <em>welfare</em> tedesco riesce a salvare dalla poverta&#8217; il <strong>29 per cento</strong> delle famiglie a rischio. E in <strong>Italia</strong>? Da noi, se 22 famiglie su cento sono a rischio poverta&#8217;, dopo i trasferimenti sociali, 19 famiglie sono ancora a rischio. Questo significa che il nostro <em>welfare</em> riesce a salvare dalla poverta&#8217; solo il <strong>13 per cento</strong> delle famiglie a rischio.</p>
<p>Ma se spendiamo quanto gli altri nel welfare <strong>perche&#8217; non otteniamo gli stessi risultati</strong>? Perche&#8217; il nostro welfare <strong>non aiuta le famiglie che piu&#8217; ne avrebbero bisogno</strong>. </p>
<p>Grafico 1: Spesa in percentuale del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> (2001) per assegni familiari, altri aiuti per i figli, benefici per assenze per maternita&#8217; e paternita&#8217;<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/spesa-aiuti-famiglie.jpg" alt="Grafico 1 - assegni familiari, altri aiuti per i figli, benefici per assenze per maternita' e paternita' (% del pil, 2001)" /><br />
Fonte: <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' un\'organizzazione internazionale che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall\'economia mondiale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#o&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico' );"><acronym class="uttAcronym" title="Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico">Ocse</acronym></span>, Social Expenditure database, 2005</p>
<p>Nei trasferimenti alle famiglie, in Italia, <strong>solo l&#8217;11,7 per cento va alle famiglie piu&#8217; povere</strong>, in Francia il 19,6 per cento e in Germania il 20,2 per cento, la Spagna il 16 per cento e la Grecia il 12,6 per cento. Per non parlare di Svezia (25,8 per cento) e Gran Bretagna (33,7 per cento). Peggio di noi fa solo la Turchia (8,5 per cento).</p>
<p>Fatta 100 la spesa per il <em>welfare</em>, l&#8217;Italia ne utilizza il <strong>67,4 per cento per le pensioni</strong>, contro una media europea del 53,7 per cento. Per le famiglie e i bambini la spesa italiana e&#8217; ferma al <strong>4,4 per cento</strong>, la media europea arriva al 7,9 per cento. Per i sussidi ai disoccupati l&#8217;Italia spende un misero <strong>2 per cento</strong>, la media europea sale al 7,4 per cento. Per la casa la percentuale italiana e&#8217; allo <strong>0,1 per cento</strong> contro l&#8217;1,2 per cento della media europea. Infine contro l&#8217;esclusione sociale, l&#8217;Italia spende lo <strong>0,2 per cento</strong>, mentre la media europea e&#8217; dell&#8217;1,5 per cento.</p>
<h5>L&#8217;Italia e&#8217; un Paese per vecchi</h5>
<p>Da questi dati emerge l&#8217;urgenza di una <strong>riforma del welfare in Italia</strong>, e&#8217; necessario <strong>ridurre la spesa per pensioni</strong>. Purtroppo la vecchia Italia &#8211; con i sindacati che ormai rappresentano piu&#8217; i pensionati o i lavoratori vicini al pensionamento piuttosto che i giovani lavoratori &#8211; non riesce a fare quanto necessario per rendere il sistema di welfare italiano <strong>piu&#8217; equo</strong>.</p>
<p>Se analizziamo i dati sulla <strong>distribuzione in percentuale della spesa nel welfare</strong>, emergono i problemi dell&#8217;Italia. I <strong>bassi sussidi alla disoccupazione</strong> rendono un dramma la perdita del posto del lavoro, questo fa si che si tenda a rendere difficile il licenziamento e probabile l&#8217;ordine di reintegro da parte del giudice del lavoro. Perche&#8217; la disoccupazione senza sostegno diventa un dramma sociale. Una flessibilita&#8217; del lavoro necessita&#8217; invece di <strong>ammortizzatori sociali</strong> in grado di sostenere chi cerca un&#8217;altra occupazione dopo il licenziamento. La ridicola quota di lavoro femminile in Italia e la bassissima natalita&#8217;, sono dovute anche alla <strong>bassa spesa sociale per sostenere la famiglie e mantenere i bambini</strong> (ad esempio gli asili nido). I problemi sociali di integrazione degli immigrati sono in parte dovuti alla bassissima <strong>spesa per la casa e per combattere l&#8217;esclusione sociale</strong>.</p>
<p>A Luglio il Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, <strong>Maurizio Sacconi</strong> ha avviato un dibattito pubblico che si concludera&#8217; il <strong>25 ottobre</strong>. La discussione parte col <strong>Libro Verde</strong> sul futuro del modello sociale, intitolato &#8220;<em>La vita buona nella societa&#8217; attiva</em>&#8220;. Per riformare il <em>welfare</em> e&#8217; indispensabile ridurre gli squilibri nell&#8217;<strong>eccessiva spesa per le pensioni</strong>. Finora invece ci si sta muovendo verso riduzioni di spesa per <strong>istruzione e sanita&#8217;</strong>. Se non si affronteranno i veri problemi, si aggraveranno gli squilibri sociali intensificati dalla crisi.</p>
<p><small><strong>Allegati</strong><br />
