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	<title>Last K’s Voice &#187; Disinformati</title>
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	<description>Weblog di Informazione Economica, Politica e d’attualita’</description>
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		<title>Energia e ambiente, connubio vincente</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 06:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo il CCPI siamo al 44esimo posto nella classifica su clima ed energia, nonostante le nostre emissioni siano inferiori rispetto a Paesi come la Germania che invece sono al primo posto nella classifica. Ora l&#8217;Italia e la Polonia (al 45esimo posto della classifica) premono nell&#8217;ambito europeo per rimandare o rivedere il piano energetico europeo, perche&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo il <strong>CCPI</strong> siamo al <strong>44esimo posto</strong> nella classifica su clima ed energia, nonostante le nostre emissioni siano <strong>inferiori</strong> rispetto a Paesi come la <strong>Germania</strong> che invece sono <strong>al primo posto</strong> nella classifica. Ora l&#8217;<strong>Italia</strong> e la <strong>Polonia</strong> (al 45esimo posto della classifica) premono nell&#8217;ambito europeo per <strong>rimandare o rivedere il piano energetico europeo</strong>, perche&#8217; reputato <strong>troppo costoso</strong>. Ma e&#8217; veramente un bene per noi <strong>rimandare</strong> ulteriormente la <strong>politica di efficienza energetica</strong> delle nostre industrie e del trasporto?</p>
<p><span id="more-759"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/energia.jpg" alt="Energia" />Mercoledi&#8217; <strong>German Watch</strong> ha pubblicato i risultati del <a class="esterno" title="German Watch - Climate Change Performance Index 2009" href="http://www.germanwatch.org/klima/ccpi.htm"><strong>Climate Change Performance Index</strong> 2009</a>, un rapporto internazionale che ci posiziona al <strong>44esimo posto</strong>, a paridemerito col <strong>Giappone</strong>. Non si tratta di una classifica basata sull&#8217;ammontare delle emissioni, ma di un <strong>indice complesso</strong> che tiene conto di vari elementi, nei quali evidentemente <strong>siamo carenti</strong>.</p>
<p>Il <strong>Climate Change Performance Index</strong> (CCPI) compara <strong>57 Paesi</strong>, responsabili complessivamente del <strong>90 per cento delle emissioni mondiali annuali di CO2</strong>. L&#8217;indice si basa su <strong>venti indicatori differenti</strong>, che possiamo suddividere in <strong>tre macro-classi</strong> che influiscono sull&#8217;indice con pesi diversi: <strong>trend delle emissioni</strong> (pesa per il <strong>50 per cento</strong>); <strong>livello delle emissioni</strong> (pesa per il <strong>30 per cento</strong>) e <strong>politica sul clima</strong> (pesa per il <strong>20 per cento</strong>). Per questo motivo Paesi come la <strong>Germania</strong> (ma anche l&#8217;India, il Brasile e la Francia) che <strong>hanno ridotto</strong> (e stanno riducendo) sensibilmente le loro emissioni sono ai primi posti nella classifica di German Watch, altri Paesi come l&#8217;<strong>Italia</strong> (ma anche la Polonia e la Cina) che invece <strong>continuano ad incrementare</strong> le loro emissioni sono agli ultimi posti.</p>
<p>La domanda dunque e&#8217;: &#8220;<em>Puo&#8217; un Paese sviluppato in un mondo sempre piu&#8217; competitivo, non investire nel settore energetico e nell&#8217;industria?</em>&#8220;. Perche&#8217; e&#8217; questo che noi stiamo facendo. Non stiamo investendo, abbiamo un&#8217;<strong>industria inefficiente</strong>, vecchia, impianti inquinanti non tanto per il tipo di produzione, ma perche&#8217; non sono stati rinnovati negli ultimi anni. La Germania e&#8217; un Paese <strong>piu&#8217; industriale</strong> del nostro, con una <strong>produzione energetica che fa ampio uso del carbone</strong>. Eppure <strong>ha ridotto le sue emissioni</strong>, incrementando la sua <strong>efficienza energetica</strong>, le sue industrie hanno incrementato la produzione, investendo in <strong>impianti nuovi, efficienti e meno inquinanti</strong>.</p>
<p>Paesi come la Germania, il Regno Unito e la Danimarca in questi anni hanno incrementato considerevolmente la <strong>spesa in ricerca e sviluppo nel settore energetico</strong>, noi invece l&#8217;abbiamo <strong>ridotta</strong> incredibilmente (<a title="Dinamica della Spesa Pubblica in Ricerca energetica in rapporto al Pil" href="#G1">Grafico 1</a>). Ancora una volta <strong>l&#8217;Italia rischia di perdere il treno dell&#8217;efficienza energetica e industriale</strong>, perdendo ulteriore <strong>competitivita&#8217;</strong>. Non possiamo restare al livello di efficienza energetica e industriale di dieci anni fa, <strong>dobbiamo evolvere</strong> se vogliamo mantenere (o meglio incrementare) la produttivita&#8217; e la competitivita&#8217; del nostro Paese. Le nostra industrie, il nostro Paese non puo&#8217; permettersi di stare fermo. Stiamo molto attenti quando consideriamo <strong>costi e benefici</strong> del <a title="Appunti del Sabato #15" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/10/18/appunti-del-sabato-15/">pacchetto europeo del &#8220;20-20-20&#8243;</a> di pensare anche a questi elementi.<br />
<a name="G1"></a><br />
<strong>Grafico 1</strong>: Dinamica della Spesa Pubblica in Ricerca energetica in rapporto al <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span><br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/spesa-ricerca-sviluppo-energia.jpg" alt="Grafico 1 - Dinamica della Spesa Pubblica in Ricerca energetica in rapporto al Pil" /></p>
<h5>L&#8217;energia in Italia</h5>
<p>In Italia i <strong>consumi di energia primaria</strong> rispetto alla media Ue27 fanno maggiormente ricorso a <strong>petrolio e gas</strong>, il contributo del <strong>carbone</strong> e&#8217; molto basso (9 per cento dei consumi primari) e <strong>non abbiamo impianti per la generazione elettronucleare</strong>. Contrariamente a quanto si pensa, in Italia l&#8217;apporto di <strong>fonti energetiche rinnovabili</strong> sul totale dei consumi primari di energia e&#8217; leggermente piu&#8217; elevata rispetto alla media dei Paesi <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' un\'organizzazione internazionale che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall\'economia mondiale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#o&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico' );"><acronym class="uttAcronym" title="Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico">OCSE</acronym></span>, ma questo e&#8217; dovuto esclusivamente al <strong>grande apporto delle fonti idroelettriche</strong> (resta dunque un ampio margine di incremento mediante l&#8217;utilizzo di <strong>altre fonti rinnovabili</strong>). Per capire gli <strong>effetti benefici</strong> che una <strong>riduzione della quota di petrolio</strong> per i consumi energetici primari, mediante una &#8220;rivoluzione&#8221; del <strong>sistema dei trasporti</strong> (puntando ai trasporti su <strong>rotaia</strong> e rendendo efficiente la reste su <strong>strada</strong>), potrebbe avere sulla nostra economia, si pensi che <strong>in Italia la domanda di prodotti petroliferi copre il 43 per cento del totale</strong> dei consumi primari (<a title="Disponibilita' di energia per fonte" href="#G2">Grafico 2</a>), quota <strong>dovuta quasi esclusivamente al settore dei trasporti</strong>. Il trend (<a title="Disponibilita' di energia per fonte - Trend 2000-2007" href="#G3">Grafico 3</a>) comunque indica una contrazione dei consumi di petrolio (<strong>-3,1 per cento</strong> nel 2007), dovuto all&#8217;incremento del <strong>prezzo al barile</strong>. Ora che il prezzo del petrolio e&#8217; basso non dobbiamo pero&#8217; restare con le mani in mano, non dobbiamo farci trovare impreparati per quando il prezzo <strong>cominciera&#8217; a salire</strong> nuovamente.<br />
<a name="G2"></a><br />
<strong>Grafico 2</strong>: Disponibilita&#8217; di energia per fonte<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/disponibilita-energia-per-fonte-2007.jpg" alt="Grafico 2 - Disponibilita' di energia per fonte" /><br />
<a name="G3"></a><br />
<strong>Grafico 3</strong>: Disponibilita&#8217; di energia per fonte &#8211; Trend 2000-2007<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/trend-disponibilita-energia-per-fonte-2000-2007.jpg" alt="Grafico 3 - Disponibilita' di energia per fonte - Trend 2000-2007" /></p>
<p>Nel 2006 la <strong>fattura energetica complessiva</strong> era quasi di <strong>50 miliardi di euro</strong> (il <strong>3,4 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>), nel 2007 per una serie di eventi (contrazione della domanda e apprezzamento dell&#8217;euro) e&#8217; stata di <strong>46,6 miliardi di euro</strong> (il <strong>3 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>), in entrambi gli anni la <strong>fattura petrolifera</strong> ha pesato sulla fattura energetica complessiva per il <strong>57 per cento</strong>. Eppure ci spaventa un <strong>piano energetico</strong> che potrebbe costarci lo <strong>0,66 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>, ma ci farebbe risparmiare sulla fattura energetica.</p>
<p>E&#8217; pur vero che il consumo energetico dell&#8217;<strong>industria</strong> e&#8217; di gran lunga inferiore rispetto a quello <strong>civile e dei trasporti</strong> (<a title="Consumi di energia per settore di uso finale 2000-2007" href="#G4">Grafico 4</a>), pero&#8217; sui costi delle imprese incidono anche i trasporti, e un risparmio delle famiglie sule bollette energetiche si potrebbe tradurre in maggior consumo e quindi a beneficio delle industrie. Inoltre se guardiamo ai <strong>consumi di energia elettrica</strong>, l&#8217;industria incide per il <strong>45 per cento</strong> <a title="Consumi di energia elettrica per settore di uso finale (2007)" href="#G5">Grafico 5</a>.<br />
<a name="G4"></a><br />
<strong>Grafico 4</strong>: Consumi di energia per settore di uso finale 2000-2007<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/consumi-energia-settori-uso-finale-2000-2007.jpg" alt="Grafico 4 - Consumi di energia per settore di uso finale 2000-2007" /><br />
<a name="G5"></a><br />
<strong>Grafico 5</strong>: Consumi di energia elettrica per settore di uso finale (2007)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/consumi-energia-elettrica-settore-uso-finale-2007.jpg" alt="Grafico 5 - Consumi di energia elettrica per settore di uso finale (2007)" /></p>
<h5>Costi e benefici</h5>
