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Il mini piano anti-crisi made in Italy #1

martedì, 2 dicembre 2008 alle 15:30 · 3 commenti - Stampa Stampa

Il decreto anti-crisi parte con il sostegno alle famiglie, alcune misure sembrano vere e proprie beffe, altre invece sono veramente aiuti alle famiglie piu’ povere, anche se essendo una tantum restano comunque misure tampone.

Bonus famiglie

A pensionati e ai lavoratori dipendenti con familiari a carico vanno dai 200 ai 1000 euro a seconda della composizione del nucleo familiare: euro duecento nei confronti dei soggetti titolari di reddito di pensione ed unici componenti del nucleo familiare, qualora il reddito complessivo non sia superiore ad euro quindicimila; euro trecento per il nucleo familiare di due componenti, qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ad euro diciassettemila; euro quattrocentocinquanta per il nucleo familiare di tre componenti, qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ad euro diciassettemila; euro cinquecento per il nucleo familiare di quattro componenti, qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ad euro ventimila; euro seicento per il nucleo familiare di cinque componenti, qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ad euro ventimila; euro mille per il nucleo familiare di oltre cinque componenti, qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ad euro ventiduemila; euro mille per il nucleo familiare con componenti portatori di handicap, qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ad euro trentacinquemila.

Questi sono i bonus famiglia, ed e’ erogato tramite detrazione operata dal sostituto di imposta (ente pensionistico o datore di lavoro) nei limiti del monte ritenute e contributi disponibili. Il fondo previsto per i bonus e’ di 2 miliardi e 400 milioni di euro. Si tratta di un bonus elargito solo per il 2009.

Mutui prima casa

Questo articolo sembra una beffa. Prima il Governo invita i cittadini a fare mutui a tasso fisso (quando il tasso era al 6 per cento), ora aiuta i detentori di mutui a tasso non fisso ponendone il limite della rata al 4 per cento (anche se come vedremo tra poco, non e’ cosi’). Questo limite vale solo per il 2009, giovedi’ la Bce probabilmente ridurra’ i tassi, in conseguenza l’Euribor e’ probabile che scenda ulteriormente, quindi i tassi fatti dalle banche per i mutui variabili e’ possibile andranno tutti sotto al 4 per cento. Nel decreto comunque si dice che “l’importo delle rate, a carico del mutuatario, dei mutui a tasso non fisso da corrispondere nel corso del 2009 e’ calcolato con riferimento al maggiore tra il 4 per cento senza spread, spese varie o altro tipo di maggiorazione e il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto“, a meno che le condizioni contrattuali non prevedano una rata di importo inferiore. Poi si fa la differenza tra il tasso cosi’ calcolato – ossia dal 4 per cento in su, a seconda di quanto prevedevano le condizioni contrattuali (a meno che non lo prevedevano sotto il 4 per cento) – e le condizioni contrattuali attuali. Se le condizioni attuali sono peggiori rispetto a quelle alla stipula del mutuo, la differenza viene posta a carico dello Stato. Eventualita’ abbastanza remota. Infatti se alla stipula il tasso era del 3 per cento e il tasso adesso e’ del 5 per cento, la rata ricalcolata sara’ del 4 per cento (maggiore tra 4 e 3) e lo Stato paghera’ la differenza. Se alla stipula il tasso era al 5 e adesso la rata e’ al 6, la rata ricalcolata sara’ al 5 (maggiore tra il 5 per cento e il 4 per cento) e lo Stato si accolla la differenza, ma noi paghiamo 5 anziche’ 6, comunque non 4 come si potrebbe aspettare. Insomma non e’ vero che le rate vengono portate al 4 per cento. Pero’ abbiamo visto che i tassi scendono ed e’ probabile saranno tutti al 4 per cento o sotto il 4 per cento, quindi il decreto non si applichera’.

A partire dal primo gennaio 2009 i mutui prima casa a tasso variabile saranno indicizzati al tasso Bce, al quale la banca applichera’ lo spread, che se prima era di 1 o 2 punti, adesso sara’ di 2 o 3 punti ad esempio, e il risultato non cambia.

Blocco e riduzione delle tariffe

Per tutto il 2009 gli organi dello Stato non possono procedere all’adeguamento di diritti, contributi o tariffe al tasso di inflazione (o in base ad altri meccanismi automatici), a meno che non si tratti di servizi idrici o di aumenti dovuti ad oneri maggiori sostenuti dall’ente. Tutti gli incrementi tariffari delle autostrade sono rimandati al primo maggio 2009. Restano valide le convenzioni vigenti, in base alle quali saranno poi previsti i piani di investimento (insomma, i futuri lavori rientreranno nella convenzione unica con Autostrade Spa, il protrarsi dell’inefficienza).

Per quanto riguarda energia elettrica e gas viene previsto il monitoraggio da parte dell’Autorita’ per l’energia elettrica ed il gas sull’andamento dei prezzi. Ci sono poi compensazioni della spesa per la fornitura di gas naturale sia per le famiglie economicamente svantaggiate aventi diritto all’applicazione delle tariffe agevolate per la fornitura di energia elettrica, sia per le famiglie con almeno 4 figli a carico con isee non superiore a 20.000 euro. Da coprire attraverso un’apposita componente tariffaria a carico dei titolari di utenze non domestiche.

E’ prevista una rivoluzione del mercato elettrico, in cui il prezzo sul mercato elettrico non e’ piu’ quello marginale (il prezzo e’ dato dal valore del contratto piu’ alto per l’ultima unita’ di energia), ma quello pay ad bid (ognuno incassa quanto ha chiesto). Potrebbe essere un duro colpo per la borsa elettrica, il prezzo marginale e’ quello utilizzato in tutta Europa, perche’ dunque in Italia si e’ deciso di cambiare? Col prezzo marginale i produttori sono sicuri di vendere al prezzo di costo dell’impianto piu’ costoso, col pay as bid le imprese applicheranno un margine di guadagno al prezzo richiesto, e cresce il rischio della formazione di cartelli. Inoltre questo nuovo sistema potrebbe offuscare la trasparenza sulla determinazione dei prezzi sul mercato.

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