<a target="_blank" href="http://www.lkv.it/pdf/libro_verde_welfare.pdf">Libro Verde sul futuro del modello sociale</a> <img width="19" height="17" border="0" align="middle" alt="pdf" title="pdf" src="http://www.lkv.it/immagini/pdf.gif" /> &#8211; 274 KB -</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>La debolezza italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 05:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia e&#8217; forse a rischio stagflazione piu&#8217; di altri Paesi dell&#8217;Europa. La crescita e&#8217; bassa e potrebbe ridursi ulteriormente, l&#8217;inflazione cresce e potrebbe crescere ulteriormente. In mancanza di riforme strutturali e con un bilancio che non ci permette misure di politica economica espansiva, il destino potrebbe essere peggiore di quanto pensiamo. L&#8217;Istat ha reso noto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia e&#8217; forse <strong>a rischio <span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'Situazione in cui sono presenti nello stesso tempo un alto tasso di inflazione ed un alto tasso di disoccupazione. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#s&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">stagflazione</span></strong> piu&#8217; di altri Paesi dell&#8217;Europa. La <strong>crescita</strong> e&#8217; bassa e potrebbe ridursi ulteriormente, l&#8217;<strong>inflazione</strong> cresce e potrebbe crescere ulteriormente. In mancanza di <strong>riforme strutturali</strong> e con un bilancio che non ci permette misure di politica economica espansiva, il destino potrebbe essere peggiore di quanto pensiamo.</p>
<p><span id="more-186"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/euro-monete-banconote.jpg" alt="Economia - Europa" />L&#8217;Istat ha reso noto i <strong>dati provvisori</strong> sulla stima della variazione dei prezzi, la variazione mensile e&#8217; pari al <strong>+0,4 per cento</strong>, la variazione tendenziale di Giugno del <strong>3,8 per cento</strong> (bisogna tornare al Luglio 1996 per vederne una cosi&#8217; alta). A spingere l&#8217;inflazione sono i rincari di carburanti, trasporti, abitazione, alimentari, le altre voci restano stabili, seppur in una situazione in cui <strong>la domanda e&#8217; debole</strong> e l&#8217;indice armonizzato dell&#8217;Italia, del <strong>4,0 per cento</strong> annuo, e&#8217; in linea con la media dell&#8217;Europa a quindici.</p>
<p>A <strong>Maggio</strong>, rispetto al mese precedente, c&#8217;e&#8217; stato un aumento dell&#8217;indice generale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali venduti sul mercato interno dell&#8217;<strong>1,5 per cento</strong>. Rispetto al Maggio 2007 l&#8217;aumento e&#8217; stato del <strong>7,5 per cento</strong>. Un aumento dovuto in larga misura dall&#8217;<strong>aumento dei prezzi dell&#8217;energia</strong>.</p>
<p>Dunque la causa dell&#8217;inflazione e&#8217; soprattutto <strong>esogena</strong>, dipende dall&#8217;andamento dei prezzi dei <strong>mercati internazionali</strong> (petrolio), il che rende difficile nel breve periodo arrestare questa tendenza. Pero&#8217; nei vari Paesi si registrano <strong>differenti aumenti</strong>. L&#8217;Italia ha avuto una dinamica dei prezzi del tutto simile a quella registrata negli Stati Uniti e in Spagna, tuttavia diversamente da noi questi Paesi sono <strong>cresciuti ad un tasso notevolmente piu&#8217; alto</strong>, fatto che giustifica la maggiore inflazione. Perche&#8217; l&#8217;Italia ha simili livelli di inflazione pur con bassi livelli di crescita? Per capirlo, oltre che le <strong>scelte fiscali</strong>, bisogna considerare anche la <strong>struttura dei mercati interni</strong> di approvvigionamento e fornitura al pubblico, <a class="esterno" href="http://www.cermlab.it/oped/topic/2/item/7558723536" title="Trichet rilancia l'allarme prezzi, Catricalà segnala i vincoli alla concorrenza, Confindustria lancia l'allarme inflazione - bassi redditi - bassa occupazione - bassi consumi, e in Italia le vendite al dettaglio continuano a diminuire">come sostiene il Cerm</a> in un recente articolo. Cosi&#8217; viene evidenziata l&#8217;<strong>estrema vulnerabilita&#8217;</strong> del nostro sistema industriale all&#8217;aumento dei prezzi delle materie prime.</p>
<p>In una situazione del genere, in cui i conti pubblici non consentono manovre espansive, e in cui la crescita e&#8217; bassa, per <strong>risanare i conti pubblici</strong> pur conservando spazi per la politica annuale di bilancio, occorrono le <strong>riforme strutturali</strong>. Quindi promuovere la <strong>concorrenza</strong> e rimuovere le rendite in tutti i settori, modernizzare la <strong>Pubblica Amministrazione</strong>, riformare il sistema delle <strong>pensioni</strong> e del mercato del <strong>lavoro</strong>, riorganizzare il <strong>sistema sanitario</strong> in un contesto federalista.</p>