<p>Giustamente il pacchetto clima-energia deve essere <strong>analizzato secondo un&#8217;analisi complessiva dei costi e dei benefici</strong> della sua attuazione. I <strong>costi</strong> oscillano tra lo <strong>0,51 e lo 0,66</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>, <strong>superiori rispetto a quelli di altri Paesi europei</strong> (Germania e Regno Unito tra tutti). Eppure la nostra <strong>intensita&#8217; energetica</strong> e&#8217; inferiore, le nostre <strong>emissioni e consumi</strong> in rapporto al numero degli abitanti e&#8217; minore. A fare la differenza, a rendere <strong>costoso</strong> per noi il piano energetico e&#8217; la <strong>bassa efficienza negli usi finali dell&#8217;energia</strong>, a partire dal  <strong>residenziale</strong>, ma anche dei <strong>trasporti</strong>, dell&#8217;<strong>industria</strong> e dei <strong>servizi</strong>. Insomma, <strong>siamo inefficienti</strong>.</p>
<p>Colmare questa inefficienza e&#8217; un costo o un investimento? A mio avviso e&#8217; <strong>un investimento</strong>. Gli interventi sull&#8217;<strong>efficienza degli usi finali dell&#8217;energia</strong> consentirebbero: la <strong>minore importazione di combustibili fossili</strong> (questo ridurrebbe il peso del prezzo del petrolio dal nostro tasso di inflazione ad esempio); gli altri benefici riguardano la <strong>competizione tecnologica</strong>, che ci vede molto (troppo) indietro, recuperando terreno ne guadagneremmo in <strong>competitivita&#8217;</strong>. Gli investimenti nell&#8217;efficienza energetica degli usi finali hanno <strong>effetti moltiplicativi sull&#8217;economia</strong>, si pensi ad esempio alle <strong>nuove imprese</strong> nate in altri Paesi grazie agli investimenti in questo ambito, ai <strong>posti di lavoro</strong> e alle <strong>riduzioni dei costi</strong> nelle bollette energetiche per famiglie e imprese. Si pensi ai risparmi che deriverebbero da un <strong>sistema dei trasporti efficiente</strong>.</p>
<p>Forse rappresenta un <strong>pesante costo nei prossimi due o tre anni</strong>, ma pensiamo veramente di poter continuare a stare indietro rispetto agli altri Paesi europei come Francia, Germania, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Spagna, ecc.? Se non sosteniamo questo costo nei prossimi tre anni, i <strong>mancati benefici</strong> ci costeranno molto piu&#8217; cari, per i prossimi dieci anni.</p>
<p>Intervenire a favore dell&#8217;efficienza energetica negli usi finali non e&#8217; solo importante per il clima (che magari qualcuno potrebbe ritenere superfluo in momenti di crisi economica), ma <strong>e&#8217; importante anche per l&#8217;economia</strong>. Il rischio e&#8217; che la <strong>politica</strong> (spinta dalle <strong>imprese meno efficienti e piu&#8217; protette</strong>) usi lo <strong>spauracchio dei costi</strong> del piano energetico per non investire nell&#8217;<strong>energia</strong>, per non riformare il sistema dei <strong>trasporti</strong>, per non ridurre il <strong>fabbisogno energetico</strong> da fonti di importazione, quali <strong>gas naturale e petrolio</strong> (<a title="Confronto del mix delle fonti energetiche tra Italia e media Europa (2005)" href="#G6">Grafico 6</a> e <a title="Consumi finali per settore e per fonte (2007)" href="#T1">Tabella 1</a>). Facendo risparmiare a queste poche imprese inefficienti e protette, <strong>a spese della competitivita&#8217; dell&#8217;intero Paese</strong>, a spese di bollette sempre piu&#8217; care, a spese di una rete dei trasporti inefficiente e costosa, a spese di una dipendenza energetica da Paesi spesso instabili. E&#8217; questo che vogliamo?<br />
<a name="G6"></a><br />
<strong>Grafico 6</strong>: Confronto del mix delle fonti energetiche tra Italia e media Europa (2005)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/confronto-mix-fonti-italia-media-europa-2005.jpg" alt="Grafico 6 - Confronto del mix delle fonti energetiche tra Italia e media Europa (2005)" /><br />
<a name="T1"></a><br />
<strong>Tabella 1</strong>: Consumi finali per settore e per fonte (2007)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/consumi-finali-per-settore-fonte-2007.jpg" alt="Tabella 1 - Consumi finali per settore e per fonte (2007)" /></p>
<p>Cosi&#8217; non si va avanti, pare proprio che <strong>l&#8217;Italia intera</strong> soffra della <strong>sindrome NIMBY</strong> (Not In My Back Yard) che <strong>impedisce una politica energetica di largo respiro</strong> in grado di offrire una visione coerente con <strong>le sfide della contemporaneita&#8217;</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Debito pubblico: il peccato originale</title>
		<link>http://www.lkv.it/wp/archives/2008/12/10/debito-pubblico-il-peccato-originale/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 06:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
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		<description><![CDATA[Per comprendere l&#8217;evoluzione del debito pubblico in Italia dobbiamo partire da lontano, dalla conclusione di quell&#8217;incredibile e forse irripetibile boom economico. Per passare poi agli anni della svalutazione, dell&#8217;inflazione e poi dell&#8217;inesorabile crescita del debito pubblico. Nel 1950 il nostro era un Paese molto piu&#8217; povero rispetto alla Francia e alla Germania. Un operaio italiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per comprendere l&#8217;<strong>evoluzione del debito pubblico</strong> in Italia dobbiamo partire da lontano, dalla conclusione di quell&#8217;incredibile e forse irripetibile <strong>boom economico</strong>. Per passare poi agli <strong>anni della svalutazione</strong>, dell&#8217;<strong>inflazione</strong> e poi dell&#8217;inesorabile <strong>crescita del debito pubblico</strong>.</p>
<p><span id="more-754"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/italia.jpg" alt="Economia - Italia" />Nel 1950 il nostro era un Paese <strong>molto piu&#8217; povero rispetto alla Francia e alla Germania</strong>. Un operaio italiano guadagnava <strong>un sesto rispetto ad un operaio tedesco</strong> e <strong>la meta&#8217; di uno francese</strong>, <strong>due italiani su cento</strong> possedevano una macchina, mentre in Germania quattro tedeschi su cento e in Francia sei francesi su cento. Insomma, eravamo molto piu&#8217; poveri, ma il contesto internazionale e la nostra fame di crescita costituivano gli <strong>ingredienti adatti</strong> per quanto ci stava per accadere.</p>
<h5>La competitivita&#8217; italiana</h5>
<p>Dopo la <strong>seconda guerra mondiale</strong> infatti l&#8217;economia globale aveva cominciato a <strong>crescere rapidamente</strong>, trainata dalla <strong>locomotiva americana</strong>, il <strong>basso costo del petrolio</strong> (tra i 2 e i 3 dollari al barile) permetteva un basso costo dell&#8217;energia. Il <strong>basso costo dell&#8217;energia</strong>, sommato alla particolarita&#8217; italiana dei <strong>bassi salari</strong>, ci dava un <strong>vantaggio competitivo</strong>, eravamo i cinesi d&#8217;Europa. In questo modo il nostro <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> comincio&#8217; a <strong>crescere piu&#8217; velocemente degli altri</strong>, la crescita del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> italiano supero&#8217; quella del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> della Francia e della Germania <strong>sei volte negli anni &#8217;50</strong> e <strong>cinque volte negli anni &#8217;60</strong>. Una situazione favorevole che permise all&#8217;Italia <strong>tra il 1950 e il 1973</strong> di <strong>triplicare i redditi degli italiani</strong> e di sviluppare il <strong>settore industriale e gli investimenti</strong>.</p>
<p>Nel <strong>1973</strong> avevamo ormai quasi raggiunto gli altri Paesi, il <strong>30 per cento</strong> degli italiani possedevano una macchina, quasi quanto in Francia e Germania. Non avevamo i loro redditi, ma <strong>ci eravamo avvicinati</strong> a una velocita&#8217; impensabile. Ed era tutta l&#8217;Italia ad essere cresciuta, anzi, <strong>al Sud la crescita era ancora piu&#8217; rapida che al Nord</strong>. Si pensi che mentre nel 1948 il reddito medio di un abitante del Sud Italia era pari al <strong>47 per cento</strong> di quello di un abitante del Nord Italia, questa percentuale nel 1975 era del <strong>60 per cento</strong>. Differenziale ridotto soprattutto grazie all&#8217;<strong>emigrazione verso le fabbriche del Nord</strong> dei padri di famiglia del Sud, che riuscivano a mandare alle proprie famiglie gran parte del loro stipendio.</p>
<h5>Fine della competitivita&#8217;</h5>
<p>Ma la <strong>competitivita&#8217; dovuta ai bassi salari</strong>, non e&#8217; eterna, in Italia duro&#8217; <strong>vent&#8217;anni</strong>, il ricco contesto europeo nel quale si trovava l&#8217;Italia non permise di prolungare oltre questa situazione. Cominciarono <strong>alla fine degli anni &#8217;60 e agli inizi degli anni &#8217;70</strong> le rivendicazioni salariali e gli scioperi. In questo modo <strong>tra il 1968 e il 1973</strong> il livello dei salari degli operai <strong>raddoppio&#8217;</strong>. Il secondo fattore produttivo che incremento&#8217; il suo costo fu l&#8217;<strong>energia</strong>. Il <strong>6 Ottobre del 1973</strong> Egitto e Siria attaccarono Israele, il <strong>17 Ottobre</strong> la guerra volge al termine, con la vittoria di Israele, con un colpo di coda i <strong>Paese produttori di petrolio</strong> (Opec) decidono di ridurre (e in alcuni casi bloccare) le esportazioni di petrolio verso i Paesi occidentali. Il <strong>prezzo del petrolio</strong> al barile passa in breve tempo <strong>da 3 dollari a 12 dollari</strong>, rapportato ai giorni nostri (tassi di cambio del 2007) significa un incremento da 10 a 40 dollari.</p>
<p>Svaniscono cosi&#8217; i vantaggi dell&#8217;Italia, <strong>raddoppiando i salari e quadruplicando il prezzo del petrolio</strong>. L&#8217;Italia a questo punto ha due strade da percorrere, operare una <strong>pesante riforma strutturale</strong>, cercando una nuova strada per la crescita, cercando di trovare la sua competitivita&#8217; in altri fattori ad esempio, puntando alla soluzione dei suoi problemi. Oppure <strong>non affrontare il problema</strong>. Ovviamente sceglie la seconda strada, <strong>piu&#8217; facile</strong> nel breve periodo, ma che si dimostrera&#8217; <strong>disastrosa</strong> nel medio-lungo periodo.</p>
<h5>L&#8217;inizio della fine</h5>
<p>Se le imprese non possono piu&#8217; affrontare <strong>costi di energia e lavoro</strong> cosi&#8217; alti, arriva l&#8217;<strong>intervento pubblico</strong> a salvare chi strilla di piu&#8217;, o chi porta piu&#8217; voti. Che siano essi <strong>pensionati, operai, piccole imprese o abitanti del Sud</strong>. Interventi che finiscono per pesare sul <strong>bilancio dello Stato</strong>. Ad aggravare il tutto vi era una classe dirigente formata da un <strong>partito di maggioranza relativa</strong> (Dc) che di volta in volta non potendo governare da sola si alleava con <strong>socialisti e socialdemocratici</strong>. In piu&#8217; <strong>Dc e Psi</strong> erano grossi partiti formati da <strong>fazioni interne e correnti</strong> piu&#8217; o meno forti, che pero&#8217; <strong>minavano la stabilita&#8217; delle maggioranze</strong>, riducendo di molto la vita media dei governi. Quindi una <strong>politica debole</strong>, che per reggersi doveva <strong>accontentare tutti e non scontentare nessuno</strong>. Rimandando all&#8217;infinito quelle <strong>riforme necessarie ma impopolari</strong>.</p>
