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	<title>Last K’s Voice &#187; Lavoro</title>
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	<description>Weblog di Informazione Economica, Politica e d’attualita’</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Jan 2009 08:36:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Donne e lavoro, malissimo al Sud</title>
		<link>http://www.lkv.it/wp/archives/2008/12/19/donne-e-lavoro-malissimo-al-sud/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 06:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Istituto nazionale di statistica (Istat) ha pubblicato la rilevazione sulle forze di lavoro, fino al terzo trimestre 2008. Il quadro che ne esce fuori e&#8217; piuttosto stabile sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto allo stesso trimestre del 2007. Tuttavia permangono i problemi strutturali del lavoro in Italia, le profonde differenze tra Centro-Nord e Sud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Istituto nazionale di statistica</strong> (Istat) ha pubblicato la <strong>rilevazione sulle forze di lavoro</strong>, fino al terzo trimestre 2008. Il quadro che ne esce fuori e&#8217; piuttosto stabile sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto allo stesso trimestre del 2007. Tuttavia <strong>permangono i problemi strutturali</strong> del lavoro in Italia, le profonde <strong>differenze tra Centro-Nord e Sud e tra uomini e donne</strong>.</p>
<p><span id="more-785"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/lavoro.jpg" alt="Lavoro" />Rispetto allo stesso trimestre del 2007, nel terzo trimestre del 2008 l&#8217;offerta di lavoro e&#8217; <strong>cresciuta dello dello 0,9 per cento</strong> (228mila unita&#8217; in piu&#8217;). Stabile invece rispetto al secondo trimestre del 2008. Il numero degli occupati su base annua sono aumentati dello <strong>0,4 per cento</strong> (rispetto al secondo trimestre 2008 l&#8217;incremento e&#8217; stato solo dello <strong>0,1 per cento</strong>), anche se si tratta di un <strong>aumento decisamente contenuto</strong> rispetto agli incrementi degli ultimi anni. Il dato positivo e&#8217; quasi interamente dovuto all&#8217;<strong>incremento della popolazione straniera registrata</strong>. Il numero delle persone in cerca di occupazione nel terzo trimestre 2008 e&#8217; aumentato del <strong>9 per cento</strong> rispetto allo stesso trimestre del 2007. Il tasso di occupazione rispetto al terso trimestre 2007 e&#8217; invece sceso di <strong>un decimo</strong>, arrivando cosi&#8217; al <strong>59 per cento</strong>.</p>
<p>Come mostra la <a href="#T1">Tabella 1</a>, la <strong>forza lavoro</strong> nel terzo trimestre del 2008 e&#8217; inferiore di 240mila unita&#8217; rispetto al trimestre precedente (<strong>-0,95 per cento</strong>) e&#8217; invece superiore di 228mila unita&#8217; rispetto al terzo trimestre del 2007 (<strong>+0,9 per cento</strong>). Tuttavia questa stabilita&#8217; non si rispecchia nel dato <strong>disaggregato per sesso</strong>. Il calo della forza lavoro nel terzo trimestre 2008 rispetto al secondo trimestre dello stesso anno e&#8217; stato dello <strong>0,58 per cento</strong> per gli uomini e dell&#8217;<strong>1,49 per cento</strong> per le donne. L&#8217;incremento delle unita&#8217; di forza lavoro del terzo trimestre 2008 rispetto allo stesso trimestre del 2007 risulta essere dello <strong>0,28 per cento</strong> per gli uomini e dell&#8217;<strong>1,8 per cento</strong> per le donne.<br />
<a name="T1"></a><br />
<strong>Tabella 1</strong>: Forza lavoro (migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-forza-lavoro.jpg" alt="Tabella 1 - Forza lavoro (migliaia di unita')" /></p>
<p>Se guardiamo al <strong>numero degli occupati</strong> (<a href="#T2">Tabella 2</a>), nel terzo trimestre del 2008, sono aumentati dello <strong>0,43 per cento</strong> rispetto allo stesso trimestre del 2007 e diminuiti dello <strong>0,27 per cento</strong> rispetto al secondo trimestre 2008. Anche in questo caso i dati divisi per sesso sono differenti. Per gli uomini il numero degli occupati nel terzo trimestre del 2008 e&#8217; sceso dello <strong>0,18 per cento</strong> rispetto al terzo trimestre 2007, per le donne invece vi e&#8217; stato un incremento dell&#8217;<strong>1,36 per cento</strong>. Nel terzo trimestre 2008 rispetto al secondo trimestre 2008, il numero degli occupati uomini e&#8217; sceso solo dello <strong>0,06 per cento</strong>, mentre per le donne il calo e&#8217; stato dello <strong>0,57 per cento</strong>.<br />
<a name="T2"></a><br />
<strong>Tabella 2</strong>: Occupati (migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-occupati.jpg" alt="Tabella 2 - Occupati (migliaia di unita')" /></p>
<p>Il <strong>numero delle persone in cerca di occupazione</strong> (<a href="#T3">Tabella 3</a>) rispetto al terzo trimestre del 2007 e&#8217; aumentato dell&#8217;<strong>8,25 per cento</strong>, e&#8217; sceso invece del <strong>10,39 per cento</strong> rispetto al secondo trimestre del 2008. In questo caso i valori divisi per sesso sono <strong>simili</strong>. Gli uomini in cerca di occupazione sono aumentati del <strong>9,5 per cento</strong> rispetto al 2007 e sono diminuiti del <strong>9,7 per cento</strong> rispetto al secondo trimestre 2008. Le donne in cerca di occupazione sono aumentate del <strong>7,3 per cento</strong> rispetto al 2007 e sono diminuite del&#8217;<strong>11 per cento</strong> rispetto al secondo trimestre 2008.<br />
<a name="T3"></a><br />
<strong>Tabella 3</strong>: In cerca di occupazione (migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-in-cerca-di-occupazione.jpg" alt="Tabella 3 - In cerca di occupazione (migliaia di unita')" /></p>
<p>Un dato molto interessante e&#8217; il dato disaggregato della tipologia di <strong>lavoro a tempo pieno e a tempo parziale</strong> tra uomini e donne (<a href="#T4">Tabella 4</a>). Sul totale dei lavoratori a tempo pieno, il <strong>66,5 per cento</strong> sono uomini, il restante <strong>33,5 per cento</strong> donne. I risultati si capovolgono se guardiamo al lavoro a tempo parziale, il <strong>22 per cento</strong> sono uomini, mentre il <strong>78 per cento</strong> sono donne. Questo dato in se non dice molto, bisognerebbe cercare di <strong>capire il motivo</strong> per cui il lavoro a tempo parziale vede in percentuale massiccia l&#8217;occupazione femminile, il motivo temo sia legato all&#8217;<strong>impossibilita&#8217; per molte donne di conciliare il lavoro a tempo pieno con la famiglia</strong>. Le soluzioni che si possono proporre sono essenzialmente <strong>due</strong>. O si <strong>incrementano i servizi</strong> (asili pubblici ad esempio) per dar modo alle donne di poter scegliere liberamente tra lavoro a tempo pieno e lavoro a tempo parziale, o si <strong>riducono le tasse sul lavoro femminile</strong>, in modo da incrementare la busta paga per le donne e permettere loro di pagare i servizi privati (chi accudisce i figli e/o chi pulisce la casa ad esempio), che le permetterebbero di scegliere il lavoro a tempo pieno.<br />
<a name="T4"></a><br />
<strong>Tabella 4</strong>: Lavoro a tempo pieno e a tempo parziale (migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-lavoro-pieno-parziale.jpg" alt="Tabella 4 - Lavoro a tempo pieno e a tempo parziale (migliaia di unita')" /></p>
<p>Risulta molto interessante guardare i <strong>tassi di attivita&#8217;, occupazione e disoccupazione</strong> ripartiti territorialmente tra <strong>Nord, Centro e Sud</strong> (<a href="#T5">Tabella 5</a>). Il <strong>tasso di attivita&#8217;</strong> e&#8217; aumentato di <strong>un decimo</strong> nel terzo trimestre 2008 rispetto al terzo trimestre 2007, <strong>passando dal 62,7 al 62,8 per cento</strong>. Mentre e&#8217; diminuito di <strong>sette decimi</strong> rispetto al secondo trimestre 2008, <strong>passando dal 63,5 al 62,8 per cento</strong>. Tra il terzo trimestre 2007 e il terzo trimestre 2008, l&#8217;incremento del tasso di attivita&#8217; e&#8217; stato di <strong>quattro decimi</strong> per il Nord, <strong>cinque</strong> per il Centro e un calo di <strong>due decimi</strong> per il Sud. Mentre tra il secondo trimestre 2008 e il terzo trimestre 2008 il tasso di attivita&#8217; e&#8217; diminuito di <strong>tre decimi</strong> al Nord, sette decimi al Centro e <strong>undici decimi</strong> al Sud.</p>
<p>Il <strong>tasso di occupazione</strong> e&#8217; diminuito di <strong>un decimo</strong> nel terzo trimestre 2008 rispetto al terzo trimestre 2007, <strong>passando dal 59,1 al 59 per cento</strong>. Mentre e&#8217; diminuito di <strong>due decimi</strong> rispetto al secondo trimestre 2008, <strong>passando dal 59,2 al 59 per cento</strong>. Tra il terzo trimestre 2007 e il terzo trimestre 2008, c&#8217;e&#8217; stato un incremento di <strong>tre decimi</strong> per il Nord, un calo di <strong>due decimi</strong> per il Centro e un calo di <strong>sei decimi</strong> per il Sud. Mentre tra il secondo trimestre 2008 e il terzo trimestre 2008 il tasso di occupazione e&#8217; rimasto <strong>invariato</strong> al Nord, e&#8217; sceso di <strong>due decimi</strong> al Centro e di <strong>sei decimi</strong> al Sud.</p>
