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	<title>Last K’s Voice &#187; Energia</title>
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	<description>Weblog di Informazione Economica, Politica e d’attualita’</description>
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		<title>Appunti del Sabato #24</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 06:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri l&#8217;Autorita&#8217; per l&#8217;energia elettrica e il gas in un comunicato ha dato delle &#8220;buone notizie per i consumatori&#8220;. Infatti a partire dal primo gennaio del 2009 le bollette dell&#8217;energia elettrica caleranno del 5,1 per cento, quelle del gas dell&#8217;1 per cento e il Gpl del 14,2 per cento. Grazie al calo del prezzo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/immagini/logo.png" alt="Appunti - Last K's Voice" />Ieri l&#8217;<strong>Autorita&#8217; per l&#8217;energia elettrica e il gas</strong> in un comunicato ha dato delle &#8220;<em>buone notizie per i consumatori</em>&#8220;. Infatti a partire <strong>dal primo gennaio del 2009</strong> le bollette dell&#8217;energia elettrica caleranno del <strong>5,1 per cento</strong>, quelle del gas dell&#8217;<strong>1 per cento</strong> e il Gpl del <strong>14,2 per cento</strong>. Grazie al calo del prezzo del petrolio. Un prezzo basso del petrolio che <strong>non durera&#8217; per sempre</strong>, dunque e&#8217; meglio <strong>prendere provvedimenti</strong>.</p>
<p><span id="more-788"></span></p>
<p>Complessivamente questo calo si traduce, per una <strong>famiglia tipo</strong>, in un risparmio di <strong>3 euro al mese</strong>, di cui 2 euro sull&#8217;energia elettrica e 1 euro sul gas. Scende anche il Gpl, il calo in questo caso e&#8217; piu&#8217; consistente (-14,2 per cento), un risparmio di cica <strong>9 euro e 60 centesimi</strong> al mese. Questi &#8220;risparmi&#8221; sono dovuti alle forti riduzioni dei prezzi dei prodotti petroliferi, che cominciano a farsi sentire in Italia anche per i consumatori.</p>
<p>Il <strong>basso prezzo del petrolio</strong> (valore piu&#8217; basso degli ultimi quattro anni) e&#8217; dovuto al <strong>calo della domanda attuale ed attesa</strong>. Un calo talmente forte che i Paesi dell&#8217;Opec non sono riusciti a far rialzare il prezzo del petrolio neppure dopo aver annunciato dei <strong>forti tagli della produzione</strong>. I motivi non sono dovuti solo alla bassa domanda, ma anche al fatto che all&#8217;interno dell&#8217;Opec nessun Paese cominciera&#8217; a tagliare la produzione (riducendo cosi&#8217; vendite e incassi) prima che lo facciano gli altri. Insomma, si sono create le condizioni per cui <strong>gli annunci dell&#8217;Opec non sono credibili</strong> perche&#8217; ogni Paese membro cerchera&#8217; di fare il furbo per guadagnarci. Semplificando, poniamo che tre o piu&#8217; Paesi <strong>riducano le produzioni da 100 a 90</strong> ciascuno, questo si traduce in un <strong>aumento del prezzo del prodotto da 3 a 4</strong>, se un altro Paese non riduce le produzioni, <strong>guadagnera&#8217; dalla vendita non piu&#8217; 300 ma 400</strong>, mentre i Paesi che hanno ridotto le produzioni <strong>non guadagneranno piu&#8217; 300 ma 360</strong>. Ovviamente e&#8217; una situazione semplificata, ma <strong>e&#8217; chiaro che c&#8217;e&#8217; convenienza a non rispettare il cartello</strong>, ossia <strong>a imbrogliare</strong>.</p>
<p>I bassi prezzi del petrolio pero&#8217; <strong>hanno un inconveniente</strong>, riducono la convenienza (e la possibilita&#8217;) di <strong>investire</strong>. Finche&#8217; durera&#8217; la crisi economica la domanda sara&#8217; bassa, e dunque sara&#8217; basso il prezzo del petrolio, presumibilmente per tutto il 2009. Ma se vengono di conseguenza <strong>ridotti i progetti di investimento</strong>, sara&#8217; impossibile mantenere il livello di produzione adeguato al &#8220;dopo-crisi&#8221;, quando la domanda tornera&#8217; ai livelli iniziali. Questo si tradurra&#8217; in una <strong>carenza di offerta</strong> e in una forte crescita del prezzo del petrolio, forse ai prezzi toccati questa estate, anche <strong>oltre i 140 dollari al barile</strong>. Discorso simile puo&#8217; farsi per il <strong>gas naturale</strong>. Occorre dunque <strong>prendere quanto prima dei provvedimenti</strong>, creando le premesse per <strong>ridurre il fabbisogno di petrolio e gas naturale per il 2010</strong>.</p>
<p>L&#8217;Italia dipende dalle importazioni di idrocarburi (petrolio e gas naturale) per <strong>piu&#8217; del 70 per cento</strong> del fabbisogno energetico. Questa quota si traduce in <strong>bollette molto legate al prezzo del petrolio e del gas</strong>, dunque a un <strong>costo dell&#8217;energia ben piu&#8217; alto</strong> di altri Paesi europei. Se l&#8217;Italia non prendera&#8217; quanto prima i provvedimenti necessari per ridurre la quota di petrolio e gas naturale del proprio fabbisogno energetico, nel 2010, o comunque appena il prezzo di queste due materie prime salira&#8217; nuovamente, <strong>ci troveremmo in forte difficolta&#8217;</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Energia e ambiente, connubio vincente</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 06:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformati]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo il CCPI siamo al 44esimo posto nella classifica su clima ed energia, nonostante le nostre emissioni siano inferiori rispetto a Paesi come la Germania che invece sono al primo posto nella classifica. Ora l&#8217;Italia e la Polonia (al 45esimo posto della classifica) premono nell&#8217;ambito europeo per rimandare o rivedere il piano energetico europeo, perche&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo il <strong>CCPI</strong> siamo al <strong>44esimo posto</strong> nella classifica su clima ed energia, nonostante le nostre emissioni siano <strong>inferiori</strong> rispetto a Paesi come la <strong>Germania</strong> che invece sono <strong>al primo posto</strong> nella classifica. Ora l&#8217;<strong>Italia</strong> e la <strong>Polonia</strong> (al 45esimo posto della classifica) premono nell&#8217;ambito europeo per <strong>rimandare o rivedere il piano energetico europeo</strong>, perche&#8217; reputato <strong>troppo costoso</strong>. Ma e&#8217; veramente un bene per noi <strong>rimandare</strong> ulteriormente la <strong>politica di efficienza energetica</strong> delle nostre industrie e del trasporto?</p>
<p><span id="more-759"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/energia.jpg" alt="Energia" />Mercoledi&#8217; <strong>German Watch</strong> ha pubblicato i risultati del <a class="esterno" title="German Watch - Climate Change Performance Index 2009" href="http://www.germanwatch.org/klima/ccpi.htm"><strong>Climate Change Performance Index</strong> 2009</a>, un rapporto internazionale che ci posiziona al <strong>44esimo posto</strong>, a paridemerito col <strong>Giappone</strong>. Non si tratta di una classifica basata sull&#8217;ammontare delle emissioni, ma di un <strong>indice complesso</strong> che tiene conto di vari elementi, nei quali evidentemente <strong>siamo carenti</strong>.</p>
<p>Il <strong>Climate Change Performance Index</strong> (CCPI) compara <strong>57 Paesi</strong>, responsabili complessivamente del <strong>90 per cento delle emissioni mondiali annuali di CO2</strong>. L&#8217;indice si basa su <strong>venti indicatori differenti</strong>, che possiamo suddividere in <strong>tre macro-classi</strong> che influiscono sull&#8217;indice con pesi diversi: <strong>trend delle emissioni</strong> (pesa per il <strong>50 per cento</strong>); <strong>livello delle emissioni</strong> (pesa per il <strong>30 per cento</strong>) e <strong>politica sul clima</strong> (pesa per il <strong>20 per cento</strong>). Per questo motivo Paesi come la <strong>Germania</strong> (ma anche l&#8217;India, il Brasile e la Francia) che <strong>hanno ridotto</strong> (e stanno riducendo) sensibilmente le loro emissioni sono ai primi posti nella classifica di German Watch, altri Paesi come l&#8217;<strong>Italia</strong> (ma anche la Polonia e la Cina) che invece <strong>continuano ad incrementare</strong> le loro emissioni sono agli ultimi posti.</p>