<p>Nella politica dell&#8217;<strong>aiuto statale</strong>, della spesa alta, nacque nel 1970 lo <strong>Statuto dei lavoratori</strong> e nel 1975 la <strong>scala mobile</strong> venne estesa a tutti i lavoratori. In questo modo i lavoratori vedevano i loro salari crescere in base all&#8217;inflazione dell&#8217;anno precedente, facendo pero&#8217; cosi&#8217; aumentare l&#8217;inflazione di quell&#8217;anno e cosi&#8217; via in una <strong>spirale prezzi salari</strong> che fece crescere l&#8217;inflazione in Italia <strong>a due cifre</strong>. In piu&#8217; nel 1971 gli Stati Uniti dichiararono <strong>conclusi gli accordi di Bretton Woods</strong> del 1944 sui <strong>tassi di cambio</strong>.  </p>
<h5>La competitivita&#8217; ritrovata</h5>
<p>Ecco dunque la <strong>grandiosa idea</strong>, usare la <strong>svalutazione</strong> della lira come vantaggio competitivo. Svalutando la lira si poteva <strong>riconquistare competitivita&#8217; sui costi</strong> confronto ai Paesi in cui esportavamo i nostri prodotti. Recuperammo in questo modo competitivita&#8217; e <strong>margini di profitto</strong>. Ma si tratta di <strong>un trucco che dura poco</strong>, basta infatti che lo utilizzino anche altri Paesi nostri concorrenti ed ecco svanire il vantaggio. Cosi&#8217; con l&#8217;<strong>inflazione</strong> da una parte e la <strong>svalutazione</strong> dall&#8217;altra l&#8217;Italia riusci per qualche anno a <strong>continuare la sua crescita</strong> truccata accontentando tutti, imprese e lavoratori. Ma c&#8217;erano comunque <strong>imprese che non ce la facevano</strong>, dunque per loro <strong>aumentarono gli aiuti statali</strong>, con la <strong>cassa integrazione guadagni</strong> e i <strong>prepensionamenti</strong>. Anche le <strong>piccole imprese</strong> (che costituivano il <strong>97 per cento</strong> del totale) ricevettero forti aiuti, sotto forma di <strong>incentivi</strong>. Imprese che avevano vantaggi a restare piccole. In questo periodo, tra la <strong>meta&#8217; degli anni &#8217;70</strong> e la <strong>prima meta&#8217; degli anni &#8217;90</strong> nacquero e si diffusero anche le <strong>pensioni non coperte dai contributi</strong>. Che aggravarono ulteriormente la gia&#8217; drammatica situazione del bilancio pubblico (il <a class="esterno" title="Sull’Italia pesa il debito pensionistico" href="http://phastidio.net/2008/12/09/sullitalia-pesa-il-debito-pensionistico/">debito previdenziale</a> viene oggi stimato <strong>tra il 120 e il 140 del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>).</p>
<h5>Troppa inflazione</h5>
<p>Questo sistema permise di <strong>conservare la crescita</strong> (anche se in misura molto ridotta rispetto a prima) fino agli <strong>inizi degli anni &#8217;80</strong>. In questo periodo il petrolio subi&#8217; una <strong>nuova impennata</strong> e il <strong>tasso di inflazione</strong> sfioro&#8217; il <strong>20 per cento</strong>. Cosi&#8217; prendendo finalmente atto della <strong>pericolosita&#8217; dell&#8217;inflazione</strong> il 14 Febbraio 1984 il Governo Craxi taglio&#8217; la scala mobile di <strong>4 punti percentuali</strong>. Inoltre, nel 1981 ci fu anche il <strong>divorzio tra la Banca d&#8217;Italia e il Tesoro</strong>, la politica monetaria e il controllo dell&#8217;inflazione non erano piu&#8217; facili armi politiche, e la <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> non era piu&#8217; costretta a sottoscrivere i <strong>titoli del debito pubblico</strong>. Da questo momento se il Tesoro voleva finanziarsi tramite l&#8217;emissione di titoli pubblici, l&#8217;avrebbe dovuto fare <strong>a prezzi di mercato</strong>.</p>
<h5>Debito pubblico</h5>
<p>Il fatto che il <strong>debito pubblico</strong> fosse diventato <strong>piu&#8217; costoso</strong> non fermo&#8217; pero&#8217; la politica dell&#8217;indebitamento e della spesa pubblica. Cosi&#8217; dopo il <strong>decennio dell&#8217;inflazione</strong> (anni &#8217;70) arrivo&#8217; il <strong>tempo del debito pubblico</strong> (anni &#8217;80), proseguendo anche con le <strong>svalutazioni della lira</strong>, per non perdere troppa competitivita&#8217;.</p>
<p>Negli <strong>anni &#8217;90</strong> pero&#8217; avviene un importante mutamento delle condizioni. Da un lato lo <strong>scandalo di Mani pulite</strong>, dall&#8217;altro un <strong>debito pubblico al 120 per cento del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong> e la perdita continua di competitivita&#8217; con un <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> che cresce sempre meno. L&#8217;Italia e&#8217; <strong>vicina alla crisi finanziaria</strong>. Alto debito pubblico, spesa incontrollabile, margini ridotti per gli aumenti della tassazione. L&#8217;Italia e&#8217; <strong>in trappola</strong> e gli speculatori ne approfittano. L&#8217;Italia e&#8217; dunque <strong>costretta a svalutare</strong> fino ad uscire dal <strong>Sistema monetario europeo</strong> nel Settembre del 1992.</p>
<p>In queste condizioni drammatiche, il <strong>Governo Amato</strong> ridusse il debito pubblico tendenziale di <strong>90 mila miliardi di lire</strong>. Una cifra enorme, il <strong>7 per cento del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>. Nel 1993 <strong>Ciampi</strong> continuo&#8217; l&#8217;opera siglando un <strong>accordo di moderazione salariale</strong>. Con il <strong>Trattato di Maastricht</strong> del 1991, con <strong>Amato, Ciampi, Dini e Prodi</strong> l&#8217;Italia inizio&#8217; il <strong>difficile cammino verso l&#8217;equilibrio del bilancio</strong>, con la prospettiva e il desiderio dell&#8217;<strong>ingresso nell&#8217;euro</strong>. Il <strong>rapporto tra deficit pubblico e <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong> scese <strong>dal 10 al 3 per cento</strong> e la <strong>spesa pubblica al netto degli interessi</strong> scese <strong>dal 43 al 41 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>. Dal 1994 al 2001 l&#8217;<strong>indebitamento delle pubbliche amministrazioni</strong> e&#8217; diminuito di <strong>quasi 8 punti</strong> (da 9,3 a 1,4).</p>
<h5>C&#8217;e&#8217; ancora tanto da fare</h5>
<p>Ma la storia non e&#8217; ancora finita, il nostro debito pubblico e&#8217; <strong>ancora troppo elevato</strong>, la nostra <strong>spesa pubblica</strong> puo&#8217; ancora essere ridotta. Per ridurre il debito pubblico occorre infatti una <strong>riduzione della spesa</strong>, i margini per un <strong>incremento della tassazione</strong> non esistono, a meno di ulteriori perdite di competitivita&#8217;. Ci sono invece ampi margini per un <strong>recupero dell&#8217;evasione</strong> (a patto che non si traduca in un incremento della spesa), in questo senso una riduzione (anche se modesta) della tassazione puo&#8217; essere di grande aiuto. Dunque una riduzione del deficit, con l&#8217;obiettivo di ottenere un avanzo. Le altre strade <strong>non sono consigliabili</strong> (una comporterebbe l&#8217;<strong>acquisto dei titoli pubblici da parte della banca centrale</strong>, il che comporta un aumento dell&#8217;inflazione, l&#8217;altra e&#8217; quella di <strong>non rimborsare i titoli del debito pubblico</strong>, tecnica Argentina).</p>
<p>Comunque <strong>la vera sfida e&#8217; il <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span></strong>, dobbiamo riprendere a crescere quanto o piu&#8217; degli altri, e per farlo <strong>dobbiamo capire il nostro ruolo internazionale</strong>, occorre <strong>investire in tecnologia e conoscenza</strong>, creare un <strong>capitale umano</strong> capace di accogliere le nuove sfide, creare un terreno fertile per accogliere il <strong>capitale straniero</strong>, eliminare le <strong>distorsioni alla concorrenza</strong>, togliendo tutti quegli incentivi e sussidi che creano <strong>disincentivi allo sviluppo e alla crescita</strong>. Eliminare gli <strong>enti inutili</strong> e controllare e responsabilizzare gli <strong>enti pubblici</strong>, terreno fertile per aumenti di spesa improduttiva e favori poco trasparenti.</p>
<p>Questa e&#8217; la sfida che dobbiamo affrontare, recuperare quella <strong>competitivita&#8217;</strong> perduta da tempo, ma recuperarla <strong>in una prospettiva di medio-lungo periodo</strong>, senza trucchi, con uno sviluppo reale.</p>
<p><strong>Grafico 1</strong>: andamento del Debito pubblico e del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> dal 1970 al 2009<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/serie-storiche-1970-2009-valori-pil-debito.jpg" alt="Grafico 1 - andamento del Debito pubblico e del Pil dal 1970 al 2009" /></p>
<p><strong>Grafico 2</strong>: andamento del rapporto Debito/Pil dal 1970 al 2009<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/serie-storiche-1970-2009-rapporto-debito-pil.jpg" alt="Grafico 2 - andamento del rapporto Debito/Pil dal 1970 al 2009" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Pac delle quote latte</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 06:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[Mercoledi&#8217; il Consiglio Agricoltura dell&#8217;Ue ha raggiunto un accordo dopo un&#8217;estenuante trattativa. L&#8217;Italia e&#8217; riuscita ad ottenere un incremento della quota di produzione di latte pari a 600 mila tonnellate, a partire dal primo aprile 2009. Ma il vero problema e&#8217; la Pac, il suo sistema di sussidi e quote, e il sistema in atto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledi&#8217; il <strong>Consiglio Agricoltura</strong> dell&#8217;Ue ha raggiunto un <strong>accordo</strong> dopo un&#8217;estenuante trattativa. L&#8217;Italia e&#8217; riuscita ad ottenere un <strong>incremento della quota di produzione di latte</strong> pari a <strong>600 mila tonnellate</strong>, a partire dal <strong>primo aprile 2009</strong>. Ma il vero problema e&#8217; la Pac, il suo sistema di <strong>sussidi e quote</strong>, e il sistema in atto <strong>viene conservato</strong>.</p>
