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	<title>Last K’s Voice &#187; Politica</title>
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	<description>Weblog di Informazione Economica, Politica e d’attualita’</description>
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		<title>Appunti del Sabato #24</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 06:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri l&#8217;Autorita&#8217; per l&#8217;energia elettrica e il gas in un comunicato ha dato delle &#8220;buone notizie per i consumatori&#8220;. Infatti a partire dal primo gennaio del 2009 le bollette dell&#8217;energia elettrica caleranno del 5,1 per cento, quelle del gas dell&#8217;1 per cento e il Gpl del 14,2 per cento. Grazie al calo del prezzo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/immagini/logo.png" alt="Appunti - Last K's Voice" />Ieri l&#8217;<strong>Autorita&#8217; per l&#8217;energia elettrica e il gas</strong> in un comunicato ha dato delle &#8220;<em>buone notizie per i consumatori</em>&#8220;. Infatti a partire <strong>dal primo gennaio del 2009</strong> le bollette dell&#8217;energia elettrica caleranno del <strong>5,1 per cento</strong>, quelle del gas dell&#8217;<strong>1 per cento</strong> e il Gpl del <strong>14,2 per cento</strong>. Grazie al calo del prezzo del petrolio. Un prezzo basso del petrolio che <strong>non durera&#8217; per sempre</strong>, dunque e&#8217; meglio <strong>prendere provvedimenti</strong>.</p>
<p><span id="more-788"></span></p>
<p>Complessivamente questo calo si traduce, per una <strong>famiglia tipo</strong>, in un risparmio di <strong>3 euro al mese</strong>, di cui 2 euro sull&#8217;energia elettrica e 1 euro sul gas. Scende anche il Gpl, il calo in questo caso e&#8217; piu&#8217; consistente (-14,2 per cento), un risparmio di cica <strong>9 euro e 60 centesimi</strong> al mese. Questi &#8220;risparmi&#8221; sono dovuti alle forti riduzioni dei prezzi dei prodotti petroliferi, che cominciano a farsi sentire in Italia anche per i consumatori.</p>
<p>Il <strong>basso prezzo del petrolio</strong> (valore piu&#8217; basso degli ultimi quattro anni) e&#8217; dovuto al <strong>calo della domanda attuale ed attesa</strong>. Un calo talmente forte che i Paesi dell&#8217;Opec non sono riusciti a far rialzare il prezzo del petrolio neppure dopo aver annunciato dei <strong>forti tagli della produzione</strong>. I motivi non sono dovuti solo alla bassa domanda, ma anche al fatto che all&#8217;interno dell&#8217;Opec nessun Paese cominciera&#8217; a tagliare la produzione (riducendo cosi&#8217; vendite e incassi) prima che lo facciano gli altri. Insomma, si sono create le condizioni per cui <strong>gli annunci dell&#8217;Opec non sono credibili</strong> perche&#8217; ogni Paese membro cerchera&#8217; di fare il furbo per guadagnarci. Semplificando, poniamo che tre o piu&#8217; Paesi <strong>riducano le produzioni da 100 a 90</strong> ciascuno, questo si traduce in un <strong>aumento del prezzo del prodotto da 3 a 4</strong>, se un altro Paese non riduce le produzioni, <strong>guadagnera&#8217; dalla vendita non piu&#8217; 300 ma 400</strong>, mentre i Paesi che hanno ridotto le produzioni <strong>non guadagneranno piu&#8217; 300 ma 360</strong>. Ovviamente e&#8217; una situazione semplificata, ma <strong>e&#8217; chiaro che c&#8217;e&#8217; convenienza a non rispettare il cartello</strong>, ossia <strong>a imbrogliare</strong>.</p>
<p>I bassi prezzi del petrolio pero&#8217; <strong>hanno un inconveniente</strong>, riducono la convenienza (e la possibilita&#8217;) di <strong>investire</strong>. Finche&#8217; durera&#8217; la crisi economica la domanda sara&#8217; bassa, e dunque sara&#8217; basso il prezzo del petrolio, presumibilmente per tutto il 2009. Ma se vengono di conseguenza <strong>ridotti i progetti di investimento</strong>, sara&#8217; impossibile mantenere il livello di produzione adeguato al &#8220;dopo-crisi&#8221;, quando la domanda tornera&#8217; ai livelli iniziali. Questo si tradurra&#8217; in una <strong>carenza di offerta</strong> e in una forte crescita del prezzo del petrolio, forse ai prezzi toccati questa estate, anche <strong>oltre i 140 dollari al barile</strong>. Discorso simile puo&#8217; farsi per il <strong>gas naturale</strong>. Occorre dunque <strong>prendere quanto prima dei provvedimenti</strong>, creando le premesse per <strong>ridurre il fabbisogno di petrolio e gas naturale per il 2010</strong>.</p>
<p>L&#8217;Italia dipende dalle importazioni di idrocarburi (petrolio e gas naturale) per <strong>piu&#8217; del 70 per cento</strong> del fabbisogno energetico. Questa quota si traduce in <strong>bollette molto legate al prezzo del petrolio e del gas</strong>, dunque a un <strong>costo dell&#8217;energia ben piu&#8217; alto</strong> di altri Paesi europei. Se l&#8217;Italia non prendera&#8217; quanto prima i provvedimenti necessari per ridurre la quota di petrolio e gas naturale del proprio fabbisogno energetico, nel 2010, o comunque appena il prezzo di queste due materie prime salira&#8217; nuovamente, <strong>ci troveremmo in forte difficolta&#8217;</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Donne e lavoro, malissimo al Sud</title>
		<link>http://www.lkv.it/wp/archives/2008/12/19/donne-e-lavoro-malissimo-al-sud/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 06:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Istituto nazionale di statistica (Istat) ha pubblicato la rilevazione sulle forze di lavoro, fino al terzo trimestre 2008. Il quadro che ne esce fuori e&#8217; piuttosto stabile sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto allo stesso trimestre del 2007. Tuttavia permangono i problemi strutturali del lavoro in Italia, le profonde differenze tra Centro-Nord e Sud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Istituto nazionale di statistica</strong> (Istat) ha pubblicato la <strong>rilevazione sulle forze di lavoro</strong>, fino al terzo trimestre 2008. Il quadro che ne esce fuori e&#8217; piuttosto stabile sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto allo stesso trimestre del 2007. Tuttavia <strong>permangono i problemi strutturali</strong> del lavoro in Italia, le profonde <strong>differenze tra Centro-Nord e Sud e tra uomini e donne</strong>.</p>
<p><span id="more-785"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/lavoro.jpg" alt="Lavoro" />Rispetto allo stesso trimestre del 2007, nel terzo trimestre del 2008 l&#8217;offerta di lavoro e&#8217; <strong>cresciuta dello dello 0,9 per cento</strong> (228mila unita&#8217; in piu&#8217;). Stabile invece rispetto al secondo trimestre del 2008. Il numero degli occupati su base annua sono aumentati dello <strong>0,4 per cento</strong> (rispetto al secondo trimestre 2008 l&#8217;incremento e&#8217; stato solo dello <strong>0,1 per cento</strong>), anche se si tratta di un <strong>aumento decisamente contenuto</strong> rispetto agli incrementi degli ultimi anni. Il dato positivo e&#8217; quasi interamente dovuto all&#8217;<strong>incremento della popolazione straniera registrata</strong>. Il numero delle persone in cerca di occupazione nel terzo trimestre 2008 e&#8217; aumentato del <strong>9 per cento</strong> rispetto allo stesso trimestre del 2007. Il tasso di occupazione rispetto al terso trimestre 2007 e&#8217; invece sceso di <strong>un decimo</strong>, arrivando cosi&#8217; al <strong>59 per cento</strong>.</p>
<p>Come mostra la <a href="#T1">Tabella 1</a>, la <strong>forza lavoro</strong> nel terzo trimestre del 2008 e&#8217; inferiore di 240mila unita&#8217; rispetto al trimestre precedente (<strong>-0,95 per cento</strong>) e&#8217; invece superiore di 228mila unita&#8217; rispetto al terzo trimestre del 2007 (<strong>+0,9 per cento</strong>). Tuttavia questa stabilita&#8217; non si rispecchia nel dato <strong>disaggregato per sesso</strong>. Il calo della forza lavoro nel terzo trimestre 2008 rispetto al secondo trimestre dello stesso anno e&#8217; stato dello <strong>0,58 per cento</strong> per gli uomini e dell&#8217;<strong>1,49 per cento</strong> per le donne. L&#8217;incremento delle unita&#8217; di forza lavoro del terzo trimestre 2008 rispetto allo stesso trimestre del 2007 risulta essere dello <strong>0,28 per cento</strong> per gli uomini e dell&#8217;<strong>1,8 per cento</strong> per le donne.<br />
<a name="T1"></a><br />
<strong>Tabella 1</strong>: Forza lavoro (migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-forza-lavoro.jpg" alt="Tabella 1 - Forza lavoro (migliaia di unita')" /></p>
<p>Se guardiamo al <strong>numero degli occupati</strong> (<a href="#T2">Tabella 2</a>), nel terzo trimestre del 2008, sono aumentati dello <strong>0,43 per cento</strong> rispetto allo stesso trimestre del 2007 e diminuiti dello <strong>0,27 per cento</strong> rispetto al secondo trimestre 2008. Anche in questo caso i dati divisi per sesso sono differenti. Per gli uomini il numero degli occupati nel terzo trimestre del 2008 e&#8217; sceso dello <strong>0,18 per cento</strong> rispetto al terzo trimestre 2007, per le donne invece vi e&#8217; stato un incremento dell&#8217;<strong>1,36 per cento</strong>. Nel terzo trimestre 2008 rispetto al secondo trimestre 2008, il numero degli occupati uomini e&#8217; sceso solo dello <strong>0,06 per cento</strong>, mentre per le donne il calo e&#8217; stato dello <strong>0,57 per cento</strong>.<br />
<a name="T2"></a><br />
<strong>Tabella 2</strong>: Occupati (migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-occupati.jpg" alt="Tabella 2 - Occupati (migliaia di unita')" /></p>
<p>Il <strong>numero delle persone in cerca di occupazione</strong> (<a href="#T3">Tabella 3</a>) rispetto al terzo trimestre del 2007 e&#8217; aumentato dell&#8217;<strong>8,25 per cento</strong>, e&#8217; sceso invece del <strong>10,39 per cento</strong> rispetto al secondo trimestre del 2008. In questo caso i valori divisi per sesso sono <strong>simili</strong>. Gli uomini in cerca di occupazione sono aumentati del <strong>9,5 per cento</strong> rispetto al 2007 e sono diminuiti del <strong>9,7 per cento</strong> rispetto al secondo trimestre 2008. Le donne in cerca di occupazione sono aumentate del <strong>7,3 per cento</strong> rispetto al 2007 e sono diminuite del&#8217;<strong>11 per cento</strong> rispetto al secondo trimestre 2008.<br />
<a name="T3"></a><br />
<strong>Tabella 3</strong>: In cerca di occupazione (migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-in-cerca-di-occupazione.jpg" alt="Tabella 3 - In cerca di occupazione (migliaia di unita')" /></p>
