Ha cominciato l’amministrazione Bush, continuera’ quella Obama, un piano anti-crisi che prevede il salvataggio di banche e imprese, aiuti alle famiglie, tutto a spese dei contribuenti futuri. Infatti aumentera’ il debito pubblico. Francia e Spagna vogliono muoversi in questa direzione, l’Italia dice di no, ma solo perche’ non vuole esporsi facendo la prima mossa.
La domanda e’ ovviamente come affrontare questa crisi, le risposte sono principalmente due. C’e’ chi pensa sia meglio ridurre la pressione fiscale sul lavoro, lasciando che sia la spinta della domanda e la riduzione dei costi per le imprese a fare il resto. E chi invece ritiene si possa agire solo con la domanda pubblica e quindi punta a spendere aumentando il debito pubblico (perche’ ovviamente non puo’ affossare l’economia aumentando le tasse ora).
Lo spendi e spandi degli Usa dovra’ essere sorretto dai bassi tassi della Fed, unito a forti iniezioni di liquidita’. Ma non e’ sostenibile, portera’ ad inflazione e alto debito pubblico. In Europa alcuni Paesi come Francia e Spagna vorrebbero seguire questa strada, ma hanno due vincoli, Bce e Maastricht. Il primo vincolo sembra ormai saltato, la Bce continua a tagliare i tassi, il 4 dicembre ci sara’ un nuovo taglio (dello 0,50 o dello 0,75?), l’ennesimo ormai. Resta il vincolo di bilancio, ma le spinte per rendere il limite del 3 per cento del rapporto deficit/Pil molto piu’ flessibile si fanno sempre piu’ forti. Per le eventuali conseguenze occorrera’ aspettare di vedere in che modo si rendera’ piu’ flessibile il vincolo.
Anche l’Italia in fondo in fondo desidera il superamento di questi due vincoli. Ma se lo sforamento del 3 per cento verra’ consentito a patto di un piano di rientro chiaro e credibile l’Italia sara’ comunque tagliata fuori da questa possibilita’. Inoltre Francia e Spagna hanno piu’ possibilita’ di collocare il proprio debito nel mercato, e l’eventuale aumento del debito pubblico italiano e’ visto con terrore da tutti i Paesi Europei. Bisogna chiedersi se anche per Francia, Spagna e Usa, l’aumento del debito pubblico possa veramente essere una soluzione.
In una situazione di crisi, caratterizzata da panico e sfiducia, un eventuale incremento del debito pubblico potrebbe portare altro panico nelle famiglie e nelle imprese, che temerebbero futuri aumenti delle tasse. Insomma, la soluzione di oggi potrebbe essere la premessa di una crisi peggiore domani.
Le alternative europee
Oggi l’Ecofin definira’ il piano europeo da 200 miliardi di euro (l’1,5 per cento del Pil europeo). Ogni Paese e’ chiamato a mettere nel proprio piano nazionale l’1,2 per cento del Pil, questo portera’ i vari Paesi a fare il proprio interesse, evitando il coordinamento. La Germania la sua parte l’ha fatta da tempo, con due piani da 31 miliardi di euro (pari all’1,25 per cento del Pil tedesco). Il piano italiano e’ pari a 5-6 miliardi di euro. L’Olanda ha impegnato l’1 per cento del proprio Pil, e come la Germania non intende spendere a discapito delle finanze pubbliche. In piu’ chiede che i Paesi che eventualmente sforassero il limite del 3 per cento del rapporto deficit/Pil vengano sanzionati.
In una simile situazione un accordo e’ impossibile, ma non possiamo certo darne la colpa ai Paesi virtuosi. La responsabilita’ e’ dei Paesi come l’Italia con un debito pubblico enorme, che rende impossibile la creazione di titoli pubblici europei garantiti dalla Bce. Perche’ la mela marcia del debito italiano contagerebbe tutto il cesto.
Data la crisi internazionale, dati gli interventi degli Stati Uniti a sostegno di alcuni settori industriali, cosa puo’ fare l’Europa per non subire passivamente questa indebita concorrenza? Le strade che puo’ intraprendere l’Europa sono dunque due.
Incrementando il debito pubblico
Essendo impossibile la creazione di un debito europeo, solo alcuni Paesi potrebbero indebitarsi e aiutare le proprie industrie, questo peggiorerebbe la situazione per le industrie dei Paesi (come l’Italia) che non possono indebitarsi. Francia e Spagna non sembrano interessarsi a questo problema, mentre la Germania (assieme ad altri Paesi virtuosi) non vuole assolutamente si creino le premesse per una inutile competizione a chi spende di piu’. Competizione che porterebbe solo a peggiorare i bilanci pubblici, sostenendo imprese inefficienti e ostacolando investimenti privati in innovazione tecnologica. Insomma, non e’ il caso di copiare i piani altrui
Competitivita’ e tasse
Se si riuscissero a coordinare (pur tenendo conto delle differenze) le politiche fiscali europee e anche le politiche di sostegno agli investimenti in tecnologia ed energia, si potrebbe aprire una nuova stagione europea. E’ molto improbabile un simile accordo, tuttavia anche se fatto singolarmente dai vari Paesi europei porterebbe ugualmente dei vantaggi (anche se inferiori rispetto ad un’azione coordinata). Si tratta principalmente di riduzione della tassazione del lavoro, Paesi come l’Italia hanno molto da fare in questo senso, altri Paesi sono a buon punto, altri ancora l’hanno gia’ fatto. L’altro passaggio riguarda gli incentivi agli investimenti in tecnologia ed energia.
Rendere le nostre industrie tecnologicamente piu’ competitive, attuare riforme strutturali volte a punire le inefficienze e premiare le efficienze, non risolvera’ la crisi oggi, ma grazie al forte sistema europeo di spesa sociale (se l’Italia si adeguasse sarebbe meglio per noi) forse possiamo anche permetterci di guardare al domani con piu’ fiducia. Del resto se questa e’ soprattutto una crisi di fiducia, indicare un simile futuro potrebbe aiutare piu’ di quanto non faccia buttare al vento le poche risorse pubbliche.
- Appunti del Sabato #24 - 20/12/2008
- Giornalettismo #29 - 22/12/2008



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