<p><span id="more-657"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/zaia.jpg" alt="Politica - Luca Zaia" />Fin dall&#8217;istituzione del <strong>Mercato Comune</strong> l&#8217;agricoltura europea ha avuto un&#8217;<strong>eccessiva protezione</strong>, causando <strong>prezzi</strong> piu&#8217; alti dei prodotti alimentari e un <strong>sistema produttivo altamente inefficiente</strong>. La riunione di mercoledi&#8217; <strong>non ha cambiato nulla</strong>, ha conservato lo <em>status quo</em> della Pac, prolungando ulteriormente il sistema dei sussidi e delle quote. In Italia l&#8217;attenzione si concentra sul fatto che <strong>dobbiamo pagare multe</strong> per aver sforato le quote, quindi il problema diventa <strong>come alzare queste quote</strong>. Invece dovremmo capire se le quote di produzione hanno o meno una <strong>giustificazione economica</strong> e analizzare i <strong>costi</strong> e i <strong>benefici</strong> per gli allevatori e per tutti i cittadini.</p>
<h5>La nascita delle quote latte</h5>
<p>Al <strong>comparto lattiero-caseario</strong> e&#8217; stata da sempre accordata un&#8217;eccessiva protezione fin dai tempi della Cee. Agli inizi degli <strong>anni &#8217;60</strong> venne istituita una <strong>tariffa doganale</strong> comune a livelli ben piu&#8217; elevati di quelli previsti inizialmente nel <strong>Trattato di Roma</strong> (sarebbe dovuta essere pari alla media ponderata delle tariffe vigenti nei quattro Paesi fondatori). Vennero fissati dei <strong>prezzi interni</strong> superiori rispetto ai prezzi sui mercati internazionali, in questo modo si mantennero intatte le <strong>strutture produttive</strong> fatte anche di tantissime <strong>micro-imprese inefficienti</strong> con <strong>alti costi di produzione</strong>. Dall&#8217;altro lato permise invece alle grandi (ed efficienti) imprese produttrici di incrementare le <strong>rendite fondiarie</strong>.</p>
<p>Tutto e&#8217; rimasto come allora, secondo le stime dell&#8217;<span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' un\'organizzazione internazionale che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall\'economia mondiale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#o&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico' );"><acronym class="uttAcronym" title="Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico">Ocse</acronym></span> il <strong>prezzo comunitario del latte</strong> e&#8217; piu&#8217; alto rispetto al prezzo &#8220;alla frontiera&#8221; del <strong>50 per cento</strong>. Le <em>lobby</em> delle <strong>organizzazioni dei produttori</strong> sono riuscite a mantenere alti i prezzi sul mercato interno. Questo sistema, creando un mercato sostenuto artificialmente, dava luogo a <strong>eccedenze</strong> della produzione. Eccedenze <strong>insostenibili</strong>, tanto che gia&#8217; alla fine degli <strong>anni &#8217;60</strong> venivano svendute all&#8217;Urss a un prezzo talmente basso da non ripagare neppure il <strong>costo del trasporto</strong>. Questo costo di smaltimento delle eccedenze <strong>gravava sul bilancio europeo</strong> ed era dunque ben visibile. I cittadini cominciarono quindi a protestare e si cerco&#8217; una &#8220;soluzione&#8221;.</p>
<p>Arrivarono dunque i <strong>sussidi all&#8217;esportazione</strong>, ossia veniva coperta (con il denaro dei contribuenti) la <strong>differenza tra prezzo interno e prezzo internazionale</strong>. Pur di mantenere alto il prezzo interno dunque pensarono bene di far pagare il costo al <strong>contribuente</strong>. Questo sistema venne interrotto per la forte opposizione del Gatt. Tramontati dunque i sussidi all&#8217;esportazione andava trovata un&#8217;altra &#8220;soluzione&#8221; per le eccedenze.</p>
<p>Ecco, dunque nascere (pur di non ridurre il sistema di protezione) l&#8217;idea delle <strong>quote di produzione</strong>. Una soluzione che creava un <strong>sistema peggiore del monopolio</strong>. In un monopolio infatti il produttore o stabilisce le <strong>quantita&#8217;</strong> o stabilisce il <strong>prezzo</strong>, in questo sistema di quote invece <strong>veniva stabilito sia il prezzo interno, sia la quantita&#8217;</strong> (tramite appunto le quote). Creando e mantenendo le inefficienze e i costi, tutto <strong>a spese dei consumatori</strong>. Costi pero&#8217; non piu&#8217; iscritti nel bilancio europeo (come avveniva con le distruzioni e/o svendite delle eccedenze e con i sussidi alle esportazioni), ma <strong>distribuiti sulla collettivita&#8217;</strong>.</p>
<p>Con il sistema delle quote le imprese produttrici sono <strong>vincolate nei quantitativi da produrre</strong>, ma e&#8217; un sistema che <strong>penalizza chi ha una struttura produttiva inefficiente</strong>, come appunto l&#8217;Italia, fatta di micro-imprese. Ricordo che fin dai primi <strong>anni &#8217;60</strong> il sistema di protezione ha fatto si che la struttura restasse immutata, le micro-imprese inefficienti sono <strong>sopravvissute grazie ai sussidi e ai prezzi alti</strong>, le grandi imprese hanno goduto di rendite. Abbiamo dunque la situazione in cui Paesi come l&#8217;Italia fatti da micro-imprese inefficienti hanno nel loro complesso una <strong>bassissima produttivita&#8217;</strong>. Basti pensare che l&#8217;<strong>Italia</strong> e l&#8217;<strong>Olanda</strong> hanno una <strong>produzione</strong> del tutto simile, anche il numero di <strong>capi di bestiame</strong> e&#8217; simile. Ma in Italia abbiamo un <strong>numero di imprese doppio</strong> rispetto all&#8217;Olanda. Perche&#8217;? Perche&#8217; in Olanda prima dell&#8217;istituzione della Comunita&#8217; europea <strong>non vigeva un mercato protetto</strong>. In questo modo sono sparite le imprese inefficienti e si sono sviluppate e ingrandite quelle efficienti.</p>
<h5>Come funzionano le quote</h5>
<p>Nel <strong>1984</strong> (regolamento comunitario <strong>856/1984</strong>) venne istituito il <strong>sistema di prelievo supplementare</strong> nel settore del latte. Nato con l&#8217;obbiettivo di <strong>ridurre lo squilibrio tra domanda e offerta</strong> e dunque eliminare le eccedenze. Le quote di produzione riguardano i <strong>quantitativi massimi</strong> che ogni singolo produttore puo&#8217; produrre. Chi sfora la quota deve <strong>pagare una penale</strong>, chi non la raggiunge puo&#8217; <strong>cedere la differenza</strong> ad altri produttori. A livello di Paese si sommano le eccedenze e il Paese dovra&#8217; pagare la multa, poi <strong>rivalendosi sui produttori</strong>. Nel 1984 si stabilirono le quote di ogni singolo Paese <strong>sulla base del quantitativo prodotto l&#8217;anno precedente</strong>, questo costitui&#8217; il <strong>Quantitativo Globale Garantito</strong>, poi ripartito da ogni singolo Paese tra i vari produttori.</p>
<h5>L&#8217;Italia che sfora</h5>
<p>Mediamente <strong>negli ultimi 5 anni</strong> l&#8217;Italia ha prodotto circa <strong>500 mila tonnellate di latte in piu&#8217;</strong> rispetto alla sua quota, il che si traduce in oltre <strong>4500 aziende multate</strong> per oltre <strong>1 miliardo e 800 mila</strong> euro. Il ministro <strong>Luca Zaia</strong> subito dopo l&#8217;insediamento al ministero denunciava &#8220;<em>la palese ingiustizia subita dal nostro Paese a causa delle quote latte che da un lato ci hanno condannato a smaltire le eccedenze degli altri paesi e dall&#8217;altro ci hanno costretto a pagare multe salate anche se la produzione italiana e&#8217; sempre rimasta di gran lunga inferiore al fabbisogno nazionale</em>&#8220;. Non stupisce dunque che lo stesso ministro definisca questo risultato, &#8220;<em>una vittoria straordinaria</em>&#8220;. Le multe comunque resteranno, l&#8217;Italia dovra&#8217; procedere dunque con la <strong>distribuzione delle quote tra i vari produttori</strong>, tuttavia <strong>resta il premio</strong> a chi ha fatto il &#8220;furbo&#8221;, infatti &#8220;<em>le quote latte addizionali saranno assegnate in via prioritaria a quei produttori che sono stati responsabili del superamento della quota nazionale di latte</em>&#8220;. Meno male che l&#8217;obiettivo era porre rimedio ad un&#8217;ingiustizia. A questo si aggiunga il fatto che l&#8217;incremento delle quote latte vedra&#8217; come contropartita una riduzione dei <strong>sussidi ai produttori</strong>.</p>
<h5>I problemi rimangono</h5>
<p>L&#8217;aumento della quota italiana di produzione di <strong>600 mila tonnellate</strong> costituisce un incremento del <strong>6 per cento</strong> (e&#8217; stato previsto in tutta Europa dell&#8217;<strong>1 per cento</strong> all&#8217;anno, in Italia sara&#8217; del <strong>5-6 per cento</strong> gia&#8217; a partire dal primo aprile 2009), che non risolve il problema. L&#8217;Italia produce circa <strong>11 milioni di tonnellate</strong>, siamo al secondo posto al mondo (dopo la Germania) come importatori e all&#8217;ottavo come esportatori. La quota mondiale italiana e&#8217; del <strong>4 per cento</strong> come esportatore e del <strong>9 per cento</strong> come importatore. Se controlliamo l&#8217;andamento di queste variabili dal 1999 al 2007 notiamo che <strong>le nostre esportazioni sono aumentate del 76 per cento</strong>, mentre <strong>le nostre importazioni sono aumentate solo del 24 per cento</strong>. Dal 2000 al 2007 le esportazioni di <strong>prodotti lattiero-caseari</strong> italiani sono passate (in valore equivalente di tonnellate latte) da 1.992.000 a 2.665.000, con un incremento del <strong>34 per cento</strong>. Le esportazioni dei formaggi sono incrementate del <strong>44 per cento</strong>. I <strong>consumi interni</strong> di prodotti lattiero-caseari in Italia dal 2000 al 2007 sono sostanzialmente <strong>inalterati</strong>, con un minimo incremento del <strong>6 per cento</strong>.</p>
<p>Il vero problema in Italia e&#8217; dato dalla <strong>presenza di imprese inefficienti</strong> e dalla loro <strong>bassa produttivita&#8217;</strong>, in Europa siamo al <strong>terzo posto</strong> per il <strong>prezzo del latte alla stalla</strong>, dopo Cipro e Grecia (dovuto all&#8217;inefficienza delle nostre imprese). Insomma, siamo nella situazione in cui <strong>senza un sistema di quote latte e di prezzi interni mantenuti artificialmente elevati</strong>, vedremo sparire gran parte delle imprese produttrici italiane, perche&#8217; piccole e inefficienti. Senza un <strong>cambiamento della struttura produttiva</strong> restera&#8217; il problema in Italia, indipendentemente dalla quota a noi assegnata.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Un cocomero tondo tondo</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 05:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
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		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Mutui]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna il vecchio Tremonti, quello ottimista, quello baldanzoso. Torna dopo il periodo pessimista e cupo. Ora dichiara che l&#8217;Italia non rischia dalla crisi profonda che ha colpito gli Usa, che dopo ne usciremo piu&#8217; forti di prima, piu&#8217; forti degli altri. Ma e&#8217; veramente cosi&#8217;? Era partito nella sua nuova avventura da Ministro dell&#8217;Economia con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torna il <strong>vecchio Tremonti</strong>, quello <strong>ottimista</strong>, quello baldanzoso. Torna dopo il <a title="Il pessimismo di Tremonti" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/05/10/il-pessimismo-di-tremonti/">periodo <strong>pessimista</strong></a> e cupo. Ora dichiara che l&#8217;Italia non rischia dalla crisi profonda che ha colpito gli Usa, che dopo ne usciremo piu&#8217; forti di prima, piu&#8217; forti degli altri. Ma e&#8217; veramente cosi&#8217;?</p>