<p>Un dato molto interessante e&#8217; il dato disaggregato della tipologia di <strong>lavoro a tempo pieno e a tempo parziale</strong> tra uomini e donne (<a href="#T4">Tabella 4</a>). Sul totale dei lavoratori a tempo pieno, il <strong>66,5 per cento</strong> sono uomini, il restante <strong>33,5 per cento</strong> donne. I risultati si capovolgono se guardiamo al lavoro a tempo parziale, il <strong>22 per cento</strong> sono uomini, mentre il <strong>78 per cento</strong> sono donne. Questo dato in se non dice molto, bisognerebbe cercare di <strong>capire il motivo</strong> per cui il lavoro a tempo parziale vede in percentuale massiccia l&#8217;occupazione femminile, il motivo temo sia legato all&#8217;<strong>impossibilita&#8217; per molte donne di conciliare il lavoro a tempo pieno con la famiglia</strong>. Le soluzioni che si possono proporre sono essenzialmente <strong>due</strong>. O si <strong>incrementano i servizi</strong> (asili pubblici ad esempio) per dar modo alle donne di poter scegliere liberamente tra lavoro a tempo pieno e lavoro a tempo parziale, o si <strong>riducono le tasse sul lavoro femminile</strong>, in modo da incrementare la busta paga per le donne e permettere loro di pagare i servizi privati (chi accudisce i figli e/o chi pulisce la casa ad esempio), che le permetterebbero di scegliere il lavoro a tempo pieno.<br />
<a name="T4"></a><br />
<strong>Tabella 4</strong>: Lavoro a tempo pieno e a tempo parziale (migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-lavoro-pieno-parziale.jpg" alt="Tabella 4 - Lavoro a tempo pieno e a tempo parziale (migliaia di unita')" /></p>
<p>Risulta molto interessante guardare i <strong>tassi di attivita&#8217;, occupazione e disoccupazione</strong> ripartiti territorialmente tra <strong>Nord, Centro e Sud</strong> (<a href="#T5">Tabella 5</a>). Il <strong>tasso di attivita&#8217;</strong> e&#8217; aumentato di <strong>un decimo</strong> nel terzo trimestre 2008 rispetto al terzo trimestre 2007, <strong>passando dal 62,7 al 62,8 per cento</strong>. Mentre e&#8217; diminuito di <strong>sette decimi</strong> rispetto al secondo trimestre 2008, <strong>passando dal 63,5 al 62,8 per cento</strong>. Tra il terzo trimestre 2007 e il terzo trimestre 2008, l&#8217;incremento del tasso di attivita&#8217; e&#8217; stato di <strong>quattro decimi</strong> per il Nord, <strong>cinque</strong> per il Centro e un calo di <strong>due decimi</strong> per il Sud. Mentre tra il secondo trimestre 2008 e il terzo trimestre 2008 il tasso di attivita&#8217; e&#8217; diminuito di <strong>tre decimi</strong> al Nord, sette decimi al Centro e <strong>undici decimi</strong> al Sud.</p>
<p>Il <strong>tasso di occupazione</strong> e&#8217; diminuito di <strong>un decimo</strong> nel terzo trimestre 2008 rispetto al terzo trimestre 2007, <strong>passando dal 59,1 al 59 per cento</strong>. Mentre e&#8217; diminuito di <strong>due decimi</strong> rispetto al secondo trimestre 2008, <strong>passando dal 59,2 al 59 per cento</strong>. Tra il terzo trimestre 2007 e il terzo trimestre 2008, c&#8217;e&#8217; stato un incremento di <strong>tre decimi</strong> per il Nord, un calo di <strong>due decimi</strong> per il Centro e un calo di <strong>sei decimi</strong> per il Sud. Mentre tra il secondo trimestre 2008 e il terzo trimestre 2008 il tasso di occupazione e&#8217; rimasto <strong>invariato</strong> al Nord, e&#8217; sceso di <strong>due decimi</strong> al Centro e di <strong>sei decimi</strong> al Sud.</p>
<p>Infine, il <strong>tasso di disoccupazione</strong> e&#8217; salito di <strong>cinque decimi</strong> nel terzo trimestre 2008 rispetto al terzo trimestre 2007, <strong>passando dal 5,6 al 6,1 per cento</strong>. Mentre e&#8217; diminuito di <strong>sei decimi</strong> rispetto al secondo trimestre 2008, <strong>passando dal 6,7 al 6,1 per cento</strong>. Tra il terzo trimestre 2007 e il terzo trimestre 2008, c&#8217;e&#8217; stato un incremento di <strong>un decimo</strong> per il Nord, di <strong>dieci decimi</strong> per il Centro e di <strong>otto decimi</strong> per il Sud. Mentre tra il secondo trimestre 2008 e il terzo trimestre 2008 il tasso di disoccupazione e&#8217; sceso di <strong>quattro decimi</strong> al Nord, di <strong>sette decimi</strong> al Centro e di <strong>sette decimi</strong> al Sud. Per ora dunque <strong>l&#8217;occupazione tiene</strong>, occorrera&#8217; pero&#8217; attendere i dati del <strong>quarto trimestre 2008</strong> e del <strong>primo trimestre 2009</strong>, periodi nei quali la <span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'Comunemente indica una prolungata riduzione del PIL. Economicamente indica una crescita negativa, di almeno due trimestri consecutivi, del PIL. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#r&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">recessione</span> potrebbe cominciare ad avere <strong>pesanti effetti</strong>.<br />
<a name="T5"></a><br />
<strong>Tabella 5</strong>: Tassi di attivita&#8217; occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-tassi-totale-territoriale.jpg" alt="Tabella 5 - Tassi di attivita' occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (migliaia di unita')" /></p>
<p>Gli stessi dati possiamo anche vederli <strong>disaggregati</strong>, per gli <strong>uomini</strong> <a href="#T6">Tabella 6</a> e per le <strong>donne</strong> <a href="#T7">Tabella 7</a>. Possiamo vedere che mentre il <strong>tasso di occupazione</strong> per gli uomini e&#8217; pari al <strong>70,7 per cento</strong>, per le donne il tasso di occupazione e&#8217; pari al <strong>47 per cento</strong>. Anche in questo caso vale in discorso fatto sul lavoro a tempo pieno o parziale. E le medesime soluzioni (servizi pubblici o incentivi in busta paga mediante riduzioni delle tasse sul lavoro femminile) . Per <strong>parificare le donne agli uomini nel lavoro</strong>, non basta parificare l&#8217;<strong>eta&#8217; pensionabile</strong>, occorre anche <strong>rimuovere gli impedimenti all&#8217;accesso delle donne al lavoro</strong>. In Italia siamo molto indietro rispetto al resto d&#8217;Europa. Bisogna inoltre considerare che aumentando il numero delle donne che lavorano a tempo pieno, aumenta anche la <strong>domanda di servizi</strong> (per accudire i minori e la casa), questa domanda genera un <strong>incremento ulteriore del lavoro</strong> (soprattutto femminile), si innesca dunque un <strong>circolo virtuoso</strong>. Gli <strong>obiettivi di Lisbona</strong> prevedono un <strong>occupazione femminile pari almeno al 60 per cento</strong>, in Italia <strong>solo il Nord</strong> si avvicina a questa quota, il Centro si e&#8217; a poco piu&#8217; del <strong>50 per cento</strong>, mentre il Sud si ferma attorno al <strong>30 per cento</strong>. Segno che <strong>l&#8217;Italia e&#8217; spaccata in due</strong>, e occorre dunque <strong>colmare questo differenziale</strong>.<br />
<a name="T6"></a><br />
<strong>Tabella 6</strong>: Tassi di attivita&#8217; occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (maschi &#8211; migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-tassi-maschi-territoriale.jpg" alt="Tabella 6 - Tassi di attivita' occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (maschi - migliaia di unita')" /><br />
<a name="T7"></a><br />
<strong>Tabella 7</strong>: Tassi di attivita&#8217; occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (femmine &#8211; migliaia di unita&#8217;)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/tabella-tassi-femmine-territoriale.jpg" alt="Tabella 7 - Tassi di attivita' occupazione e disoccupazione ripartiti territorialmente (femmine - migliaia di unita')" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Gli Stati Uniti sono in trappola?</title>
		<link>http://www.lkv.it/wp/archives/2008/12/17/gli-stati-uniti-sono-in-trappola/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 06:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bce]]></category>
		<category><![CDATA[Deflazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Inflazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Tassi]]></category>
		<category><![CDATA[Trappola della liquidità]]></category>
		<category><![CDATA[Ue]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l&#8217;ultimo taglio dei tassi la Fed ha portato il costo del denaro negli Usa tra lo 0 e lo 0,25 per cento, si tratta di una scelta flessibile, che consente di agire a seconda della situazione. Il tasso di sconto e&#8217; stato ridotto di 75 punti base, portandolo allo 0,5 per cento (dall&#8217;1,25 per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;ultimo <strong>taglio dei tassi</strong> la Fed ha portato il <strong>costo del denaro</strong> negli Usa <strong>tra lo 0 e lo 0,25 per cento</strong>, si tratta di una scelta <strong>flessibile</strong>, che consente di agire a seconda della situazione. Il tasso di sconto e&#8217; stato ridotto di 75 punti base, portandolo allo <strong>0,5 per cento</strong> (dall&#8217;1,25 per cento).</p>
<p><span id="more-771"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/fed.jpg" alt="Economia - Federal Reserve" />Per evitare troppe complicazioni, la Fed si e&#8217; impegnata a <strong>tenere i tassi bassi per &#8220;qualche tempo&#8221;</strong>, ossia anche per quando finira&#8217; la <span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'Comunemente indica una prolungata riduzione del PIL. Economicamente indica una crescita negativa, di almeno due trimestri consecutivi, del PIL. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#r&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">recessione</span>, inoltre ha annunciato l&#8217;intenzione di proseguire nell&#8217;<strong>acquisto di titoli</strong>. Ma gli Stati Uniti rischiano di finire nella <strong>trappola della liquidita&#8217;</strong>?</p>
<p><strong>Keynes</strong> sosteneva l&#8217;<strong>inefficacia della politica monetaria</strong> nel sostegno all&#8217;economia durante una <span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'Comunemente indica una prolungata riduzione del PIL. Economicamente indica una crescita negativa, di almeno due trimestri consecutivi, del PIL. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#r&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">recessione</span>. La situazione e&#8217; quella nella quale le autorita&#8217; monetarie trovano difficile (o impossibile) <strong>ridurre ancora i tassi di interesse</strong>. L&#8217;idea di Keynes era che ad un certo punto dei tassi di interesse <strong>la curva di domanda di moneta e&#8217; orizzontale</strong>. E&#8217; questa la trappola della liquidita&#8217; (tradizionale), non importa quanta liquidita&#8217; venga immessa nel sistema, <strong>le famiglie sono spinte a detenerla</strong>.</p>