<p>Infine, il <strong>tasso di disoccupazione</strong> e&#8217; salito di <strong>cinque decimi</strong> nel terzo trimestre 2008 rispetto al terzo trimestre 2007, <strong>passando dal 5,6 al 6,1 per cento</strong>. Mentre e&#8217; diminuito di <strong>sei decimi</strong> rispetto al secondo trimestre 2008, <strong>passando dal 6,7 al 6,1 per cento</strong>. Tra il terzo trimestre 2007 e il terzo trimestre 2008, c&#8217;e&#8217; stato un incremento di <strong>un decimo</strong> per il Nord, di <strong>dieci decimi</strong> per il Centro e di <strong>otto decimi</strong> per il Sud. Mentre tra il secondo trimestre 2008 e il terzo trimestre 2008 il tasso di disoccupazione e&#8217; sceso di <strong>quattro decimi</strong> al Nord, di <strong>sette decimi</strong> al Centro e di <strong>sette decimi</strong> al Sud. Per ora dunque <strong>l&#8217;occupazione tiene</strong>, occorrera&#8217; pero&#8217; attendere i dati del <strong>quarto trimestre 2008</strong> e del <strong>primo trimestre 2009</strong>, periodi nei quali la <span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'Comunemente indica una prolungata riduzione del PIL. Economicamente indica una crescita negativa, di almeno due trimestri consecutivi, del PIL. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#r&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">recessione</span> potrebbe cominciare ad avere <strong>pesanti effetti</strong>.<br />
<a name="T5"></a><br />
<strong>Tabella 5</strong>: Tassi di attivita&#8217; occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-tassi-totale-territoriale.jpg" alt="Tabella 5 - Tassi di attivita' occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (migliaia di unita')" /></p>
<p>Gli stessi dati possiamo anche vederli <strong>disaggregati</strong>, per gli <strong>uomini</strong> <a href="#T6">Tabella 6</a> e per le <strong>donne</strong> <a href="#T7">Tabella 7</a>. Possiamo vedere che mentre il <strong>tasso di occupazione</strong> per gli uomini e&#8217; pari al <strong>70,7 per cento</strong>, per le donne il tasso di occupazione e&#8217; pari al <strong>47 per cento</strong>. Anche in questo caso vale in discorso fatto sul lavoro a tempo pieno o parziale. E le medesime soluzioni (servizi pubblici o incentivi in busta paga mediante riduzioni delle tasse sul lavoro femminile) . Per <strong>parificare le donne agli uomini nel lavoro</strong>, non basta parificare l&#8217;<strong>eta&#8217; pensionabile</strong>, occorre anche <strong>rimuovere gli impedimenti all&#8217;accesso delle donne al lavoro</strong>. In Italia siamo molto indietro rispetto al resto d&#8217;Europa. Bisogna inoltre considerare che aumentando il numero delle donne che lavorano a tempo pieno, aumenta anche la <strong>domanda di servizi</strong> (per accudire i minori e la casa), questa domanda genera un <strong>incremento ulteriore del lavoro</strong> (soprattutto femminile), si innesca dunque un <strong>circolo virtuoso</strong>. Gli <strong>obiettivi di Lisbona</strong> prevedono un <strong>occupazione femminile pari almeno al 60 per cento</strong>, in Italia <strong>solo il Nord</strong> si avvicina a questa quota, il Centro si e&#8217; a poco piu&#8217; del <strong>50 per cento</strong>, mentre il Sud si ferma attorno al <strong>30 per cento</strong>. Segno che <strong>l&#8217;Italia e&#8217; spaccata in due</strong>, e occorre dunque <strong>colmare questo differenziale</strong>.<br />
<a name="T6"></a><br />
<strong>Tabella 6</strong>: Tassi di attivita&#8217; occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (maschi &#8211; migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-tassi-maschi-territoriale.jpg" alt="Tabella 6 - Tassi di attivita' occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (maschi - migliaia di unita')" /><br />
<a name="T7"></a><br />
<strong>Tabella 7</strong>: Tassi di attivita&#8217; occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (femmine &#8211; migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-tassi-femmine-territoriale.jpg" alt="Tabella 7 - Tassi di attivita' occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (femmine - migliaia di unita')" /></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La pesantezza del piano anti-crisi leggero</title>
		<link>http://www.lkv.it/wp/archives/2008/12/05/la-pesantezza-del-piano-anti-crisi-leggero/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 06:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il pacchetto fiscale contenuto nel decreto legge 185/2008 e&#8217; caratterizzato da un&#8217;eccessiva prudenza. Comprendo i timori di Tremonti sul debito pubblico italiano e su come i mercati potrebbero reagire, ma si rischia di subirne gli effetti negativi a prescindere. Si tratta di un piano anti-crisi che Dante metterebbe nel girone degli ignavi, un piano che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a title="Il mini piano anti-crisi made in Italy #0" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/12/01/il-mini-piano-anti-crisi-made-in-italy-0/">pacchetto fiscale</a> contenuto nel <strong>decreto legge 185/2008</strong> e&#8217; caratterizzato da un&#8217;<strong>eccessiva prudenza</strong>. Comprendo i timori di Tremonti sul <strong>debito pubblico</strong> italiano e su come i mercati potrebbero reagire, ma si rischia di <strong>subirne gli effetti negativi</strong> a prescindere.</p>
<p><span id="more-734"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/italia.jpg" alt="Economia - Italia" />Si tratta di un <strong>piano anti-crisi</strong> che Dante metterebbe nel girone degli ignavi, un piano che <strong>non rischia</strong>, ne&#8217; di sbagliare ne&#8217;, ovviamente, di fare la cosa giusta. Cosi&#8217; mentre l&#8217;<a title="Quando i tagli dei tassi non servono" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/11/26/quando-i-tagli-dei-tassi-non-servono/">inutile riduzione dei tassi</a> (la Bce li ha ieri ridotti di <strong>75 punti base</strong>) prepara la strada per una nuova futura &#8220;bolla&#8221;, <a title="La Bce e l'alibi degli Stati" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/10/28/la-bce-e-lalibi-degli-stati/">la politica resta a guardare</a>. Per lo meno <strong>quella italiana</strong>. La <strong>Germania</strong> ha da tempo attuato un piano da <strong>31 miliardi di euro</strong>, ora ne prepara un altro di dimensioni simili per <strong>sostenere la domanda interna</strong>, la <strong>Francia</strong> punta all&#8217;<strong>investimento</strong>, con un piano da <strong>26 miliardi di euro</strong>. E noi? Noi abbiamo il debito pubblico al <strong>104 per cento</strong>, ma questo rischia di essere uno scomodo e pericoloso alibi, che alimenta la paura quando invece <a title="Il coraggio e la speranza" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/11/28/il-coraggio-e-la-speranza/">serve il coraggio</a>.</p>
<h5>Siamo poco credibili</h5>
<p>Il mercato <strong>reagirebbe male</strong> all&#8217;emissione di debito pubblico da parte dell&#8217;Italia, perche&#8217; l&#8217;Italia e&#8217; considerata <strong>poco credibile</strong>. Il Governo lo sa, tanto che <strong>Sacconi</strong>, parla di un <strong>rischio Argentina</strong> per l&#8217;Italia, poi corregge il tiro. <strong>Tremonti</strong> dice che &#8220;<em>non possiamo fare i fenomeni perche&#8217; i nostri titoli sono in competizione con altri</em>&#8220;. Ma bisogna stare attenti, il rischio non si riduce solo perche&#8217; abbiamo fatto una <strong>manovrina a pareggio</strong> senza ricorrere al debito pubblico, e la nostra situazione non e&#8217; certo come la descrive Tremonti:</p>
<blockquote><p><cite>Giulio Tremonti</cite><br />
&#8220;Sono convinto che alla fine della crisi, l&#8217;Argentina saranno gli altri. L&#8217;Italia ha in se&#8217; elementi di grandissima forza.&#8221;</p></blockquote>
<p>L&#8217;Italia ha in se&#8217; <strong>elementi di grandissima debolezza</strong>. Solo per elencarne qualcuno, bassa produttivita&#8217;, bassa competitivita&#8217;, incapacita&#8217; di attrarre capitale, sistema giudiziario inefficiente, sistema stradale e ferroviario inefficienti, istruzione carente, enorme disparita&#8217; nei redditi, enormi differenze tra Nord e Sud, spesa sociale che per il 60 per cento serve a pagare le pensioni, pubblica amministrazione inefficiente e costosa, sistema di ammortizzatori sociali lacunoso, ecc.</p>
<p>Se Tremonti si riferiva alle <strong>nostre banche</strong>, bisogna dire che da loro in parte dipendono i <strong>ritardi della nostra economia</strong>, e pensare che non ci sara&#8217; bisogno dell&#8217;<strong>intervento pubblico</strong> per sostenere il patrimonio delle nostre banche potrebbe rivelarsi un <strong>eccesso di ottimismo</strong>.</p>
<p>Intanto lo <em>spread</em> tra <strong>Btp</strong> (italiani) e <strong>Bund</strong> (tedeschi) arriva a <strong>126 punti base</strong>, nonostante &#8220;<em>l&#8217;impegno a non aumentare il debito</em>&#8220;. Le <strong>paure</strong> espresse da Tremonti e gli <strong>allarmi</strong> (poi smentiti) di Sacconi, rischiano di alimentare (come se ne avessero bisogno) la <strong>speculazione sui titoli italiani</strong>, cosi&#8217; nel <strong>mercato dei Cds</strong> si acquista protezione assicurativa contro il <strong>rischio-Paese dell&#8217;Italia</strong>. Si scommette sul futuro intervento pubblico in aiuto alle nostre banche. Il costo della protezione dal rischio Italia in meno di una settimana e&#8217; cresciuto del <strong>27 per cento</strong>. E a breve ci sara&#8217; un <strong>consistente rinnovo di titoli di Stato</strong>.</p>
<h5>Diluire il rischio</h5>
