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Appunti del Sabato #22

sabato, 6 dicembre 2008 alle 07:30 · Nessun commento - Stampa Stampa

Appunti - Last K's VoiceDopo l’allarmismo creato dalle preoccupanti dichiarazioni di Sacconi (subito smentite), Tremonti ha cercato di tranquillizzare gli animi chiedendo agli italiani: “comprate Bot e Cct, siamo solidi“. Un invito insolito, ma dietro c’e’ un motivo tutt’altro che tranquillizzante.

A Dicembre il Tesoro spera di fare il pienone nelle aste dei titoli di Stato, in vista di un 2009 che si preannuncia molto difficile. Perche’ l’anno prossimo i nostri titoli pubblici subiranno la concorrenza di altri Paesi, con titoli ben piu’ sicuri, con rating AAA. Un affollamento che ci vede in svantaggio a causa della nostra misera A, questa differenza va pagata con un premio a chi acquista i nostri titoli. Ma i problemi non finiscono qui, nel 2009 scadranno oltre 200 miliardi di euro in titoli (di cui piu’ della meta’ a medio-lungo termine). Se a Dicembre si prevede il pienone all’asta, non si puo’ essere certi che andra’ altrettanto bene nel 2009.

Grafico 1: Titoli in scadenza nei prossimi mesi in mln. €
Grafico 1 - titoli in scadenza nei prossimi mesi in milioni di euro
Fonte: Dipartimento del tesoro (dati aggiornati al 31 Ottobre 2008)

Grafico 2: Composizione dei Titoli di Stato in circolazione al 31 Ottobre 2008)
Grafico 1 - titoli in scadenza nei prossimi mesi in milioni di euro
Fonte: Dipartimento del tesoro

Che la situazione sara’ difficile e’ chiaro, basta guardare il differenziale raggiunto tra i nostri Btp decennali e i Bund tedeschi, ben 140 punti base. Paghiamo l’1,40 per cento in piu’ di tasso di interesse. Questo spread, che costituisce uno svantaggio, in caso di garanzia statale agli istituti di credito, si trasferirebbe sui titoli obbligazionari delle banche, che vedrebbero abbassarsi i loro rating. Servono urgentemente riforme strutturali che incrementino la nostra capacita’ di rimborsare il debito pubblico.

Tremonti invece sembra puntare al collocamento dei titoli pubblici presso i cittadini italiani, che sostituiscano l’eventuale fuga degli intermediari finanziari e del settore estero. Ma non siamo piu’ nel 1995, quando il 50 per cento dei titoli pubblici era in mano alle famiglie italiane, il 40 per cento in presso le banche e solo il 10 per cento in mano agli investitori esteri. Ora non e’ piu’ cosi’, tra il 1996 e il 1997 la situazione ha cominciato a capovolgersi, secondo i dati del 2006 solo il 10 per cento dei Bot era ancora in mano alle famiglie italiane, solo successivamente all’ultima crisi di borsa le famiglie hanno ripreso gli acquisti dei Bot come bene rifugio. Sempre nel 2006, il 30 per cento era in mano alle banche e il 60 per cento presso il settore estero.

E’ chiaro dunque come in caso di emissione di titoli pubblici da Parte di altri Paesi, magari a tripla A, per trattenere gli investitori esteri sarebbe necessario un alto premio per il rischio sui nostri titoli. Perche’ a differenza delle famiglie italiane gli investitori esteri fuggono dall’Italia con piu’ facilita’, e non c’e’ dichiarazione – del Presidente del Consiglio sull’ottimismo o del Ministro dell’Economia sulla solidita’ dei nostri titoli – che tenga. Insomma, l’Italia e’ in pericolo, i Cds sul debito italiano ammontano a 22,6 miliardi di dollari, le assicurazioni sul rischio default del nostro Paese sono le piu’ trattate sul mercato internazionale.

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