<p><strong>Figura 1</strong>: Trappola della liquidita&#8217; tradizionale<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/trappola-liquidita-versione-tradizionale.jpg" alt="Figura 1 - Trappola della liquidita' tradizionale" /><br />
<small>Un aumento dell&#8217;offerta di moneta non ha effetti sui tassi di interesse</small></p>
<p>Cosa accade pero&#8217; se oltre alla moneta e&#8217; possibile <strong>detenere titoli del tesoro a breve</strong>? Considerando il fatto che lo faranno anche coloro che temono una <strong>caduta dei titoli a lungo periodo</strong>. Se le banche sono <strong>pessimiste</strong> per quanto riguarda i rendimenti sui prestiti, oppure se hanno (o potrebbero avere) <strong>problemi di inadeguatezza patrimoniale</strong>, preferiranno <strong>detenere titoli pubblici anziche&#8217; concedere prestiti</strong>. In questo caso una riduzione dei tassi potrebbe riflettersi semplicemente in un incremento di titoli pubblici a breve o a lungo periodo detenuti. Che e&#8217; quanto accaduto in <strong>Giappone</strong> negli anni &#8217;90. Dunque se le banche nonostante la riduzione dei tassi di interesse non emettono prestiti aggiuntivi, la politica monetaria viene resa inefficace. Non e&#8217; la trappola della liquidita&#8217; nella forma tradizionale, ma <strong>si richiama ad essa</strong>. In questo caso le banche detengono una grande quantita&#8217; di <strong>titoli pubblici a breve</strong>. Una riduzione dei tassi viene compensato dall&#8217;effetto sostituzione delle banche, che non concedono quindi nuovi prestiti.</p>
<p><strong>Figura 2</strong>: Trappola della liquidita&#8217; nuova<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/trappola-liquidita-nuova-versione.jpg" alt="Figura 2 - Trappola della liquidita' nuova" /><br />
<small>L&#8217;effetto ricchezza dei piu&#8217; bassi tassi d&#8217;interesse compensa l&#8217;effetto sostituzione delle banche</small></p>
<p>In caso di <strong><span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'Situazione economica in cui si osservano tassi di inflazione negativi, cioe\' i prezzi calare. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#d&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">deflazione</span></strong> nonostante il <strong>tasso nominale</strong> sia zero, i titoli pubblici rendono comunque un <strong>tasso atteso positivo</strong>. Un rendimento atteso che, per quanto basso e&#8217; <strong>comunque positivo</strong>, dunque <strong>spinge le banche a non concedere prestiti</strong>. Il problema diventa ancor piu&#8217; grave se le autorita&#8217; non trattano i titoli pubblici di lungo periodo come <strong>titoli rischiosi</strong>. Se le banche hanno <strong>problemi di adeguatezza patrimoniale</strong>, per loro diventa <strong>conveniente detenere titoli pubblici di lungo periodo</strong>.</p>
<p>Gli effetti di un <strong>abbassamento dei tassi</strong> per le banche che gia&#8217; detengono <strong>titoli di lungo periodo</strong> non sono scontati. L&#8217;effetto puo&#8217; essere cosi&#8217; <strong>debole</strong> da costituire una sorta di trappola della liquidita&#8217;, o essere abbastanza <strong>forte</strong> da portare ad un incremento dell&#8217;attivita&#8217; di prestito. Quando il tasso di interesse viene ridotto, l&#8217;effetto reddito positivo dovuto all&#8217;<strong>aumento di valore dei titoli pubblici di lungo periodo</strong> (se la banca ne detiene in sufficiente quantita&#8217;) sara&#8217; <strong>abbastanza forte</strong> da portare ad un <strong>incremento dell&#8217;attivita&#8217; di prestito</strong>.</p>
<p><strong>Figura 3</strong>: Effetti positivi di un abbassamento dei tassi di interesse<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/no-trappola-liquidita-nuova-versione.jpg" alt="Figura 3 - Effetti positivi di un abbassamento dei tassi di interesse" /><br />
<small>In caso di abbassamento dei tassi di interesse se l&#8217;effetto ricchezza sui titoli pubblici di lungo periodo e&#8217; maggiore dei minori rendimenti, viene incrementata l&#8217;attivita&#8217; di prestito</small></p>
<p>Dunque se e&#8217; vero che gli Stati Uniti <strong>non cadranno nella trappola della liquidita&#8217; tradizionale</strong>, e&#8217; anche vero che potrebbero cadere nella <strong>situazione simile</strong>, comunque non mancano gli <strong>strumenti per evitarlo</strong>. Molto dipende dalle <strong>prospettive future di crescita</strong>, questo sembra essere il punto di forza degli Usa. In Europa un&#8217;operazione simile sarebbe <strong>molto piu&#8217; rischiosa</strong>. Sia per la <strong>prospettiva di crescita non troppo alta</strong>, sia per l&#8217;<strong>aspettativa di tassi di interesse ridotti per &#8220;qualche tempo&#8221;</strong>, che e&#8217; credibile se a prometterlo e&#8217; la Fed, diventa molto meno credibile se a dirlo e&#8217; la Bce. Perche&#8217; un comportamento simile <strong>porta all&#8217;inflazione</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Innovare per crescere</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 06:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dall&#8217;inizio della crisi sono aumentati quanti lodano la situazione italiana. A parer loro piu&#8217; forte in questa crisi grazie al fatto che il nostro sistema bancario e&#8217; prudente e gli italiani sono grandi risparmiatori. Tuttavia questa prudenza ci e&#8217; costata molto sugli investimenti e l&#8217;innovazione, e se guardiamo gli ultimi dieci anni l&#8217;Italia a conti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;inizio della crisi sono aumentati quanti <strong>lodano la situazione italiana</strong>. A parer loro <strong>piu&#8217; forte in questa crisi</strong> grazie al fatto che il nostro <strong>sistema bancario</strong> e&#8217; prudente e gli italiani sono <strong>grandi risparmiatori</strong>. Tuttavia questa prudenza ci e&#8217; costata molto sugli <strong>investimenti e l&#8217;innovazione</strong>, e se guardiamo gli ultimi dieci anni <strong>l&#8217;Italia a conti fatti ci ha perso</strong>.</p>
<p><span id="more-769"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/soldi.jpg" alt="Economia" />Veniamo dunque al <strong>risparmio delle famiglie</strong> italiane. In realta&#8217; negli ultimi anni le famiglie sono diventate <strong>meno parsimoniose</strong>. Secondo l&#8217;<span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' un\'organizzazione internazionale che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall\'economia mondiale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#o&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico' );"><acronym class="uttAcronym" title="Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico">Ocse</acronym></span> (che nel calcolo considera anche le micro-imprese) risparmiamo <strong>meno di Francia e Germania</strong>. Il <strong>ricorso al debito</strong> (per alimentare la spesa), anche se in aumento, e&#8217; comunque <strong>inferiore rispetto agli altri Paesi</strong>. Venendo alle banche, in questi anni hanno <strong>incrementato i finanziamenti</strong> piu&#8217; di altri Paesi europei, hanno portato avanti una forte concentrazione, aumentando le dimensioni delle banche e riducendone il numero. Ma questo non ha costituito un significativo <strong>aumento degli investimenti</strong>, ne&#8217; ha portato a una <strong>crescita della nostra economia</strong> o a una sensibile <strong>riduzione dei costi</strong> per i clienti.</p>
<h5>Siamo meglio?</h5>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/economia.jpg" alt="Economia" />Mentre gli <strong>Stati Uniti</strong> crescevano al ritmo di un <strong>piu&#8217; 3-3,5 per cento annuo del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>, il nostro <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> cresceva dell&#8217;<strong>1,5 per cento</strong>. Mentre rispetto al resto dell&#8217;Europa, la nostra crescita e&#8217; stata dello <strong>0,9 per cento in meno all&#8217;anno</strong>. Se <strong>dal 1997 al 2007</strong> fossimo cresciuti quanto i nostri partner europei, a quest&#8217;ora il nostro <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> sarebbe piu&#8217; alto di <strong>151 miliardi di euro</strong> (225 miliardi di euro se nel calcolo partiamo dal 1992).</p>
<p>La <strong>globalizzazione</strong> ha reso possibile una <strong>crescita economica enorme</strong>, per dimensione territoriale e per popolazioni coinvolte. Nel frattempo noi abbiamo registrato la <strong>peggiore performance del mondo industrializzato</strong> (assieme al Giappone, che pero&#8217; vive da anni in una difficile situazione economica). Dunque le cause della nostra scarsa crescita <strong>vanno cercate nei confini nazionali</strong> del nostro Paese. Per quale motivo siamo stati incapaci di beneficiare della crescita globale? Non siamo riusciti ad <strong>adattarci al nuovo contesto competitivo</strong>, non abbiamo <strong>approfittato delle opportunita&#8217; dei cambiamenti e dell&#8217;appartenenza all&#8217;Ue</strong>.</p>
<p>Il <strong><span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> pro capite</strong> nel 1991 era il <strong>99 per cento</strong> della media dei Paesi dell&#8217;Euro, nel 1997 era scesa al <strong>90,5 per cento</strong>. Siamo stati <strong>superati dalla Spagna</strong> e la <strong>Grecia</strong> ci aveva quasi raggiunti. Il <strong>reddito pro capite</strong> italiano era pari all&#8217;<strong>80 per cento</strong> di quello americano. Ora e&#8217; sceso al <strong>70 per cento</strong>. Per quanto riguarda ancora il reddito pro capite, siamo stati raggiunti o superati da Paesi che dieci anni fa erano molto piu&#8217; poveri di noi, rispettivamente da <strong>Spagna e Irlanda</strong>. <strong>Abbiamo perso posizioni in termini relativi</strong>.</p>