<p>E&#8217; dunque chiaro perche&#8217; Tremonti insista tanto sul <strong>fondo europeo</strong>, in questo modo il rischio-Paese dell&#8217;Italia verrebbe <strong>diluito nel fondo unico</strong>, ma perche&#8217; gli altri Paesi, che hanno un debito pubblico e un rischio-Paese di gran lunga inferiore al nostro dovrebbero volere un fondo inquinato da noi? Invece l&#8217;Italia dato il suo misero piano da <strong>6,3 miliardi di euro</strong> (che non avra&#8217; effetti sul <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>) ha bisogno di questo fondo europeo, ne ha veramente bisogno.</p>
<h5>Le riforme per essere credibili</h5>
<p>Bisogna dunque domandarsi se il <strong>Governo</strong> avrebbe potuto scrivere <a title="Non tutto e' perduto" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/11/25/non-tutto-e-perduto/">un piano piu&#8217; coraggioso</a>. Considerando il nostro debito pubblico verrebbe da dire di &#8220;no&#8221;. Tuttavia la risposta sarebbe &#8220;si&#8221; se venisse proposto un piano che contenesse delle importanti <strong>riforme di riduzione di spesa</strong> a medio-lungo termine (e a breve di qualche spreco da riutilizzare nel piano stesso) e altre misure <strong>in grado di incidere sulla crescita del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>. Insomma, <strong>un piano strutturale</strong> in grado di dare uno scossone all&#8217;economia. Tra le riforme di riduzione di spesa si potrebbe pensare alle <strong>pensioni</strong>, ai <strong>servizi pubblici locali</strong> e alle <strong>Provincie</strong>.</p>
<h5>Pensioni</h5>
<p>Serve <strong>una nuova riforma delle pensioni</strong>, come si era fatto con la <strong>legge 247/2004</strong>, magari senza rimandarla a una futura legislatura (correndo il rischio di <a title="Pensioni: errori ed orrori" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2007/07/20/pensioni-errori-ed-orrori/">vedersi annullare la riforma</a> e facendo perdere credibilita&#8217; al Paese). Si potrebbe anche portare l&#8217;<strong>eta&#8217; pensionabile delle donne</strong> al livello di quella degli uomini, utilizzando magari le risorse cosi&#8217; liberate per iniziative che tolgano gli ostacoli alll&#8217;<strong>accesso delle donne al mondo del lavoro</strong>. La riforma delle pensioni non e&#8217; rimandabile, una spesa in pensioni <a title="La riforma del welfare" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/10/08/la-riforma-del-welfare/">pari al <strong>60 per cento</strong> della spesa per il <em>welfare</em></a> non e&#8217; tollerabile.</p>
<h5>Servizi pubblici locali</h5>
<p>Sui <strong>servizi pubblici locali</strong> ci sono <strong>15 anni</strong> di finte riforme, finte perche&#8217; hanno portato a <strong>risultati imbarazzanti</strong>. Scarsa liberalizzazione, gestori che non si sono aggregati (ad esclusione del settore energetico), restando <strong>frammentati e inefficienti</strong>. Certo, la situazione e&#8217; migliore rispetto a 15 anni fa, ma nulla di significativo. L&#8217;obiettivo deve essere quello di <strong>aumentare la qualita&#8217;, ridurre i costi e creare i presupposti per la concorrenza e il dinamismo imprenditoriale</strong>. La <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> ha presentato proprio in questi giorni uno studio sull&#8217;argomento, indicando le cause principali per l&#8217;insuccesso (pur con le differenze tra caso e caso) delle riforme dei servizi pubblici locali: mancata <strong>separazione</strong> della programmazione e regolazione del servizio dalla sua fornitura; mancata <strong>apertura</strong> dei servizi pubblici locali al mercato; mancato processo di <strong>aggregazione</strong> per ridurre le inefficienze da frammentazione; non e&#8217; stata data sufficiente attenzione alla <strong>specificita&#8217;</strong> dei diversi servizi pubblici locali; <strong>tariffe</strong> inadeguate alla copertura dei costi dei servizi; eccessivo <strong>localismo</strong> della regolamentazione. In questo senso l&#8217;attuale Governo non sembra voler fare una vera riforma, andrebbe ripensata l&#8217;<strong>Authority</strong> e fatte delle vere <strong>gare per l&#8217;affidamento dei servizi</strong>.</p>
<h5>Enti inutili</h5>
<p>L&#8217;<strong>abolizione delle Provincie</strong> e&#8217; una riforma costituzionale, lunga e difficile a causa delle <strong>opposizioni trasversali</strong>, magari si scoprira&#8217; che e&#8217; meglio non abolirle, tuttavia si puo&#8217; cominciare almeno a discuterne? Poi ci sarebbero alcuni <strong>enti reputati inutili</strong> e ancora in vita, e l&#8217;ente costituito per la loro eliminazione si e&#8217; conformato ed <strong>e&#8217; diventato egli stesso un ente inutile</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>La riforma del welfare</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 05:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante una crisi come quella che stiamo attraversando, lo Stato e&#8217; spinto a intervenire per impedire che si riduca il benessere sociale delle fasce piu&#8217; deboli della popolazione. Le imprese chiedono defiscalizzazione e flessibilita&#8217; del lavoro per poter affrontare meglio la crisi, le fasce medio-basse della popolazione necessitano o di minor pressione fiscale o di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante una crisi come quella che stiamo attraversando, lo Stato e&#8217; spinto a intervenire per impedire che si riduca il <strong>benessere sociale delle fasce piu&#8217; deboli</strong> della popolazione. Le imprese chiedono <strong>defiscalizzazione e flessibilita&#8217;</strong> del lavoro per poter affrontare meglio la crisi, le fasce medio-basse della popolazione necessitano o di <strong>minor pressione fiscale</strong> o di <strong>aiuti economici a sostegno dei consumi e del lavoro</strong>. Ma solo un Paese con <strong>sufficienti risorse</strong> economiche puo&#8217; affrontare queste spese, solo un Paese con un buon modello di welfare riesce ad agire la dove serve.</p>
<p><span id="more-421"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/italia.jpg" alt="Economia - Italia" />Manco a dirlo all&#8217;Italia <strong>mancano entrambe</strong> le caratteristiche. Non abbiamo risorse sufficienti, con un <strong>debito pubblico eccessivo</strong>, e abbiamo un <strong>pessimo modello di welfare</strong>, che spende troppo per le pensioni e troppo poco per sussidi alla disoccupazione e aiuti alle famiglie. Creare un <em>welfare</em> in grado di assolvere il suo compito, ossia <strong>ridistribuire dai ricchi ai poveri</strong>, non e&#8217; impossibile, molti Paesi europei riescono in questo intento. L&#8217;Italia no.</p>
<h5>Immobilita&#8217; sociale</h5>
<p>Fossimo negli Usa non ci porremo un simile problema, il mercato statunitense crea diseguaglianza, ma l&#8217;<strong>alta mobilita&#8217; sociale</strong> fa si che la diseguaglianza sia determinata dal valore degli individui. Chi rischia e si impegna <strong>puo&#8217; risalire la scala sociale</strong>. In Europa invece la societa&#8217; e&#8217; <strong>immobile</strong>, questa immobilita&#8217; fa si che il ricco sia visto come <strong>immeritevole</strong> della sua ricchezza (spesso ereditata e non guadagnata col rischio e con l&#8217;impegno) mentre il povero e&#8217; visto come <strong>vittima</strong> dell&#8217;immobilismo sociale. Quindi la pressione per un <em>welfare</em> redistributivo in Europa e&#8217; maggiore rispetto agli Usa.</p>
<h5>Welfare: Europa VS Italia</h5>
<p>La spesa per il <strong>welfare</strong> in Europa raggiunge il <strong>27 per cento del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> in media</strong>. In Italia arriva al <strong>26 per cento</strong>, quindi non si discosta dalla media europea, tuttavia in Italia questa spesa <strong>non riesce a proteggere dal rischio di poverta&#8217;</strong>. In Francia, se 26 famiglie su cento sono a rischio poverta&#8217;, dopo i trasferimenti sociali, solo 13 famiglie sono ancora a rischio. Questo significa che il <em>welfare</em> francese riesce a salvare dalla poverta&#8217; il <strong>50 per cento</strong> delle famiglie a rischio. In Germania, se 24 famiglie su cento sono a rischio poverta&#8217;, dopo i trasferimenti sociali, solo 17 famiglie sono ancora a rischio. Questo significa che il <em>welfare</em> tedesco riesce a salvare dalla poverta&#8217; il <strong>29 per cento</strong> delle famiglie a rischio. E in <strong>Italia</strong>? Da noi, se 22 famiglie su cento sono a rischio poverta&#8217;, dopo i trasferimenti sociali, 19 famiglie sono ancora a rischio. Questo significa che il nostro <em>welfare</em> riesce a salvare dalla poverta&#8217; solo il <strong>13 per cento</strong> delle famiglie a rischio.</p>
<p>Ma se spendiamo quanto gli altri nel welfare <strong>perche&#8217; non otteniamo gli stessi risultati</strong>? Perche&#8217; il nostro welfare <strong>non aiuta le famiglie che piu&#8217; ne avrebbero bisogno</strong>. </p>
<p>Grafico 1: Spesa in percentuale del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> (2001) per assegni familiari, altri aiuti per i figli, benefici per assenze per maternita&#8217; e paternita&#8217;<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/spesa-aiuti-famiglie.jpg" alt="Grafico 1 - assegni familiari, altri aiuti per i figli, benefici per assenze per maternita' e paternita' (% del pil, 2001)" /><br />
Fonte: <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' un\'organizzazione internazionale che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall\'economia mondiale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#o&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico' );"><acronym class="uttAcronym" title="Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico">Ocse</acronym></span>, Social Expenditure database, 2005</p>