<p>Finora le riforme strutturali non si vedono, nessuna <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/12/a-corto-di-liberalizzazioni/" title="A corto di liberalizzazioni">riforma per la concorrenza</a>, scarse azioni per la Pa, anziche&#8217; puntare all&#8217;<a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/13/sei-licenziato-forse-un-giorno/" title="Sei licenziato… forse… un giorno">aumento della produttivita&#8217;</a>, abbandonata la riforma delle pensioni, non si parla del mercato del lavoro, se non di <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/20/una-ricca-manovra-povera-di-coraggio/" title="Una ricca manovra povera di coraggio">misure minime e prive di effetti</a>. Infine il sistema sanitario, si <a class="esterno" href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000472.html" title="Se si rompe il patto per la salute">riducono le risorse disponibili</a>, creando i presupposti per una nuova stagione di <strong>bilanci regionali in rosso</strong> coperti da interventi dello Stato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Come se non bastasse</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 05:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una congiuntura sfavorevole, con un&#8217;economia bloccata, un rischio inflazione pressante, arriva l&#8217;ennesimo dato negativo. Il tasso di disoccupazione riprende a crescere dopo due anni, ma prima di fasciarsi la testa e&#8217; meglio analizzare attentamente questo dato. Il tasso di disoccupazione e&#8217; calato per due anni, ora riprende a crescere, nel primo trimestre del 2007 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una <strong>congiuntura sfavorevole</strong>, con un&#8217;economia bloccata, un rischio inflazione pressante, arriva l&#8217;ennesimo dato negativo. Il <strong>tasso di disoccupazione</strong> riprende a crescere dopo due anni, ma prima di fasciarsi la testa e&#8217; meglio analizzare attentamente questo dato.</p>
<p><span id="more-180"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/soldi.jpg" alt="Economia - Disoccupazione" />Il tasso di disoccupazione e&#8217; calato per due anni, ora <strong>riprende a crescere</strong>, nel primo trimestre del 2007 era del <strong>6,4 per cento</strong>, ora invece del <strong>7,1 per cento</strong>. Vista anche la situazione generale non e&#8217; certo un bene, ma bisogna analizzare il dato attentamente.</p>
<p>Grazie ai <strong>lavoratori stranieri</strong> in Italia nell&#8217;ultimo anno sono stati creati piu&#8217; di <strong>300mila</strong> posti di lavoro. Per cui il <strong>tasso di occupazione</strong> (il rapporto tra occupati e persone tra 15 e 65 anni) e&#8217; aumentato, arrivando fino al <strong>58,3 per cento</strong> per via dell&#8217;aumento dell&#8217;offerta di lavoro.</p>
<p>Il dato dell&#8217;aumento del tasso di disoccupazione <strong>non deve allarmare</strong>, per ora e&#8217; limitato, a subirne le conseguenze sono soprattutto le donne, io <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/05/16/detassare-gli-straordinari-non-e-cosi-utile/" title="Detassare gli straordinari? Non e' cosi' utile">avevo proposto</a> di limitare la <strong>detassazione degli straordinari</strong> al lavoro femminile, proprio per dare una mano a questa categoria. L&#8217;importante e&#8217; che la situazione economica <strong>cambi rotta</strong>, una ripresa dell&#8217;economia aiuterebbe il mercato del lavoro, contribuendo ad <strong>aumentare il tasso di occupazione</strong>.</p>
<p>Intanto il Governo ha preso una serie di <strong>iniziative</strong> di cui gran parte prive o quasi di effetto. Con un disegno di legge si e&#8217; prevista la reintroduzione del <strong>lavoro a chiamata</strong> (prevista dalla <strong>legge Biagi</strong> e cancellata dal Governo Prodi), e&#8217; possibile anche un&#8217;altra iniziativa sempre sul tema della liberalizzazione del lavoro a termine, attraverso <strong>deroghe oltre il limite dei 36 mesi</strong> (introdotti nella precedente legislatura).</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/17/un-passo-avanti-ed-uno-indietro/" title="Un passo avanti ed uno indietro">ultima iniziativa</a>, l&#8217;<strong>abolizione completa del divieto di cumulo tra pensione e lavoro</strong>, potrebbe invece avere un effetto maggiore, tuttavia solo <strong>per chi ha piu&#8217; di 55 anni</strong>. Forse occorrerebbe che il Governo <strong>riconsiderasse le priorita&#8217;</strong> del Paese.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Un passo avanti ed uno indietro</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 05:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si parla delle possibili iniziative presenti nella prossima manovra del Governo. Enti pubblici, tasse, energia e altro ancora. Qualche passo avanti ma anche qualcuno indietro. E poi sanzioni per chi pubblica i redditi online. Per prima cosa il tema caldo, il caro carburante, si interverra&#8217; attraverso uno sconto automatizzato legato al recupero dell&#8217;extragettito Iva per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla delle possibili iniziative presenti nella <strong>prossima manovra del Governo</strong>. Enti pubblici, tasse, energia e altro ancora. Qualche passo avanti ma anche qualcuno indietro. E poi sanzioni per chi pubblica i redditi online.</p>