<p>Ancora convinti che il nostro sistema sia migliore? <strong>Non si tratta di un problema congiunturale</strong>, l&#8217;Italia ha <strong>grossi problemi strutturali</strong>, mai risolti a causa di un continuo <strong>utilizzo di cure palliative</strong>. Ho descritto queste &#8220;<strong>soluzioni</strong>&#8221; <a title="Debito pubblico: il peccato originale" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/12/10/debito-pubblico-il-peccato-originale/">a proposito del <strong>debito pubblico</strong></a>, scrivendo della <strong>svalutazione</strong>, della <strong>spesa pubblica</strong> e dell&#8217;<strong>inflazione</strong>, usate come &#8220;<strong>valvole di sfogo</strong>&#8221; per compensare gli <strong>squilibri</strong>, alleviare le <strong>tensioni sociali</strong>, attenuare le <strong>inefficienze</strong> e <strong>ridurre i gap in competitivita&#8217;</strong>. Perduti questi strumenti il sistema Italia non e&#8217; stato in grado (fatte salve rare eccezioni) di <strong>affrontare la sfida della competitivita&#8217;</strong>.</p>
<h5>I problemi</h5>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/italia.jpg" alt="Economia - Italia" />Numerosi e complessi sono i problemi dell&#8217;Italia, bassa <strong>produttivita&#8217;</strong>, tasso di <strong>occupazione</strong> (soprattutto femminile) inferiore rispetto ai Paesi <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' un\'organizzazione internazionale che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall\'economia mondiale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#o&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico' );"><acronym class="uttAcronym" title="Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico">Ocse</acronym></span>, bassi <strong>investimenti</strong>, spesa in <strong>ricerca e sviluppo</strong> pari alla meta&#8217; di Paesi come Francia e Germania e inferiore rispetto alla media Ue. Imprese che incontrano <strong>disincentivi alla crescita</strong>, incapacita&#8217; di attrarre <strong>investimenti stranieri</strong>. L&#8217;unico dato positivo e&#8217; rappresentato dall&#8217;<strong>incremento delle esportazioni</strong>, unica strada vista la <strong>stagnazione della domanda interna</strong>. Tuttavia si tratta di <strong>prodotti a basso contenuto tecnologico</strong>, la quota dell&#8217;Italia nelle esportazioni di prodotti altamente tecnologici e&#8217; di appena il <strong>6,4 per cento</strong>, in calo rispetto al 2000 (aumenta comunque la presenza tecnologica nella lavorazione dei nostri prodotti, per questo motivo la percentuale scritta sopra aumenta a seconda della metodologia utilizzata per la classificazione). Perdiamo posizioni anche sul <strong>turismo</strong>.</p>
<p>Il <strong>settore manifatturiero</strong> ha visto salire la produzione dello <strong>0,6 per cento</strong> dal 1997 al 2007, una performance ridicola, negli anni &#8217;70 era stata del <strong>40,3 per cento</strong> e negli anni &#8217;80 del <strong>15,9 per cento</strong>. Imprese che, salvo rare eccezioni, non si sono rinnovate, non si sono ristrutturate, <strong>non riescono ad affrontare la gara della competitivita&#8217;</strong>. Settore composto da realta&#8217; <strong>troppo ridotte</strong> per poter affrontare i costi degli investimenti in ricerca o incrementare la produttivita&#8217;. Abbiamo <strong>il doppio delle imprese francesi</strong>, <strong>due volte e mezzo il numero di quelle tedesche</strong> e <strong>il triplo di quelle inglesi</strong>. Imprese che <strong>non riescono a crescere</strong> e ad affrontare la competizione globale del settore. Questo dato si riflette anche nel <strong>ridotto numero degli occupati</strong>.</p>
<p>La <strong>pubblica amministrazione</strong> rappresenta un altro problema, la sua <strong>inefficienza</strong> aumenta i costi per le imprese e i cittadini, toglie risorse agli investimenti in R&#038;S, spaventa gli investitori esteri (oltre quelli italiani). La <strong>pesantezza burocratica</strong> crea inoltre spazi per fenomeni quali corruzione e ostacoli alla libera concorrenza. In Italia sono ancora troppi i <strong>settori protetti</strong>, e&#8217; stato calcolato che la <strong>liberalizzazione dei servizi</strong> porterebbe un guadagno di circa il <strong>2,5 per cento del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>, senza contare le opportunita&#8217; di sviluppo e investimento che ne deriverebbero.</p>
<p>Legato al debito pubblico e alla spesa pubblica e&#8217; il dato sulla <strong>pressione fiscale</strong>. Occorre aggiungere anche l&#8217;<strong>evasione fiscale</strong> che e&#8217; pari all&#8217;<strong>8 per cento del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>, evasione che oltre a distorcere la concorrenza incrementa la pressione fiscale per gli onesti. Lo Stato ha troppo a lungo tollerato l&#8217;evasione fiscale perche&#8217; costituisce una <strong>valvola di sfogo per disoccupazione</strong> (soprattutto in territori svantaggiati) <strong>e micro-imprese</strong> che altrimenti non esisterebbero. Tuttavia <strong>e&#8217; una motivazione ingiustificabile</strong>. Tenendo conto dell&#8217;evasione (considerando quindi quanto pagano gli onesti) la pressione fiscale in Italia e&#8217; pari al <strong>51,6 per cento</strong> del reddito, senza considerare la quota di evasori la percentuale e&#8217; del <strong>43 per cento</strong> (prevista stabile al <strong>43 per cento nel 2009</strong> e in aumento al <strong>43,2 per cento nel 2010</strong>).</p>
<p>Va considerato comunque lo <strong>sforzo di questi ultimi anni</strong>, nel 1997 la pressione fiscale era al <strong>53,2 per cento</strong>, nel 2007 era scesa al <strong>42,7 per cento</strong>. Tuttavia in altri Paesi il calo e&#8217; stato piu&#8217; sensibile, il <strong>Belgio</strong> e&#8217; passato <strong>dal 40,2 per cento al 10 per cento</strong>, la <strong>Germania</strong> e&#8217; passata <strong>dal 56,7 per cento al 38,7 per cento</strong>. Le <strong>aliquote d&#8217;imposta</strong> vengono utilizzate per attrarre investimenti e rendere competitive le proprie imprese. Si pensi al <strong>prelievo sugli utili</strong>, mentre in <strong>Germania</strong> e&#8217; <strong>sotto il 30 per cento</strong> (e la media Ue e&#8217; al <strong>24 per cento</strong>), in <strong>Italia</strong> (anche a causa dell&#8217;Irap che lo innalza di 5 punti percentuali) e&#8217; pari al <strong>36,4 per cento</strong>. Considerando nel loro insieme i <strong>versamenti obbligatori a carico delle imprese</strong>, l&#8217;Italia e&#8217; al <strong>64esimo posto</strong> della graduatoria mondiale (ovviamente al primo posto c&#8217;e&#8217; il Paese con il fisco piu&#8217; lieve).</p>
<p>Volendosi occupare dei <strong>problemi italiani</strong> non c&#8217;e&#8217; che l&#8217;imbarazzo della scelta. Oltre a quelli sopra esposti bisogna aggiungere il <strong>problema demografico</strong> che vede il nostro Paese invecchiare, l&#8217;inadeguatezza del nostro <strong>capitale umano</strong>, con la necessita&#8217; di un salto quantitativo e qualitativo in tecnologia e conoscenza nel quale l&#8217;Italia parte svantaggiata per il minor grado di istruzione della popolazione (un numero di laureati pari a meno della meta&#8217; rispetto ai Paesi nostri concorrenti). Altri Paesi hanno accolto la sfida, <strong>investendo di piu&#8217; e meglio nell&#8217;istruzione</strong>, noi stiamo muovendo i primi passi, non tutti nella giusta direzione tra l&#8217;altro, ma e&#8217; gia&#8217; un inizio che finalmente se ne discuta (valutazione, merito, premialita&#8217;, ecc.). Poi l&#8217;<strong>inadeguatezza delle infrastrutture</strong>, che comportano alti costi di trasporto e inefficienza logistica. Una <strong>distribuzione</strong> frammentata e dalle dimensioni ridotte, un <strong>Sud</strong> troppo indietro, una forte <strong>disuguaglianza</strong> della distribuzione del reddito, il <strong>costo dell&#8217;energia</strong>, l&#8217;eccessiva <strong>dipendenza dal petrolio</strong>, ecc.</p>
<p>I problemi non mancano, e&#8217; volendo neppure le <strong>possibili soluzioni</strong>. In alcuni ambiti da qualche anno si stanno <strong>muovendo i primi passi</strong>, ancora insufficienti tuttavia. Per altri problemi invece siamo ancora <strong>fermi</strong>, o addirittura <strong>in va di peggioramento</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Meglio un passo alla volta</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 06:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La maggioranza, o meglio una parte di essa, ha deciso di procedere contemporaneamente con due pesanti riforme costituzionali. La giustizia e il federalismo. Ma far andare queste due riforme di pari passo e&#8217; molto rischioso, la Lega lo sa bene per questo punta al coinvolgimento dell&#8217;opposizione. Una parte della maggioranza vorrebbe procedere da sola sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La maggioranza, o meglio una parte di essa, ha deciso di procedere contemporaneamente con <strong>due pesanti riforme costituzionali</strong>. La <strong>giustizia</strong> e il <strong>federalismo</strong>. Ma far andare queste due riforme di pari passo e&#8217; <strong>molto rischioso</strong>, la Lega lo sa bene per questo punta al <strong>coinvolgimento dell&#8217;opposizione</strong>.</p>
<p><span id="more-767"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/italia.jpg" alt="Politica - Italia" />Una parte della maggioranza vorrebbe <strong>procedere da sola</strong> sulla riforma della Giustizia, per non dover discutere con le varie posizioni dell&#8217;opposizione e vedersi rallentare o bloccare ogni proposta. Una riforma da fare in contemporanea con quella sul federalismo.Tuttavia la Lega teme che cosi&#8217; facendo si arrivi a una riforma del federalismo <strong>non condivisa</strong> con l&#8217;opposizione, riforma che potrebbe essere dunque <strong>cancellata alla prossima legislatura</strong>.</p>
<p>Se non possono essere portate avanti separatamente, allora che si cerchi <strong>un punto d&#8217;incontro</strong> con l&#8217;opposizione per entrambe le riforme. Quella sul <strong>federalismo</strong> e&#8217; ormai <strong>a buon punto</strong>, l&#8217;intesa e&#8217; stata trovata, buttare tutto all&#8217;aria solo perche&#8217; una parte della maggioranza punta ad una propria riforma della Giustizia sarebbe troppo. Anche perche&#8217; qualche punto d&#8217;incontro con una parte dell&#8217;opposizione e&#8217; stato trovato anche sul tema della giustizia. E anche l&#8217;opposizione vede la <strong>necessita&#8217; di fare una riforma sul sistema giudiziario</strong>. In modo diverso rispetto alla maggioranza, ma aprendo una discussione potrebbero trovare <strong>un punto di incontro</strong>.</p>