<p>La domanda dunque e&#8217;: &#8220;<em>Puo&#8217; un Paese sviluppato in un mondo sempre piu&#8217; competitivo, non investire nel settore energetico e nell&#8217;industria?</em>&#8220;. Perche&#8217; e&#8217; questo che noi stiamo facendo. Non stiamo investendo, abbiamo un&#8217;<strong>industria inefficiente</strong>, vecchia, impianti inquinanti non tanto per il tipo di produzione, ma perche&#8217; non sono stati rinnovati negli ultimi anni. La Germania e&#8217; un Paese <strong>piu&#8217; industriale</strong> del nostro, con una <strong>produzione energetica che fa ampio uso del carbone</strong>. Eppure <strong>ha ridotto le sue emissioni</strong>, incrementando la sua <strong>efficienza energetica</strong>, le sue industrie hanno incrementato la produzione, investendo in <strong>impianti nuovi, efficienti e meno inquinanti</strong>.</p>
<p>Paesi come la Germania, il Regno Unito e la Danimarca in questi anni hanno incrementato considerevolmente la <strong>spesa in ricerca e sviluppo nel settore energetico</strong>, noi invece l&#8217;abbiamo <strong>ridotta</strong> incredibilmente (<a title="Dinamica della Spesa Pubblica in Ricerca energetica in rapporto al Pil" href="#G1">Grafico 1</a>). Ancora una volta <strong>l&#8217;Italia rischia di perdere il treno dell&#8217;efficienza energetica e industriale</strong>, perdendo ulteriore <strong>competitivita&#8217;</strong>. Non possiamo restare al livello di efficienza energetica e industriale di dieci anni fa, <strong>dobbiamo evolvere</strong> se vogliamo mantenere (o meglio incrementare) la produttivita&#8217; e la competitivita&#8217; del nostro Paese. Le nostra industrie, il nostro Paese non puo&#8217; permettersi di stare fermo. Stiamo molto attenti quando consideriamo <strong>costi e benefici</strong> del <a title="Appunti del Sabato #15" href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/10/18/appunti-del-sabato-15/">pacchetto europeo del &#8220;20-20-20&#8243;</a> di pensare anche a questi elementi.<br />
<a name="G1"></a><br />
<strong>Grafico 1</strong>: Dinamica della Spesa Pubblica in Ricerca energetica in rapporto al <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span><br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/spesa-ricerca-sviluppo-energia.jpg" alt="Grafico 1 - Dinamica della Spesa Pubblica in Ricerca energetica in rapporto al Pil" /></p>
<h5>L&#8217;energia in Italia</h5>
<p>In Italia i <strong>consumi di energia primaria</strong> rispetto alla media Ue27 fanno maggiormente ricorso a <strong>petrolio e gas</strong>, il contributo del <strong>carbone</strong> e&#8217; molto basso (9 per cento dei consumi primari) e <strong>non abbiamo impianti per la generazione elettronucleare</strong>. Contrariamente a quanto si pensa, in Italia l&#8217;apporto di <strong>fonti energetiche rinnovabili</strong> sul totale dei consumi primari di energia e&#8217; leggermente piu&#8217; elevata rispetto alla media dei Paesi <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' un\'organizzazione internazionale che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall\'economia mondiale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#o&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico' );"><acronym class="uttAcronym" title="Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico">OCSE</acronym></span>, ma questo e&#8217; dovuto esclusivamente al <strong>grande apporto delle fonti idroelettriche</strong> (resta dunque un ampio margine di incremento mediante l&#8217;utilizzo di <strong>altre fonti rinnovabili</strong>). Per capire gli <strong>effetti benefici</strong> che una <strong>riduzione della quota di petrolio</strong> per i consumi energetici primari, mediante una &#8220;rivoluzione&#8221; del <strong>sistema dei trasporti</strong> (puntando ai trasporti su <strong>rotaia</strong> e rendendo efficiente la reste su <strong>strada</strong>), potrebbe avere sulla nostra economia, si pensi che <strong>in Italia la domanda di prodotti petroliferi copre il 43 per cento del totale</strong> dei consumi primari (<a title="Disponibilita' di energia per fonte" href="#G2">Grafico 2</a>), quota <strong>dovuta quasi esclusivamente al settore dei trasporti</strong>. Il trend (<a title="Disponibilita' di energia per fonte - Trend 2000-2007" href="#G3">Grafico 3</a>) comunque indica una contrazione dei consumi di petrolio (<strong>-3,1 per cento</strong> nel 2007), dovuto all&#8217;incremento del <strong>prezzo al barile</strong>. Ora che il prezzo del petrolio e&#8217; basso non dobbiamo pero&#8217; restare con le mani in mano, non dobbiamo farci trovare impreparati per quando il prezzo <strong>cominciera&#8217; a salire</strong> nuovamente.<br />
<a name="G2"></a><br />
<strong>Grafico 2</strong>: Disponibilita&#8217; di energia per fonte<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/disponibilita-energia-per-fonte-2007.jpg" alt="Grafico 2 - Disponibilita' di energia per fonte" /><br />
<a name="G3"></a><br />
<strong>Grafico 3</strong>: Disponibilita&#8217; di energia per fonte &#8211; Trend 2000-2007<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/trend-disponibilita-energia-per-fonte-2000-2007.jpg" alt="Grafico 3 - Disponibilita' di energia per fonte - Trend 2000-2007" /></p>
<p>Nel 2006 la <strong>fattura energetica complessiva</strong> era quasi di <strong>50 miliardi di euro</strong> (il <strong>3,4 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>), nel 2007 per una serie di eventi (contrazione della domanda e apprezzamento dell&#8217;euro) e&#8217; stata di <strong>46,6 miliardi di euro</strong> (il <strong>3 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>), in entrambi gli anni la <strong>fattura petrolifera</strong> ha pesato sulla fattura energetica complessiva per il <strong>57 per cento</strong>. Eppure ci spaventa un <strong>piano energetico</strong> che potrebbe costarci lo <strong>0,66 per cento</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>, ma ci farebbe risparmiare sulla fattura energetica.</p>
<p>E&#8217; pur vero che il consumo energetico dell&#8217;<strong>industria</strong> e&#8217; di gran lunga inferiore rispetto a quello <strong>civile e dei trasporti</strong> (<a title="Consumi di energia per settore di uso finale 2000-2007" href="#G4">Grafico 4</a>), pero&#8217; sui costi delle imprese incidono anche i trasporti, e un risparmio delle famiglie sule bollette energetiche si potrebbe tradurre in maggior consumo e quindi a beneficio delle industrie. Inoltre se guardiamo ai <strong>consumi di energia elettrica</strong>, l&#8217;industria incide per il <strong>45 per cento</strong> <a title="Consumi di energia elettrica per settore di uso finale (2007)" href="#G5">Grafico 5</a>.<br />
<a name="G4"></a><br />
<strong>Grafico 4</strong>: Consumi di energia per settore di uso finale 2000-2007<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/consumi-energia-settori-uso-finale-2000-2007.jpg" alt="Grafico 4 - Consumi di energia per settore di uso finale 2000-2007" /><br />
<a name="G5"></a><br />
<strong>Grafico 5</strong>: Consumi di energia elettrica per settore di uso finale (2007)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/consumi-energia-elettrica-settore-uso-finale-2007.jpg" alt="Grafico 5 - Consumi di energia elettrica per settore di uso finale (2007)" /></p>
<h5>Costi e benefici</h5>
<p>Giustamente il pacchetto clima-energia deve essere <strong>analizzato secondo un&#8217;analisi complessiva dei costi e dei benefici</strong> della sua attuazione. I <strong>costi</strong> oscillano tra lo <strong>0,51 e lo 0,66</strong> del <span class="ubernym uttAcronym" onmouseover="domTT_activate(this, event, 'content', 'E\' il valore totale dei beni e servizi finali prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo con i fattori produttivi impiegati all\'interno del paese stesso. Se calcolato con i prezzi correnti si chiama PIL nominale, se calcolato con i prezzi costanti (quelli dell\'anno base) e\' detto PIL reale. (&lt;a href=&quot;http://www.lkv.it/glossario.html#p&quot;&gt;link&lt;/a&gt;)','caption', 'Prodotto Interno Lordo' );"><acronym class="uttAcronym" title="Prodotto Interno Lordo">Pil</acronym></span>, <strong>superiori rispetto a quelli di altri Paesi europei</strong> (Germania e Regno Unito tra tutti). Eppure la nostra <strong>intensita&#8217; energetica</strong> e&#8217; inferiore, le nostre <strong>emissioni e consumi</strong> in rapporto al numero degli abitanti e&#8217; minore. A fare la differenza, a rendere <strong>costoso</strong> per noi il piano energetico e&#8217; la <strong>bassa efficienza negli usi finali dell&#8217;energia</strong>, a partire dal  <strong>residenziale</strong>, ma anche dei <strong>trasporti</strong>, dell&#8217;<strong>industria</strong> e dei <strong>servizi</strong>. Insomma, <strong>siamo inefficienti</strong>.</p>