<p>Nei trasferimenti alle famiglie, in Italia, <strong>solo l&#8217;11,7 per cento va alle famiglie piu&#8217; povere</strong>, in Francia il 19,6 per cento e in Germania il 20,2 per cento, la Spagna il 16 per cento e la Grecia il 12,6 per cento. Per non parlare di Svezia (25,8 per cento) e Gran Bretagna (33,7 per cento). Peggio di noi fa solo la Turchia (8,5 per cento).</p>
<p>Fatta 100 la spesa per il <em>welfare</em>, l&#8217;Italia ne utilizza il <strong>67,4 per cento per le pensioni</strong>, contro una media europea del 53,7 per cento. Per le famiglie e i bambini la spesa italiana e&#8217; ferma al <strong>4,4 per cento</strong>, la media europea arriva al 7,9 per cento. Per i sussidi ai disoccupati l&#8217;Italia spende un misero <strong>2 per cento</strong>, la media europea sale al 7,4 per cento. Per la casa la percentuale italiana e&#8217; allo <strong>0,1 per cento</strong> contro l&#8217;1,2 per cento della media europea. Infine contro l&#8217;esclusione sociale, l&#8217;Italia spende lo <strong>0,2 per cento</strong>, mentre la media europea e&#8217; dell&#8217;1,5 per cento.</p>
<h5>L&#8217;Italia e&#8217; un Paese per vecchi</h5>
<p>Da questi dati emerge l&#8217;urgenza di una <strong>riforma del welfare in Italia</strong>, e&#8217; necessario <strong>ridurre la spesa per pensioni</strong>. Purtroppo la vecchia Italia &#8211; con i sindacati che ormai rappresentano piu&#8217; i pensionati o i lavoratori vicini al pensionamento piuttosto che i giovani lavoratori &#8211; non riesce a fare quanto necessario per rendere il sistema di welfare italiano <strong>piu&#8217; equo</strong>.</p>
<p>Se analizziamo i dati sulla <strong>distribuzione in percentuale della spesa nel welfare</strong>, emergono i problemi dell&#8217;Italia. I <strong>bassi sussidi alla disoccupazione</strong> rendono un dramma la perdita del posto del lavoro, questo fa si che si tenda a rendere difficile il licenziamento e probabile l&#8217;ordine di reintegro da parte del giudice del lavoro. Perche&#8217; la disoccupazione senza sostegno diventa un dramma sociale. Una flessibilita&#8217; del lavoro necessita&#8217; invece di <strong>ammortizzatori sociali</strong> in grado di sostenere chi cerca un&#8217;altra occupazione dopo il licenziamento. La ridicola quota di lavoro femminile in Italia e la bassissima natalita&#8217;, sono dovute anche alla <strong>bassa spesa sociale per sostenere la famiglie e mantenere i bambini</strong> (ad esempio gli asili nido). I problemi sociali di integrazione degli immigrati sono in parte dovuti alla bassissima <strong>spesa per la casa e per combattere l&#8217;esclusione sociale</strong>.</p>
<p>A Luglio il Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, <strong>Maurizio Sacconi</strong> ha avviato un dibattito pubblico che si concludera&#8217; il <strong>25 ottobre</strong>. La discussione parte col <strong>Libro Verde</strong> sul futuro del modello sociale, intitolato &#8220;<em>La vita buona nella societa&#8217; attiva</em>&#8220;. Per riformare il <em>welfare</em> e&#8217; indispensabile ridurre gli squilibri nell&#8217;<strong>eccessiva spesa per le pensioni</strong>. Finora invece ci si sta muovendo verso riduzioni di spesa per <strong>istruzione e sanita&#8217;</strong>. Se non si affronteranno i veri problemi, si aggraveranno gli squilibri sociali intensificati dalla crisi.</p>
<p><small><strong>Allegati</strong><br />
<a target="_blank" href="http://www.lkv.it/pdf/libro_verde_welfare.pdf">Libro Verde sul futuro del modello sociale</a> <img width="19" height="17" border="0" align="middle" alt="pdf" title="pdf" src="http://www.lkv.it/immagini/pdf.gif" /> &#8211; 274 KB -</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Inflazione made in Confindustria</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 05:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un lato il rischio di innescare una spirale prezzi-salari, che abbiamo gia&#8217; vissuto in passato e che nessuno (che abbia un minimo di buon senso) rimpiange, dall&#8217;altro il rischio di veder affossati ancora di piu&#8217; i consumi. All&#8217;interno di questo stretto corridoio si muove Confindustria, che nella trattativa con i sindacati sembra propensa a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un lato il rischio di innescare una <strong>spirale prezzi-salari</strong>, che abbiamo gia&#8217; vissuto in passato e che nessuno (che abbia un minimo di buon senso) rimpiange, dall&#8217;altro il rischio di veder affossati ancora di piu&#8217; <strong>i consumi</strong>. All&#8217;interno di questo stretto corridoio si muove <strong>Confindustria</strong>, che nella trattativa con i <strong>sindacati</strong> sembra propensa a scegliere una via di mezzo tra l&#8217;<strong>inflazione reale del 3,8-4 per cento</strong> e <strong>quella programmata dell&#8217;1,7 per cento</strong>.</p>
<p><span id="more-205"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/marcegaglia.jpg" alt="Politica - Emma Marcegaglia" />Cosi&#8217; <strong>Emma Marcegaglia</strong>, presidente di Confindustria, annuncia la sua proposta, un indice del <strong>2 per cento</strong>. L&#8217;indice proposto da Confindustria e&#8217; abbastanza basso da sperare di non correre rischi inneschi sulla spirale inflazionistica, ma abbastanza alto da sperare di accontentare i sindacati e magari, certamente non rilanciare, ma almeno <strong>non danneggiare i consumi</strong>.</p>
<h5>Sindacati</h5>
<p>Oltre il corridoio gia&#8217; descritto, Marcegaglia ha dovuto scegliere un tasso che tenesse in considerazione anche il terreno accidentato di questo corridoio, dato dalle <strong>richieste dei sindacati</strong>, intenzionati ad arrivare ad un accordo che leghi il recupero salariale all&#8217;<strong>indice europeo dei prezzi al consumo</strong>. Obiettivo, slegarsi dalle decisioni politiche del <strong>tasso di inflazione programmata</strong> (Tip), che quest&#8217;anno presenta una differenza con il tasso di inflazione stimata eccessivamente ampio (una differenza di <strong>2,1 punti percentuali</strong>, essendo il primo dell&#8217;1,7 per cento e il secondo del 3,8 per cento). Secondo il segretario della Uil <strong>Luigi Angeletti</strong> infatti:</p>
<blockquote><p><cite>Luigi Angeletti</cite><br />
&#8220;L&#8217;inflazione programmata non ci sara&#8217; piu&#8217; nel nostro nuovo sistema contrattuale, ma ci sara&#8217; un sistema di calcolo dell&#8217;inflazione che e&#8217; quello che viene adottato in tutta Europa. Saremo quindi al riparo dalle operazioni di politica, e potremo misurare l&#8217;andamento dei prezzi cosi&#8217; come avviene in Germania e in Francia&#8221;.</p></blockquote>
<p>Ma, cos&#8217;e&#8217; il Tip? E&#8217; l&#8217;<strong>obiettivo di inflazione</strong>, fissato dal Governo a partire dai primi anni &#8217;80 e dai primi anni &#8217;90 viene preso come <strong>riferimento principale nei rinnovi salariali</strong>. Un tasso anacronistico visto che in quegli anni l&#8217;Italia possedeva ancora il magico potere della <strong>svalutazione</strong> con la quale compensavamo i pesanti rincari dei prezzi per non perdere <strong>quote di mercato</strong>. Da sempre i sindacati hanno spinto per un rinnovo contrattuale, fosse del pubblico impiego dei metalmeccanici o altro, che andasse <strong>oltre il Tip</strong>, considerando la vera crescita del costo della vita. D&#8217;altro canto Confindustria e&#8217; invece sempre stata dell&#8217;idea di <strong>non andare oltre il Tip</strong>, proprio per non innescare una nuova spirale salari-prezzi. Anche se in certi settori (per intenderci <strong>dove esiste la concorrenza</strong>) l&#8217;incremento salariale in assenza di incremento della <strong>produttivita&#8217;</strong> non porta a spirali inflazionistiche ma alla perdita di quote di mercato e di occupazione. Per questo per la spirale prezzi salari in realta&#8217; sono piu&#8217; pericolosi i settori meno esposti alla concorrenza, come servizi, commercio e <strong>pubblica amministrazione</strong>. In particolare nel settore pubblico, nel quale in Italia sembra vigere ancora <a class="esterno" href="http://phastidio.net/2008/07/07/scala-mobile-per-molti-ma-non-per-tutti/" title="Scala mobile, per molti ma non per tutti">la scala mobile</a>.<br />
Il sindacato anche in passato si e&#8217; lamentato per il livello del Tip scelto dal Governo in piena autonomia, senza prima aver sentito le parti sociali, arrivando ad un Tip giudicato <strong>irrealistico</strong>. Anche questa volta e&#8217; stato cosi&#8217;. Il Tip e&#8217; giudicato dal sindacato basato su valutazioni piu&#8217; politiche che tecniche, visti anche i dati sull&#8217;inflazione rilasciati da molti istituti economici e anche dall&#8217;Unione europea.<br />
Per anni dopo l&#8217;ingresso dell&#8217;euro la politica contrattuale era <strong>parzialmente libera dalla lotta all&#8217;inflazione</strong>, essendo quest&#8217;ultima sotto controllo, con l&#8217;aumento dei prezzi dipendente da fattori strutturali quali <strong>scarsa concorrenza</strong>, <strong>alta pressione fiscale</strong>, ecc. il ruolo dei salari era dunque ridimensionato. Adesso che l&#8217;inflazione riprende a crescere, anche il ruolo dei salari diventa piu&#8217; rilevante.</p>
<h5>Confindustria</h5>
<p>La confederazione degli industriali, per voce del suo presidente, fa sapere che non si puo&#8217; ignorare che:</p>