<p>Ora il rischio e&#8217; che la fretta crei una <strong>riforma peggiorativa</strong> della situazione gia&#8217; drammatica in cui versa la giustizia in Italia. La <strong>cattiva amministrazione degli esigui fondi</strong>, l&#8217;<strong>eccesso di norme e la mancanza di chiarezza</strong> assieme a tanti altri problemi non possono essere risolti dall&#8217;oggi al domani. Il ricorso a gran parte dei <strong>processi civili</strong>, nati da liti tra vicini, dovrebbero essere resi <strong>sconvenienti</strong> per le parti, e dovrebbero essere incentivati a ricorrere a <strong>soluzioni private</strong>. Mi chiedo ad esempio se non possa essere dato <strong>un ruolo ai notai</strong> in queste vicende.</p>
<p>Insomma, sulla Giustizia <strong>ci sarebbe tanto da riformare</strong>, ma occorre esaminare attentamente la <strong>situazione</strong> e le <strong>conseguenze</strong>, in questo senso <strong>aprire un tavolo di dialogo arricchirebbe la riforma</strong>. Oltre ad essere la premessa per una <strong>discussione parlamentare piu&#8217; seria e rapida</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Appunti del Sabato #23</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 06:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo cosi&#8217; &#8220;occidente-centrici&#8221; da non aver dato peso all&#8217;incontro di Fukuoka tra Cina, Giappone e Corea del Sud. I tre grandi risparmiatori asiatici, anzi mondiali. Cina e Giappone da sole detengono il 41 per cento del debito pubblico degli Stati Uniti. Ovvio quindi siano interessate sul da farsi. Il risparmio di questi Paesi potrebbe determinare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/immagini/logo.png" alt="Appunti - Last K's Voice" />Siamo cosi&#8217; &#8220;<em>occidente-centrici</em>&#8221; da non aver dato peso all&#8217;<strong>incontro di Fukuoka</strong> tra <strong>Cina</strong>, <strong>Giappone</strong> e <strong>Corea del Sud</strong>. I <strong>tre grandi risparmiatori asiatici</strong>, anzi mondiali. Cina e Giappone da sole detengono il <strong>41 per cento</strong> del debito pubblico degli Stati Uniti. Ovvio quindi siano interessate sul da farsi.</p>
<p><span id="more-775"></span></p>
<p>Il <strong>risparmio</strong> di questi Paesi potrebbe determinare l&#8217;<strong>uscita dalla crisi degli Usa</strong>. Perche&#8217; ora gli americani <strong>hanno bisogno di soldi</strong>, molti soldi, e cinesi, giapponesi e coreani potrebbero essere <strong>gli unici finanziatori disponibili</strong>. Potrebbe anche essere per loro una buona occasione per accelerare il processo di <strong>spostamento del baricentro mondiale dall&#8217;Occidente verso l&#8217;Asia</strong>, approfittando dello <strong>stallo economico e dell&#8217;inadeguatezza politica dell&#8217;Europa</strong>.</p>
<p>Insomma, questi tre Paesi asiatici, che detengono il <strong>22 per cento del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> mondiale</strong>, potrebbero muoversi assieme per &#8220;<em>salvare</em>&#8221; l&#8217;Occidente dalla crisi, <strong>ovviamente vorranno qualcosa in cambio</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Energia e ambiente, connubio vincente</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 06:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo il CCPI siamo al 44esimo posto nella classifica su clima ed energia, nonostante le nostre emissioni siano inferiori rispetto a Paesi come la Germania che invece sono al primo posto nella classifica. Ora l&#8217;Italia e la Polonia (al 45esimo posto della classifica) premono nell&#8217;ambito europeo per rimandare o rivedere il piano energetico europeo, perche&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo il <strong>CCPI</strong> siamo al <strong>44esimo posto</strong> nella classifica su clima ed energia, nonostante le nostre emissioni siano <strong>inferiori</strong> rispetto a Paesi come la <strong>Germania</strong> che invece sono <strong>al primo posto</strong> nella classifica. Ora l&#8217;<strong>Italia</strong> e la <strong>Polonia</strong> (al 45esimo posto della classifica) premono nell&#8217;ambito europeo per <strong>rimandare o rivedere il piano energetico europeo</strong>, perche&#8217; reputato <strong>troppo costoso</strong>. Ma e&#8217; veramente un bene per noi <strong>rimandare</strong> ulteriormente la <strong>politica di efficienza energetica</strong> delle nostre industrie e del trasporto?</p>
<p><span id="more-759"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/energia.jpg" alt="Energia" />Mercoledi&#8217; <strong>German Watch</strong> ha pubblicato i risultati del <a class="esterno" title="German Watch - Climate Change Performance Index 2009" href="http://www.germanwatch.org/klima/ccpi.htm"><strong>Climate Change Performance Index</strong> 2009</a>, un rapporto internazionale che ci posiziona al <strong>44esimo posto</strong>, a paridemerito col <strong>Giappone</strong>. Non si tratta di una classifica basata sull&#8217;ammontare delle emissioni, ma di un <strong>indice complesso</strong> che tiene conto di vari elementi, nei quali evidentemente <strong>siamo carenti</strong>.</p>
<p>Il <strong>Climate Change Performance Index</strong> (CCPI) compara <strong>57 Paesi</strong>, responsabili complessivamente del <strong>90 per cento delle emissioni mondiali annuali di CO2</strong>. L&#8217;indice si basa su <strong>venti indicatori differenti</strong>, che possiamo suddividere in <strong>tre macro-classi</strong> che influiscono sull&#8217;indice con pesi diversi: <strong>trend delle emissioni</strong> (pesa per il <strong>50 per cento</strong>); <strong>livello delle emissioni</strong> (pesa per il <strong>30 per cento</strong>) e <strong>politica sul clima</strong> (pesa per il <strong>20 per cento</strong>). Per questo motivo Paesi come la <strong>Germania</strong> (ma anche l&#8217;India, il Brasile e la Francia) che <strong>hanno ridotto</strong> (e stanno riducendo) sensibilmente le loro emissioni sono ai primi posti nella classifica di German Watch, altri Paesi come l&#8217;<strong>Italia</strong> (ma anche la Polonia e la Cina) che invece <strong>continuano ad incrementare</strong> le loro emissioni sono agli ultimi posti.</p>
<p>La domanda dunque e&#8217;: &#8220;<em>Puo&#8217; un Paese sviluppato in un mondo sempre piu&#8217; competitivo, non investire nel settore energetico e nell&#8217;industria?</em>&#8220;. Perche&#8217; e&#8217; questo che noi stiamo facendo. Non stiamo investendo, abbiamo un&#8217;<strong>industria inefficiente</strong>, vecchia, impianti inquinanti non tanto per il tipo di produzione, ma perche&#8217; non sono stati rinnovati negli ultimi anni. La Germania e&#8217; un Paese <strong>piu&#8217; industriale</strong> del nostro, con una <strong>produzione energetica che fa ampio uso del carbone</strong>. Eppure <strong>ha ridotto le sue emissioni</strong>, incrementando la sua <strong>efficienza energetica</strong>, le sue industrie hanno incrementato la produzione, investendo in <strong>impianti nuovi, efficienti e meno inquinanti</strong>.</p>
<p>Paesi come la Germania, il Regno Unito e la Danimarca in questi anni hanno incrementato considerevolmente la <strong>spesa in ricerca e sviluppo nel settore energetico</strong>, noi invece l&#8217;abbiamo <strong>ridotta</strong> incredibilmente (<a title="Dinamica della Spesa Pubblica in Ricerca energetica in rapporto al Pil" href="#G1">Grafico 1</a>). Ancora una volta <strong>l&#8217;Italia rischia di perdere il treno dell&#8217;efficienza energetica e industriale</strong>, perdendo ulteriore <strong>competitivita&#8217;</strong>. Non possiamo restare al livello di efficienza energetica e industriale di dieci anni fa, <strong>dobbiamo evolvere</strong> se vogliamo mantenere (o meglio incrementare) la produttivita&#8217; e la competitivita&#8217; del nostro Paese. Le nostra industrie, il nostro Paese non puo&#8217; permettersi di stare fermo. Stiamo molto attenti quando consideriamo <strong>costi e benefici</strong> del <a title="Appunti del Sabato #15" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/10/18/appunti-del-sabato-15/">pacchetto europeo del &#8220;20-20-20&#8243;</a> di pensare anche a questi elementi.<br />
<a name="G1"></a><br />
<strong>Grafico 1</strong>: Dinamica della Spesa Pubblica in Ricerca energetica in rapporto al <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span><br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/spesa-ricerca-sviluppo-energia.jpg" alt="Grafico 1 - Dinamica della Spesa Pubblica in Ricerca energetica in rapporto al Pil" /></p>
<h5>L&#8217;energia in Italia</h5>
<p>In Italia i <strong>consumi di energia primaria</strong> rispetto alla media Ue27 fanno maggiormente ricorso a <strong>petrolio e gas</strong>, il contributo del <strong>carbone</strong> e&#8217; molto basso (9 per cento dei consumi primari) e <strong>non abbiamo impianti per la generazione elettronucleare</strong>. Contrariamente a quanto si pensa, in Italia l&#8217;apporto di <strong>fonti energetiche rinnovabili</strong> sul totale dei consumi primari di energia e&#8217; leggermente piu&#8217; elevata rispetto alla media dei Paesi <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' un\'organizzazione internazionale che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall\'economia mondiale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#o&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico' );"><acronym class="uttAcronym" title="Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico">OCSE</acronym></span>, ma questo e&#8217; dovuto esclusivamente al <strong>grande apporto delle fonti idroelettriche</strong> (resta dunque un ampio margine di incremento mediante l&#8217;utilizzo di <strong>altre fonti rinnovabili</strong>). Per capire gli <strong>effetti benefici</strong> che una <strong>riduzione della quota di petrolio</strong> per i consumi energetici primari, mediante una &#8220;rivoluzione&#8221; del <strong>sistema dei trasporti</strong> (puntando ai trasporti su <strong>rotaia</strong> e rendendo efficiente la reste su <strong>strada</strong>), potrebbe avere sulla nostra economia, si pensi che <strong>in Italia la domanda di prodotti petroliferi copre il 43 per cento del totale</strong> dei consumi primari (<a title="Disponibilita' di energia per fonte" href="#G2">Grafico 2</a>), quota <strong>dovuta quasi esclusivamente al settore dei trasporti</strong>. Il trend (<a title="Disponibilita' di energia per fonte - Trend 2000-2007" href="#G3">Grafico 3</a>) comunque indica una contrazione dei consumi di petrolio (<strong>-3,1 per cento</strong> nel 2007), dovuto all&#8217;incremento del <strong>prezzo al barile</strong>. Ora che il prezzo del petrolio e&#8217; basso non dobbiamo pero&#8217; restare con le mani in mano, non dobbiamo farci trovare impreparati per quando il prezzo <strong>cominciera&#8217; a salire</strong> nuovamente.<br />