<p>Colmare questa inefficienza e&#8217; un costo o un investimento? A mio avviso e&#8217; <strong>un investimento</strong>. Gli interventi sull&#8217;<strong>efficienza degli usi finali dell&#8217;energia</strong> consentirebbero: la <strong>minore importazione di combustibili fossili</strong> (questo ridurrebbe il peso del prezzo del petrolio dal nostro tasso di inflazione ad esempio); gli altri benefici riguardano la <strong>competizione tecnologica</strong>, che ci vede molto (troppo) indietro, recuperando terreno ne guadagneremmo in <strong>competitivita&#8217;</strong>. Gli investimenti nell&#8217;efficienza energetica degli usi finali hanno <strong>effetti moltiplicativi sull&#8217;economia</strong>, si pensi ad esempio alle <strong>nuove imprese</strong> nate in altri Paesi grazie agli investimenti in questo ambito, ai <strong>posti di lavoro</strong> e alle <strong>riduzioni dei costi</strong> nelle bollette energetiche per famiglie e imprese. Si pensi ai risparmi che deriverebbero da un <strong>sistema dei trasporti efficiente</strong>.</p>
<p>Forse rappresenta un <strong>pesante costo nei prossimi due o tre anni</strong>, ma pensiamo veramente di poter continuare a stare indietro rispetto agli altri Paesi europei come Francia, Germania, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Spagna, ecc.? Se non sosteniamo questo costo nei prossimi tre anni, i <strong>mancati benefici</strong> ci costeranno molto piu&#8217; cari, per i prossimi dieci anni.</p>
<p>Intervenire a favore dell&#8217;efficienza energetica negli usi finali non e&#8217; solo importante per il clima (che magari qualcuno potrebbe ritenere superfluo in momenti di crisi economica), ma <strong>e&#8217; importante anche per l&#8217;economia</strong>. Il rischio e&#8217; che la <strong>politica</strong> (spinta dalle <strong>imprese meno efficienti e piu&#8217; protette</strong>) usi lo <strong>spauracchio dei costi</strong> del piano energetico per non investire nell&#8217;<strong>energia</strong>, per non riformare il sistema dei <strong>trasporti</strong>, per non ridurre il <strong>fabbisogno energetico</strong> da fonti di importazione, quali <strong>gas naturale e petrolio</strong> (<a title="Confronto del mix delle fonti energetiche tra Italia e media Europa (2005)" href="#G6">Grafico 6</a> e <a title="Consumi finali per settore e per fonte (2007)" href="#T1">Tabella 1</a>). Facendo risparmiare a queste poche imprese inefficienti e protette, <strong>a spese della competitivita&#8217; dell&#8217;intero Paese</strong>, a spese di bollette sempre piu&#8217; care, a spese di una rete dei trasporti inefficiente e costosa, a spese di una dipendenza energetica da Paesi spesso instabili. E&#8217; questo che vogliamo?<br />
<a name="G6"></a><br />
<strong>Grafico 6</strong>: Confronto del mix delle fonti energetiche tra Italia e media Europa (2005)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/confronto-mix-fonti-italia-media-europa-2005.jpg" alt="Grafico 6 - Confronto del mix delle fonti energetiche tra Italia e media Europa (2005)" /><br />
<a name="T1"></a><br />
<strong>Tabella 1</strong>: Consumi finali per settore e per fonte (2007)<br />
<img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/consumi-finali-per-settore-fonte-2007.jpg" alt="Tabella 1 - Consumi finali per settore e per fonte (2007)" /></p>
<p>Cosi&#8217; non si va avanti, pare proprio che <strong>l&#8217;Italia intera</strong> soffra della <strong>sindrome NIMBY</strong> (Not In My Back Yard) che <strong>impedisce una politica energetica di largo respiro</strong> in grado di offrire una visione coerente con <strong>le sfide della contemporaneita&#8217;</strong>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Inflazione made in Confindustria</title>
		<link>http://www.lkv.it/wp/archives/2008/07/16/inflazione-made-in-confindustria/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 05:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un lato il rischio di innescare una spirale prezzi-salari, che abbiamo gia&#8217; vissuto in passato e che nessuno (che abbia un minimo di buon senso) rimpiange, dall&#8217;altro il rischio di veder affossati ancora di piu&#8217; i consumi. All&#8217;interno di questo stretto corridoio si muove Confindustria, che nella trattativa con i sindacati sembra propensa a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un lato il rischio di innescare una <strong>spirale prezzi-salari</strong>, che abbiamo gia&#8217; vissuto in passato e che nessuno (che abbia un minimo di buon senso) rimpiange, dall&#8217;altro il rischio di veder affossati ancora di piu&#8217; <strong>i consumi</strong>. All&#8217;interno di questo stretto corridoio si muove <strong>Confindustria</strong>, che nella trattativa con i <strong>sindacati</strong> sembra propensa a scegliere una via di mezzo tra l&#8217;<strong>inflazione reale del 3,8-4 per cento</strong> e <strong>quella programmata dell&#8217;1,7 per cento</strong>.</p>
<p><span id="more-205"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/marcegaglia.jpg" alt="Politica - Emma Marcegaglia" />Cosi&#8217; <strong>Emma Marcegaglia</strong>, presidente di Confindustria, annuncia la sua proposta, un indice del <strong>2 per cento</strong>. L&#8217;indice proposto da Confindustria e&#8217; abbastanza basso da sperare di non correre rischi inneschi sulla spirale inflazionistica, ma abbastanza alto da sperare di accontentare i sindacati e magari, certamente non rilanciare, ma almeno <strong>non danneggiare i consumi</strong>.</p>
<h5>Sindacati</h5>
<p>Oltre il corridoio gia&#8217; descritto, Marcegaglia ha dovuto scegliere un tasso che tenesse in considerazione anche il terreno accidentato di questo corridoio, dato dalle <strong>richieste dei sindacati</strong>, intenzionati ad arrivare ad un accordo che leghi il recupero salariale all&#8217;<strong>indice europeo dei prezzi al consumo</strong>. Obiettivo, slegarsi dalle decisioni politiche del <strong>tasso di inflazione programmata</strong> (Tip), che quest&#8217;anno presenta una differenza con il tasso di inflazione stimata eccessivamente ampio (una differenza di <strong>2,1 punti percentuali</strong>, essendo il primo dell&#8217;1,7 per cento e il secondo del 3,8 per cento). Secondo il segretario della Uil <strong>Luigi Angeletti</strong> infatti:</p>
<blockquote><p><cite>Luigi Angeletti</cite><br />
&#8220;L&#8217;inflazione programmata non ci sara&#8217; piu&#8217; nel nostro nuovo sistema contrattuale, ma ci sara&#8217; un sistema di calcolo dell&#8217;inflazione che e&#8217; quello che viene adottato in tutta Europa. Saremo quindi al riparo dalle operazioni di politica, e potremo misurare l&#8217;andamento dei prezzi cosi&#8217; come avviene in Germania e in Francia&#8221;.</p></blockquote>
<p>Ma, cos&#8217;e&#8217; il Tip? E&#8217; l&#8217;<strong>obiettivo di inflazione</strong>, fissato dal Governo a partire dai primi anni &#8217;80 e dai primi anni &#8217;90 viene preso come <strong>riferimento principale nei rinnovi salariali</strong>. Un tasso anacronistico visto che in quegli anni l&#8217;Italia possedeva ancora il magico potere della <strong>svalutazione</strong> con la quale compensavamo i pesanti rincari dei prezzi per non perdere <strong>quote di mercato</strong>. Da sempre i sindacati hanno spinto per un rinnovo contrattuale, fosse del pubblico impiego dei metalmeccanici o altro, che andasse <strong>oltre il Tip</strong>, considerando la vera crescita del costo della vita. D&#8217;altro canto Confindustria e&#8217; invece sempre stata dell&#8217;idea di <strong>non andare oltre il Tip</strong>, proprio per non innescare una nuova spirale salari-prezzi. Anche se in certi settori (per intenderci <strong>dove esiste la concorrenza</strong>) l&#8217;incremento salariale in assenza di incremento della <strong>produttivita&#8217;</strong> non porta a spirali inflazionistiche ma alla perdita di quote di mercato e di occupazione. Per questo per la spirale prezzi salari in realta&#8217; sono piu&#8217; pericolosi i settori meno esposti alla concorrenza, come servizi, commercio e <strong>pubblica amministrazione</strong>. In particolare nel settore pubblico, nel quale in Italia sembra vigere ancora <a class="esterno" href="http://phastidio.net/2008/07/07/scala-mobile-per-molti-ma-non-per-tutti/" title="Scala mobile, per molti ma non per tutti">la scala mobile</a>.<br />