<blockquote><p><cite>Emma Marcegaglia</cite><br />
&#8220;la deriva dell&#8217;inflazione dipende da fattori internazionali. Ma questi non possono essere scaricati senza motivo sulle imprese e sui cittadini. Bisogna evitare di innescare una logica di spirale prezzi-salari&#8221;.</p></blockquote>
<p> Significa che l&#8217;<strong>inflazione esterna</strong>, se internalizzata facendola pesare nella trattativa, aumentando di conseguenza i salari, porta alla spirale salari-prezzi. Tuttavia la facilita&#8217; con cui la Marcegaglia fissa il tasso da proporre ai sindacati al <strong>2 per cento</strong> (3 decimi di punto percentuale piu&#8217; alto del Tip), fa capire che Confindustria ritiene comunque basso il tasso programmato dal Governo. Resta comunque ferma l&#8217;intenzione di Confindustria di tenere ben separate l&#8217;inflazione interna dall&#8217;inflazione importata &#8220;<em>che gia&#8217; grava sui costi e sulla competitivita&#8217; delle imprese</em>&#8220;.<br />
Secondo Confindustria all&#8217;interno dell&#8217;inflazione reale, che e&#8217; <strong>tra il 3,8 e il 4 per cento</strong>, la quota di inflazione importata, per i rincari delle materie prime, dovrebbe essere intorno all&#8217;<strong>1,8 per cento</strong>. Da qui deriva il tasso del 2 per cento (3,8 &#8211; 1,8) indicato da <strong>Emma Marcegaglia</strong>.</p>
<h5>La produttivita&#8217; e l&#8217;efficienza</h5>
<p>Sul tavolo della trattativa Confindustria pone una serie di obiettivi che i sindacati condividono nei <strong>risultati</strong>, ma occorre vedere se si trova un accordo sui <strong>metodi</strong>. L&#8217;obiettivo e&#8217; quello di <strong>recuperare un po&#8217; di competitivita&#8217;</strong>, attraverso l&#8217;<strong>incremento della produttivita&#8217; e dell&#8217;efficienza</strong>. Risulta infatti difficile pensare di poter alzare i salari senza creare squilibri in assenza di incrementi di produttivita&#8217;. Si spera di chiudere la trattativa <strong>entro Settembre</strong> basandosi sull&#8217;indice del 2 per cento. Obiettivo non facile, sia quello dell&#8217;accordo, sia soprattutto quello della produttivita&#8217;, ma il ministro del Lavoro <strong>Maurizio Sacconi</strong> e&#8217; convinto che la detassazione degli straordinari portera&#8217; &#8220;<em>significativi incrementi retributivi collegati ad altrettanti significativi incrementi di competitivita&#8217; delle imprese</em>&#8220;. Questa fiducia nei poteri della detassazione degli straordinari <strong>appare esagerata</strong>, c&#8217;e&#8217; chi <a class="esterno" href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Oppressione_fiscale_e_detassazione_degli_straordinari" title="Oppressione fiscale e detassazione degli straordinari">prevede</a> che, <a class="esterno" href="http://www.lavoce.info/articoli/-fisco/pagina1000413.html" title="Contro la detassazione degli straordinari">bene che vada</a>, la <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/05/16/detassare-gli-straordinari-non-e-cosi-utile/" title="Detassare gli straordinari? Non e' cosi' utile">detassazione degli straordinari</a> semplicemente non avra&#8217; effetti, ne&#8217; positivi ne&#8217; negativi.</p>
<p>Anche questa volta la <strong>trattativa tra Confindustria e sindacati</strong> per i rinnovi contrattuali appare in salita, aggravata dalla <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/07/07/linesorabile-consumarsi-degli-italiani/" title="L'inesorabile consumarsi degli italiani">crisi dei consumi</a>, che spaventa i sindacati, ma forse ancor piu&#8217; gli industriali, visto che il <strong>calo delle esportazioni</strong> non permette vie di fuga. Forse proprio per questo motivo stavolta Confindustria ha deciso di venire incontro alle richieste dei sindacati senza protestare, andando oltre il Tip come prima proposta e fissando l&#8217;indice al <strong>2 per cento</strong>. Anche perche&#8217; ormai il Tip non serve piu&#8217; a nulla. Serviva quando a proteggerci dalla concorrenza ci pensava la svalutazione, oggi (fortunatamente) non e&#8217; piu&#8217; possibile e, a meno di diventare autarchici (sperando <strong>Tremonti</strong> non lo prenda sul serio), dobbiamo <strong>fare i conti con la concorrenza</strong> e prendere come punto di <strong>riferimento i prezzi e i salari nell&#8217;area euro</strong> per stabilire un punto fermo dal quale partire per trovare l&#8217;accordo tra le parti sociali. La <strong>riforma del sistema contrattuale</strong>, tanto importante per arrivare a salari legati alla produttivita&#8217; sembra dunque <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/03/20/rinviata-la-riforma-del-sistema-contrattuale/" title="Rinviata la riforma del sistema contrattuale">rimandata ancora una volta</a>, chissa&#8217; a quando.</p>
<p><img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/grafico-inflazione-tip.png" alt="Grafico 1 - Andamento inflazione programmata e inflazione stimata per gli anni 2000-2008"/></p>]]></content:encoded>
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		<title>La debolezza italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 05:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia e&#8217; forse a rischio stagflazione piu&#8217; di altri Paesi dell&#8217;Europa. La crescita e&#8217; bassa e potrebbe ridursi ulteriormente, l&#8217;inflazione cresce e potrebbe crescere ulteriormente. In mancanza di riforme strutturali e con un bilancio che non ci permette misure di politica economica espansiva, il destino potrebbe essere peggiore di quanto pensiamo. L&#8217;Istat ha reso noto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia e&#8217; forse <strong>a rischio <span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'Situazione in cui sono presenti nello stesso tempo un alto tasso di inflazione ed un alto tasso di disoccupazione. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#s&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">stagflazione</span></strong> piu&#8217; di altri Paesi dell&#8217;Europa. La <strong>crescita</strong> e&#8217; bassa e potrebbe ridursi ulteriormente, l&#8217;<strong>inflazione</strong> cresce e potrebbe crescere ulteriormente. In mancanza di <strong>riforme strutturali</strong> e con un bilancio che non ci permette misure di politica economica espansiva, il destino potrebbe essere peggiore di quanto pensiamo.</p>
<p><span id="more-186"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/euro-monete-banconote.jpg" alt="Economia - Europa" />L&#8217;Istat ha reso noto i <strong>dati provvisori</strong> sulla stima della variazione dei prezzi, la variazione mensile e&#8217; pari al <strong>+0,4 per cento</strong>, la variazione tendenziale di Giugno del <strong>3,8 per cento</strong> (bisogna tornare al Luglio 1996 per vederne una cosi&#8217; alta). A spingere l&#8217;inflazione sono i rincari di carburanti, trasporti, abitazione, alimentari, le altre voci restano stabili, seppur in una situazione in cui <strong>la domanda e&#8217; debole</strong> e l&#8217;indice armonizzato dell&#8217;Italia, del <strong>4,0 per cento</strong> annuo, e&#8217; in linea con la media dell&#8217;Europa a quindici.</p>
<p>A <strong>Maggio</strong>, rispetto al mese precedente, c&#8217;e&#8217; stato un aumento dell&#8217;indice generale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali venduti sul mercato interno dell&#8217;<strong>1,5 per cento</strong>. Rispetto al Maggio 2007 l&#8217;aumento e&#8217; stato del <strong>7,5 per cento</strong>. Un aumento dovuto in larga misura dall&#8217;<strong>aumento dei prezzi dell&#8217;energia</strong>.</p>
<p>Dunque la causa dell&#8217;inflazione e&#8217; soprattutto <strong>esogena</strong>, dipende dall&#8217;andamento dei prezzi dei <strong>mercati internazionali</strong> (petrolio), il che rende difficile nel breve periodo arrestare questa tendenza. Pero&#8217; nei vari Paesi si registrano <strong>differenti aumenti</strong>. L&#8217;Italia ha avuto una dinamica dei prezzi del tutto simile a quella registrata negli Stati Uniti e in Spagna, tuttavia diversamente da noi questi Paesi sono <strong>cresciuti ad un tasso notevolmente piu&#8217; alto</strong>, fatto che giustifica la maggiore inflazione. Perche&#8217; l&#8217;Italia ha simili livelli di inflazione pur con bassi livelli di crescita? Per capirlo, oltre che le <strong>scelte fiscali</strong>, bisogna considerare anche la <strong>struttura dei mercati interni</strong> di approvvigionamento e fornitura al pubblico, <a class="esterno" href="http://www.cermlab.it/oped/topic/2/item/7558723536" title="Trichet rilancia l'allarme prezzi, Catricalà segnala i vincoli alla concorrenza, Confindustria lancia l'allarme inflazione - bassi redditi - bassa occupazione - bassi consumi, e in Italia le vendite al dettaglio continuano a diminuire">come sostiene il Cerm</a> in un recente articolo. Cosi&#8217; viene evidenziata l&#8217;<strong>estrema vulnerabilita&#8217;</strong> del nostro sistema industriale all&#8217;aumento dei prezzi delle materie prime.</p>
<p>In una situazione del genere, in cui i conti pubblici non consentono manovre espansive, e in cui la crescita e&#8217; bassa, per <strong>risanare i conti pubblici</strong> pur conservando spazi per la politica annuale di bilancio, occorrono le <strong>riforme strutturali</strong>. Quindi promuovere la <strong>concorrenza</strong> e rimuovere le rendite in tutti i settori, modernizzare la <strong>Pubblica Amministrazione</strong>, riformare il sistema delle <strong>pensioni</strong> e del mercato del <strong>lavoro</strong>, riorganizzare il <strong>sistema sanitario</strong> in un contesto federalista.</p>