<p><span id="more-172"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/berlusconi.jpg" alt="Politica - Sivio Berlusconi" />Per prima cosa il tema caldo, il <strong>caro carburante</strong>, si interverra&#8217; attraverso uno sconto automatizzato legato al recupero dell&#8217;<strong>extragettito Iva</strong> per l&#8217;aumento dei prezzi del greggio. Una misura di riduzione dell&#8217;Iva era stata presa dal Governo Prodi ma questo Governo l&#8217;aveva lasciata cadere non avendola rinnovata. Ora invece si parla di <strong>stabilire un valore di riferimento nel <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il documento con il quale si individuano gli andamenti tendenziali e si fissano gli obiettivi sulle principali grandezze di bilancio per un orizzonte temporale pluriennale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#d&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Documento di Programmazione Economico-Finanziaria' );"><acronym class="uttAcronym" title="Documento di Programmazione Economico-Finanziaria">Dpef</acronym></span></strong>, e se il prezzo del greggio risultasse superiore a questo valore scatterebbe automaticamente una riduzione dell&#8217;<span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'L\'imposta pagata sul valore dei beni al momento dell\'acquisto. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#a&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">accisa</span> per compensare il maggior gettito Iva dovuto all&#8217;aumento del prezzo industriale del prodotto. Questo automatismo avrebbe cadenza trimestrale. Sempre su questo tema ci sara&#8217; probabilmente <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/05/i-rischi-della-robin-hood-tax/" title="I rischi della Robin Hood Tax">la Robin Hood Tax</a> di Tremonti.</p>
<p>Sempre sul tema energetico entro il 2008 il Governo individuera&#8217; i criteri per l&#8217;<strong>individuazione dei siti</strong> dove costruire gli <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/05/24/si-riparla-di-nucleare/" title="Si riparla di nucleare">impianti di energia nucleare</a>. Il Governo dovra&#8217; definire i <strong>criteri di localizzazione</strong> dei siti e stabilire le <strong>misure compensative</strong> per le popolazioni interessate (compensazioni che andrebbero alle famiglie e alle imprese residenti vicino al sito) i costi delle misure compensative dovrebbero essere <strong>sostenuti dalle imprese coinvolte</strong> nella costruzione o nell&#8217;esercizio degli impianti.</p>
<p>Ce n&#8217;e&#8217; anche per il <strong>lavoro</strong> e le <strong>pensioni</strong>, il Governo pare intenzionato ad <strong>abolire il divieto di cumulo</strong> tra pensione e redditi da lavoro. Per quanto riguarda i contratti a tempo determinato ci potrebbero essere delle modifiche alla legge di attuazione del Protocollo sul welfare.</p>
<p>Altre misure riguarderanno il <strong>controllo della spesa degli enti pubblici locali</strong>, e&#8217; prevista una manovra di stretta della spesa da <strong>9,2 miliardi</strong> per le Regioni, riguardera&#8217; la spesa sanitaria per <strong>3 miliardi</strong> e misure sul pubblico impiego per altri <strong>3 miliardi</strong>. Si starebbe anche studiando la <strong>liberalizzazione dei servizi pubblici locali</strong>, affidando questi servizi tramite gare pubbliche a societa&#8217; private o direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata (in questo caso il socio privato che dovra&#8217; detenere almeno il <strong>30 per cento</strong> verra&#8217; scelto tramite gara). Potrebbe anche esserci l&#8217;<strong>abolizione delle province</strong> delle aree metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli. Per l&#8217;abolizione di ciascuna di queste province tuttavia si attendera&#8217; la cessazione dei consigli. Dopo l&#8217;abolizione lo Stato e le Regioni trasferiranno le competenze soppresse alle aree metropolitane.</p>
<p>Si torna indietro rispetto alle <strong>norme antiriciclaggio</strong> scattate lo scorso 30 aprile che portavano la soglia per gli assegni trasferibili a massimo <strong>5.000 euro</strong>, si riporta infatti il tetto massimo a <strong>12.500 euro</strong>.</p>
<p>Sanzioni severe (da 5.000 a 30.000 euro) per chi <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/05/01/redditi-online-anzi-offline/" title="Redditi online, anzi offline">pubblica redditi on line</a>, o attraverso qualsiasi altro mezzo, sanzione che aumenta (fino al triplo) a seconda del livello di reddito di chi pubblica i redditi online.</p>