Il sindacato anche in passato si e&#8217; lamentato per il livello del Tip scelto dal Governo in piena autonomia, senza prima aver sentito le parti sociali, arrivando ad un Tip giudicato <strong>irrealistico</strong>. Anche questa volta e&#8217; stato cosi&#8217;. Il Tip e&#8217; giudicato dal sindacato basato su valutazioni piu&#8217; politiche che tecniche, visti anche i dati sull&#8217;inflazione rilasciati da molti istituti economici e anche dall&#8217;Unione europea.<br />
Per anni dopo l&#8217;ingresso dell&#8217;euro la politica contrattuale era <strong>parzialmente libera dalla lotta all&#8217;inflazione</strong>, essendo quest&#8217;ultima sotto controllo, con l&#8217;aumento dei prezzi dipendente da fattori strutturali quali <strong>scarsa concorrenza</strong>, <strong>alta pressione fiscale</strong>, ecc. il ruolo dei salari era dunque ridimensionato. Adesso che l&#8217;inflazione riprende a crescere, anche il ruolo dei salari diventa piu&#8217; rilevante.</p>
<h5>Confindustria</h5>
<p>La confederazione degli industriali, per voce del suo presidente, fa sapere che non si puo&#8217; ignorare che:</p>
<blockquote><p><cite>Emma Marcegaglia</cite><br />
&#8220;la deriva dell&#8217;inflazione dipende da fattori internazionali. Ma questi non possono essere scaricati senza motivo sulle imprese e sui cittadini. Bisogna evitare di innescare una logica di spirale prezzi-salari&#8221;.</p></blockquote>
<p> Significa che l&#8217;<strong>inflazione esterna</strong>, se internalizzata facendola pesare nella trattativa, aumentando di conseguenza i salari, porta alla spirale salari-prezzi. Tuttavia la facilita&#8217; con cui la Marcegaglia fissa il tasso da proporre ai sindacati al <strong>2 per cento</strong> (3 decimi di punto percentuale piu&#8217; alto del Tip), fa capire che Confindustria ritiene comunque basso il tasso programmato dal Governo. Resta comunque ferma l&#8217;intenzione di Confindustria di tenere ben separate l&#8217;inflazione interna dall&#8217;inflazione importata &#8220;<em>che gia&#8217; grava sui costi e sulla competitivita&#8217; delle imprese</em>&#8220;.<br />
Secondo Confindustria all&#8217;interno dell&#8217;inflazione reale, che e&#8217; <strong>tra il 3,8 e il 4 per cento</strong>, la quota di inflazione importata, per i rincari delle materie prime, dovrebbe essere intorno all&#8217;<strong>1,8 per cento</strong>. Da qui deriva il tasso del 2 per cento (3,8 &#8211; 1,8) indicato da <strong>Emma Marcegaglia</strong>.</p>
<h5>La produttivita&#8217; e l&#8217;efficienza</h5>
<p>Sul tavolo della trattativa Confindustria pone una serie di obiettivi che i sindacati condividono nei <strong>risultati</strong>, ma occorre vedere se si trova un accordo sui <strong>metodi</strong>. L&#8217;obiettivo e&#8217; quello di <strong>recuperare un po&#8217; di competitivita&#8217;</strong>, attraverso l&#8217;<strong>incremento della produttivita&#8217; e dell&#8217;efficienza</strong>. Risulta infatti difficile pensare di poter alzare i salari senza creare squilibri in assenza di incrementi di produttivita&#8217;. Si spera di chiudere la trattativa <strong>entro Settembre</strong> basandosi sull&#8217;indice del 2 per cento. Obiettivo non facile, sia quello dell&#8217;accordo, sia soprattutto quello della produttivita&#8217;, ma il ministro del Lavoro <strong>Maurizio Sacconi</strong> e&#8217; convinto che la detassazione degli straordinari portera&#8217; &#8220;<em>significativi incrementi retributivi collegati ad altrettanti significativi incrementi di competitivita&#8217; delle imprese</em>&#8220;. Questa fiducia nei poteri della detassazione degli straordinari <strong>appare esagerata</strong>, c&#8217;e&#8217; chi <a class="esterno" href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Oppressione_fiscale_e_detassazione_degli_straordinari" title="Oppressione fiscale e detassazione degli straordinari">prevede</a> che, <a class="esterno" href="http://www.lavoce.info/articoli/-fisco/pagina1000413.html" title="Contro la detassazione degli straordinari">bene che vada</a>, la <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/05/16/detassare-gli-straordinari-non-e-cosi-utile/" title="Detassare gli straordinari? Non e' cosi' utile">detassazione degli straordinari</a> semplicemente non avra&#8217; effetti, ne&#8217; positivi ne&#8217; negativi.</p>
<p>Anche questa volta la <strong>trattativa tra Confindustria e sindacati</strong> per i rinnovi contrattuali appare in salita, aggravata dalla <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/07/07/linesorabile-consumarsi-degli-italiani/" title="L'inesorabile consumarsi degli italiani">crisi dei consumi</a>, che spaventa i sindacati, ma forse ancor piu&#8217; gli industriali, visto che il <strong>calo delle esportazioni</strong> non permette vie di fuga. Forse proprio per questo motivo stavolta Confindustria ha deciso di venire incontro alle richieste dei sindacati senza protestare, andando oltre il Tip come prima proposta e fissando l&#8217;indice al <strong>2 per cento</strong>. Anche perche&#8217; ormai il Tip non serve piu&#8217; a nulla. Serviva quando a proteggerci dalla concorrenza ci pensava la svalutazione, oggi (fortunatamente) non e&#8217; piu&#8217; possibile e, a meno di diventare autarchici (sperando <strong>Tremonti</strong> non lo prenda sul serio), dobbiamo <strong>fare i conti con la concorrenza</strong> e prendere come punto di <strong>riferimento i prezzi e i salari nell&#8217;area euro</strong> per stabilire un punto fermo dal quale partire per trovare l&#8217;accordo tra le parti sociali. La <strong>riforma del sistema contrattuale</strong>, tanto importante per arrivare a salari legati alla produttivita&#8217; sembra dunque <a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/03/20/rinviata-la-riforma-del-sistema-contrattuale/" title="Rinviata la riforma del sistema contrattuale">rimandata ancora una volta</a>, chissa&#8217; a quando.</p>
<p><img class="artic" src="http://www.lkv.it/opinioni/grafico-inflazione-tip.png" alt="Grafico 1 - Andamento inflazione programmata e inflazione stimata per gli anni 2000-2008"/></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;inflazione spaventa anche la Fed</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 05:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che il rischio inflazione spaventi la Bce e&#8217; cosa ormai nota, ma ora (finalmente) anche la Fed ha deciso di fare qualcosa per prevenire il rischio inflazione. Potrebbe essere la volta buona che migliori la situazione. Oppure potrebbe aggravare la crisi. La Fed non esclude di rivedere i tassi entro la fine dell&#8217;anno, perche&#8217;, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che il rischio inflazione <strong>spaventi la Bce</strong> e&#8217; cosa ormai nota, ma ora (finalmente) <strong>anche la Fed</strong> ha deciso di fare qualcosa per prevenire il rischio inflazione. Potrebbe essere la volta buona che migliori la situazione. Oppure potrebbe aggravare la crisi.</p>
<p><span id="more-159"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/economia-1.jpg" alt="Economia - Dollaro" />La Fed non esclude di rivedere i tassi entro la fine dell&#8217;anno, perche&#8217;, anche se l&#8217;economia statunitense e&#8217; debole, la crisi ha subito un rallentamento, per cui il presidente della Fed intervenendo a un convegno a Boston ha detto:</p>
<blockquote><p><cite>Ben Bernanke</cite><br />
&#8220;Il peggio della crisi generata dai mutui subprime e&#8217; passato, malgrado l&#8217;aumento della disoccupazione. Restano i rischi elevati di inflazione, per il caro petrolio&#8221;.</p></blockquote>
<p>La <strong>crescita dei prezzi delle materie prime</strong>, sommata alle <strong>aspettative inflazionistiche</strong> e all&#8217;aumento dei <strong>prezzi dell&#8217;energia</strong> creano un rischio inflazione maggiore rispetto al problema della crescita economica e della disoccupazione. Anche perche&#8217; disoccupazione e crisi economica cominciano ad attenuarsi. Nonostante alcuni dati facciano ritenere si trovi in una situazione recessiva, <strong>Bernanke</strong> e&#8217; convinto siano presenti alcuni elementi che potrebbero neutralizzare la fase negativa che ancora incontra l&#8217;economia statunitense, come gli effetti di stimolo della <strong>politica monetaria e fiscale</strong>, l&#8217;attenuarsi della crisi ipotecaria e la crescita delle richieste d&#8217;esportazione.</p>
