Posizioni contrapposte, rimpalli di responsabilita’ per la mancanza di dialogo, impossibilita’ di trovare una visione unitaria sulle proposte. No, non si tratta della situazione della politica nazionale tra maggioranza e opposizione, ma dei problemi interni al Pd.
Come si puo’ anche solo pensare di poter fare proposte di riforme alla maggioranza quando un accordo su queste proposte non lo si riesce a trovare neppure al proprio interno. Un partito che voleva distinguersi da quella Unione cosi’ frammentata e litigiosa, ma che in realta’ risulta essere semplicemente una sua fedele riproduzione in miniatura. Un Veltroni che doveva sedare gli animi del partito, per far emergere solo la sintesi delle correnti, con i suoi “ma anche” ha finito per legittimare tutte le posizioni, facendole emergere tutte e prevalere nessuna.
Le diverse posizioni cosi’ legittimate a tentare la “scalata” hanno portato Massimo d’Alema nuovamente in primo piano, rientrera’ attivamente (alla luce del sole) nel partito, perche’ nell’ombra non e’ certo stato meno attivo. Ora Walter Veltroni non ha piu’ la forza necessaria (se mai l’avesse avuta) per bloccare le anime del Pd, chi uscira’ vincitore in questa faida interna? Da questo dipenderanno anche le future alleanze. Per ora nessuno vuole esporsi troppo, ci sono le europee nel 2009, qualche amministrativa e le divisioni fanno perdere voti, meglio aspettare dunque. Meglio veramente? Forse no, lo si vede in Sardegna, una maggioranza divisa con gli alleati del Pd piu’ soriani del Pd stesso, con alcuni ambienti del partito democratico decisamente contrari a Soru, ora e domani.
L’hanno voluto perche’ gli altri erano impresentabili, impresentabili pero’ che avrebbero voluto gestire Soru nell’ombra, muovendone i fili. Ma non tutti sono disposti a diventare marionette pur di avere una poltrona, poi i sanluresi sono molto orgogliosi e testardi, al limite del bastiancontriarismo. Forte anche per il consenso delle elezioni dirette del Presidente della Regione – dando cosi’ per la prima volta il “potere” al Presidente e non ai partiti – Renato Soru e’ andato dritto per la sua strada, non guardando in faccia nessuno, cercando di portare avanti la sua idea, il suo progetto. Che poi era esattamente quello proposto nel programma. Forse con troppa arroganza, certamente creando malumori all’interno della maggioranza, ma con coerenza. Ci sono stati problemi, quando si e’ testardi si commettono errori, non si ascoltano i buoni consigli, ma neppure quelli cattivi, che sono di gran lunga piu’ numerosi.
Paura eh!?!
Cosi’, all’ennesima remata contro, a torto o a ragione, martedi’ scorso Soru si e’ dimesso, provocando inizialmente la rabbia della maggioranza, e l’entusiasmo dell’opposizione sarda. Presto si e’ fatto avanti il panico in ambedue gli schieramenti. Impreparati entrambi alle elezioni anticipate, mancanti entrambi di un progetto unitario, e ancor piu’ senza un leader che lo porti avanti. Panico anche nei vertici nazionali del Pd, Veltroni e d’Alema uniti dal panico, Migliavacca in rappresentanza spedito in Sardegna a discutere in segreto con il dimesso Soru. Ritirera’ le sue dimissioni, questo e’ certo, fara’ la sua finanziaria (gia’ scritta), una finanziaria bella corposa, e restera’ l’unico candidato del Pd alle future elezioni regionali. Perche’ lui e’ testardo e non fa prevalere nessuna delle anime del Pd, quindi non va bene a nessuno, ma va bene a tutti.
In questa situazione, c’e’ un grosso rischio, una bomba interna al Pd, locale e nazionale. Una bomba a frammentazione, capace di disgregare il partito, la cui minaccia impedisce a livello nazionale (e ostacola a livello locale) l’unita’, nelle visioni, nelle proposte, nelle decisioni e nelle azioni. Come puo’ un partito confuso indicare un progetto, una strada, dimostrarsi credibile? Semplice, non puo’.
- Giornalettismo #29 - 22/12/2008
- Video della settimana #11 - 11/12/2008



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