<p><span id="more-342"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/tremonti.jpg" alt="Economia - Giulio Tremonti" />Era partito nella sua <strong>nuova avventura</strong> da Ministro dell&#8217;Economia con tanto pessimismo, pareva che l&#8217;Italia <a title="Se si perde la Tremontiana" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/07/08/se-si-perde-la-tremontiana/">nulla potesse da sola</a>, quindi comincio&#8217; a portare le sue idee prima al <a title="Non se lo fila nessuno" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/07/10/non-se-lo-fila-nessuno/"><strong>G-8</strong> di Hokkaido</a> (con le sue manie di persecuzione sulla speculazione), poi recentemente all&#8217;<a title="Appunti del Sabato #10" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/09/13/appunti-del-sabato-10/"><strong>Ecofin</strong> di Nizza</a> (con la sua idea pericolosa dei <a title="Il vecchio sogno dietro il desiderio della nuova Bei" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/09/11/il-vecchio-sogno-dietro-il-desiderio-della-nuova-bei/">fondi sovrani europei</a>). Entrambe le volte Tremonti e le sue idee sono state <strong>ignorate</strong>, mentre l&#8217;<a title="Contro la crisi aumentare riserve e trasparenza" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/04/12/contro-la-crisi-aumentare-riserve-e-trasparenza/">idea di <strong>Mario Draghi</strong></a> (criticata da Tremonti che la considera un&#8217;aspirina) veniva <strong>accolta positivamente</strong>.</p>
<p>Forse per questo motivo ora Tremonti vede le cose <strong>piu&#8217; positivamente</strong>, davanti ai banchieri nella sede dell&#8217;<strong>Abi</strong> a Palazzo Altieri ha detto:</p>
<blockquote><p><cite>Giulio Tremonti</cite><br />
&#8220;Dopo la crisi, perche&#8217; la crisi finira&#8217;, l&#8217;Italia sara&#8217; piu&#8217; forte di prima e piu&#8217; forte degli altri.&#8221;
</p></blockquote>
<p>L&#8217;Italia come il Paese <strong>che si credeva il piu&#8217; forte del Mondo</strong> fa un po&#8217; sorridere, a luglio scrivevo a proposito dei <a title="Se si ferma la Germania" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/07/11/se-si-ferma-la-germania/">pericoli di una crisi in Germania</a>, ora la crisi in Germania pare proprio sia arrivata, e <a title="Queste piccole imprese che non crescono mai" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/09/16/giornalettismo-17/">si vedono le conseguenze</a> in Italia. La <strong>domanda interna</strong> e&#8217; ferma, la <strong>produzione</strong> e&#8217; in calo, l&#8217;<strong>inflazione</strong> cresce, il <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span> e&#8217; da <strong><span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'Comunemente indica una prolungata riduzione del PIL. Economicamente indica una crescita negativa, di almeno due trimestri consecutivi, del PIL. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#r&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">recessione</span></strong>. Abbiamo gravi problemi strutturali, industriali e della distribuzione, bassa produttivita&#8217;, ecc. Pero&#8217; secondo Tremonti siamo <strong>il Paese piu&#8217; forte del mondo</strong>, e questo perche&#8217; le <strong>famiglie</strong> italiane:</p>
<blockquote><p><cite>Giulio Tremonti</cite><br />
&#8220;non sono indebitate [...] non si sono fatte prendere dalle vertigini del consumo e del debito ma puntano ancora sul risparmio.&#8221;</p></blockquote>
<p>Le famiglie italiane no, ma <strong>Giulio Tremonti</strong> si era fatto prendere eccome &#8220;<em>dalle vertigini del consumo e del debito</em>&#8220;. Nel <strong>2003</strong> (Governo Berlusconi, Tremonti Ministro dell&#8217;Economia) infatti venne <a class="esterno" title="Approvato Dpef: manovra da 16 miliardi di euro" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2003/07_Luglio/16/dpefberlusconi.shtml">approvato il <strong><span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il documento con il quale si individuano gli andamenti tendenziali e si fissano gli obiettivi sulle principali grandezze di bilancio per un orizzonte temporale pluriennale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#d&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Documento di Programmazione Economico-Finanziaria' );"><acronym class="uttAcronym" title="Documento di Programmazione Economico-Finanziaria">Dpef</acronym></span></strong></a>, anche se, rispetto al progetto originario, <strong>mancava qualcosa</strong>. Mancava un&#8217;idea di Tremonti contenuta nel progetto, idea che prevedeva un&#8217;<a class="esterno" title="Dpef: la casa si trasformerà in reddito liquido" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2003/07_Luglio/15/mutui.shtml"><strong>ipoteca</strong> sulle case</a>, una sorta di rendita in cambio della nuda proprieta&#8217;. Vediamo un po&#8217; il dettaglio del pensiero di Tremonti nel 2003 con qualche passo preso dal progetto del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il documento con il quale si individuano gli andamenti tendenziali e si fissano gli obiettivi sulle principali grandezze di bilancio per un orizzonte temporale pluriennale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#d&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Documento di Programmazione Economico-Finanziaria' );"><acronym class="uttAcronym" title="Documento di Programmazione Economico-Finanziaria">Dpef</acronym></span> scritto da Tremonti.</p>
<p>La proposta di Tremonti prevedeva la <strong>possibilita&#8217; di trasformare il valore dell&#8217;immobile in denaro contante</strong>, ossia &#8220;<em>generare flussi di cassa, rifinanziando mutui preesistenti</em>&#8220;. Grazie alla &#8220;<em>crescita dei prezzi delle case che aumenta il valore ipotecabile</em>&#8221; e ai &#8220;<em>minori tassi di interesse che riducono la rata del mutuo</em>&#8220;. Insomma, l&#8217;idea di Tremonti era quella di <strong>alimentare la bolla immobiliare</strong> e far <strong>indebitare le famiglie italiane</strong>. Spingere quindi le famiglie a farsi prendere &#8220;<em>dalle vertigini del consumo e del debito</em>&#8220;. Un&#8217;idea tremenda, la cui paternita&#8217; non e&#8217; proprio di Tremonti, infatti lui la voleva <strong>copiare da altri Paesi</strong> (gli stessi che oggi soffrono la crisi piu&#8217; degli altri e che Tremonti voleva emulare), Paesi dove &#8220;<em>i prezzi delle abitazioni risultano costantemente in crescita dal 1998</em>&#8221; e dove il &#8220;<em>rapporto tra ricchezza immobiliare e reddito disponibile risulta particolarmente elevato</em>&#8220;.</p>
<p>Insomma, da questo si evincono <strong>due fatti</strong>. Il primo e&#8217; che Tremonti <strong>non e&#8217; un lungimirante</strong>, il secondo e&#8217; che se fosse stato per lui ora staremmo qui a piangere <strong>senza casa</strong> e in una <strong>crisi finanziaria</strong> molto simile a quella statunitense.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Facili entusiasmi di Brunetta</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 05:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta, dopo l&#8217;adozione di misure normative di contrasto all&#8217;assenteismo dei dipendenti pubblici, annuncia raggiante un primo importante risultato, tutto psicologico. Parrebbe infatti, a sentire le dichiarazioni di Brunetta, che i dipendenti pubblici avendo paura di lui abbiano deciso in gran percentuale di non fare piu&#8217; i fannulloni. A Maggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro della funzione pubblica <strong>Renato Brunetta</strong>, dopo l&#8217;adozione di <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/07/21/bravo-brunetta-pero-ce-da-dire-che/" title="Bravo Brunetta! Pero', c'e' da dire che…">misure normative di contrasto all&#8217;assenteismo</a> dei dipendenti pubblici, annuncia raggiante un <strong>primo importante risultato</strong>, tutto <strong>psicologico</strong>.</p>
<p><span id="more-260"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/brunetta.jpg" alt="Politica - Renato Brunetta" />Parrebbe infatti, a sentire le dichiarazioni di Brunetta, che i <strong>dipendenti pubblici</strong> avendo paura di lui abbiano deciso in gran percentuale di <strong>non fare piu&#8217; i fannulloni</strong>. A <strong>Maggio 2008</strong> ci sono stati il <strong>15 per cento</strong> di assenze per malattia in meno rispetto allo steso mese del 2007, percentuale che a <strong>Giugno 2008</strong> passa al <strong>20 per cento</strong> in meno rispetto a Giugno 2007. Non c&#8217;e&#8217; che dire, un risultato importante.</p>
<p>Pero&#8217;, se andiamo a leggere attentamente quanto accaduto vediamo che l&#8217;indagine e&#8217; stata effettuata dal <strong>ministero della Funzione Pubblica</strong> su un campione di <strong>27 amministrazioni</strong>. Dall&#8217;indagine risulta che il numero delle assenze per malattia e&#8217; risultato <strong>in calo</strong> rispetto all&#8217;anno precedente nel 74 per cento dei casi. Un calo in linea con quanto gia&#8217; stava avvenendo da almeno il 2005, quando dalle <strong>18 giornate</strong> in media di malattia si e&#8217; passati alle <strong>10 del 2006</strong>.</p>
<p>Ma non basta, infatti a superare il <strong>15 per cento</strong> di calo delle assenze sono solo il <strong>26 per cento</strong> dei casi (<strong>7 amministrazioni</strong> su 27), un risultato non esaltante, certo ci sono <strong>punte del 50 per cento</strong> di calo delle assenze, la media arriva cosi&#8217; al 10 per cento a Maggio e al 20 per cento a Giugno, ma anche cosi&#8217;, non si puo&#8217; con certezza far risalire la causa all&#8217;<strong>iniziativa di Brunetta</strong>. Anche perche&#8217; essendo il calo iniziato ben prima, <strong>non vi e&#8217; una diretta ed evidente relazione di causa ed effetto</strong>. Oltretutto il campione non e&#8217; detto sia rappresentativo dell&#8217;intera Pubblica amministrazione.</p>