<p>Tutto questo <strong>in attesa di informazioni piu&#8217; certe</strong> ovviamente, anche perche&#8217; non si vede nulla a proposito delle <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/13/sei-licenziato-forse-un-giorno/" title="Sei licenziato… forse… un giorno">proposte di Brunetta</a> sulla Pubblica amministrazione.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Pensioni: errori ed orrori</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2007 08:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli errori che si stanno commettendo o che ci si avvia a commettere sulle pensioni sono diversi, uno e&#8217; la convinzione di riuscire a progettare un sistema pensionistico italiano, che viste le premesse dovrebbe essere un &#8220;pasticcio&#8220;. Quindi non sarebbe una cattiva idea andare a prenderne uno gia&#8217; in uso in altri paesi dell&#8217;Unione Europea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli errori che si stanno commettendo o che ci si avvia a commettere sulle pensioni sono diversi, uno e&#8217; la convinzione di riuscire a progettare un <strong>sistema pensionistico italiano</strong>, che viste le premesse dovrebbe essere un &#8220;<em>pasticcio</em>&#8220;. Quindi non sarebbe una cattiva idea andare a prenderne uno gia&#8217; in uso in altri paesi dell&#8217;Unione Europea (e la butto li, magari si potrebbe fare cosi&#8217; anche per il <strong>sistema elettorale</strong>).</p>
<p><span id="more-73"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/economia.jpg" alt="Economia" />Altro errore e&#8217; la presunzione di sostituire lo <strong>scalone</strong> con le <strong>quote</strong>, vorrei ricordare che quando nel 1995 venne stabilita l&#8217;eta&#8217; minima di 57 anni per i lavoratori <strong>retributivi</strong>, non fu scelta a caso, ma in base al fatto che coincideva col limite inferiore della fascia d&#8217;eta&#8217; 57-65 che riguardava l&#8217;ammissione al pensionamento per i lavoratori <strong>contributivi</strong>. Questo per evitare che nella fase transitoria (un po&#8217; troppo lunga a dire il vero) di convivenza retributivi-contributivi i primi potessero andare in pensione ad un&#8217;eta&#8217; differente rispetto ai secondi.<br />
Per questo a mio avviso non ha alcun senso parlare di quote, perche&#8217; esse non indicano una eta&#8217; minima per il pensionamento. Se si vuole cambiare l&#8217;eta&#8217; minima dei retributivi, occorrerebbe prima modificare anche l&#8217;eta&#8217; minima dei contributivi, a cui la prima va necessariamente legata.</p>
<p>Altro errore e&#8217; voler indicare un&#8217;eta&#8217; inferiore per i <strong>lavori usuranti</strong>, mantenendo per questi lavoratori l&#8217;eta&#8217; dei <strong>57 anni</strong>. Questo &#8220;diritto&#8221; non avra&#8217; molto senso quando la pensione verra&#8217; calcolata con il metodo contributivo, perche&#8217; andando prima in pensione si avra&#8217; un minore <strong>coefficiente di trasformazione</strong>, quindi in previsione del metodo contributivo a pieno regime deve essere trovata un&#8217;altra soluzione, ad esempio prevedere per questi lavori dei coefficienti piu&#8217; alti. Ma fare questo discorso sembra inutile dato che ormai nulla smuove il governo dalla decisione di eliminare lo scalone attraverso gli &#8220;<strong>scalini</strong>&#8221; e le &#8220;<strong>quote</strong>&#8220;.<br />
Sarebbe invece piu&#8217; corretto agire attraverso <strong>correttivi</strong> degli importi di pensione anticipando in questo modo l&#8217;idea di fondo che sta&#8217; dietro il metodo contributivo, soprattutto se nel calcolare questi eventuali (e auspicabili) correttivi si tenesse in considerazione il rapporto tra il coefficiente di trasformazione di ciascuna eta&#8217; e quello di un&#8217;eta&#8217; prestabilita e conforme ai canoni.</p>
<p>Un ultimo errore e&#8217; quello di considerare l&#8217;<strong>unificazione degli enti Inps-Inpdap</strong> in un unico grande Inps come un modo di risparmiare denaro pubblico (attraverso i minori costi di amministrazione e gestione) col quale si pretenderebbe di finanziare in parte o totalmente l&#8217;eliminazione dello scalone. Un vantaggio l&#8217;avrebbe quest&#8217;unico ente, quello dell&#8217;<strong>unificazione delle gestioni previdenziali</strong>, che con l&#8217;<strong>unificazione delle aliquote</strong> e&#8217; fondamentale per la <strong>riforma pensionistica in chiave contributiva</strong>.<br />
Resta comunque il problema di trovare una soluzione <strong>condivisa</strong> ma &#8220;<em>giusta</em>&#8220;, sia dal punto di vista delle <strong>finanze</strong> sia dal punto di vista <strong>sociale</strong>.</p>
<p>Viste le premesse si arrivera&#8217; ad un pasticcio che <strong>non sara&#8217; giusto</strong> per nessuno dei due punti di vista.</p>
<h3>Aggiornamento: accordo raggiunto</h3>
<p>Questo e&#8217; quanto prevede l&#8217;accordo con i sindacati:<br />