<p>Finora le riforme strutturali non si vedono, nessuna <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/12/a-corto-di-liberalizzazioni/" title="A corto di liberalizzazioni">riforma per la concorrenza</a>, scarse azioni per la Pa, anziche&#8217; puntare all&#8217;<a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/13/sei-licenziato-forse-un-giorno/" title="Sei licenziato… forse… un giorno">aumento della produttivita&#8217;</a>, abbandonata la riforma delle pensioni, non si parla del mercato del lavoro, se non di <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/20/una-ricca-manovra-povera-di-coraggio/" title="Una ricca manovra povera di coraggio">misure minime e prive di effetti</a>. Infine il sistema sanitario, si <a class="esterno" href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000472.html" title="Se si rompe il patto per la salute">riducono le risorse disponibili</a>, creando i presupposti per una nuova stagione di <strong>bilanci regionali in rosso</strong> coperti da interventi dello Stato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Come se non bastasse</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 05:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Straordinari]]></category>

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		<description><![CDATA[In una congiuntura sfavorevole, con un&#8217;economia bloccata, un rischio inflazione pressante, arriva l&#8217;ennesimo dato negativo. Il tasso di disoccupazione riprende a crescere dopo due anni, ma prima di fasciarsi la testa e&#8217; meglio analizzare attentamente questo dato. Il tasso di disoccupazione e&#8217; calato per due anni, ora riprende a crescere, nel primo trimestre del 2007 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una <strong>congiuntura sfavorevole</strong>, con un&#8217;economia bloccata, un rischio inflazione pressante, arriva l&#8217;ennesimo dato negativo. Il <strong>tasso di disoccupazione</strong> riprende a crescere dopo due anni, ma prima di fasciarsi la testa e&#8217; meglio analizzare attentamente questo dato.</p>
<p><span id="more-180"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/soldi.jpg" alt="Economia - Disoccupazione" />Il tasso di disoccupazione e&#8217; calato per due anni, ora <strong>riprende a crescere</strong>, nel primo trimestre del 2007 era del <strong>6,4 per cento</strong>, ora invece del <strong>7,1 per cento</strong>. Vista anche la situazione generale non e&#8217; certo un bene, ma bisogna analizzare il dato attentamente.</p>
<p>Grazie ai <strong>lavoratori stranieri</strong> in Italia nell&#8217;ultimo anno sono stati creati piu&#8217; di <strong>300mila</strong> posti di lavoro. Per cui il <strong>tasso di occupazione</strong> (il rapporto tra occupati e persone tra 15 e 65 anni) e&#8217; aumentato, arrivando fino al <strong>58,3 per cento</strong> per via dell&#8217;aumento dell&#8217;offerta di lavoro.</p>
<p>Il dato dell&#8217;aumento del tasso di disoccupazione <strong>non deve allarmare</strong>, per ora e&#8217; limitato, a subirne le conseguenze sono soprattutto le donne, io <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/05/16/detassare-gli-straordinari-non-e-cosi-utile/" title="Detassare gli straordinari? Non e' cosi' utile">avevo proposto</a> di limitare la <strong>detassazione degli straordinari</strong> al lavoro femminile, proprio per dare una mano a questa categoria. L&#8217;importante e&#8217; che la situazione economica <strong>cambi rotta</strong>, una ripresa dell&#8217;economia aiuterebbe il mercato del lavoro, contribuendo ad <strong>aumentare il tasso di occupazione</strong>.</p>
<p>Intanto il Governo ha preso una serie di <strong>iniziative</strong> di cui gran parte prive o quasi di effetto. Con un disegno di legge si e&#8217; prevista la reintroduzione del <strong>lavoro a chiamata</strong> (prevista dalla <strong>legge Biagi</strong> e cancellata dal Governo Prodi), e&#8217; possibile anche un&#8217;altra iniziativa sempre sul tema della liberalizzazione del lavoro a termine, attraverso <strong>deroghe oltre il limite dei 36 mesi</strong> (introdotti nella precedente legislatura).</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/17/un-passo-avanti-ed-uno-indietro/" title="Un passo avanti ed uno indietro">ultima iniziativa</a>, l&#8217;<strong>abolizione completa del divieto di cumulo tra pensione e lavoro</strong>, potrebbe invece avere un effetto maggiore, tuttavia solo <strong>per chi ha piu&#8217; di 55 anni</strong>. Forse occorrerebbe che il Governo <strong>riconsiderasse le priorita&#8217;</strong> del Paese.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Un tesoro sommerso</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 05:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[sommerso]]></category>

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		<description><![CDATA[Una parte dell&#8217;economia, costituita dalle attivita&#8217; legali di produzione di beni e servizi occultata dai fenomeni di frode fiscale e contributiva, fa parte della cosiddetta economia non osservata. Questa componente dell&#8217;economia e&#8217; comunque compresa nella stima del Pil e negli aggregati economici. E&#8217; quindi interessante vedere a quanto ammonta. Questo dato viene compreso nel calcolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una parte dell&#8217;economia, costituita dalle attivita&#8217; legali di produzione di beni e servizi occultata dai fenomeni di frode fiscale e contributiva, fa parte della cosiddetta <strong>economia non osservata</strong>. Questa componente dell&#8217;economia e&#8217; comunque <strong>compresa nella stima del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong> e negli aggregati economici. E&#8217; quindi interessante vedere <strong>a quanto ammonta</strong>.</p>
<p><span id="more-174"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/soldi.jpg" alt="Economia - Economia sommersa" />Questo dato viene compreso nel calcolo del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>, cosi&#8217; e&#8217; richiesto dai criteri dell&#8217;Unione europea, in modo da rendere il dato <strong>confrontabile</strong> fra i vari Paesi Ue (su questo dato ad esempio si calcolano i contributi che gli Stati membri versano all&#8217;Unione). E&#8217; dunque indispensabile effettuare un&#8217;<strong>accurata analisi del sommerso</strong> per poter realizzare una quanto piu&#8217; corretta stima del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>.</p>
<p>Proprio in questi giorni l&#8217;Istat ha pubblicato &#8220;La misura dell&#8217;economia sommersa nelle statistiche ufficiali&#8221;, contenente le stime, per il <strong>periodo 2000-2006</strong>, del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> e dell&#8217;occupazione da attribuire alla parte di  economia non osservata costituita dal sommerso economico. Questo <strong>tesoro sommerso</strong> non risulta nelle indagini statistiche registrate presso le imprese ne&#8217; nei dati fiscali e amministrativi. Sono per questo <strong>dati non osservabili direttamente</strong>. Possono dividersi in quattro tipologie, attivita&#8217; illegali, economia informale, sommerso statistico e sommerso economico.</p>
<p>Le <strong>attivita&#8217; illegali</strong> sono o attivita&#8217; proibite dalla legge o da attivita&#8217; svolte da soggetti non autorizzati. Le <strong>attivita&#8217; informali</strong> sono caratterizzate dall&#8217;assenza di rapporti di lavoro formali, sono attivita&#8217; produttive legali svolte su piccola scala, con una ridottissima o inesistente divisione tra capitale e lavoro e in cui i rapporti di lavoro sono o tra familiari o tra amici comunque basati su un&#8217;occupazione occasionale, sommerse per via della loro caratteristica strutturale. Il <strong>sommerso statistico</strong> e&#8217; invece originato dalla mancata registrazione di attivita&#8217; legali a causa di deficienze del sistema di raccolta dei dati statistici.</p>
<p>Resta infine l&#8217;<strong>economia sommersa</strong> secondo criteri internazionali, che coincide con il solo sommerso economico, ossia tutte le attivita&#8217; produttive legali svolte pero&#8217; contravvenendo a norme fiscali e contributive al fine di ridurre i costi di produzione.</p>
<p>L&#8217;economia non osservata dev&#8217;essere contabilizzata nel <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>, tuttavia l&#8217;Italia e gli altri Paesi europei non considerano le <strong>attivita&#8217; illegali</strong> per via dell&#8217;estrema difficolta&#8217; di calcolo e dunque l&#8217;impossibilita&#8217; di avere stime attendibili di questo aggregato.</p>
<h5>Sommerso economico</h5>
<p>E&#8217; dunque interessante vedere quanto e&#8217; il <strong>valore aggiunto del sommerso economico</strong>, quanto del dato del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> e&#8217; da attribuire al sommerso. Scopriamo cosi&#8217; che nel 2006 il valore aggiunto prodotto nell&#8217;area del sommerso economico era compreso tra un minimo del <strong>15,3 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> (circa 227 miliardi di euro) e un massimo del <strong>16,9 per cento</strong> (circa 250 miliardi di euro). Nel 2000, la percentuale minima era invece del <strong>18,2 per cento</strong> (circa 217 miliardi di euro) e la massima del <strong>19,1 per cento</strong> (circa 228 miliardi di euro).</p>