<p>E&#8217; un bene che il ministro Brunetta si entusiasmi per <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/13/sei-licenziato-forse-un-giorno/" title="Sei licenziato… forse… un giorno">quello che vuole fare e che in parte sta facendo</a>, ma dovrebbe essere piu&#8217; <strong>concentrato sui veri risultati</strong>, non su numeri che lasciano il tempo che trovano. Inoltre occorre gia&#8217; pensare all&#8217;immediato futuro, <a class="esterno" href="http://phastidio.net/2008/07/28/brunetta-sei-tu-chi-puo-darti-di-piu/" title="Brunetta sei tu, chi puo' darti di piu'? - Phastidio.net">scrive Phastidio</a>: &#8220;<em>per ora siamo riusciti a curare i pubblici dipendenti piu&#8217; cagionevoli di salute, trattenendoli in ufficio, ma a breve occorrera&#8217; anche capire a fare cosa</em>&#8220;. Onde evitare di ottenere semplicemente il risultato di <strong>trasformare i fannulloni in nullafacenti</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>La class action da migliorare</title>
		<link>http://www.lkv.it/wp/archives/2008/06/18/la-class-action-da-migliorare/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 05:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
		<category><![CDATA[Class action]]></category>
		<category><![CDATA[Marcagaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Parmalat]]></category>
		<category><![CDATA[Scajola]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 29 Giugno sarebbe dovuta entrare in vigore la legge sulle cause collettive. La class action all&#8217;italiana e&#8217; migliorabile, ma fermarla servira&#8217; veramente per rivederla e renderla un po&#8217; piu&#8217; &#8220;americana&#8221;? L&#8217;ipotesi di bloccarla arriva in un momento che pone qualche interrogativo per via degli interessi in gioco. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>29 Giugno</strong> sarebbe dovuta entrare in vigore la legge sulle <strong>cause collettive</strong>. La <em>class action</em> all&#8217;italiana e&#8217; migliorabile, ma fermarla servira&#8217; veramente per rivederla e renderla un po&#8217; piu&#8217; &#8220;americana&#8221;? L&#8217;ipotesi di bloccarla arriva in un momento che pone qualche interrogativo per via degli interessi in gioco.</p>
<p><span id="more-173"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/marcegaglia.jpg" alt="Politica - Emma Marcegaglia" />Il presidente di Confindustria <strong>Emma Marcegaglia</strong> ha chiesto di rinviarne l&#8217;entrata in vigore, perche&#8217; &#8220;<em>cosi&#8217; com&#8217;e&#8217; fatta non va bene</em>&#8220;, questa richiesta ha incontrato subito l&#8217;appoggio del ministro per lo sviluppo economico <strong>Claudio Scajola</strong> che ha detto &#8220;<em>la norma e&#8217; per certi aspetti impraticabile e bisogna dunque rivederne alcuni aspetti a tutela del consumatore perche&#8217; non ci sia una risposta beffarda per chi vuole riconosciuti i propri diritti</em>&#8220;, posticipandone l&#8217;entrata in vigore al <strong>primo Gennaio 2009</strong>. Le <strong>associazioni dei consumatori</strong> hanno respinto le critiche, ovviamente, sono infatti le parti piu&#8217; favorite dall&#8217;attuale <strong>class action all&#8217;italiana</strong>.</p>
<p>La <em>class action</em> e&#8217; stata introdotta con la <strong>Legge finanziaria 2008</strong>, cosi&#8217; com&#8217;e&#8217; e&#8217; <strong>limitata e migliorabile</strong>, anche se comunque va apprezzato il tentativo. I limiti sono comuni a quelli di leggi simili in vigore in altri Paesi europei, in <strong>Francia</strong> l&#8217;<em>action en représentation conjointenel</em> del 1993, in <strong>Spagna</strong> le <em>actiones colectivas indemnizatorias</em> del 2000, nello stesso anno nel <strong>Regno Unito</strong> la <em>group litigation</em>, infine nel 2005 in <strong>Germania</strong> la <em>Gesetz zur Einführung von Kapitalanleger-Musterverfahren</em>. Limiti che derivano da un&#8217;<strong>impostazione legislativa</strong> che ci differenzia dagli Stati uniti rendendo da noi <strong>piu&#8217; difficile il ricorso alle azioni collettive</strong>.</p>
<p>Tuttavia il tempismo di confindustria e la prontezza di riflessi di Scajola sono <strong>sospetti</strong>, arrivano infatti in coincidenza con il deposito presso il tribunale di Milano della prima causa civile di questo tipo, causa avviata da <strong>Deminor</strong> e <strong>Altroconsumo</strong> contro le banche e i revisori coinvolti nel crac <strong>Parmalat</strong>.</p>
<p>Tralasciando queste <strong>faziose allusioni</strong>, riprendiamo l&#8217;analisi della <em>class action</em> all&#8217;italiana. Se questo strumento fosse stato studiato bene, permetterebbe non solo di <strong>tutelare i titolari di pretese di modesta entita&#8217;</strong>, ma realizzerebbe proficue <strong>economie di scala</strong>, ridurrebbe la quantita&#8217; di giustizia domandata, eliminerebbe processi fotocopia e accorcerebbe i tempi di pendenza delle cause. Inoltre sarebbe in grado di <strong>contenere il rischio di giudicati difformi</strong> e grazie alla minaccia concreta di un diritto effettivo, spingerebbe gli agenti economici verso <strong>condotte socialmente piu&#8217; responsabili</strong>.</p>
<p>Il modello a cui anche in Italia ci siamo ispirati e&#8217; quello <strong>statunitense</strong>, ma l&#8217;abbiamo <strong>copiato male</strong>, sparisce il principio, che esiste negli Stati Uniti, di libero accesso all&#8217;azione collettiva, da noi solo enti come le <strong>associazioni dei consumatori</strong> (a livello nazionale) e i <strong>comitati</strong> (purche&#8217; &#8220;adeguatamente rappresentativi&#8221;) sono autorizzati. E questa differenza non e&#8217; cosa di poco conto, escludere i singoli consumatori dalla legittimazione attiva potrebbe dar vita alla nascita di <strong>inutili e dannosi centri di potere</strong> con nuovi conflitti di interessi.</p>
<p>L&#8217;altro grave limite e&#8217; che, mentre negli Usa il ricorso alla <em>class action</em> non e&#8217; limitato al verificarsi di fattispecie predeterminate, in Italia si e&#8217; deciso di fare un <strong>elenco delle ipotesi di ammissibilita&#8217;</strong> facendo riferimento agli illeciti contrattuali sorti nell&#8217;ambito della contrattazione di massa, agli illeciti extracontrattuali, alle pratiche commerciali illecite e ai comportamenti anti-concorrenziali. Dando vita a una <strong>ingiusta esclusione</strong> di fattispecie assolutamente non marginali.</p>
<p>Negli Usa la <em>class action</em> spaventa ed e&#8217; forte perche&#8217; capace di risolvere con un&#8217;unica decisione un numero altissimo di controversie. E quell&#8217;unico evento all&#8217;origine del processo collettivo interessa tutti i soggetti coinvolti, l&#8217;estromissione dalla classe e&#8217; concessa solo su richiesta attraverso l&#8217;<em>opting-out</em>. Invece da noi la sentenza e&#8217; efficace solo per chi hanno richiesto di entrare nella <em>class action</em>, l&#8217;<em>opting-in</em>, cosi&#8217; pero&#8217; si favorisce la nascita di classi parziali, incomplete e con minor forza processuale.</p>
<p>Ma la differenza che potrebbe creare maggiori problemi (ed e&#8217; con tutta probabilita&#8217; <strong>la ragione della preoccupazione di Emma Marcegaglia</strong>) e&#8217; che <strong>manca un filtro</strong> nella fase introduttiva del giudizio che crea un <strong>forte incentivo alla proposizione di cause collettive</strong>, anche pretestuose, per via dello strapotere contrattuale che avrebbero le associazioni dei consumatori nei confronti delle imprese convenute, dei consumatori stessi e anche dei politici. Questo strumento fornisce alle associazioni dei consumatori una <strong>ricca fonte di reddito</strong>, l&#8217;assenza (o comunque la limitatezza) dei costi a fronte di potenzialmente altissimi benefici (sia economici sia di altro tipo) fa si che <strong>l&#8217;incentivo alle cause</strong> sia altissimo. L&#8217;avversario invece (la parte in causa) ha difficolta&#8217; a difendersi e <strong>sara&#8217; comunque danneggiato</strong> dall&#8217;esposizione alle cause per i <strong>danni di reputazione</strong> e anche nella sua <strong>solidita&#8217; finanziaria</strong> (le possibili perdite nelle cause civili vanno infatti &#8220;stimate&#8221; in base anche al valore della domanda di risarcimento e su questa base iscritte regolarmente in bilancio).</p>
<p>Ma anche i consumatori non ne escono meglio, se infatti il provvedimento emesso al termine del giudizio collettivo risulta favorevole alla domanda della parte attrice, negli Stati Uniti la sentenza liquida i membri della classe, da noi vengono invece determinati i criteri che permettano di quantificare il risarcimento, ma la sentenza non e&#8217; di condanna al pagamento ma <strong>di accertamento</strong>. Segue poi un allungamento dei tempi per via dell&#8217;apertura di un&#8217;ulteriore <strong>fase conciliativa</strong>.</p>
<p>Se fatta bene la <em>class action</em> garantisce la tutela delle situazioni marginali, permette di ridurre i costi privati e pubblici della giustizia, <strong>disincentiva i comportamenti opportunistici</strong> delle imprese. Tuttavia in Italia, una serie di leggi (comuni al resto d&#8217;Europa) impediscono di creare una <strong><em>class action</em> all&#8217;americana</strong>, facendo si che ci si debba accontentare di una <strong><em>class action</em> all&#8217;italiana</strong> (o all&#8217;europea) molto limitata e con tanti problemi.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Rete 4 la spina nel fianco di Mediaset</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 05:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Mediaset]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;odissea di Rete 4, il calvario di Europa7, una storia italiana iniziata negli anni &#8217;80. Da allora non si e&#8217; risolto nulla, forse perche&#8217; il problema e&#8217; un altro, l&#8217;assenza del mercato nel settore televisivo. Una soluzione c&#8217;e', vendere due reti pubbliche. Nel lontano 1984 le televisioni, a diffusione locale, ma sparse per tutta Italia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;odissea di <strong>Rete 4</strong>, il calvario di <strong>Europa7</strong>, una storia italiana iniziata <strong>negli anni &#8217;80</strong>. Da allora non si e&#8217; risolto nulla, forse perche&#8217; <strong>il problema e&#8217; un altro</strong>, l&#8217;<strong>assenza del mercato</strong> nel settore televisivo. Una soluzione c&#8217;e', <strong>vendere due reti</strong> pubbliche.</p>
<p><span id="more-149"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/mediaset.jpg" alt="Politica - Mediaset" />Nel lontano 1984 le televisioni, a diffusione locale, ma sparse per tutta Italia, di Silvio Berlusconi cominciarono a mandare in onda <strong>contemporaneamente</strong> su tutto il territorio nazionale gli stessi programmi, questo fu realizzato con un semplice stratagemma, infatti alle varie televisioni locali veniva consegnata una <strong>videocassetta con lo stesso contenuto</strong> da mandare in onda nello stesso istante. Questo sistema si chiama <strong>interconnessione funzionale</strong>, vietato della <strong>Legge n. 103/1975</strong>, che consentiva solo alla Rai di trasmettere a livello nazionale. Proprio in base a questa violazione il pretore di Pescara e quello di Roma oscurarono le trasmissioni di <strong>Berlusconi</strong> nelle rispettive Regioni. Per attirare maggiormente l&#8217;attenzione sulla facenda, prima che venisse fatto a livello nazionale, Berslusconi decide di spegnere tutte le sue televisioni.</p>