L&#8217;ammorbidimento dello scalone Maroni prevede un sistema di scalini e quote il cui costo sara&#8217; di 10 miliardi di euro divisi in dieci anni.</p>
<p>L&#8217;eta&#8217; per la pensione di anzianita&#8217; e&#8217; fissata in 58 anni dal 2008, eta&#8217; che crescera&#8217; progressivamente arrivando a 61 anni nel 2013.<br />
A fronte della quota 95 a luglio 2009 si prevede un&#8217;eta&#8217; minima di 59 anni mentre dal primo gennaio 2011 si prevede un&#8217;eta&#8217; minima di 60 anni, dal primo gennaio 2013 si prevede un&#8217;eta&#8217; minima di 61 anni.</p>
<p>L&#8217;applicazione dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo e&#8217; rinviata al 2010. La definizione dei nuovi coefficienti sarà messa a punto da una Commissione che dovra&#8217; decidere la revisione entro il 2008.</p>
<p>Dall&#8217;aumento dell&#8217;eta&#8217; di pensionamento saranno esclusi 1,4 milioni di lavoratori impegnati in attivita&#8217; considerate usuranti.</p>
<p>Per sapere cosa ne penso basta rileggere la prima parte dell&#8217;articolo, tutti gli errori ed orrori previsti si sono avverati.</p>
<p><small> <strong>Allegati</strong><br />
<a target="_blank" href="http://www.lkv.it/pdf/intesa-pensioni.pdf">Testo dell&#8217;intesa Governo-sindacati sulle pensioni</a> <img width="19" height="17" border="0" align="middle" alt="pdf" title="pdf" src="http://www.lkv.it/immagini/pdf.gif" /> &#8211; 1000,7 KB -</small></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il tira e molla sulle pensioni</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 07:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Sistema pensionistico]]></category>

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		<description><![CDATA[Ne parlavo a Dicembre 2006, da allora sembra incredibile ma non e&#8217; cambiato nulla. I sindacati avanzano sempre le stesse insostenibili richieste, dei coefficienti nessuno ne parla. Lo scalone, che tra l&#8217;altro non riguarda poi cosi&#8217; tante persone (129.500 sarebbero le persone coinvolte) e&#8217; sempre l&#8217;argomento principale, anche se non ci sono assolutamente fondi sufficienti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ne <a title="In pensiero per le pensioni" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2006/12/28/in-pensiero-per-le-pensioni/">parlavo</a> a Dicembre 2006, da allora sembra incredibile ma non e&#8217; cambiato nulla. I sindacati avanzano sempre le stesse <strong>insostenibili richieste</strong>, dei <strong>coefficienti</strong> nessuno ne parla. Lo <strong>scalone</strong>, che tra l&#8217;altro non riguarda poi cosi&#8217; tante persone (<strong>129.500</strong> sarebbero le persone coinvolte) e&#8217; sempre l&#8217;argomento principale, anche se non ci sono assolutamente fondi sufficienti per eliminarlo.</p>
<p><span id="more-70"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/economia.jpg" alt="Economia" />Si continua a parlare degli <strong>incentivi</strong> a ritardare il pensionamento, ma sono inutili, poiche&#8217; gran parte di chi li accetta, avrebbe ritardato il pensionamento anche senza incentivi. Non c&#8217;e&#8217; modo di sapere se saranno utili o no, perche&#8217; non si possono conoscere le intenzioni di chi sta per andare in pensione.</p>
<p>Se le pensioni fossero gia&#8217; su base <strong>contributiva</strong> (prendi una pensione in base ai versamenti che hai fatto) non ci sarebbero problemi, l&#8217;incentivo al ritardare il pensionamento sarebbe insito nel sistema e non ci sarebbero problemi di <strong>far quadrare i conti</strong> a seconda dell&#8217;eta&#8217; pensionabile.</p>
<p>Ma veniamo ai <strong>costi</strong> di queste richieste.</p>
<p>La rinuncia alla revisione dei coefficienti costerebbe, di qui al 2040, un punto e mezzo di <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>, portando la <strong>spesa previdenziale</strong> italiana al record europeo del <strong>16,6 per cento</strong>. La rinuncia all&#8217;applicazione dello &#8220;scalone&#8221; costerebbe, nel 2008, circa <strong>4,5 miliardi</strong> di euro, che diventerebbero 10 miliardi l&#8217;anno a regime. Non essendo possibile alcuna alternativa allo scalone, che contemporaneamente permetta una <strong>tenuta dei conti</strong> e una maggior <strong>equita&#8217; sociale</strong> (quale equita&#8217; mi domando, visto che sarebbero tutti costi che ricadono sulle spalle dei giovani), verra&#8217; meno una promessa elettorale.</p>
<p>Sembra purtroppo che il centrosinistra commettera&#8217; l&#8217;errore politico del centrodestra, rinviando di tre anni lo scalone, scaricando l&#8217;impopolare fardello sul prossimo governo, cosi&#8217; come fece lo scorso governo. Con l&#8217;aggravante dell&#8217;errore economico, dato che un rinvio ora sarebbe dannoso per l&#8217;economia.</p>