<a name="G2"></a><br />
<strong>Grafico 2</strong>: Disponibilita&#8217; di energia per fonte<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/disponibilita-energia-per-fonte-2007.jpg" alt="Grafico 2 - Disponibilita' di energia per fonte" /><br />
<a name="G3"></a><br />
<strong>Grafico 3</strong>: Disponibilita&#8217; di energia per fonte &#8211; Trend 2000-2007<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/trend-disponibilita-energia-per-fonte-2000-2007.jpg" alt="Grafico 3 - Disponibilita' di energia per fonte - Trend 2000-2007" /></p>
<p>Nel 2006 la <strong>fattura energetica complessiva</strong> era quasi di <strong>50 miliardi di euro</strong> (il <strong>3,4 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>), nel 2007 per una serie di eventi (contrazione della domanda e apprezzamento dell&#8217;euro) e&#8217; stata di <strong>46,6 miliardi di euro</strong> (il <strong>3 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>), in entrambi gli anni la <strong>fattura petrolifera</strong> ha pesato sulla fattura energetica complessiva per il <strong>57 per cento</strong>. Eppure ci spaventa un <strong>piano energetico</strong> che potrebbe costarci lo <strong>0,66 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>, ma ci farebbe risparmiare sulla fattura energetica.</p>
<p>E&#8217; pur vero che il consumo energetico dell&#8217;<strong>industria</strong> e&#8217; di gran lunga inferiore rispetto a quello <strong>civile e dei trasporti</strong> (<a title="Consumi di energia per settore di uso finale 2000-2007" href="#G4">Grafico 4</a>), pero&#8217; sui costi delle imprese incidono anche i trasporti, e un risparmio delle famiglie sule bollette energetiche si potrebbe tradurre in maggior consumo e quindi a beneficio delle industrie. Inoltre se guardiamo ai <strong>consumi di energia elettrica</strong>, l&#8217;industria incide per il <strong>45 per cento</strong> <a title="Consumi di energia elettrica per settore di uso finale (2007)" href="#G5">Grafico 5</a>.<br />
<a name="G4"></a><br />
<strong>Grafico 4</strong>: Consumi di energia per settore di uso finale 2000-2007<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/consumi-energia-settori-uso-finale-2000-2007.jpg" alt="Grafico 4 - Consumi di energia per settore di uso finale 2000-2007" /><br />
<a name="G5"></a><br />
<strong>Grafico 5</strong>: Consumi di energia elettrica per settore di uso finale (2007)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/consumi-energia-elettrica-settore-uso-finale-2007.jpg" alt="Grafico 5 - Consumi di energia elettrica per settore di uso finale (2007)" /></p>
<h5>Costi e benefici</h5>
<p>Giustamente il pacchetto clima-energia deve essere <strong>analizzato secondo un&#8217;analisi complessiva dei costi e dei benefici</strong> della sua attuazione. I <strong>costi</strong> oscillano tra lo <strong>0,51 e lo 0,66</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>, <strong>superiori rispetto a quelli di altri Paesi europei</strong> (Germania e Regno Unito tra tutti). Eppure la nostra <strong>intensita&#8217; energetica</strong> e&#8217; inferiore, le nostre <strong>emissioni e consumi</strong> in rapporto al numero degli abitanti e&#8217; minore. A fare la differenza, a rendere <strong>costoso</strong> per noi il piano energetico e&#8217; la <strong>bassa efficienza negli usi finali dell&#8217;energia</strong>, a partire dal  <strong>residenziale</strong>, ma anche dei <strong>trasporti</strong>, dell&#8217;<strong>industria</strong> e dei <strong>servizi</strong>. Insomma, <strong>siamo inefficienti</strong>.</p>
<p>Colmare questa inefficienza e&#8217; un costo o un investimento? A mio avviso e&#8217; <strong>un investimento</strong>. Gli interventi sull&#8217;<strong>efficienza degli usi finali dell&#8217;energia</strong> consentirebbero: la <strong>minore importazione di combustibili fossili</strong> (questo ridurrebbe il peso del prezzo del petrolio dal nostro tasso di inflazione ad esempio); gli altri benefici riguardano la <strong>competizione tecnologica</strong>, che ci vede molto (troppo) indietro, recuperando terreno ne guadagneremmo in <strong>competitivita&#8217;</strong>. Gli investimenti nell&#8217;efficienza energetica degli usi finali hanno <strong>effetti moltiplicativi sull&#8217;economia</strong>, si pensi ad esempio alle <strong>nuove imprese</strong> nate in altri Paesi grazie agli investimenti in questo ambito, ai <strong>posti di lavoro</strong> e alle <strong>riduzioni dei costi</strong> nelle bollette energetiche per famiglie e imprese. Si pensi ai risparmi che deriverebbero da un <strong>sistema dei trasporti efficiente</strong>.</p>
<p>Forse rappresenta un <strong>pesante costo nei prossimi due o tre anni</strong>, ma pensiamo veramente di poter continuare a stare indietro rispetto agli altri Paesi europei come Francia, Germania, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Spagna, ecc.? Se non sosteniamo questo costo nei prossimi tre anni, i <strong>mancati benefici</strong> ci costeranno molto piu&#8217; cari, per i prossimi dieci anni.</p>
<p>Intervenire a favore dell&#8217;efficienza energetica negli usi finali non e&#8217; solo importante per il clima (che magari qualcuno potrebbe ritenere superfluo in momenti di crisi economica), ma <strong>e&#8217; importante anche per l&#8217;economia</strong>. Il rischio e&#8217; che la <strong>politica</strong> (spinta dalle <strong>imprese meno efficienti e piu&#8217; protette</strong>) usi lo <strong>spauracchio dei costi</strong> del piano energetico per non investire nell&#8217;<strong>energia</strong>, per non riformare il sistema dei <strong>trasporti</strong>, per non ridurre il <strong>fabbisogno energetico</strong> da fonti di importazione, quali <strong>gas naturale e petrolio</strong> (<a title="Confronto del mix delle fonti energetiche tra Italia e media Europa (2005)" href="#G6">Grafico 6</a> e <a title="Consumi finali per settore e per fonte (2007)" href="#T1">Tabella 1</a>). Facendo risparmiare a queste poche imprese inefficienti e protette, <strong>a spese della competitivita&#8217; dell&#8217;intero Paese</strong>, a spese di bollette sempre piu&#8217; care, a spese di una rete dei trasporti inefficiente e costosa, a spese di una dipendenza energetica da Paesi spesso instabili. E&#8217; questo che vogliamo?<br />
<a name="G6"></a><br />
<strong>Grafico 6</strong>: Confronto del mix delle fonti energetiche tra Italia e media Europa (2005)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/confronto-mix-fonti-italia-media-europa-2005.jpg" alt="Grafico 6 - Confronto del mix delle fonti energetiche tra Italia e media Europa (2005)" /><br />
<a name="T1"></a><br />
<strong>Tabella 1</strong>: Consumi finali per settore e per fonte (2007)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/consumi-finali-per-settore-fonte-2007.jpg" alt="Tabella 1 - Consumi finali per settore e per fonte (2007)" /></p>
<p>Cosi&#8217; non si va avanti, pare proprio che <strong>l&#8217;Italia intera</strong> soffra della <strong>sindrome NIMBY</strong> (Not In My Back Yard) che <strong>impedisce una politica energetica di largo respiro</strong> in grado di offrire una visione coerente con <strong>le sfide della contemporaneita&#8217;</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Debito pubblico: il peccato originale</title>
		<link>http://www.lkv.it/wp/archives/2008/12/10/debito-pubblico-il-peccato-originale/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 06:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Competitività]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Enti locali]]></category>
		<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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		<category><![CDATA[Sistema pensionistico]]></category>
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		<description><![CDATA[Per comprendere l&#8217;evoluzione del debito pubblico in Italia dobbiamo partire da lontano, dalla conclusione di quell&#8217;incredibile e forse irripetibile boom economico. Per passare poi agli anni della svalutazione, dell&#8217;inflazione e poi dell&#8217;inesorabile crescita del debito pubblico. Nel 1950 il nostro era un Paese molto piu&#8217; povero rispetto alla Francia e alla Germania. Un operaio italiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per comprendere l&#8217;<strong>evoluzione del debito pubblico</strong> in Italia dobbiamo partire da lontano, dalla conclusione di quell&#8217;incredibile e forse irripetibile <strong>boom economico</strong>. Per passare poi agli <strong>anni della svalutazione</strong>, dell&#8217;<strong>inflazione</strong> e poi dell&#8217;inesorabile <strong>crescita del debito pubblico</strong>.</p>
<p><span id="more-754"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/italia.jpg" alt="Economia - Italia" />Nel 1950 il nostro era un Paese <strong>molto piu&#8217; povero rispetto alla Francia e alla Germania</strong>. Un operaio italiano guadagnava <strong>un sesto rispetto ad un operaio tedesco</strong> e <strong>la meta&#8217; di uno francese</strong>, <strong>due italiani su cento</strong> possedevano una macchina, mentre in Germania quattro tedeschi su cento e in Francia sei francesi su cento. Insomma, eravamo molto piu&#8217; poveri, ma il contesto internazionale e la nostra fame di crescita costituivano gli <strong>ingredienti adatti</strong> per quanto ci stava per accadere.</p>
<h5>La competitivita&#8217; italiana</h5>
<p>Dopo la <strong>seconda guerra mondiale</strong> infatti l&#8217;economia globale aveva cominciato a <strong>crescere rapidamente</strong>, trainata dalla <strong>locomotiva americana</strong>, il <strong>basso costo del petrolio</strong> (tra i 2 e i 3 dollari al barile) permetteva un basso costo dell&#8217;energia. Il <strong>basso costo dell&#8217;energia</strong>, sommato alla particolarita&#8217; italiana dei <strong>bassi salari</strong>, ci dava un <strong>vantaggio competitivo</strong>, eravamo i cinesi d&#8217;Europa. In questo modo il nostro <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> comincio&#8217; a <strong>crescere piu&#8217; velocemente degli altri</strong>, la crescita del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> italiano supero&#8217; quella del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> della Francia e della Germania <strong>sei volte negli anni &#8217;50</strong> e <strong>cinque volte negli anni &#8217;60</strong>. Una situazione favorevole che permise all&#8217;Italia <strong>tra il 1950 e il 1973</strong> di <strong>triplicare i redditi degli italiani</strong> e di sviluppare il <strong>settore industriale e gli investimenti</strong>.</p>