<p>Da qui comincia l&#8217;intervento politico dei <strong>decreti legge salva Fininvest</strong>, col governo <strong>Craxi</strong> che permette alle reti private di Berlusconi di continuare a trasmettere <strong>provvisoriamente</strong> (non c&#8217;e&#8217; niente di piu&#8217; definitivo del provvisorio in Italia) a livello nazionale. Qualche anno piu&#8217; tardi arriva la <strong>legge Mammi&#8217;</strong>, la <strong>Legge n. 223/1990</strong>, che di fatto legittima la situazione esistente, con il <strong>limite di tre anni</strong>, per dare il tempo ad una legge nazionale di <strong>disciplinare l&#8217;assegnazione delle frequenze</strong>. Il <strong>decreto legge n. 323/1993</strong> sposta il termine previsto dalla legge Mammi&#8217; di altri tre anni.</p>
<p>Tuttavia la <strong>Corte Costituzionale</strong> con <strong>sentenza n. 420/1994</strong> dichiara illegittimo l&#8217;<strong>art. 15 della legge Mammi&#8217;</strong>, articolo che consente ad un solo soggetto di detenere fino a tre reti televisive nazionali, perche&#8217; in contrasto con l&#8217;<strong>art. 21 della Costituzione</strong>, nella sentenza si afferma:</p>
<blockquote><p>&#8220;che il diritto all&#8217;informazione garantito dall&#8217;articolo 21 della Costituzione implica indefettibilmente il pluralismo delle fonti e comporta il vincolo al legislatore di impedire la formazione di posizioni dominanti [...] la necessita&#8217; di consentire l&#8217;accesso al massimo numero possibile di voci non puo&#8217; essere intesa come mera idoneita&#8217; minima di una qualsivoglia disciplina <span class="ubernym uttJustLink" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'L\'Autorita\' garante della concorrenza e del mercato che promuove l\'applicazione nel mercato interno delle norme antimonopolistiche. In particolare si fa riferimento all\'abuso di posizione dominante, che viene punita con multe od ingiunzioni a desistere da comportamenti considerati contrarie alle norme antimonopolistiche. Rispetto all\'organismo analogo presente negli Stati Uniti, la violazione di questo divieto non da\' mai luogo a smembramenti di imprese. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#a&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Glossario economico' );">antitrust</span>&#8221;.</p></blockquote>
<p>Berlusconi deve quindi <strong>cedere Rete4</strong> perche&#8217; acquistandola nel 1984 lo ha messo in una posizione dominante. Resta comunque salvo il termine previsto dal decreto legge n. 323/1993 che <strong>rimanda ogni decisione all&#8217;agosto 1996</strong>, ma impone al legislatore di emanare al piu&#8217; presto una legge per <strong>ridurre il limite numerico</strong> delle reti concedibili ad uno stesso soggetto.</p>
<p>Arriva cosi&#8217; la <strong>Legge n. 249/1997</strong> che impedisce ad un singolo soggetto di detenere piu&#8217; del <strong>20 per cento</strong> delle reti televisive nazionali (Rete 4 sarebbe dunque di troppo). Tuttavia prevede che le emittenti possedute oltre quel 20 per cento possono comunque continuare a trasmettere in via transitoria fino a quando lo stabilira&#8217; l&#8217;<strong>Authority per le Comunicazioni</strong>. A partire da questo momento (che la legge non stabilisce, demandandolo all&#8217;Authority) queste reti (Rete 4) dovranno trasmettere <strong>esclusivamente via satellite</strong> o via cavo.</p>
<p>Interviene nuovamente la <strong>Corte Costituzionale</strong>, che si sente presa in giro da quella legge e con la <strong>sentenza n. 466/2002</strong> la dichiara incostituzionale, stabilendo lei il termine inderogabile entro il quale le emittenti eccedenti il limite del 20 per cento (Rete4) dovranno andare sul satellite, questo termine e&#8217; il <strong>31 dicembre 2003</strong>.</p>
<p>In tutto questo <strong>Europa7</strong>, la televisione di <strong>Francesco di Stefano</strong>, c&#8217;entra solo indirettamente, infatti nel 1999 vince la <strong>gara per il rilascio di nuove concessioni televisive nazionali</strong>, ma non le vengono assegnate le frequenze, per cui se dal primo gennaio 2004 Rete4, che causa la posizione dominante di <strong>Mediaset</strong>, dovra&#8217; andare sul satellite, Europa7 potra&#8217; prendere le sue frequenze.</p>
<p>Purtroppo per Europa7 (e per fortuna di Rete 4) arriva la <strong>legge Gasparri</strong>, la <strong>Legge n. 112/2004</strong>, che, pur confermando il limite del 20 per cento la rimanda:</p>
<blockquote><p>&#8220;all&#8217;atto della completa attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche e televisive in tecnica digitale&#8221;.</p></blockquote>
<p>Inoltre prevedendo l&#8217;introduzione del <strong>digitale terrestre</strong>, prevede il diritto di prelazione per le <strong>emittenti che gia&#8217; operano nell&#8217;analogico</strong>, espandendo al digitale l&#8217;<strong>oligopolio presente nell&#8217;analogico</strong>. Ed ecco la magia, fino a questo termine, chi ha fino ad ora trasmesso in analogico <strong>potra&#8217; continuare a farlo</strong>. Questo termine era inizialmente previsto per il <strong>31 dicembre 2006</strong>, poi viene rinviato al <strong>31 dicembre 2008</strong>, ora si parla del <strong>31 dicembre 2012</strong>. Ma sono possibili nuovi rinvii.</p>
<p>Vedendo sfumare ogni speranza Europa7 ricorre per vie legali, e cosi&#8217; il <strong>31 gennaio 2008</strong> la <strong>Corte di Giustizia Europea</strong> risponde ai quesiti posti dal Consiglio di Stato (davanti al quale Di Stefano ha trascinato <strong>Ministero delle Comunicazioni</strong> e <strong>Agcom</strong> chiedendo gli vengano assegnate le frequenze e un risarcimento miliardario) sulla compatibilita&#8217; della normativa italiana in materia radiotelevisiva con il diritto comunitario.</p>
<p>Secondo la <strong>Corte di Giustizia</strong> le norme comunitarie:</p>
<blockquote><p>&#8220;ostano, in materia di trasmissione televisiva, ad una normativa nazionale la cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell&#8217;impossibilita&#8217; di trasmettere in mancanza di frequenze di trasmissione assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati&#8221;.</p></blockquote>
<p>Lo Stato italiano dovrebbe quindi <strong>assegnare le frequenze di Rete 4 a Europa7</strong>, pena il possibile (probabile) <strong>avvio di una procedura di infrazione</strong>. E invece il <strong>governo Berlusconi</strong> corre ai ripari inserendo nel <strong>decreto legge dell&#8217;8 aprile 2008</strong> n. 59 l&#8217;<strong>art. 8bis</strong>, stabilendo che:</p>
<blockquote><p>&#8220;fermo restando quanto stabilito dalla vigente normativa in materia di radiodiffusione televisiva […] la prosecuzione nell&#8217;esercizio degli impianti di trasmissione e&#8217; consentita a tutti i soggetti che ne hanno titolo, fino alla scadenza del termine previsto dalla legge per la conversione definitiva delle trasmissioni televisive in tecnica digitale&#8221;.</p></blockquote>
<p>Riproponendo quanto gia&#8217; previsto dalla legge Gasparri, insomma, potevano pure evitarne la riproposizione, avrebbero evitato di <a class="esterno" href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200805articoli/33211girata.asp" title="Muro contro muro sul salva-Rete4">andare sotto</a> alla sua votazione. Anche perche&#8217; la Corte di Giustizia ne aveva pochi mesi prima dichiarato la <strong>contrarieta&#8217; alle norme di diritto comunitario</strong>.</p>
<p>Ora il <strong>Consiglio di Stato</strong> sul caso Europa7 <a class="esterno" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/06/Motivazioni-Europa-7.shtml?uuid=ce80b8a4-318e-11dd-9186-00000e251029&#038;type=Libero" title="La mancata assegnazione di frequenze per Europa 7 vale 3,5 miliardi">se ne lava le mani</a>, e passa la palla al Governo. Fatto che <a class="esterno" href="http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=75917" title="Il tribunale: Dare le frequenze a Europa7">ognuno interpreta</a> un po&#8217; <a class="esterno" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=265720" title="Il Consiglio di Stato: Rete 4 puo' continuare a trasmettere">come gli pare</a>, la verita&#8217; e&#8217; che il Consiglio di Stato sapeva benissimo che qualunque decisione avesse scelto, <strong>la parola finale spetta comunque alla politica</strong>, perche&#8217; di problema politico si tratta. Infine, anche se venissero tolte le frequenze a Rete 4 e assegnate a Europa7, questo <strong>non risolverebbe l&#8217;assenza di concorrenza</strong> tipica del nostro sistema televisivo. Spostare una o piu&#8217; reti nel satellite e porre un <a class="esterno" href="http://www.lavoce.info/articoli/-informazione/pagina2435.html" title="Tutti i limiti di Mediaset">limite alla raccolta pubblicitaria</a>, sono questioni <strong>inutili, pericolose e fuorvianti</strong>.</p>
<p>L&#8217;enorme <strong>difficolta&#8217; di entrare nel mercato televisivo</strong> e&#8217; il vero nodo da sciogliere, ed e&#8217; qui che si <strong>dovrebbe intervenire</strong>, e lo si potrebbe fare <strong>vendendo due</strong> delle tre reti pubbliche. Tenendone solo una in mano allo Stato, farne una vera televisione pubblica, che non badi allo <em>share</em>, che non faccia affidamento sulla pubblicita&#8217;, ma <strong>che sia un canale informativo ed educativo</strong> vero. Ci pensera&#8217; il mercato a fare concorrenza a Mediaset e a risolvere il &#8220;conflitto di interessi&#8221;. Ed e&#8217; qui <strong>il vero conflitto di interessi</strong>, che non e&#8217; esclusivita&#8217; di <strong>Silvio Berlusconi</strong>, ma di tutta la politica, che grazie all&#8217;assenza del mercato <strong>si garantisce le tre reti pubbliche</strong>.</p>
<div class="simpletags">Tags Technorati: <a href="http://technorati.com/tag/Berlusconi" rel="nofollow">Berlusconi</a>, <a href="http://technorati.com/tag/di+Pietro" rel="nofollow"> di Pietro</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Rete+4" rel="nofollow"> Rete 4</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Europa7" rel="nofollow"> Europa7</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Mediaset" rel="nofollow"> Mediaset</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Corte+di+Giustizia" rel="nofollow"> Corte di Giustizia</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Consiglio+di+Stato" rel="nofollow"> Consiglio di Stato</a>, <a href="http://technorati.com/tag/legge+Gasparri" rel="nofollow"> legge Gasparri</a>, <a href="http://technorati.com/tag/legge+Mamm%C3%AC" rel="nofollow"> legge Mammì</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Francesco+di+Stefano" rel="nofollow"> Francesco di Stefano</a>, <a href="http://technorati.com/tag/digitale+terrestre" rel="nofollow"> digitale terrestre</a></div><br />]]></content:encoded>
