Torna in auge il tema della “questione morale“, dopo gli “scandali” che hanno colpito le amministrazioni di due importanti sindaci del Pd, Domenici e Iervolino. Non mi interessa entrare nel merito della questione, mi sembra invece piu’ interessante fare un discorso piu’ ampio. Perche’ mai il Pd dovrebbe mettere al primo posto la questione morale? E’ veramente questo il problema?
All’indomani di Tangentopoli il Pci uscitone quasi indenne si era ritrovato con la strada spianata, spariti i socialisti e piu’ in la, sparita la Dc. Dunque in quel vento da “pulizia in politica” ha cavalcato l’onda facendo della morale in politica il centro di tutto. Non fu la sola, anche Berlusconi, appena sceso in politica lo fece proprio impugnando la bandiera della questione morale.
Ma il comportamento retto dei politici non puo’ essere usato ad appannaggio di uno o di un altro partito, deve essere comune alla politica tutta. Quindi non ha assolutamente senso dirsi superiori moralmente, tanto piu’ se non e’ vero. Questa legge elettorale inoltre complica la situazione, perche’ rende i vertici dei partiti direttamente responsabili dei comportamenti degli eletti. Se sono io a scegliere il candidato, per allontanare da me la responsabilita’ del suo comportamento non e’ piu’ sufficiente allontanarlo dal partito.
La cosiddetta questione morale deriva (oltre che in generale da comportamenti volti a soddisfare il proprio interesse personale a discapito di quello generale) da legami impropri tra politica e mondo degli affari, legami che sono sempre esistiti, in tutti i partiti e in tutti i politici che hanno avuto responsabilita’ amministrative, dal piccolo Comune al Governo nazionale. Questi legami sono impropri quando non sono trasparenti, quando vengono fatti a vantaggio di qualcuno e a svantaggio delle leggi e delle regole del mercato e della politica. Eppure non tutti questi comportamenti provocano uguali reazioni.
La gestione di Alitalia rientra in questo ambito, eppure nessuno si e’ scandalizzato, il motivo non sono sicuro sia dovuto al fatto che a gestirlo non sia stata la sinistra. Tanto e’ vero che la gestione simile della privatizzazione di Telecom Italia operata dalla sinistra, ugualmente non ha suscitato lo scandalo che invece avrebbe dovuto suscitare. Allora a scandalizzare e’ solo il fatto che non ne veniamo informati, non tanto dei dettagli, ma del fatto in se’? Forse si, forse e’ proprio cosi’, eppure la sinistra ha sempre difeso la sua presunta superiorita’ morale, che le derivava nel non avere evidenti legami col mondo degli affari, nel non avere dei grossi ed evidenti conflitti di interesse. Una superiorita’ apparente, che pero’ non inganna a lungo.
Anzi, rischia di essere controproducente. Perche’ chi vota per il centrodestra ha ormai interiorizzato e perdonato i legami col mondo degli affari e i conflitti di interesse interni al centrodestra (o votandoli proprio per questo, in base alla convinzione che il successo nel settore privato determini una miglior capacita’ di raggiungere il successo nel settore pubblico). Mentre chi vota il centrosinistra in qualche caso e’ spinto dalla contrapposizione ai legami col mondo degli affari, contro i conflitti di interesse, difficilmente perdonera’ il centrosinistra una volta emersi questi comportamenti anche in questa coalizione.
Bisogna che si scrivano regole chiare uguali per tutti, altrimenti i mille conflitti di interesse (che hanno tutti, politici-imprenditori, politici-avvocati, politici-padri di famiglia) rischiano di pesare piu’ in un partito che in un altro, non perche’ piu’ presenti nel primo, ma perche’ alcuni elettori del primo partito mal sopportano questi comportamenti. E li sopportano meno non perche’ siano moralmente superiori agli elettori dell’altro partito, ma semplicemente perche’ si sentono ingannati.
Serve dunque trasparenza, regole e onesta’ con i propri elettori. Per essere onesti con i propri elettori non bisogna ingannarli e per quanto possibile non bisogna deluderli. Quanti elettori invece sono stati delusi dal centrosinistra, quanti di loro si sono sentiti ingannati. Delusi e ingannati prima da una coalizione che al Governo non e’ riuscita a creare quelle regole di trasparenza e gestione dei conflitti di interessi, un Governo incapace di decidere anche in altri ambiti, conflittuale, con mille idee diverse e spesso contrapposte che non riuscivano a trovare una sintesi da portare avanti.
E poi arrivo’ Veltroni, indicando una soluzione a questi problemi, senza trovarla. I conflitti restano, in miniatura rispetto all’Unione, ma restano. Eppure le divisioni non sono poi un problema insormontabile in democrazia, il problema e’ l’incapacita’ di gestire queste differenze. Differenze che nelle loro proporzioni non rispecchiano quelle interne al corpo elettorale. E questo complica le cose, sarebbe interessante capire quanta di questa asimmetria deriva dalla legge elettorale, e ancor piu’ dall’assenza di primarie vere che partano dalla base e su su fino ai vertici.
Se il problema all’interno del Pd fosse solo la “questione morale“, basterebbe buttar fuori le “mele marce“, ma i problemi sono ben altri, e’ una crisi piu’ profonda, e’ uno squarcio tra partito e cittadini che rischia di aggravarsi irrimediabilmente. Si punta il dito contro le televisioni e il quasi monopolio di Berlusconi, che al massimo puo’ muovere una parte di quel 10 per cento di indecisi, ma non si vede quella luna fatta degli elettori delusi dal Pd che si rischia di perdere per sempre. Elettori orfani di un partito che prima o poi qualcuno adottera’.


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