<p><img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tesoro-sommerso-tab-1.jpg" alt="Tabella 1 - Valore aggiunto prodotto dall'area del sommerso economico anni 2000-2006" /></p>
<p>L&#8217;economia sommersa tra il 2000 e il 2006 ha subito un iniziale considerevole incremento nel 2001 (nell&#8217;ipotesi massima il peso del sommerso e&#8217; arrivato al <strong>20 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>) cui e&#8217; seguita una fase decrescente del valore percentuale. Sia nel 2002 sia nel 2006 il valore aggiunto sommerso si e&#8217; ridotto anche in termini assoluti.</p>
<p><img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tesoro-sommerso-fig-1.jpg" alt="Figura 1 - Quota del valore aggiunto prodotto dall'area del sommerso economico sul Pil anni 2000-2006" /></p>
<p>E&#8217; possibile analizzare il dato disaggregato, per poter ricondurre alle <strong>varie tipologie di frode fiscale e contributiva</strong> la stima del valore aggiunto. Nel 2001, quindi durante la fase espansiva hanno giocando un ruolo piu&#8217; marcato le componenti non direttamente ascrivibili all&#8217;utilizzazione di lavoro irregolare, per cui la sottodichiarazione del fatturato ottenuto con occupazione regolarmente iscritta nei libri paga, il rigonfiamento dei costi intermedi, l&#8217;attivita&#8217; edilizia abusiva, le locazioni in nero, a cui va aggiunto l&#8217;effetto della riconciliazione delle stime dell&#8217;offerta di beni e servizi con quelle della domanda, il peso complessivo di queste componenti sul <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> e&#8217; passato dall&#8217;<strong>11,6 per cento</strong> del 2000 al <strong>12,1 per cento</strong> del 2001. L&#8217;anno successivo, nel 2002 il peso della componente di valore aggiunto riconducibile all&#8217;utilizzo di lavoro non regolare (sia in termini assoluti sia in termini relativi) si riduce, principalmente per effetto della sanatoria di legge a favore dei lavoratori extra-comunitari occupati in modo non regolare (legge n.189 del 30 luglio 2002, ossia la <strong>Legge Bossi Fini</strong>). Questa sanatoria ha avuto &#8220;<strong>effetti di travaso</strong>&#8221; dal segmento di occupazione non regolare verso il segmento dei regolari anche nel 2003. A partire dal 2004 finiscono gli effetti della sanatoria relativa agli <strong>extra-comunitari</strong> e si stabilizza al <strong>6,5 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> il valore aggiunto imputabile al lavoro irregolare.</p>
<p>Nel 2002 si riduce anche il peso della parte non imputabile all&#8217;utilizzo di lavoro nero (sia in<br />
termini assoluti sia relativi), passa dal <strong>12,1per cento</strong> all&#8217;<strong>11,5 per cento</strong>. Il valore aggiunto prodotto nell&#8217;area del sommerso economico nel suo complesso riprende a crescere in termini assoluti tra il 2003 e il 2005, tuttavia il suo peso sul <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> risulta in calo. Nel 2006 riprende la riduzione (sia in termini assoluti sia in termini relativi) del valore aggiunto prodotto nell&#8217;area del sommerso economico. Diminuzione dovuta alla componente di sommerso non attribuibile all&#8217;utilizzazione di lavoro irregolare.</p>
<p><img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tesoro-sommerso-tab-2.jpg" alt="Tabella 2 - Valore aggiunto prodotto nell'area del sommerso economico per tipologia dell'integrazione anni 2000-2006" /></p>
<p>I dati possono essere scomposti anche <strong>in base al settore</strong> di attivita&#8217; economica. Interessante notare le differenze tra il 2000 e il 2006. Si parte dal 2000 quando risultava sommerso in agricoltura il <strong>29,7 per cento</strong> del valore aggiunto, nell&#8217;industria il <strong>14 per cento</strong> e nel terziario il <strong>23,2 per cento</strong>. Mentre nel 2006 risultava sommerso in agricoltura il <strong>31,4 per cento</strong> del valore aggiunto, nell&#8217;industria il <strong>10,4 per cento</strong> e nel terziario il <strong>20,9 per cento</strong>. Tenendo sempre presente che il valore del terziario e&#8217; comunque calmierato dal fatto che nel <strong>settore pubblico</strong> non esiste il fenomeno del sommerso.</p>
<p><img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tesoro-sommerso-tab-3.jpg" alt="Tabella 3 - Valore aggiunto prodotto nell'area del sommerso economico per settore di attivita' economica anni 2000-2006" /></p>
<h5>Lavoro non regolare</h5>
<p>Le <strong>prestazioni lavorative non regolari</strong> sono quelle svolte senza il rispetto della normativa vigente in materia fiscale-contributiva, quindi non osservabili direttamente presso le imprese, le istituzioni e le fonti amministrative. Come ad esempio le prestazioni lavorative: <strong>continuative</strong> svolte non rispettando la normativa vigente; <strong>occasionali</strong>, svolte da persone non attive in quanto studenti, casalinghe o pensionati; <strong>svolte dagli stranieri</strong> non residenti e non regolari; <strong>plurime</strong>, cioe&#8217; le attivita&#8217; ulteriori rispetto alla principale e non dichiarate alle istituzioni fiscali.</p>
<p><img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tesoro-sommerso-tab-4.jpg" alt="Tabella 4 - Unita' di lavoro regolari e non regolari per posizione nella professione anni 2000-2006" /></p>
<p>Possiamo anche vedere il <strong>tasso di irregolarita&#8217;</strong> delle unita&#8217; di lavoro per settore di attivita&#8217; economica.</p>
<p><img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tesoro-sommerso-tab-5.jpg" alt="Tabella 5 - Tasso di irregolarita' delle unita' di lavoro per settore di attivita' economica anni 2000-2006" /></p>
<p>Il dato del <strong>lavoro non regolare</strong> puo&#8217; essere scomposto anche in: <strong>irregolari residenti</strong>, ossia gli occupati che si dichiarano nelle indagini presso le famiglie ma non risultano presso le imprese; gli <strong>stranieri non regolari e non residenti</strong> che, in quanto tali, non sono visibili al fisco e sono esclusi dal campo di osservazione delle indagini presso le famiglie; le <strong>attivita&#8217; plurime non regolari</strong>, stimate con metodi indiretti per cogliere il lavoro degli indipendenti in settori sensibili alla non dichiarazione dell&#8217;attivita&#8217; produttiva (trasporti, costruzioni, alberghi e pubblici esercizi).</p>
<p><img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tesoro-sommerso-tab-6.jpg" alt="Tabella 6 - Unita' di lavoro non regolari per tipologia di occupazione anni 2000-2006" /></p>
<p>Notiamo subito che gli <strong>irregolari residenti</strong> crescono nel tempo, passano da 1 milione e 540 mila unita&#8217; di lavoro nel 2000 a circa 1 milione e 614 mila nel 2006. Aumenta anche la loro importanza nell&#8217;ambito del lavoro non regolare (dal <strong>49,5 per cento</strong> al <strong>54,4 per cento</strong>) perche&#8217; si riduce il ricorso ai lavoratori stranieri non residenti da parte delle imprese. Gli <strong>stranieri irregolari non residenti</strong> nel 2006 costituiscono circa 352 mila unita&#8217; di lavoro, in notevole calo rispetto al 2000 quando erano circa 656 mila tuttavia in crescita rispetto al 2003 (quando erano circa 114 mila). Le <strong>attivita&#8217; plurime non dichiarate</strong> hanno una crescita sostenuta, passano dalle 915 mila unita&#8217; di lavoro nel 2000 a poco piu&#8217; di 1 milione nel 2006.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Un passo avanti ed uno indietro</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 05:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Si parla delle possibili iniziative presenti nella prossima manovra del Governo. Enti pubblici, tasse, energia e altro ancora. Qualche passo avanti ma anche qualcuno indietro. E poi sanzioni per chi pubblica i redditi online. Per prima cosa il tema caldo, il caro carburante, si interverra&#8217; attraverso uno sconto automatizzato legato al recupero dell&#8217;extragettito Iva per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla delle possibili iniziative presenti nella <strong>prossima manovra del Governo</strong>. Enti pubblici, tasse, energia e altro ancora. Qualche passo avanti ma anche qualcuno indietro. E poi sanzioni per chi pubblica i redditi online.</p>
<p><span id="more-172"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/berlusconi.jpg" alt="Politica - Sivio Berlusconi" />Per prima cosa il tema caldo, il <strong>caro carburante</strong>, si interverra&#8217; attraverso uno sconto automatizzato legato al recupero dell&#8217;<strong>extragettito Iva</strong> per l&#8217;aumento dei prezzi del greggio. Una misura di riduzione dell&#8217;Iva era stata presa dal Governo Prodi ma questo Governo l&#8217;aveva lasciata cadere non avendola rinnovata. Ora invece si parla di <strong>stabilire un valore di riferimento nel <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il documento con il quale si individuano gli andamenti tendenziali e si fissano gli obiettivi sulle principali grandezze di bilancio per un orizzonte temporale pluriennale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#d&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Documento di Programmazione Economico-Finanziaria' );"><acronym class="uttAcronym" title="Documento di Programmazione Economico-Finanziaria">Dpef</acronym></span></strong>, e se il prezzo del greggio risultasse superiore a questo valore scatterebbe automaticamente una riduzione dell&#8217;<span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'L\'imposta pagata sul valore dei beni al momento dell\'acquisto. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#a&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">accisa</span> per compensare il maggior gettito Iva dovuto all&#8217;aumento del prezzo industriale del prodotto. Questo automatismo avrebbe cadenza trimestrale. Sempre su questo tema ci sara&#8217; probabilmente <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/05/i-rischi-della-robin-hood-tax/" title="I rischi della Robin Hood Tax">la Robin Hood Tax</a> di Tremonti.</p>