<p>I tassi di interesse negli Usa attualmente sono al <strong>2 per cento</strong> (da noi in Europa sono al <strong>4 per cento</strong>) la possibilita&#8217; di un aumento entro la fine dell&#8217;anno (intravista anche per alcune esternazioni di altri personaggi della Fed) ha avuto l&#8217;effetto di <a class="esterno" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/06/euro-calo-fed.shtml?uuid=d0c01588-36f7-11dd-a447-00000e251029&#038;type=Libero" title="Cambi, il timore di aumento dei tassi Usa rafforza il dollaro">far <strong>crescere il dollaro</strong></a> nei confronti di altre valute. Se il problema del dollaro debole se lo risolvessero in casa Usa <strong>sarebbe certamente un bene</strong>.</p>
<p>Il problema riguarda <strong>le economie asiatiche</strong>, che finora hanno funzionato come secondo motore dell&#8217;economia mondiale, evitando che il blocco del motore Usa facesse precipitare l&#8217;economia globale. Queste economie emergenti <strong>potrebbero essere danneggiate</strong> dal cambio di rotta della Fed.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Ridurre le emissioni di CO2</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2008 05:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Kobe (in Giappone) sono arrivate tante parole di buona volonta&#8217;, ma ben pochi sono i progressi verso un nuovo accordo globale sulla riduzione delle emissioni nocive visto che il protocollo di Kyoto scadra&#8217; nel 2012. A luglio, quando in Hokkaido si svolgera&#8217; il prossimo G-8 ci si aspetta che vengano poste le basi per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Kobe (in Giappone) sono arrivate tante <strong>parole di buona volonta&#8217;</strong>, ma ben pochi sono i progressi verso un nuovo accordo globale sulla <strong>riduzione delle emissioni nocive</strong> visto che il protocollo di Kyoto <strong>scadra&#8217; nel 2012</strong>. A luglio, quando in Hokkaido si svolgera&#8217; il prossimo G-8 ci si aspetta che vengano poste le basi per il <strong>dimezzamento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050</strong>.</p>
<p><span id="more-139"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/prestigiacomo.jpg" alt="Politica - Stefania Prestigiacomo" />Ci sono pero&#8217; <strong>forti divergenze</strong> tra Paesi industrializzati e Paesi emergenti, e anche all&#8217;interno del G-8 ci sono membri, per primi gli <strong>Stati Uniti</strong>, che temendo la concorrenza sleale delle nazioni emergenti come <strong>Cina</strong> e <strong>India</strong> (che non intendono assumere impegni in questo senso), sono contrari alla fissazione di obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni. A rappresentare l&#8217;<strong>Italia</strong> c&#8217;era il neoministro dell&#8217;Ambiente <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>. Tuttavia quando ha annunciato che il 5 giugno in Lussemburgo il Governo italiano ha intenzione di voler <strong>rinegoziare i target di riduzione di CO2 assegnati all&#8217;Italia</strong> dalla Commissione Ue (<strong>-6,5 per cento</strong> di qui al 2012 e <strong>-18 per cento</strong> fino al 2020), i colleghi europei si sono un po&#8217; infastiditi. Secondo la Prestigiacomo sono obiettivi eccessivamente onerosi e irrealistici.</p>
<p>Vediamo dunque qual e&#8217; la situazione italiana. Il peso dell&#8217;Italia in Europa in quanto a emissioni di CO2 e&#8217; molto elevato, si pensi che per il <strong>periodo 1990-2003</strong>, le stime elaborate per l&#8217;Europa a 15 indicavano, con riferimento al sistema energetico, un aumento di <strong>121 Mt</strong> (milioni di tonnellate) di anidride carbonica, pari a un <strong>incremento del 3,8 per cento</strong> rispetto all&#8217;anno base. Nello stesso periodo l&#8217;Italia e&#8217; passata dai <strong>403 Mt</strong> del 1990 ai <strong>457</strong> del 2003, con una differenza di <strong>54 Mt</strong>, aumento che da solo costituisce il <strong>44,6 per cento</strong> dell&#8217;intero aumento europeo. In Europa occupiamo la terza posizione in termini di quantitativi assoluti di CO2 immessa in atmosfera dai sistemi energetici, peggio di noi solo <strong>Germania</strong> e <strong>Regno Unito</strong>. L&#8217;Italia da sola <strong>immette il 14 per cento della CO2</strong> europea.</p>
<p>L&#8217;Italia ha bisogno di agire sul <strong>mix energetico</strong>, ha bisogno di politiche capaci di incidere concretamente sulla riduzione delle emissioni del settore energetico. E <strong>i trasporti</strong> sono uno di questi modi.</p>
<p>Se guardiamo alla situazione delle emissioni di CO2 in Italia dividendola in macrosettori, notiamo che delle 457 milioni di tonnellate di anidride carbonica emesse in atmosfera nel 2003 dal settore energetico, circa il <strong>35 per cento</strong> e&#8217; dovuto alla <strong>produzione e trasformazione dell&#8217;energia</strong>, il <strong>27,6 per cento</strong> va addebitato ai <strong>trasporti</strong>, mentre la quota restante va divisa in parti quasi uguali tra le industrie manifatturiere, le costruzioni e il complesso degli altri settori (terziario, agricoltura, domestico).</p>
<p>Se guardiamo i dati riferiti al tempo notiamo che <strong>il settore dei trasporti ha avuto l&#8217;incremento maggiore</strong> (+23,7 per cento), seguito dal settore della produzione e trasformazione energetica (+21 per cento), non e&#8217; trascurabile neppure l&#8217;aumento del settore residenziale e terziario (+10 per cento).</p>
<p>E&#8217; quindi necessario prendere provvedimenti per <strong>invertire la tendenza</strong> soprattutto nei trasporti. Ma mentre nel <strong>settore della produzione elettrica</strong> un miglioramento e&#8217; possibile, nel <strong>settore dei trasporti</strong> non si vede purtroppo un&#8217;evoluzione positiva a breve. I miglioramenti dovuti all&#8217;<strong>innovazione tecnologica</strong> che porta ad un inquinamento inferiore delle singole vetture, viene <strong>vanificato dall&#8217;aumento del parco circolante e delle percorrenze medie</strong>. Tra l&#8217;altro aumento cui <strong>non fa seguito un miglioramento della rete stradale</strong>, che porta l&#8217;Italia ad avere la <a href="http://www.lkv.it/articoli/05_05/auto_piene_strade_vuote.html" title="Auto piene, strade piu' vuote">rete autostradale piu&#8217; intasata d&#8217;Europa</a>, con <strong>5809 veicoli</strong> per ogni chilometro contro i 3218 della media continentale.</p>
<div class="simpletags">Tags Technorati: <a href="http://technorati.com/tag/Kobe" rel="nofollow">Kobe</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Stefania+Prestigiacomo" rel="nofollow"> Stefania Prestigiacomo</a>, <a href="http://technorati.com/tag/G-8" rel="nofollow"> G-8</a>, <a href="http://technorati.com/tag/CO2" rel="nofollow"> CO2</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Ambiente" rel="nofollow"> Ambiente</a>, <a href="http://technorati.com/tag/trasporti" rel="nofollow"> trasporti</a>, <a href="http://technorati.com/tag/energia" rel="nofollow"> energia</a></div><br />]]></content:encoded>
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		<title>Si riparla di nucleare</title>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2008 05:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto ci ricordiamo degli alti costi per l&#8217;energia e cerchiamo soluzioni. Si riprende cosi&#8217; a parlare di nucleare, ma oltre le parole non c&#8217;e&#8217; nulla, per vari motivi, non tutti politici, molti economici. Ma quanto e&#8217; conveniente passare al nucleare se e&#8217; conveniente? Parlare di nucleare sembra quasi un modo per non trovare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto ci ricordiamo degli <strong>alti costi per l&#8217;energia</strong> e cerchiamo soluzioni. Si riprende cosi&#8217; a <strong>parlare di nucleare</strong>, ma oltre le parole non c&#8217;e&#8217; nulla, per <strong>vari motivi</strong>, non tutti politici, <strong>molti economici</strong>. Ma <strong>quanto e&#8217; conveniente</strong> passare al nucleare se e&#8217; conveniente?</p>