<p>Nel <strong>1973</strong> avevamo ormai quasi raggiunto gli altri Paesi, il <strong>30 per cento</strong> degli italiani possedevano una macchina, quasi quanto in Francia e Germania. Non avevamo i loro redditi, ma <strong>ci eravamo avvicinati</strong> a una velocita&#8217; impensabile. Ed era tutta l&#8217;Italia ad essere cresciuta, anzi, <strong>al Sud la crescita era ancora piu&#8217; rapida che al Nord</strong>. Si pensi che mentre nel 1948 il reddito medio di un abitante del Sud Italia era pari al <strong>47 per cento</strong> di quello di un abitante del Nord Italia, questa percentuale nel 1975 era del <strong>60 per cento</strong>. Differenziale ridotto soprattutto grazie all&#8217;<strong>emigrazione verso le fabbriche del Nord</strong> dei padri di famiglia del Sud, che riuscivano a mandare alle proprie famiglie gran parte del loro stipendio.</p>
<h5>Fine della competitivita&#8217;</h5>
<p>Ma la <strong>competitivita&#8217; dovuta ai bassi salari</strong>, non e&#8217; eterna, in Italia duro&#8217; <strong>vent&#8217;anni</strong>, il ricco contesto europeo nel quale si trovava l&#8217;Italia non permise di prolungare oltre questa situazione. Cominciarono <strong>alla fine degli anni &#8217;60 e agli inizi degli anni &#8217;70</strong> le rivendicazioni salariali e gli scioperi. In questo modo <strong>tra il 1968 e il 1973</strong> il livello dei salari degli operai <strong>raddoppio&#8217;</strong>. Il secondo fattore produttivo che incremento&#8217; il suo costo fu l&#8217;<strong>energia</strong>. Il <strong>6 Ottobre del 1973</strong> Egitto e Siria attaccarono Israele, il <strong>17 Ottobre</strong> la guerra volge al termine, con la vittoria di Israele, con un colpo di coda i <strong>Paese produttori di petrolio</strong> (Opec) decidono di ridurre (e in alcuni casi bloccare) le esportazioni di petrolio verso i Paesi occidentali. Il <strong>prezzo del petrolio</strong> al barile passa in breve tempo <strong>da 3 dollari a 12 dollari</strong>, rapportato ai giorni nostri (tassi di cambio del 2007) significa un incremento da 10 a 40 dollari.</p>
<p>Svaniscono cosi&#8217; i vantaggi dell&#8217;Italia, <strong>raddoppiando i salari e quadruplicando il prezzo del petrolio</strong>. L&#8217;Italia a questo punto ha due strade da percorrere, operare una <strong>pesante riforma strutturale</strong>, cercando una nuova strada per la crescita, cercando di trovare la sua competitivita&#8217; in altri fattori ad esempio, puntando alla soluzione dei suoi problemi. Oppure <strong>non affrontare il problema</strong>. Ovviamente sceglie la seconda strada, <strong>piu&#8217; facile</strong> nel breve periodo, ma che si dimostrera&#8217; <strong>disastrosa</strong> nel medio-lungo periodo.</p>
<h5>L&#8217;inizio della fine</h5>
<p>Se le imprese non possono piu&#8217; affrontare <strong>costi di energia e lavoro</strong> cosi&#8217; alti, arriva l&#8217;<strong>intervento pubblico</strong> a salvare chi strilla di piu&#8217;, o chi porta piu&#8217; voti. Che siano essi <strong>pensionati, operai, piccole imprese o abitanti del Sud</strong>. Interventi che finiscono per pesare sul <strong>bilancio dello Stato</strong>. Ad aggravare il tutto vi era una classe dirigente formata da un <strong>partito di maggioranza relativa</strong> (Dc) che di volta in volta non potendo governare da sola si alleava con <strong>socialisti e socialdemocratici</strong>. In piu&#8217; <strong>Dc e Psi</strong> erano grossi partiti formati da <strong>fazioni interne e correnti</strong> piu&#8217; o meno forti, che pero&#8217; <strong>minavano la stabilita&#8217; delle maggioranze</strong>, riducendo di molto la vita media dei governi. Quindi una <strong>politica debole</strong>, che per reggersi doveva <strong>accontentare tutti e non scontentare nessuno</strong>. Rimandando all&#8217;infinito quelle <strong>riforme necessarie ma impopolari</strong>.</p>
<p>Nella politica dell&#8217;<strong>aiuto statale</strong>, della spesa alta, nacque nel 1970 lo <strong>Statuto dei lavoratori</strong> e nel 1975 la <strong>scala mobile</strong> venne estesa a tutti i lavoratori. In questo modo i lavoratori vedevano i loro salari crescere in base all&#8217;inflazione dell&#8217;anno precedente, facendo pero&#8217; cosi&#8217; aumentare l&#8217;inflazione di quell&#8217;anno e cosi&#8217; via in una <strong>spirale prezzi salari</strong> che fece crescere l&#8217;inflazione in Italia <strong>a due cifre</strong>. In piu&#8217; nel 1971 gli Stati Uniti dichiararono <strong>conclusi gli accordi di Bretton Woods</strong> del 1944 sui <strong>tassi di cambio</strong>.  </p>
<h5>La competitivita&#8217; ritrovata</h5>
<p>Ecco dunque la <strong>grandiosa idea</strong>, usare la <strong>svalutazione</strong> della lira come vantaggio competitivo. Svalutando la lira si poteva <strong>riconquistare competitivita&#8217; sui costi</strong> confronto ai Paesi in cui esportavamo i nostri prodotti. Recuperammo in questo modo competitivita&#8217; e <strong>margini di profitto</strong>. Ma si tratta di <strong>un trucco che dura poco</strong>, basta infatti che lo utilizzino anche altri Paesi nostri concorrenti ed ecco svanire il vantaggio. Cosi&#8217; con l&#8217;<strong>inflazione</strong> da una parte e la <strong>svalutazione</strong> dall&#8217;altra l&#8217;Italia riusci per qualche anno a <strong>continuare la sua crescita</strong> truccata accontentando tutti, imprese e lavoratori. Ma c&#8217;erano comunque <strong>imprese che non ce la facevano</strong>, dunque per loro <strong>aumentarono gli aiuti statali</strong>, con la <strong>cassa integrazione guadagni</strong> e i <strong>prepensionamenti</strong>. Anche le <strong>piccole imprese</strong> (che costituivano il <strong>97 per cento</strong> del totale) ricevettero forti aiuti, sotto forma di <strong>incentivi</strong>. Imprese che avevano vantaggi a restare piccole. In questo periodo, tra la <strong>meta&#8217; degli anni &#8217;70</strong> e la <strong>prima meta&#8217; degli anni &#8217;90</strong> nacquero e si diffusero anche le <strong>pensioni non coperte dai contributi</strong>. Che aggravarono ulteriormente la gia&#8217; drammatica situazione del bilancio pubblico (il <a class="esterno" title="Sull’Italia pesa il debito pensionistico" href="http://phastidio.net/2008/12/09/sullitalia-pesa-il-debito-pensionistico/">debito previdenziale</a> viene oggi stimato <strong>tra il 120 e il 140 del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>).</p>
<h5>Troppa inflazione</h5>
<p>Questo sistema permise di <strong>conservare la crescita</strong> (anche se in misura molto ridotta rispetto a prima) fino agli <strong>inizi degli anni &#8217;80</strong>. In questo periodo il petrolio subi&#8217; una <strong>nuova impennata</strong> e il <strong>tasso di inflazione</strong> sfioro&#8217; il <strong>20 per cento</strong>. Cosi&#8217; prendendo finalmente atto della <strong>pericolosita&#8217; dell&#8217;inflazione</strong> il 14 Febbraio 1984 il Governo Craxi taglio&#8217; la scala mobile di <strong>4 punti percentuali</strong>. Inoltre, nel 1981 ci fu anche il <strong>divorzio tra la Banca d&#8217;Italia e il Tesoro</strong>, la politica monetaria e il controllo dell&#8217;inflazione non erano piu&#8217; facili armi politiche, e la <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> non era piu&#8217; costretta a sottoscrivere i <strong>titoli del debito pubblico</strong>. Da questo momento se il Tesoro voleva finanziarsi tramite l&#8217;emissione di titoli pubblici, l&#8217;avrebbe dovuto fare <strong>a prezzi di mercato</strong>.</p>
<h5>Debito pubblico</h5>
<p>Il fatto che il <strong>debito pubblico</strong> fosse diventato <strong>piu&#8217; costoso</strong> non fermo&#8217; pero&#8217; la politica dell&#8217;indebitamento e della spesa pubblica. Cosi&#8217; dopo il <strong>decennio dell&#8217;inflazione</strong> (anni &#8217;70) arrivo&#8217; il <strong>tempo del debito pubblico</strong> (anni &#8217;80), proseguendo anche con le <strong>svalutazioni della lira</strong>, per non perdere troppa competitivita&#8217;.</p>
<p>Negli <strong>anni &#8217;90</strong> pero&#8217; avviene un importante mutamento delle condizioni. Da un lato lo <strong>scandalo di Mani pulite</strong>, dall&#8217;altro un <strong>debito pubblico al 120 per cento del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong> e la perdita continua di competitivita&#8217; con un <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> che cresce sempre meno. L&#8217;Italia e&#8217; <strong>vicina alla crisi finanziaria</strong>. Alto debito pubblico, spesa incontrollabile, margini ridotti per gli aumenti della tassazione. L&#8217;Italia e&#8217; <strong>in trappola</strong> e gli speculatori ne approfittano. L&#8217;Italia e&#8217; dunque <strong>costretta a svalutare</strong> fino ad uscire dal <strong>Sistema monetario europeo</strong> nel Settembre del 1992.</p>
<p>In queste condizioni drammatiche, il <strong>Governo Amato</strong> ridusse il debito pubblico tendenziale di <strong>90 mila miliardi di lire</strong>. Una cifra enorme, il <strong>7 per cento del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>. Nel 1993 <strong>Ciampi</strong> continuo&#8217; l&#8217;opera siglando un <strong>accordo di moderazione salariale</strong>. Con il <strong>Trattato di Maastricht</strong> del 1991, con <strong>Amato, Ciampi, Dini e Prodi</strong> l&#8217;Italia inizio&#8217; il <strong>difficile cammino verso l&#8217;equilibrio del bilancio</strong>, con la prospettiva e il desiderio dell&#8217;<strong>ingresso nell&#8217;euro</strong>. Il <strong>rapporto tra deficit pubblico e <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong> scese <strong>dal 10 al 3 per cento</strong> e la <strong>spesa pubblica al netto degli interessi</strong> scese <strong>dal 43 al 41 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>. Dal 1994 al 2001 l&#8217;<strong>indebitamento delle pubbliche amministrazioni</strong> e&#8217; diminuito di <strong>quasi 8 punti</strong> (da 9,3 a 1,4).</p>
<h5>C&#8217;e&#8217; ancora tanto da fare</h5>