<p>Sempre sul tema energetico entro il 2008 il Governo individuera&#8217; i criteri per l&#8217;<strong>individuazione dei siti</strong> dove costruire gli <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/05/24/si-riparla-di-nucleare/" title="Si riparla di nucleare">impianti di energia nucleare</a>. Il Governo dovra&#8217; definire i <strong>criteri di localizzazione</strong> dei siti e stabilire le <strong>misure compensative</strong> per le popolazioni interessate (compensazioni che andrebbero alle famiglie e alle imprese residenti vicino al sito) i costi delle misure compensative dovrebbero essere <strong>sostenuti dalle imprese coinvolte</strong> nella costruzione o nell&#8217;esercizio degli impianti.</p>
<p>Ce n&#8217;e&#8217; anche per il <strong>lavoro</strong> e le <strong>pensioni</strong>, il Governo pare intenzionato ad <strong>abolire il divieto di cumulo</strong> tra pensione e redditi da lavoro. Per quanto riguarda i contratti a tempo determinato ci potrebbero essere delle modifiche alla legge di attuazione del Protocollo sul welfare.</p>
<p>Altre misure riguarderanno il <strong>controllo della spesa degli enti pubblici locali</strong>, e&#8217; prevista una manovra di stretta della spesa da <strong>9,2 miliardi</strong> per le Regioni, riguardera&#8217; la spesa sanitaria per <strong>3 miliardi</strong> e misure sul pubblico impiego per altri <strong>3 miliardi</strong>. Si starebbe anche studiando la <strong>liberalizzazione dei servizi pubblici locali</strong>, affidando questi servizi tramite gare pubbliche a societa&#8217; private o direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata (in questo caso il socio privato che dovra&#8217; detenere almeno il <strong>30 per cento</strong> verra&#8217; scelto tramite gara). Potrebbe anche esserci l&#8217;<strong>abolizione delle province</strong> delle aree metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli. Per l&#8217;abolizione di ciascuna di queste province tuttavia si attendera&#8217; la cessazione dei consigli. Dopo l&#8217;abolizione lo Stato e le Regioni trasferiranno le competenze soppresse alle aree metropolitane.</p>
<p>Si torna indietro rispetto alle <strong>norme antiriciclaggio</strong> scattate lo scorso 30 aprile che portavano la soglia per gli assegni trasferibili a massimo <strong>5.000 euro</strong>, si riporta infatti il tetto massimo a <strong>12.500 euro</strong>.</p>
<p>Sanzioni severe (da 5.000 a 30.000 euro) per chi <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/05/01/redditi-online-anzi-offline/" title="Redditi online, anzi offline">pubblica redditi on line</a>, o attraverso qualsiasi altro mezzo, sanzione che aumenta (fino al triplo) a seconda del livello di reddito di chi pubblica i redditi online.</p>
<p>Tutto questo <strong>in attesa di informazioni piu&#8217; certe</strong> ovviamente, anche perche&#8217; non si vede nulla a proposito delle <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/13/sei-licenziato-forse-un-giorno/" title="Sei licenziato… forse… un giorno">proposte di Brunetta</a> sulla Pubblica amministrazione.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il colpevole dei bassi salari</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 06:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cuneo fiscale]]></category>
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		<category><![CDATA[Ocse]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
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		<description><![CDATA[Si discute ormai da Ottobre scorso (quando il governatore della Banca d&#8217;Italia ha lanciato l&#8217;allarme) del fatto che i salari in Italia sono troppo bassi e che il potere d&#8217;acquisto negli ultimi dieci anni si e&#8217; ridotto (anche se prima del 1997 il potere d&#8217;acquisto era cresciuto piu&#8217; in Italia rispetto a molti altri paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si discute ormai da Ottobre scorso (quando il governatore della Banca d&#8217;Italia ha lanciato l&#8217;allarme) del fatto che i <strong>salari in Italia sono troppo bassi</strong> e che il <strong>potere d&#8217;acquisto</strong> negli ultimi dieci anni si e&#8217; ridotto (anche se prima del 1997 il potere d&#8217;acquisto era cresciuto piu&#8217; in Italia rispetto a molti altri paesi europei). E il colpevole viene unanimemente identificato nelle <strong>tasse sul lavoro</strong>.</p>
<p><span id="more-88"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/lavoro.jpg" alt="Lavoro" />Come prova di colpevolezza vengono indicati i dati dell&#8217;<span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' un\'organizzazione internazionale che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall\'economia mondiale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#o&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico' );"><acronym class="uttAcronym" title="Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico">Ocse</acronym></span>, molti danno quindi gran parte di responsabilita&#8217; al <strong>cuneo fiscale</strong>, ovvero alla differenza tra costo del lavoro e salario netto. Pero&#8217; basta una semplice correlazione tra salari netti e oneri fiscali per scoprire che in realta&#8217; la relazione e&#8217; piuttosto debole. Infatti:<br />
- in <strong>Francia</strong> i lavoratori hanno un salario senza carichi familiari a parita&#8217; di potere d&#8217;acquisto e oneri fiscali di <strong>25.532 euro</strong> e <strong>49,2 per cento</strong>;<br />
- in <strong>Germania</strong> i lavoratori hanno un salario senza carichi familiari a parita&#8217; di potere d&#8217;acquisto e oneri fiscali di <strong>28.453 euro</strong> e <strong>52,2 per cento</strong>;<br />
- in <strong>Italia</strong> i lavoratori hanno un salario senza carichi familiari a parita&#8217; di potere d&#8217;acquisto e oneri fiscali di <strong>19.850 euro</strong> e <strong>45,9 per cento</strong>.</p>
<p>Tutti se la prendono col <strong>cuneo fiscale</strong> perche&#8217; si discute molto in questo periodo delle tasse considerate troppo elevate, per cui trovare lo stesso colpevole anche in questa situazione semplifica la campagna elettorale.<br />
Ma si commettono <strong>due errori</strong>. Prima di tutto il cuneo fiscale non e&#8217; da considerare propriamente fiscale, infatti la differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta non e&#8217; imputabile solamente alle trattenute fiscali, ma anche ai <strong>contributi sociali e previdenziali</strong>.<br />
I <strong>contributi sociali</strong> sono assimilabili a premi assicurativi e sono finanziati in gran parte dalla tassazione generale e solo in piccola parte dalla busta paga e non solo con i relativi contributi trattenuti in busta paga.<br />
I <strong>contributi previdenziali</strong> in un sistema pensionistico di tipo contributivo non sono tasse, ma una componente differita della retribuzione, che verra&#8217; pagata sotto forma di pensione.</p>
<p>L&#8217;unica componente del cuneo fiscale ad essere cresciuta, almeno per una parte di lavoratori, e&#8217; quella dei contributi previdenziali: da meno del 5 per cento della retribuzione di base al 15,84 per cento per gli apprendisti, dal 10 al 24 per cento per i parasubordinati, che prospetticamente arriveranno al 26 per cento nel 2010. Tutto cio&#8217; per garantire pensioni piu&#8217; dignitose a milioni di lavoratori, e soprattutto un trattamento meno discriminatorio nei confronti dei dipendenti, per i quali l&#8217;aliquota contributiva e&#8217; rimasta in questi ultimi dieci anni fissa al 33 per cento.</p>
<p>L&#8217;altro errore e&#8217; che si leggono male i dati dell&#8217;<span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' un\'organizzazione internazionale che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall\'economia mondiale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#o&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico' );"><acronym class="uttAcronym" title="Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico">Ocse</acronym></span> che in realta&#8217; dicono che in Italia, tra i lavoratori dipendenti, il cuneo fiscale <strong>non e&#8217; affatto cresciuto</strong>, anzi, e&#8217; addirittura <strong>calato</strong> leggermente: per una famiglia mono-componente senza figli con retribuzione media si e&#8217; passati dal 46,4 per cento del 2000 al 45 per cento del 2003, per poi risalire al 45,9 per cento attuale. Dunque, se in Italia le retribuzioni non sono cresciute a sufficienza <strong>non e&#8217; &#8220;colpa&#8221; del cuneo fiscale</strong>.</p>
<p>Per trovare il vero colpevole si pensi semplicemente ad un dato, che e&#8217; quello della <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/04/09/italia-maglia-nera-della-produttivita/"><strong>bassa produttivita&#8217; del lavoro</strong> in italia</a>.</p>]]></content:encoded>
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