<p><span id="more-135"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/nucleare.jpg" alt="Energia - Centrale Nucleare" />Parlare di nucleare sembra quasi <strong>un modo per non trovare una vera soluzione</strong>, non si parla ad esempio di costringere le nuove abitazioni ad avere i <strong>pannelli fotovoltaici</strong>, non si parla di una <strong>maggior diffusione dell&#8217;eolico</strong> (tenete presente che la produzione mondiale di energia eolica e&#8217; superiore a quella nucleare), non si parla di <strong>cambiare le leggi</strong> e le <strong>regole del mercato</strong> che non sono adatte ad <strong>incentivare le energie rinnovabili</strong>, <strong>non si investe nella ricerca</strong> su nuovi utilizzi delle <strong>biomasse</strong> e del <strong>geotermico</strong>.</p>
<p>Il Ministro dello Sviluppo economico <strong>Claudio Scajola</strong> parla apertamente di un ritorno al nucleare:</p>
<blockquote><p><cite>Claudio Scajola</cite><br />
&#8220;entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione&#8221;.</p></blockquote>
<p>Le <strong>difficolta&#8217; politiche</strong> sono dovute alla forte opposizione popolare che dal <strong>referendum del 1987</strong> non e&#8217; detto sia svanita. Un appoggio invece arriva da <strong>Emma Marcegaglia</strong>, neopresidente di Confindustria, che nel suo discorso all&#8217;assemblea degli industriali ha detto:</p>
<blockquote><p><cite>Emma Marcegaglia</cite><br />
&#8220;E&#8217; tempo di tornare a investire nell&#8217;energia nucleare, settore dal quale ci hanno escluso piu&#8217; di vent&#8217;anni fa decisioni emotive e poco mediatiche&#8221;</p></blockquote>
<p>Spero non se ne dimentichera&#8217; quando sara&#8217; il tempo di <strong>mettere i soldi</strong> nel nucleare. Due sono i principali fattori a sfavore del nucleare, il tempo e il costo.</p>
<p><strong>Il tempo</strong>: la costruzione di una centrale nucleare, <strong>richiede dai tre ai cinque anni</strong>, che qui in Italia diventano <strong>almeno dieci</strong> per problemi a livello di rapporto tra enti locali, Governo e cittadini.</p>
<p><strong>Il costo</strong>: costruire e avviare una centrale nucleare, con annessi e connessi (tra cui anche acquisto di materia prima e smaltimento delle scorie) richiede <strong>investimenti cospicui</strong>, che, molto probabilmente saranno pubblici quindi a carico dei cittadini. I <strong>tempi di rientro dell&#8217;investimento</strong> sono lunghissimi, <strong>fino a quarant&#8217;anni</strong>, nessuna impresa privata sarebbe disposta a <strong>questo rischio</strong>, visto che nulla impedisce un ulteriore referendum a costruzione iniziata o addirittura ultimata che bloccherebbe tutto.</p>
<p>Infine, non e&#8217; affatto vero che il nucleare <strong>ridurra&#8217; i costi dell&#8217;energia</strong> in bolletta, semplicemente ci rendera&#8217; un po&#8217; meno dipendenti dall&#8217;estero (anche se sarebbero da rimodulare i <strong>rapporti con i Paesi esportatori di uranio</strong>), ma da qui a presumere una riduzione dei costi ce ne passa, soprattutto contando che <strong>l&#8217;uranio e&#8217; in via di esaurimento</strong>, si presume in <strong>circa 40 anni</strong>, dunque il suo prezzo salira&#8217;, giusto quando le nostre centrali sarebbero pronte per fare <strong>utili</strong>, che evidentemente <strong>non ci saranno mai</strong> se sale il prezzo della materia prima.</p>
<p>Riepilogando, ci sono forti opposizioni da vari settori della societa&#8217;, i costi sono alti e i forti rischi dell&#8217;investimento e l&#8217;estremamente lungo periodo per il ritorno dell&#8217;investimento obbligherebbe lo Stato a mettere i soldi, non e&#8217; sicuro che i costi dell&#8217;energia si ridurrebbero.</p>
<p>Lo Stato dovrebbe <strong>creare le condizioni</strong> per cui costruire centrali nucleari diventa conveniente per gli investitori, e non parlare di costruire lui le centrali. Sara&#8217; il mercato a decidere se sono convenienti o no. Ad esempio dovrebbe stabilire una <strong>regolamentazione del mercato</strong>, stabilire i luoghi in cui costruire le centrali, assicurare gli investitori sull&#8217;effettiva <strong>possibilita&#8217; di costruire</strong> la dove stabilito. Poi dovrebbe dire se ritiene o meno il nucleare un <strong>settore strategico</strong> per il Paese, e quindi se lo ritiene tale, creare un credito (il <em>carbon credit</em>) che permetta di <strong>incentivare e rendere remunerativo</strong> l&#8217;investimento nel nucleare. Altrimenti sono solo chiacchiere che non servono assolutamente a nulla.</p>
<div class="simpletags">Tags Technorati: <a href="http://technorati.com/tag/Scajola" rel="nofollow">Scajola</a>, <a href="http://technorati.com/tag/nucleare" rel="nofollow"> nucleare</a>, <a href="http://technorati.com/tag/centrali+nucleari" rel="nofollow"> centrali nucleari</a>, <a href="http://technorati.com/tag/energia" rel="nofollow"> energia</a>, <a href="http://technorati.com/tag/fotovoltaico" rel="nofollow"> fotovoltaico</a>, <a href="http://technorati.com/tag/solare" rel="nofollow"> solare</a>, <a href="http://technorati.com/tag/eolico" rel="nofollow"> eolico</a>, <a href="http://technorati.com/tag/biomasse" rel="nofollow"> biomasse</a>, <a href="http://technorati.com/tag/geotermico" rel="nofollow"> geotermico</a>, <a href="http://technorati.com/tag/carbon+credit" rel="nofollow"> carbon credit</a>, <a href="http://technorati.com/tag/uranio" rel="nofollow"> uranio</a></div><br />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Eni estrarra&#8217; petrolio in Congo</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 05:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Eni ha concluso un accordo per l&#8217;estrazione di petrolio in Congo, in cambio ci sono importanti aiuti al poverissimo Paese africano, sia in termini energetici ed economici, sia in termini sanitari ed alimentari. L&#8217;accordo firmato dall&#8217;Eni con il Governo della Repubblica del Congo segue un altro importante accordo firmato dall&#8217;Eni col Venezuela. In Congo l&#8217;Eni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Eni</strong> ha concluso un accordo per l&#8217;estrazione di <strong>petrolio in Congo</strong>, in cambio ci sono importanti aiuti al poverissimo Paese africano, sia in termini <strong>energetici ed economici</strong>, sia in termini <strong>sanitari ed alimentari</strong>.</p>
<p><span id="more-127"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/petrolio.jpg" alt="Economia - Estrazione Petrolio" />L&#8217;accordo firmato dall&#8217;<strong>Eni</strong> con il <strong>Governo della Repubblica del Congo</strong> segue un altro importante accordo firmato dall&#8217;Eni col <strong>Venezuela</strong>.</p>
<p>In Congo l&#8217;Eni sfruttera&#8217; gli oli non convenzionali in sabbie bituminose sia a <strong>Tchikatanga</strong> sia a <strong>Tchikatanga-Makola</strong> per un totale di <strong>1790 kmq</strong>. Inizialmente si operera&#8217; in una zona di <strong>100 kmq</strong> in cui si stimano riserve di <strong>0,5-2,5 miliardi</strong> di barili (7 miliardi sono le attuali riserve del gruppo italiano). Quando l&#8217;attivita&#8217; estrattiva sara&#8217; a regime, si prevede dal 2014, sara&#8217; di <strong>40mila barili</strong> al giorno, per un investimento di <strong>un miliardo</strong>. La difficolta&#8217; di estrazione da questi giacimenti porta a dei costi alti, ma nella situazione attuale con i prezzi saliti a livelli altissimi, <strong>diventa conveniente l&#8217;estrazione</strong> anche in queste zone.</p>
<p>La particolarita&#8217; di questo accordo e&#8217; spiegata dall&#8217;Eni:</p>
<blockquote><p><cite>Eni</cite><br />
&#8220;Il modello Eni integra al business tradizionale dell&#8217;esplorazione e produzione di idrocarburi attivita&#8217; di sostenibilita&#8217; nel territorio e importanti iniziative nel settore degli oli non convenzionali e delle energie rinnovabili&#8221;.</p></blockquote>
<p>Tra il 2008 e il 2011 l&#8217;Eni investira&#8217; <strong>3 miliardi di dollari</strong> nel Congo per una produzione <em>equity</em> pari a <strong>150 milioni</strong> di barili di olio equivalente. L&#8217;accordo sul progetto <em>Food Plus Biodiesel</em> stabilisce una collaborazione per l&#8217;utilizzazione degli <strong>oli vegetali</strong>, provenienti da coltivazioni di palme su circa <strong>70 mila ettari oggi non coltivati</strong> nella regione Niari, nel Nord-ovest del paese, dai quali si attendono <strong>340 mila tonnellate per anno</strong> di olio grezzo sufficiente per <strong>coprire il fabbisogno alimentare interno</strong> e produrre <strong>250.000 tonnellate per anno di biodiesel</strong>.</p>
