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Gli Stati Uniti sono in trappola?

mercoledì, 17 dicembre 2008 alle 07:30 · Nessun commento - Stampa Stampa

Con l’ultimo taglio dei tassi la Fed ha portato il costo del denaro negli Usa tra lo 0 e lo 0,25 per cento, si tratta di una scelta flessibile, che consente di agire a seconda della situazione. Il tasso di sconto e’ stato ridotto di 75 punti base, portandolo allo 0,5 per cento (dall’1,25 per cento).

Economia - Federal ReservePer evitare troppe complicazioni, la Fed si e’ impegnata a tenere i tassi bassi per “qualche tempo”, ossia anche per quando finira’ la recessione, inoltre ha annunciato l’intenzione di proseguire nell’acquisto di titoli. Ma gli Stati Uniti rischiano di finire nella trappola della liquidita’?

Keynes sosteneva l’inefficacia della politica monetaria nel sostegno all’economia durante una recessione. La situazione e’ quella nella quale le autorita’ monetarie trovano difficile (o impossibile) ridurre ancora i tassi di interesse. L’idea di Keynes era che ad un certo punto dei tassi di interesse la curva di domanda di moneta e’ orizzontale. E’ questa la trappola della liquidita’ (tradizionale), non importa quanta liquidita’ venga immessa nel sistema, le famiglie sono spinte a detenerla.

Figura 1: Trappola della liquidita’ tradizionale
Figura 1 - Trappola della liquidita' tradizionale
Un aumento dell’offerta di moneta non ha effetti sui tassi di interesse

Cosa accade pero’ se oltre alla moneta e’ possibile detenere titoli del tesoro a breve? Considerando il fatto che lo faranno anche coloro che temono una caduta dei titoli a lungo periodo. Se le banche sono pessimiste per quanto riguarda i rendimenti sui prestiti, oppure se hanno (o potrebbero avere) problemi di inadeguatezza patrimoniale, preferiranno detenere titoli pubblici anziche’ concedere prestiti. In questo caso una riduzione dei tassi potrebbe riflettersi semplicemente in un incremento di titoli pubblici a breve o a lungo periodo detenuti. Che e’ quanto accaduto in Giappone negli anni ’90. Dunque se le banche nonostante la riduzione dei tassi di interesse non emettono prestiti aggiuntivi, la politica monetaria viene resa inefficace. Non e’ la trappola della liquidita’ nella forma tradizionale, ma si richiama ad essa. In questo caso le banche detengono una grande quantita’ di titoli pubblici a breve. Una riduzione dei tassi viene compensato dall’effetto sostituzione delle banche, che non concedono quindi nuovi prestiti.

Figura 2: Trappola della liquidita’ nuova
Figura 2 - Trappola della liquidita' nuova
L’effetto ricchezza dei piu’ bassi tassi d’interesse compensa l’effetto sostituzione delle banche

In caso di deflazione nonostante il tasso nominale sia zero, i titoli pubblici rendono comunque un tasso atteso positivo. Un rendimento atteso che, per quanto basso e’ comunque positivo, dunque spinge le banche a non concedere prestiti. Il problema diventa ancor piu’ grave se le autorita’ non trattano i titoli pubblici di lungo periodo come titoli rischiosi. Se le banche hanno problemi di adeguatezza patrimoniale, per loro diventa conveniente detenere titoli pubblici di lungo periodo.

Gli effetti di un abbassamento dei tassi per le banche che gia’ detengono titoli di lungo periodo non sono scontati. L’effetto puo’ essere cosi’ debole da costituire una sorta di trappola della liquidita’, o essere abbastanza forte da portare ad un incremento dell’attivita’ di prestito. Quando il tasso di interesse viene ridotto, l’effetto reddito positivo dovuto all’aumento di valore dei titoli pubblici di lungo periodo (se la banca ne detiene in sufficiente quantita’) sara’ abbastanza forte da portare ad un incremento dell’attivita’ di prestito.

Figura 3: Effetti positivi di un abbassamento dei tassi di interesse
Figura 3 - Effetti positivi di un abbassamento dei tassi di interesse
In caso di abbassamento dei tassi di interesse se l’effetto ricchezza sui titoli pubblici di lungo periodo e’ maggiore dei minori rendimenti, viene incrementata l’attivita’ di prestito

Dunque se e’ vero che gli Stati Uniti non cadranno nella trappola della liquidita’ tradizionale, e’ anche vero che potrebbero cadere nella situazione simile, comunque non mancano gli strumenti per evitarlo. Molto dipende dalle prospettive future di crescita, questo sembra essere il punto di forza degli Usa. In Europa un’operazione simile sarebbe molto piu’ rischiosa. Sia per la prospettiva di crescita non troppo alta, sia per l’aspettativa di tassi di interesse ridotti per “qualche tempo”, che e’ credibile se a prometterlo e’ la Fed, diventa molto meno credibile se a dirlo e’ la Bce. Perche’ un comportamento simile porta all’inflazione.

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Tags: Economia · Politica

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