<p>Occorre dimostrare di poter prendere decisioni forti anche <strong>contro i sindacati</strong>, occorre far capire loro che le alternative non sono percorribili, e occorre che i sindacati lo capiscano. Se il Governo non riuscira&#8217; a far questo dimostrera&#8217; di essere debole e <strong>incapace di governare</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>In pensiero per le pensioni</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Dec 2006 11:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[Maroni]]></category>
		<category><![CDATA[Prodi]]></category>
		<category><![CDATA[Produttività]]></category>
		<category><![CDATA[Sistema pensionistico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2007 comincera&#8217; con tutta probabilita&#8217; con un provvedimento sulle pensioni. Se ne e&#8217; parlato tanto, con tante proposte e poche spiegazioni. La riforma Maroni non ha poi fatto granche&#8217; a riguardo, addirittura mentre la legge Dini ha espressamente previsto al comma 11 dell&#8217;art. 1 una procedura che &#8220;sulla base delle rilevazioni demografiche e dell&#8217;andamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2007 comincera&#8217; con tutta probabilita&#8217; con un <strong>provvedimento sulle pensioni</strong>. Se ne e&#8217; parlato tanto, con tante proposte e poche spiegazioni.</p>
<p><span id="more-66"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/maroni.jpg" alt="Politica" />La <strong>riforma Maroni</strong> non ha poi fatto granche&#8217; a riguardo, addirittura mentre la <strong>legge Dini</strong> ha espressamente previsto al comma 11 dell&#8217;art. 1 una procedura che &#8220;<em>sulla base delle rilevazioni demografiche e dell&#8217;andamento effettivo del tasso di variazione del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> di lungo periodo rispetto alle dinamiche dei redditi soggetti a contribuzione previdenziale</em>&#8221; rideterminasse, ogni dieci anni (che ora appare un tempo troppo lungo), i <strong>coefficienti di trasformazione</strong> da adottare per il calcolo dei trattamenti pensionistici, nel 2005 (la legge Dini e&#8217; del 1995) si sarebbe dovuta aprire questa procedura il precedente governo e&#8217; rimasto inerte.</p>
<p>Per la rivalutazione del coefficiente di trasformazione gia&#8217; mesi fa furono fatte proposte interessanti, come il secondo punto di <a title="Pensioni: 10 correttivi al posto di uno scalone" href="http://www.lkv.it/articoli/06_06/pensioni_10_correttivi_posto_scalone.html">questo articolo</a> che propone una <strong>revisione automatica</strong> dei coefficienti di trasformazione (in base agli aggiornamenti delle tavole di mortalita&#8217; compilate dall&#8217;Istat, come gia&#8217; avviene in Svezia). Questo sistema eviterebbe di intervenire sempre in ritardo nell&#8217;adeguare il sistema previdenziale alla dinamica demografica.</p>
<p>L&#8217;obbiettivo del <strong>ministro Damiano</strong> (come traspare da <a title="Intervista al ministro Damiano" href="http://www.lkv.it/articoli/12_06/intervista_ministro_damiano_sono_pensioni_priorita_non_tasse.html">questa intervista</a>) e&#8217; arrivare ad una riforma delle pensioni attraverso l&#8217;<strong>intesa con le parti sociali</strong> e prendendo in esame anche il <strong>mercato del lavoro</strong>, gli <strong>ammortizzatori sociali</strong> e la <strong>produttivita&#8217;</strong>. Per quanto riguarda il cosidetto &#8220;scalone&#8221; del 31 dicembre 2007, la parola d&#8217;ordine sembra essere <strong>flessibilita&#8217;</strong>, per raggiungere la quale non sono chiari gli strumenti, il ministro Damiano sembra voler escludere o per lo meno non considerare subito i <strong>disincentivi</strong> (gia&#8217; <a title="Pensioni, da sindacati e Prc coro di no" href="http://www.lkv.it/articoli/12_06/pensioni_sindacati_prc_coro_di_no.html">contrastati</a> dai sindacati e da Rifondazione) e gli <strong>incentivi</strong>. Vedremo cosa verra&#8217; fatto, se non si raggiungera&#8217; l&#8217;accordo restera&#8217; valida la riforma Maroni con il suo tanto odiato <strong>scalone</strong> e senza un adeguamento (ormai necessario) del coefficiente di trasformazione, i sindacati si prenderanno la responsabilita&#8217; di lasciar cosi&#8217; le cose solo perche&#8217; non vogliono scendere a compromessi?</p>]]></content:encoded>
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		<title>Pensioni, liberalizzazioni e privatizzazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2006 07:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Privatizzazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La finanziaria punta al risanamento dei conti, utilizzando 15 miliardi di euro per mettersi a posto con Bruxelles, ma tralascia altri punti altrettanto importanti, che spero verranno affrontati il prima possibile. Del resto Padoa-Schioppa aveva gia&#8217; elencato i punti importanti delle riforme future: 1) puntare alla crescita del Pil &#8220;durabilmente&#8221; del 2% annua; 2) attuare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La finanziaria punta al risanamento dei conti, utilizzando <strong>15 miliardi</strong> di euro per mettersi a posto con Bruxelles, ma tralascia altri punti altrettanto importanti, che spero verranno affrontati il prima possibile.</p>