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		<title>I rom d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 05:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[In Italia ci sono meno rom che in altri Paesi europei, non abbiamo usato i fondi Ue per trovare loro una sistemazione dignitosa che forse avrebbe evitato di giungere ad una situazione cosi&#8217; esasperata. Sono 9 milioni i rom e i sinti che vivono in Europa, ma solo 2 milioni vivono nell&#8217;Europa Occidentale. Questa e&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia ci sono <strong>meno rom che in altri Paesi</strong> europei, non abbiamo usato i fondi Ue per trovare loro una <strong>sistemazione dignitosa</strong> che forse avrebbe evitato di giungere ad una situazione cosi&#8217; esasperata.</p>
<p><span id="more-128"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/bandiera-rom.jpg" alt="Sicurezza - Bandiera Rom" />Sono <strong>9 milioni</strong> i rom e i sinti che vivono in Europa, ma <strong>solo 2 milioni vivono nell&#8217;Europa Occidentale</strong>. Questa e&#8217; la ripartizione della popolazione rom e sinti:<br />
- <strong>Spagna</strong>: tra i 650mila e gli 800mila;<br />
- <strong>Francia</strong>: tra i 280mila e i 340mila;<br />
- <strong>Grecia</strong>: tra i 160mila e i 200mila.;<br />
- <strong>Italia</strong>: tra i 120mila e i 150mila.</p>
<p>Non c&#8217;e&#8217; dunque un&#8217;<strong>invasione</strong> in Italia, anzi il numero e&#8217; <strong>inferiore rispetto ad altri Paesi</strong>. Inoltre, la colpa che si e&#8217; data all&#8217;ingresso della <strong>Romania</strong> e della <strong>Bulgaria</strong> nell&#8217;Ue rispetto all&#8217;aumento del numero dei rom in Italia, ha contribuito a una certa <strong>disinformazione</strong>. Quando si parla di queste popolazioni rom, bisogna sapere che si tratta in realta&#8217; di <strong>un insieme di popolazioni molto diverse tra loro</strong>, per lingua, religione, nazionalita&#8217;, data di arrivo in Europa e/o in Italia, ecc. Inoltre molte di queste sono ormai nel nostro Paese da molti decenni (se non da qualche secolo), quasi la meta&#8217; di loro e&#8217; con tutta probabilita&#8217; <strong>in possesso della cittadinanza italiana</strong>. Il resto di loro sono divisi tra chi ha una nazionalita&#8217; di un Paese comunitario, chi e&#8217; un rifugiato e proviene dall&#8217;ex Jugoslavia, poi ci sono gli apolidi, gli immigrati con e senza permesso di soggiorno.</p>
<p>Il problema e&#8217; che <strong>l&#8217;Italia non ha gestito</strong> le popolazioni rom e sinte (e&#8217; sbagliato chiamarli nomadi, <strong>solo il 15-30 per cento conducono una vita itinerante</strong>, la maggior parte o non lo e&#8217; piu&#8217; da tempo o non lo e&#8217; mai stato). Il nostro Paese <strong>non ha richiesto fondi comunitari</strong> per realizzare politiche rivolte a rom e sinti, lo hanno fatto invece la Spagna e altri Paesi. Per quanto riguarda le <strong>politiche di accoglienza</strong>, si interviene allestendo i cosiddetti &#8220;<strong>campi nomadi</strong>&#8220;, che col tempo sono diventati una <strong>causa del problema</strong>. E gia&#8217; eravamo stati criticati dal <strong>comitato delle Nazioni Unite</strong> sull&#8217;eliminazione della discriminazione razziale <strong>nel 1999</strong>:</p>
<blockquote><p><cite>Committee on the Elimination of Racial Discrimination (Cerd)</cite><br />
&#8220;In aggiunta alla frequente mancanza dei servizi di base, l&#8217;abitare nei campi porta non solo alla segregazione fisica della comunita&#8217; rom dalla societa&#8217; italiana, ma anche all&#8217;isolamento politico, economico e culturale&#8221;.</p></blockquote>
<p>Per cui <strong>l&#8217;emergenza rom e&#8217; figlia dell&#8217;incapacita&#8217; del Governo italiano</strong>, che ha creato &#8220;soluzioni&#8221; ghettizzanti e stigmatizzanti. Una situazione in cui i Comuni non intervenivano sperando che i rom si spostassero da qualche altra parte. E a questa incapacita&#8217; ha risposto l&#8217;esasperazione degli italiani che ha portato a situazioni estreme, e che rischiano di portare anche il Governo a prendere ancora una volta <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/05/12/criminalita-e-immigrazione/" title="Criminalita' e immigrazione">decisioni sbagliate</a>.</p>
<p>Occorrerebbero interventi non generalizzati di <strong>espulsione e criminalizzazione</strong>, ma <strong>interventi mirati</strong>, con la costruzione di <strong>strutture abitative</strong> vere, aprendo un <strong>dialogo</strong> con i diretti interessati e con le comunita&#8217; locali. Occorre <strong>reprimere i comportamenti illegali</strong>, coinvolgere e responsabilizzare gli interessati. Senza criminalizzazioni generalizzate e pregiudiziali. Servono inoltre progetti di avvio al lavoro. Certo che se avessimo richiesto i finanziamenti a suo tempo avremmo i fondi necessari.</p>
<p>Abbiamo creato una <strong>situazione che non riusciamo piu&#8217; a gestire</strong>, e anziche&#8217; risolverla civilmente pensiamo di sbarazzarcene, perche&#8217; <strong>siamo incapaci di affrontare i problemi in modo serio</strong>, con interventi strutturali, eliminando i &#8220;campi nomadi&#8221; e sistemando queste persone in strutture umane. Creare il reato di immigrazione clandestina significa <strong>creare dal nulla migliaia di latitanti</strong>, con un incremento esponenziale delle <strong>spese per la Giustizia</strong> tra processi ed espulsioni, quando sarebbe invece piu&#8217; urgente <strong>costruire carceri e riformare il sistema Giustizia</strong>.</p>
<div class="simpletags">Tags Technorati: <a href="http://technorati.com/tag/rom" rel="nofollow">rom</a>, <a href="http://technorati.com/tag/sinti" rel="nofollow"> sinti</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Romania" rel="nofollow"> Romania</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Bulgaria" rel="nofollow"> Bulgaria</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Spagna" rel="nofollow"> Spagna</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Francia" rel="nofollow"> Francia</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Italia" rel="nofollow"> Italia</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Grecia" rel="nofollow"> Grecia</a>, <a href="http://technorati.com/tag/campi+nomadi" rel="nofollow"> campi nomadi</a>, <a href="http://technorati.com/tag/sicurezza" rel="nofollow"> sicurezza</a>, <a href="http://technorati.com/tag/clandestini" rel="nofollow"> clandestini</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Cerd" rel="nofollow"> Cerd</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Maroni" rel="nofollow"> Maroni</a></div><br />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Ici sulla prima casa</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2008 05:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Ici]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Prodi]]></category>
		<category><![CDATA[Tasse]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;intenzione del Governo Berlusconi e&#8217; quella di abolire totalmente l&#8217;Ici sulla prima casa, ma gia&#8217; il Governo Prodi con la Finanziaria 2008 aveva previsto una forte riduzione dell&#8217;Ici, infatti da Giugno 2008 le famiglie italiane non pagheranno il 40 per cento dell&#8217;Ici proprio in virtu&#8217; dell&#8217;ultima Finanziaria del Governo Prodi. La Finanziaria 2008 prevede una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intenzione del <strong>Governo Berlusconi</strong> e&#8217; quella di <strong>abolire totalmente l&#8217;Ici sulla prima casa</strong>, ma gia&#8217; il Governo Prodi con la <strong>Finanziaria 2008</strong> aveva previsto una <strong>forte riduzione dell&#8217;Ici</strong>, infatti <strong>da Giugno 2008 le famiglie italiane non pagheranno il 40 per cento dell&#8217;Ici</strong> proprio in virtu&#8217; dell&#8217;ultima Finanziaria del Governo Prodi.</p>
<p><span id="more-121"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/abolita-ici-prima-casa.jpg" alt="Economia - Ici prima casa" />La Finanziaria 2008 prevede una <strong>detrazione pari all&#8217;1,33 per mille</strong> della base imponibile Ici fino ad un massimo di <strong>200 euro</strong>, questa misura si somma alla detrazione gia&#8217; esistente pari a <strong>103,29 euro</strong>. Per cui si potra&#8217; arrivare ad un massimo di <strong>303,29 euro</strong>.</p>
<p>Questa misura viene maggiormente incontro alle famiglie con un reddito medio e basso, anche se <strong>non e&#8217; legata al reddito ma al patrimonio immobiliare</strong>, e il costo di questa agevolazione e&#8217; invece spalmato <strong>su tutta la popolazione</strong>. Le detrazioni dell&#8217;Ici <strong>non possono penalizzare i Comuni</strong>, infatti questi riceveranno dallo Stato un rimborso che compensera&#8217; per intero le loro minori entrate. L&#8217;abolizione totale prevista dal Governo Berlusconi costera&#8217; circa <strong>2 miliardi</strong> di euro.</p>
<p>Questi 2 miliardi che vanno in favore delle famiglie con reddito medio-alto (visto che per gli altri la detrazione dell&#8217;Ici era gia&#8217; prevista) <strong>saranno pagati da tutti</strong>, quindi anche da chi ha un reddito medio-basso. Mentre la misura prevista dal Governo Prodi aveva una <strong>funzione sociale e redistributiva</strong>, anche se <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000194.html" title="Quanto e' redistributiva la Finanziaria 2008? Poco">in bassa misura</a>.</p>
<p>Il Governo Berlusconi non fa altro che <strong>estendere l&#8217;abolizione dell&#8217;Ici sulla prima casa</strong>, restano escluse le <strong>abitazioni signorili, le ville e i castelli</strong>, ovvero patrimoni <strong>particolarmente consistenti</strong>, ma praticamente inesistenti, ne figurano pochissimi negli uffici del catasto, un po&#8217; di piu&#8217; invece nella realta&#8217;. Si dovrebbe eventualmente fare una riforma del catasto.</p>
<div class="simpletags">Tags Technorati: <a href="http://technorati.com/tag/Berlusconi" rel="nofollow">Berlusconi</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Prodi" rel="nofollow"> Prodi</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Ici" rel="nofollow"> Ici</a>, <a href="http://technorati.com/tag/prima+casa" rel="nofollow"> prima casa</a>, <a href="http://technorati.com/tag/comuni" rel="nofollow"> comuni</a>, <a href="http://technorati.com/tag/catasto" rel="nofollow"> catasto</a>, <a href="http://technorati.com/tag/catastali" rel="nofollow"> catastali</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Finanziaria+2008" rel="nofollow"> Finanziaria 2008</a></div><br />]]></content:encoded>
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