<p>Ma la storia non e&#8217; ancora finita, il nostro debito pubblico e&#8217; <strong>ancora troppo elevato</strong>, la nostra <strong>spesa pubblica</strong> puo&#8217; ancora essere ridotta. Per ridurre il debito pubblico occorre infatti una <strong>riduzione della spesa</strong>, i margini per un <strong>incremento della tassazione</strong> non esistono, a meno di ulteriori perdite di competitivita&#8217;. Ci sono invece ampi margini per un <strong>recupero dell&#8217;evasione</strong> (a patto che non si traduca in un incremento della spesa), in questo senso una riduzione (anche se modesta) della tassazione puo&#8217; essere di grande aiuto. Dunque una riduzione del deficit, con l&#8217;obiettivo di ottenere un avanzo. Le altre strade <strong>non sono consigliabili</strong> (una comporterebbe l&#8217;<strong>acquisto dei titoli pubblici da parte della banca centrale</strong>, il che comporta un aumento dell&#8217;inflazione, l&#8217;altra e&#8217; quella di <strong>non rimborsare i titoli del debito pubblico</strong>, tecnica Argentina).</p>
<p>Comunque <strong>la vera sfida e&#8217; il <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>, dobbiamo riprendere a crescere quanto o piu&#8217; degli altri, e per farlo <strong>dobbiamo capire il nostro ruolo internazionale</strong>, occorre <strong>investire in tecnologia e conoscenza</strong>, creare un <strong>capitale umano</strong> capace di accogliere le nuove sfide, creare un terreno fertile per accogliere il <strong>capitale straniero</strong>, eliminare le <strong>distorsioni alla concorrenza</strong>, togliendo tutti quegli incentivi e sussidi che creano <strong>disincentivi allo sviluppo e alla crescita</strong>. Eliminare gli <strong>enti inutili</strong> e controllare e responsabilizzare gli <strong>enti pubblici</strong>, terreno fertile per aumenti di spesa improduttiva e favori poco trasparenti.</p>
<p>Questa e&#8217; la sfida che dobbiamo affrontare, recuperare quella <strong>competitivita&#8217;</strong> perduta da tempo, ma recuperarla <strong>in una prospettiva di medio-lungo periodo</strong>, senza trucchi, con uno sviluppo reale.</p>
<p><strong>Grafico 1</strong>: andamento del Debito pubblico e del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> dal 1970 al 2009<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/serie-storiche-1970-2009-valori-pil-debito.jpg" alt="Grafico 1 - andamento del Debito pubblico e del Pil dal 1970 al 2009" /></p>
<p><strong>Grafico 2</strong>: andamento del rapporto Debito/Pil dal 1970 al 2009<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/serie-storiche-1970-2009-rapporto-debito-pil.jpg" alt="Grafico 2 - andamento del rapporto Debito/Pil dal 1970 al 2009" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>La questione (im)morale</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 06:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Veltroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna in auge il tema della &#8220;questione morale&#8220;, dopo gli &#8220;scandali&#8221; che hanno colpito le amministrazioni di due importanti sindaci del Pd, Domenici e Iervolino. Non mi interessa entrare nel merito della questione, mi sembra invece piu&#8217; interessante fare un discorso piu&#8217; ampio. Perche&#8217; mai il Pd dovrebbe mettere al primo posto la questione morale? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torna in auge <strong>il tema della &#8220;<em>questione morale</em>&#8220;</strong>, dopo gli &#8220;scandali&#8221; che hanno colpito le amministrazioni di due importanti sindaci del Pd, <strong>Domenici</strong> e <strong>Iervolino</strong>. Non mi interessa entrare nel merito della questione, mi sembra invece piu&#8217; interessante fare un <strong>discorso piu&#8217; ampio</strong>. Perche&#8217; mai il Pd dovrebbe mettere al primo posto la questione morale? E&#8217; veramente questo il problema?</p>
<p><span id="more-740"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/partito-democratico.jpg" alt="Politica - Partito Democratico" />All&#8217;indomani di <strong>Tangentopoli</strong> il Pci uscitone quasi indenne si era ritrovato con la strada spianata, <strong>spariti i socialisti</strong> e piu&#8217; in la, <strong>sparita la Dc</strong>. Dunque in quel vento da &#8220;<em>pulizia in politica</em>&#8221; ha cavalcato l&#8217;onda facendo della morale in politica il centro di tutto. Non fu la sola, anche <strong>Berlusconi</strong>, appena sceso in politica lo fece proprio impugnando la bandiera della <strong>questione morale</strong>.</p>
<p>Ma il <strong>comportamento retto dei politici</strong> non puo&#8217; essere usato ad appannaggio di uno o di un altro partito, deve essere <strong>comune</strong> alla politica tutta. Quindi non ha assolutamente senso dirsi superiori moralmente, <strong>tanto piu&#8217; se non e&#8217; vero</strong>. Questa <strong>legge elettorale</strong> inoltre <strong>complica la situazione</strong>, perche&#8217; rende i vertici dei partiti direttamente responsabili dei comportamenti degli eletti. Se sono io a scegliere il candidato, per allontanare da me la responsabilita&#8217; del suo comportamento <strong>non e&#8217; piu&#8217; sufficiente allontanarlo</strong> dal partito.</p>
<p>La cosiddetta questione morale deriva (oltre che in generale da comportamenti volti a soddisfare il proprio interesse personale a discapito di quello generale) da <strong>legami impropri tra politica e mondo degli affari</strong>, legami che sono sempre esistiti, in tutti i partiti e in tutti i politici che hanno avuto responsabilita&#8217; amministrative, <strong>dal piccolo Comune al Governo nazionale</strong>. Questi legami sono <strong>impropri</strong> quando <strong>non sono trasparenti</strong>, quando vengono fatti a vantaggio di qualcuno e a svantaggio delle leggi e delle <strong>regole del mercato e della politica</strong>. Eppure non tutti questi comportamenti provocano uguali reazioni.</p>
<p>La gestione di <strong>Alitalia</strong> rientra in questo ambito, eppure nessuno si e&#8217; scandalizzato, il motivo non sono sicuro sia dovuto al fatto che a gestirlo non sia stata la sinistra. Tanto e&#8217; vero che la gestione simile della privatizzazione di <strong>Telecom Italia</strong> operata dalla sinistra, ugualmente non ha suscitato lo scandalo che invece avrebbe dovuto suscitare. Allora a scandalizzare e&#8217; solo il fatto che <strong>non ne veniamo informati</strong>, non tanto dei dettagli, ma del fatto in se&#8217;? Forse si, forse e&#8217; proprio cosi&#8217;, eppure la sinistra ha sempre difeso la sua presunta superiorita&#8217; morale, che le derivava nel non avere evidenti legami col mondo degli affari, nel non avere dei grossi ed evidenti <strong>conflitti di interesse</strong>. Una <strong>superiorita&#8217; apparente</strong>, che pero&#8217; non inganna a lungo.</p>
<p>Anzi, rischia di essere <strong>controproducente</strong>. Perche&#8217; <strong>chi vota per il centrodestra</strong> ha ormai <strong>interiorizzato e perdonato</strong> i legami col mondo degli affari e i conflitti di interesse interni al centrodestra (o votandoli proprio per questo, in base alla convinzione che il successo nel settore privato determini una miglior capacita&#8217; di raggiungere il successo nel settore pubblico). Mentre <strong>chi vota il centrosinistra</strong> in qualche caso e&#8217; spinto dalla contrapposizione ai legami col mondo degli affari, contro i conflitti di interesse, difficilmente perdonera&#8217; il centrosinistra una volta emersi questi comportamenti anche in questa coalizione.</p>
<p>Bisogna che si scrivano <strong>regole chiare uguali per tutti</strong>, altrimenti i mille conflitti di interesse (che hanno tutti, politici-imprenditori, politici-avvocati, politici-padri di famiglia) rischiano di <strong>pesare piu&#8217; in un partito che in un altro</strong>, non perche&#8217; piu&#8217; presenti nel primo, ma perche&#8217; alcuni elettori del primo partito <strong>mal sopportano</strong> questi comportamenti. E li sopportano meno non perche&#8217; siano moralmente superiori agli elettori dell&#8217;altro partito, ma semplicemente perche&#8217; <strong>si sentono ingannati</strong>.</p>
<p>Serve dunque <strong>trasparenza</strong>, <strong>regole</strong> e <strong>onesta&#8217; con i propri elettori</strong>. Per essere onesti con i propri elettori <strong>non bisogna ingannarli</strong> e per quanto possibile <strong>non bisogna deluderli</strong>. Quanti elettori invece sono stati delusi dal centrosinistra, quanti di loro si sono sentiti ingannati. Delusi e ingannati prima da una coalizione che al Governo <strong>non e&#8217; riuscita a creare quelle regole di trasparenza e gestione dei conflitti di interessi</strong>, un Governo <strong>incapace di decidere</strong> anche in altri ambiti, conflittuale, con <strong>mille idee diverse e spesso contrapposte</strong> che non riuscivano a trovare una sintesi da portare avanti.</p>
<p>E poi arrivo&#8217; <strong>Veltroni</strong>, indicando una soluzione a questi problemi, <strong>senza trovarla</strong>. I conflitti restano, in miniatura rispetto all&#8217;Unione, ma restano. Eppure le divisioni non sono poi un problema insormontabile in democrazia, <strong>il problema e&#8217; l&#8217;incapacita&#8217; di gestire queste differenze</strong>. Differenze che nelle loro proporzioni <strong>non rispecchiano quelle interne al corpo elettorale</strong>. E questo <strong>complica le cose</strong>, sarebbe interessante capire quanta di questa asimmetria deriva dalla <strong>legge elettorale</strong>, e ancor piu&#8217; dall&#8217;<strong>assenza di primarie vere</strong> che partano dalla base e su su fino ai vertici. </p>
<p>Se il problema all&#8217;interno del Pd fosse solo la &#8220;<em>questione morale</em>&#8220;, basterebbe buttar fuori le &#8220;<em>mele marce</em>&#8220;, ma <strong>i problemi sono ben altri</strong>, e&#8217; una crisi piu&#8217; profonda, e&#8217; uno <strong>squarcio tra partito e cittadini</strong> che rischia di aggravarsi irrimediabilmente. Si punta il <strong>dito</strong> contro le televisioni e il quasi monopolio di Berlusconi, che al massimo puo&#8217; muovere una parte di quel <strong>10 per cento</strong> di indecisi, ma non si vede quella <strong>luna</strong> fatta degli elettori delusi dal Pd che si rischia di perdere per sempre. Elettori <strong>orfani di un partito</strong> che prima o poi qualcuno adottera&#8217;.</p>]]></content:encoded>
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