<p><span id="more-60"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/padoa-schioppa.jpg" alt="Politica" />Del resto <strong>Padoa-Schioppa</strong> aveva gia&#8217; elencato i punti importanti delle riforme future: 1) puntare alla <strong>crescita</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> &#8220;durabilmente&#8221; del 2% annua; 2) attuare il <strong>risanamento</strong> attraverso un meccanismo che ponga il rapporto debito/Pil in &#8220;permanente&#8221; discesa; 3) realizzare una maggiore <strong>equita&#8217;</strong> correggendo la precarieta&#8217; e la sofferenza sociale. Ne avevo gia&#8217; parlato <strong>(<a href="#1">1</a>).</strong></p>
<p>Ora bisogna aver coraggio e studiare e attuare le riforme strutturali: pensioni, liberalizzazioni e privatizzazioni.</p>
<p>Le <strong>pensioni</strong> sono forse delle tre le piu&#8217; urgenti, se non altro perche&#8217; prima si interviene prima si risolve il problema che riguarda tutti, la insostenibilita&#8217; del sistema pensionistico pubblico cosi&#8217; come e&#8217; ora. In questa direzione si era mossa la riforma di Amato e la piu&#8217; recente riforma Maroni, che era una riforma abbastanza buona, e tutti ne hanno visto solo l&#8217;aspetto piu&#8217; negativo, lo scalone, e in questa direzione tenta di muoversi l&#8217;attuale proposta.</p>
<p>Le <strong>liberalizzazioni</strong> sono state iniziate da <strong>Bersani</strong> nel suo contestatissimo decreto <strong>(<a href="#2">2</a>)</strong>, tuttavia vanno portate avanti e possibilmente ampliate, non possono certo riguardare solo poche categorie.</p>
<p>Le privatizzazioni devono finalmente essere fatte con serieta&#8217; e lungimiranza, cosa che finora non e&#8217; stata fatta, trasformando monopoli pubblici in privati e trasformando enti pubblici in spa in mano pubblica. L&#8217;Alitalia e Trenitalia saranno un banco di prova interessante per misurare la serieta&#8217; di questo paese. Per Trenitalia si potrebbe tenere in mano pubblica la rete (l&#8217;infrastruttura, che di fatto e&#8217; una societa&#8217; diversa da Trenitalia, si chiama RFI) e privattizzare i treni, con razionalita&#8217; e serieta&#8217; <strong>(<a href="#3">3</a>)</strong>. Per l&#8217;Alitalia, nonostante in tanti parlino di &#8220;importanza di avere una compagnia di bandiera, o mettiamo ai vertici amministratori capaci, stipulando con gli stessi contratti che li responsabilizzino, o privatizziamo anche la compagnia aerea nazionale. Attenzione pero&#8217;, chi la compra potrebbe essere interessato ad eliminare un piccolo concorrente piu&#8217; che ampliare il proprio mercato.</p>
<p>La riforma delle <span style="font-weight: bold">pensioni</span> e della <span style="font-weight: bold">pubblica amministrazione</span> sono <strong>riforme sensibili</strong>, colpiscono l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica e calpestano certi piedi che i governi per troppo tempo hanno avuto paura di calpestare, ora e&#8217; giunto il momento di attuare le <span style="font-weight: bold">riforme strutturali</span>, troppo tempo e&#8217; stato perso, il mondo si muove e noi siamo fermi a cercare strenuamente di convincerci che dobbiamo mantenere i nostri piccoli inutili privilegi. La nostra cecita&#8217; e&#8217; pericolosa per il paese, siamo troppo indietro, e&#8217; ora di raggiungere gli altri paesi europei.</p>
<p>Dopo che <strong>Visco</strong>, visto l&#8217;aumento inatteso delle entrate fiscali, ha dichiarato che prossimamente si potra&#8217; parlare di una <strong>riduzione della pressione fiscale</strong> (purche&#8217; si continui a contenere la spesa pubblica), non vorrei si attuasse una riduzione del prelievo fiscale indiscriminato, anche questo se verra&#8217; fatto dovra&#8217; tener conto di un esigenza di rilancio dell&#8217;economia. O peggio venga ascoltata una parte della sinistra che spinge per un aumento della <strong>spesa pubblica</strong>, sarebbe la cosa peggiore da fare in questo momento.<br />
<a name="1"></a> <small><strong>(1)</strong> vedi l&#8217;articolo: <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2006/06/14/crescete-e-risanatevi-con-equita/">Crescete e risanatevi con equita&#8217;</a></small></p>
<p><small><a name="2"></a> </small><small><strong>(2)</strong> vedi l&#8217;articolo: <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2006/07/12/liberi-di-liberalizzare/">Liberi di liberalizzare</a></small></p>
<p><a name="3"></a> <small><strong>(3)</strong> vedi l&#8217;articolo: <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2006/11/20/ferrovie-su-un-binario-morto/">Ferrovie su un binario morto</a></small></p>]]></content:encoded>
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