<p>Questo progetto richiedera&#8217; l&#8217;impiego di circa <strong>10mila persone</strong> e la costituzione di un Consorzio che collaborera&#8217; con i grandi organismi internazionali, lo scopo e&#8217; realizzare uno <strong>sviluppo della produzione agricola e delle comunita&#8217; locali</strong>, garantendo la <strong>tutela ambientale e la biodiversita&#8217;</strong>. La produzione di olio vegetale grezzo non utilizzata per il consumo alimentare, potra&#8217; essere destinata alla <strong>produzione di Biodiesel</strong>. Allo scopo sara&#8217; da valutare la fattibilita&#8217; di una <strong>bio-raffineria</strong> in Congo.</p>
<p>Sempre in vista di uno sviluppo energetico del Paese africano, e&#8217; previsto nei termini dell&#8217;accordo la costruzione di una <strong>nuova centrale elettrica da 450 Megawatt</strong>, centrale capace entro il 2009 di coprire l&#8217;<strong>80 per cento</strong> del fabbisogno del Paese attraverso la produzione di energia elettrica dal gas. La proprieta&#8217; di questa centrale sara&#8217; di una nuova societa&#8217;, divisa in due quote di partecipazione, il <strong>20 per cento sara&#8217; dell&#8217;Eni Congo</strong> e l&#8217;<strong>80 per cento della Repubblica del Congo</strong>.</p>
<p>Infine si prevede la realizzazione di importanti <strong>programmi di vaccinazione</strong> su oltre <strong>200 mila bambini</strong> (circa il 30 per cento della popolazione infantile del Paese africano) con l&#8217;obiettivo di ridurre l&#8217;incidenza delle principali patologie infantili. E&#8217; inoltre previsto un potenziamento delle <strong>strutture sanitarie</strong> nelle zone rurali del Paese anche migliorando il livello di preparazione del personale sanitario locale.</p>
<p>Le iniziative di solidarieta&#8217; sociale volte al <strong>miglioramento dell&#8217;assistenza sanitaria all&#8217;infanzia</strong> nelle zone rurali del Congo sono figlie di un accordo firmato tra Eni Foundation e il ministero congolese della Sanita&#8217;, degli Affari Sociali e della Famiglia e con l&#8217;Ong locale Fondation Congo Assistance <strong>nel 2007</strong>. Si prevede un investimento di ulteriori <strong>8,5 milioni di euro</strong> per il completamento dell&#8217;iniziativa.</p>
<div class="simpletags">Tags Technorati: <a href="http://technorati.com/tag/Petrolio" rel="nofollow">Petrolio</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Congo" rel="nofollow"> Congo</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Eni" rel="nofollow"> Eni</a>, <a href="http://technorati.com/tag/sanit%C3%A0" rel="nofollow"> sanità</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Fondation+Congo+Assistance" rel="nofollow"> Fondation Congo Assistance</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Food+Plus+Biodiesel" rel="nofollow"> Food Plus Biodiesel</a></div><br />]]></content:encoded>
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		<title>Arriva il fotovoltaico</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 05:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Enel]]></category>
		<category><![CDATA[Energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pannelli solari]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Enel ha concluso un accordo col colosso giapponese Sharp per dar vita tra il 2009 e il 2010 alla prima fabbrica in Italia di pannelli di ultima generazione. Si tratta di una joint venture tra Enel e Sharp a lieve maggioranza di quest&#8217;ultima. La multinazionale giapponese e&#8217; leader mondiale nella costruzione di pannelli solari. Tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Enel</strong> ha concluso un accordo col colosso giapponese <strong>Sharp</strong> per dar vita <strong>tra il 2009 e il 2010</strong> alla prima fabbrica in Italia di <strong>pannelli di ultima generazione</strong>.</p>
<p><span id="more-124"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/pannelli-solari.jpg" alt="Energia - Pannelli solari" />Si tratta di una <em>joint venture</em> tra Enel e Sharp a lieve maggioranza di quest&#8217;ultima. La multinazionale giapponese e&#8217; leader mondiale nella costruzione di pannelli solari. Tra la fine del 2009 e l&#8217;inizio del 2010 nascera&#8217; la prima fabbrica in Italia, probabilmente ne seguiranno altre, che si occupera&#8217; della <strong>costruzione di pannelli a film sottile di silicio</strong>. Si comincera&#8217; con un primo assemblaggio in terra nipponica e successivamente la produzione averra&#8217; totalmente in Italia, da cui partiranno le <strong>forniture a tutta l&#8217;Europa</strong>.</p>
<p>L&#8217;altra parte dell&#8217;accordo prevede la costruzione, in Italia, di una serie di <strong>impianti solari di produzione elettrica</strong>, per risparmiare sulla rete di distribuzione verranno probabilmente posti dove attualmente si trovano le centrali &#8220;tradizionali&#8221; dell&#8217;Enel. Per dar vita a questa seconda operazione sono previsti almeno <strong>700 milioni</strong> di euro, per poter mettere in funzione entro il 2011 degli impianti capaci di oltre <strong>160 Megawatt</strong> di picco. Capacita&#8217; sufficiente ad avviare una rete nazionale del fotovoltaico, anche se bassa, soprattutto se confrontata con una centrale elettrica tradizionale che fa almeno cinque volte tanto.</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.lkv.it/wp/archives/2008/04/23/petrolio-record-oltre-119-dollari/" title="Petrolio record oltre 119 dollari">alto costo delle <strong>fonti fossili</strong></a> e la situazione geografica dell&#8217;Italia rendono potenzialmente conveniente lo sfruttamento e l&#8217;investimento in questa fonte di energia.</p>
<div class="simpletags">Tags Technorati: <a href="http://technorati.com/tag/Enel" rel="nofollow">Enel</a>, <a href="http://technorati.com/tag/pannelli+solari" rel="nofollow"> pannelli solari</a>, <a href="http://technorati.com/tag/fotovoltaico" rel="nofollow"> fotovoltaico</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Sharp" rel="nofollow"> Sharp</a></div><br />]]></content:encoded>
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		<title>Investire in Cina per aiutare l&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 06:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Vinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Carbone]]></category>
		<category><![CDATA[Enel]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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		<description><![CDATA[In Cina vengono inaugurate quattro nuove centrali termoelettriche a carbone ogni mese. La produzione di energia in Cina dipende per 70 per cento dal carbone, ossia l&#8217;energia piu&#8217; inquinante in termini di emissioni che provocano effetto-serra e cambiamento climatico. L&#8217;unico modo per portare la Cina verso uno sviluppo sostenibile e&#8217; l&#8217;investimento, l&#8217;Enel lunedi&#8217; ha siglato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Cina vengono inaugurate <strong>quattro nuove centrali termoelettriche a carbone</strong> ogni mese. La produzione di energia in Cina dipende per <strong>70 per cento</strong> dal carbone, ossia l&#8217;energia piu&#8217; inquinante in termini di emissioni che provocano effetto-serra e cambiamento climatico. L&#8217;unico modo per portare la Cina verso uno <strong>sviluppo sostenibile</strong> e&#8217; l&#8217;<strong>investimento</strong>, l&#8217;<strong>Enel</strong> lunedi&#8217; ha siglato <a class="esterno" href="http://www.enel.it/azienda/sala_stampa/comunicati/ss_comunicatiarticolo.asp?IdDoc=1553918">due importanti accordi</a> che vanno in questa direzione.</p>
<p><span id="more-112"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lkv.it/blog/cina.jpg" alt="Economia - Cina" />La fame di energia della <strong>Repubblica Popolare</strong> la porta ad aprire ogni anno un numero di impianti per la produzione di energia superiore a quello presente in Italia. L&#8217;anno scorso la <strong>Cina</strong> ha superato gli <strong>Stati Uniti</strong> nell&#8217;<strong>emissione di CO2</strong> rilasciata nell&#8217;atmosfera, ma il problema non si ferma all&#8217;anidride carbonica. Infatti buona parte del carbone estratto dalle miniere cinesi e&#8217; di <strong>qualita&#8217; medio-bassa</strong>, nella combustione rilascia polveri tossiche particolarmente dannose per la salute, in piu&#8217; ha una <strong>bassa resa</strong>, per cui e&#8217; necessario bruciare piu&#8217; carbone per produrre energia.</p>
