Ieri l’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas in un comunicato ha dato delle “buone notizie per i consumatori“. Infatti a partire dal primo gennaio del 2009 le bollette dell’energia elettrica caleranno del 5,1 per cento, quelle del gas dell’1 per cento e il Gpl del 14,2 per cento. Grazie al calo del prezzo del petrolio. Un prezzo basso del petrolio che non durera’ per sempre, dunque e’ meglio prendere provvedimenti.
Complessivamente questo calo si traduce, per una famiglia tipo, in un risparmio di 3 euro al mese, di cui 2 euro sull’energia elettrica e 1 euro sul gas. Scende anche il Gpl, il calo in questo caso e’ piu’ consistente (-14,2 per cento), un risparmio di cica 9 euro e 60 centesimi al mese. Questi “risparmi” sono dovuti alle forti riduzioni dei prezzi dei prodotti petroliferi, che cominciano a farsi sentire in Italia anche per i consumatori.
Il basso prezzo del petrolio (valore piu’ basso degli ultimi quattro anni) e’ dovuto al calo della domanda attuale ed attesa. Un calo talmente forte che i Paesi dell’Opec non sono riusciti a far rialzare il prezzo del petrolio neppure dopo aver annunciato dei forti tagli della produzione. I motivi non sono dovuti solo alla bassa domanda, ma anche al fatto che all’interno dell’Opec nessun Paese cominciera’ a tagliare la produzione (riducendo cosi’ vendite e incassi) prima che lo facciano gli altri. Insomma, si sono create le condizioni per cui gli annunci dell’Opec non sono credibili perche’ ogni Paese membro cerchera’ di fare il furbo per guadagnarci. Semplificando, poniamo che tre o piu’ Paesi riducano le produzioni da 100 a 90 ciascuno, questo si traduce in un aumento del prezzo del prodotto da 3 a 4, se un altro Paese non riduce le produzioni, guadagnera’ dalla vendita non piu’ 300 ma 400, mentre i Paesi che hanno ridotto le produzioni non guadagneranno piu’ 300 ma 360. Ovviamente e’ una situazione semplificata, ma e’ chiaro che c’e’ convenienza a non rispettare il cartello, ossia a imbrogliare.
I bassi prezzi del petrolio pero’ hanno un inconveniente, riducono la convenienza (e la possibilita’) di investire. Finche’ durera’ la crisi economica la domanda sara’ bassa, e dunque sara’ basso il prezzo del petrolio, presumibilmente per tutto il 2009. Ma se vengono di conseguenza ridotti i progetti di investimento, sara’ impossibile mantenere il livello di produzione adeguato al “dopo-crisi”, quando la domanda tornera’ ai livelli iniziali. Questo si tradurra’ in una carenza di offerta e in una forte crescita del prezzo del petrolio, forse ai prezzi toccati questa estate, anche oltre i 140 dollari al barile. Discorso simile puo’ farsi per il gas naturale. Occorre dunque prendere quanto prima dei provvedimenti, creando le premesse per ridurre il fabbisogno di petrolio e gas naturale per il 2010.
L’Italia dipende dalle importazioni di idrocarburi (petrolio e gas naturale) per piu’ del 70 per cento del fabbisogno energetico. Questa quota si traduce in bollette molto legate al prezzo del petrolio e del gas, dunque a un costo dell’energia ben piu’ alto di altri Paesi europei. Se l’Italia non prendera’ quanto prima i provvedimenti necessari per ridurre la quota di petrolio e gas naturale del proprio fabbisogno energetico, nel 2010, o comunque appena il prezzo di queste due materie prime salira’ nuovamente, ci troveremmo in forte difficolta’.
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