Dopo la pubblicazione delle linee guida per le ricapitalizzazioni bancarie, la Commissione europea e l’Antitrust europeo concedono la prima autorizzazione. Dunque via libera al piano francese, presto tocchera’ ad Austria e poi Germania. Noi ancora niente perche’ mancano i decreti attuativi dei nostri piani di salvataggio, che probabilmente verranno rivisti e corretti copiando quello francese.
E’ stato dunque riscritto il codice europeo per gli aiuti pubblici alle banche, e in seguito alla correzione Neelie Kroes (commissario europeo alla concorrenza) ha approvato il piano francese da 40 miliardi di euro (anche se inizialmente si limitera’ a 10,5 miliardi). Ora la Francia ha il suo piano di ricapitalizzazione per le sue sei piu’ grandi banche. Il tasso di remunerazione e’ stato fissato all’8 per cento (Bruxelles inizialmente chiedeva di fissarlo al 10 per cento).
La Commissione nel redigere le linee guida ha comunque dato risalto alla necessita’ di mantenere un terreno di gioco equo, perche’ il sostegno dello Stato “non deve risultare in vantaggi artificiosi per la posizione competitiva delle banche che ne godono rispetto alle banche che non lo ricevono in altri Stati membri“.
Le nuove linee guida sugli aiuti alle banche prevedono sia la situazione di banche in grave difficolta’, sia quelle sostanzialmente in equilibrio. Quindi il piano riguarda anche noi, visto che il decreto anti-crisi prevede gli aiuti a queste ultime. Vengono dunque distinte le due differenti situazioni. Per le banche sostanzialmente in equilibrio il prezzo che gli istituti di credito dovranno pagare per l’iniezione di capitale pubblico si basera’ “sui tassi base fissati dalle banche centrali al quale deve essere aggiunto un premio di rischio che rifletta il profilo di rischio di ogni banca che ne beneficia“. Il sostegno alle banche in sostanziale equilibrio deve essere temporaneo, volto al solo scopo di rafforzare la stabilita’ del mercato finanziario agevolando l’accesso al credito a cittadini e imprese, per evitare il credit crunch. Invece l’intervento dello Stato a sostegno delle banche “sotto stress il cui modello di business ha provocato un rischio di insolvenza [...] implica un rischio piu’ grande di distorsione della concorrenza per cui le salvaguardie devono essere piu’ strette e una ristrutturazione e’ necessaria“.
Ricapitolando, le banche sostanzialmente in equilibrio dovranno remunerare il capitale pubblico al tasso base fissato dalle banche centrali aumentato per tener conto del profilo di rischio della banca stessa, piu’ sei a rischio piu’ ti costa essere aiutato. Dovra’ comunque “riflettere il tipo di capitale utilizzato e il livello delle salvaguardie che accompagnano la ricapitalizzazione per evitare abusi nel finanziamento pubblico“.
Occorre predisporre un incentivo sufficiente a mantenere al minimo indispensabile la durata del coinvolgimento dello stato, ad esempio attraverso un meccanismo che preveda un tasso di remunerazione che aumenta nel tempo. Le banche piu’ a rischio, quelle a rischio di insolvenza, dovranno pagare caro l’aiuto pubblico, inoltre lo riceveranno “solo a condizione che una ristrutturazione di ampia portata ne restauri la gestibilita’ a lungo termine incluso la’ dove appropriato un cambiamento del management e nella governance interna“.
L’Italia prevede uno schema di ricapitalizzazione aperto a tutte le banche, questo secondo le linee guida verra’ consentito solo se il tasso di remunerazione verra’ fissato ad un livello predeterminato che assicuri un appropriato ritorno.
La Commissione comunque vigilera’ sull’attuazione dei vari interventi pubblici e dopo sei mesi dalla concessione dell’aiuto pubblico agli istituti di credito o dopo l’introduzione di uno schema generale di ricapitalizzazione i Governi dovranno presentare a Bruxelles un rapporto che mostri come il capitale pubblico e’ stato utilizzato e che preveda una strategia di uscita dello Stato dalle banche sostanzialmente in equilibrio e un piano di ristrutturazione per le banche a rischio.
Ad ora e’ stato approvato solo il piano francese, ma verra’ approvato entro breve anche quello austriaco e, appena verra’ corretto, anche quello tedesco (sulla Commerzbank). Per quanto riguarda l’Italia, il nostro decreto prevede aiuti aperti a tutti, e le nostre banche vengono considerate in sostanziale equilibrio, dovremo dunque tener conto delle linee guida della Commissione europea nel redigere i decreti attuativi. Il tasso adatto non sara’ facile da trovare, sara’ il tasso Bce (2,50 per cento) piu’ un premio di rischio (calcolato in base alla situazione della banca beneficiaria, il tipo di capitale e una garanzia contro gli abusi nell’utilizzo delle sovvenzioni). Il tasso di riferimento, stabilito dalla Commissione, per la ricapitalizzazione viene indicato in un corridoio tra il 6 e il 9 per cento.
La Commissione e’ dovuta intervenire con urgenza per stabilire delle linee guida non troppo stringenti, ma neppure troppo larghe. Per evitare che gli aiuti dei diversi Paesi si traducessero in distorsioni della concorrenza. Sara’ comunque difficile non avvenga proprio questo (anche se in misura minore rispetto al caso in cui mancassero anche le linee guida). Figurarsi cosa potrebbe accadere con eventuali aiuti alle imprese. A breve, entro Natale, dovrebbe arrivare anche il nuovo codice per gli aiuti pubblici alle imprese. Viviamo tempi strani.


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