<p>Vivendo sullo stesso pianeta, gli sforzi fatti dall&#8217;<strong>Europa</strong> per attuare rigidi provvedimenti per <strong>combattere l&#8217;inquinamento e il cambiamento climatico</strong> saranno vanificati, a meno che la Cina non cominci ad usare un <strong>diverso modello di sviluppo</strong>. A questo punto i Paesi sviluppati devono reagire, creando per la Cina un modello alternativo ma <strong>che non sia di intralcio per il suo sviluppo economico</strong>. Ci sono imprese italiane che lo stanno gia&#8217; facendo.</p>
<p>Lunedi&#8217; l&#8217;Enel ha firmato a <strong>Pechino</strong> due accordi per la diffusione del <em>clean-coal</em> e delle <strong>nuove tecnologie di cattura e sequestro</strong> dell&#8217;anidride carbonica. Ha anche siglato un contratto con l&#8217;acciaieria <strong>Wuhan Iron &#038; Steel</strong> per l&#8217;acquisto di permessi di emissione originati da cinque progetti che taglieranno <strong>11,5 milioni di tonnellate di CO2</strong> in quattro anni, tra il 2008 ed il 2012. La Wuhan Iron &#038; Steel Co e&#8217; quotata alla borsa di <strong>Shanghai</strong>, produce <strong>nove milioni di tonnellate</strong> l&#8217;anno di ferro ed acciaio e rappresenta il secondo gruppo siderurgico cinese per capitalizzazione. L&#8217;amministratore delegato dell&#8217;Enel Fulvio Conti ha spiegato che:</p>
<blockquote><p><cite>Fulvio Conti</cite><br />
&#8220;Se venissero applicate a tutte le nuove centrali cinesi le soluzioni del <em>carbone pulito</em> eliminerebbero <strong>un miliardo di tonnellate di CO2</strong> all&#8217;anno&#8221;.</p></blockquote>
<p>Niente male se si considera che le emissioni delle centrali a carbone cinesi <strong>nel 2015</strong> saranno in totale di <strong>quattro miliardi di tonnellate</strong> di anidride carbonica secondo le previsioni. Le intese raggiunte dall&#8217;Enel hanno l&#8217;imprimatur dei governi – per la Repubblica Popolare sono firmatari il ministero delle Scienze e quello dell&#8217;Ambiente per l&#8217;Italia era presente in rappresentanza il direttore generale dell&#8217;Ambiente <strong>Corrado Clini</strong> – pero&#8217; l&#8217;attuazione dipendera&#8217; in larga parte da altri soggetti <strong>soprattutto privati</strong> poco sensibili alle questioni ambientali. L&#8217;industria energetica cinese nei suoi comportamenti concreti spesso ha eluso i piani ambientalisti lanciati dall&#8217;alto. Gli interessi economici sono forti, i costi per cambiare sono alti e senza i controlli e con l&#8217;alta corruzione non sara&#8217; facile.</p>
<p>Tuttavia e&#8217; <strong>indispensabile</strong> il cambiamento. La <strong>Cina</strong> e l&#8217;<strong>India</strong> preferiscono utilizzare il carbone, e&#8217; per loro meno costoso, poiche&#8217; non considerano i costi in termini di <strong>esternalita&#8217;</strong> con l&#8217;inquinamento e i danni correlati. Far loro cambiare modo di vedere la produzione energetica richiede quindi uno sforzo economico in termini di <strong>investimenti in tecnologia</strong>. Altrimenti le altre fonti di energia (gas naturale, nucleare, solare ed eolico) non riusciranno a rallentare l&#8217;uso massiccio del carbone nelle centrali delle due nazioni piu&#8217; popolose del pianeta.</p>
<p>Il carbone secondo le proiezioni dell&#8217;<strong>Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia</strong> (Aie) avra&#8217; un ruolo fondamentale per <strong>ancora molti decenni</strong>. E&#8217; sul carbone che il mondo intero sta&#8217; giocando la sfida ambientale e c&#8217;e&#8217; il forte rischio che possa perderla. Per questo e&#8217; importante l&#8217;accordo fatto dall&#8217;Enel, proprio perche&#8217; va nella giusta direzione. La tecnologia messa a disposizione dall&#8217;Enel sara&#8217; in grado di <strong>ridurre polveri e zolfo</strong> e aumentare <strong>dal 38 al 45 per cento</strong> il rendimento del carbone. La tecnologia e&#8217; tutta italiana, <strong>le caldaie</strong> sono della Ansaldo, <strong>i filtri</strong> sono prodotti da varie aziende italiane di medie dimensioni. Dunque avendo questo <strong>vantaggio competitivo</strong> in termini di conoscenza, la Cina in questo caso e&#8217; un <strong>gigantesco mercato</strong> per noi.</p>
<p>L&#8217;Enel si propone di offrire ai cinesi un&#8217;altra tecnologia, in grado di catturare i gas carbonici, comprimerli, liquefarli e sotterrarli in luoghi appositi (spesso nelle stesse miniere di carbone esaurite). Questa tecnologia e&#8217; gia&#8217; in uso in Norvegia, ma e&#8217; <strong>molto costosa</strong>, per cui la sua applicazione in Cina appare attualmente poco realistica. Tuttavia a poco a poco la Cina sta diventando <strong>sempre piu&#8217; sensibile</strong> ai temi ambientali, per cui in un prossimo futuro, spero il piu&#8217; vicino possibile, potrebbe decidere di sacrificare un po&#8217; di utili per uno <strong>sviluppo piu&#8217; sostenibile anche se piu&#8217; costoso</strong>. In questo potrebbe essere di aiuto l&#8217;aumento del prezzo del carbone, passato dai <strong>30 dollari</strong> a tonnellata di cinque anni fa, ai <strong>130 dollari</strong> di oggi. Dall&#8217;anno scorso la Cina ha dovuto cominciare a <strong>comprare carbone</strong> dall&#8217;estero, quando fino a poco prima era sempre stata un <strong>esportatore netto</strong> di carbone. La <strong>fine dell&#8217;autosufficienza</strong> rende sconveniente lo <strong>spreco energetico</strong> che ha caratterizzato da decenni l&#8217;industria cinese a tutti i livelli (e anche i consumatori).</p>
<p>Questa situazione attuale, con i costi delle materie prime energetiche cosi&#8217; alti, le soluzioni proposte dall&#8217;Enel hanno per la Cina un costo di appena il <strong>10 per cento</strong> in piu&#8217; rispetto a quanto spende attualmente.</p>
<p>La Cina deve al piu&#8217; presto mettere in bilancio anche i <strong>costi dell&#8217;inquinamento</strong>, il carbone bruciando rilascia anche <strong>zolfo e alcune polveri sottili</strong>, che non hanno un impatto sul cambiamento climatico ma lo hanno sulla <strong>salute della popolazione</strong>. Secondo l&#8217;<strong>Organizzazione mondiale della Sanita&#8217;</strong> in Cina muoiono prematuramente <strong>750mila persone</strong> a causa dell&#8217;inquinamento atmosferico, un costo altissimo.</p>
<p><small><strong>Approfondimenti:</strong><br />
- <a class="esterno" href="http://www.iea.org/">Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia</a><br />
- <a class="esterno" href="http://www.who.int/en/">Organizzazione Mondiale della Sanita&#8217;</a></small></p>
<div class="simpletags">Tags Technorati: <a href="http://technorati.com/tag/Cina" rel="nofollow">Cina</a>, <a href="http://technorati.com/tag/carbone" rel="nofollow"> carbone</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Enel" rel="nofollow"> Enel</a>, <a href="http://technorati.com/tag/effetto-serra" rel="nofollow"> effetto-serra</a>, <a href="http://technorati.com/tag/cambiamento+climatico" rel="nofollow"> cambiamento climatico</a>, <a href="http://technorati.com/tag/CO2" rel="nofollow"> CO2</a>, <a href="http://technorati.com/tag/inquinamento" rel="nofollow"> inquinamento</a>, <a href="http://technorati.com/tag/zolfo" rel="nofollow"> zolfo</a>, <a href="http://technorati.com/tag/polveri+sottili" rel="nofollow"> polveri sottili</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Pechino" rel="nofollow"> Pechino</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Wuhan+Iron+%26%23038%3B+Steel" rel="nofollow"> Wuhan Iron &#038; Steel</a>, <a href="http://technorati.com/tag/cattura+e+sequestro" rel="nofollow"> cattura e sequestro</a>, <a href="http://technorati.com/tag/clean-coal" rel="nofollow"> clean-coal</a>, <a href="http://technorati.com/tag/carbone+pulito" rel="nofollow"> carbone pulito</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Fulvio+Conti" rel="nofollow"> Fulvio Conti</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Corrado+Clini" rel="nofollow"> Corrado Clini</a>, <a href="http://technorati.com/tag/India" rel="nofollow"> India</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Agenzia+Internazionale+per+l%26%238217%3BEnergia" rel="nofollow"> Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Organizzazione+mondiale+della+Sanit%C3%A0" rel="nofollow"> Organizzazione mondiale della Sanità</a></div><br />]]></content:encoded>
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