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Il coraggio e la speranza

venerdì, 28 novembre 2008 alle 07:30 · 2 commenti - Stampa Stampa

Ci sono profonde differenze negli effetti della crisi in Europa e negli Usa e perfino tra i vari Paesi europei. Perche’ diverse sono le loro economie, diverse le condizioni ante-crisi. Affrontare questa crisi con la paura e’ sbagliato, la paura puo’ portare a scelte errate, scelte che incidono solo sul breve periodo perche’ e’ della situazione attuale che si ha paura, per il futuro tanto c’e’ la speranza.

Economia - Giulio TremontiLa paura porta alla prudenza, che di per se non e’ negativa, purche’ non si ecceda. L’eccessiva prudenza frena l’economia, la imbriglia, impedisce le riforme mantiene lo status quo. La speranza quindi diventa un alibi, non si agisce con incisivita’, tanto c’e’ la speranza (paura e speranza tanto care a Tremonti che ne parla nel suo libro che con l’economia ha poco a che fare).

Scoprite le differenze

Gli Stati Uniti non sono l’Europa, la Gran Bretagna non e’ la Germania e quest’ultima non e’ l’Italia. La crisi del settore finanziario e’ molto piu’ forte negli Usa e in GB di quanto non sia in Germania e in Italia, le prime due hanno economie fortemente legate alla finanza, Germania e Italia sono invece legate maggiormente alla manifattura. Se diverse sono le situazioni, differenti devono essere anche le risposte alla crisi. Se la crisi del settore bancario negli Usa si traduce nella crisi dei consumi, a causa di famiglie fortemente indebitate, di un consumo sorretto dall’indebitamento, e’ naturale che il recupero dei consumi passi innanzitutto dal salvataggio delle banche. E’ dunque quella la priorita’. A fronte di un forte impegno pubblico per il rilancio dell’economia si attendono per il prossimo futuro un forte aumento dell’inflazione, tanto che Barack Obama ha chiamato accanto a se Paul Volcker (che alla fine degli anni ’70 in due anni porto’ l’inflazione dal 13,5 par cento al 3,2 per cento). La Germania ha la necessita’ di rilanciare i consumi, puntando al sostegno della domanda interna, e impedendo la contrazione del credito alle imprese. Ha le risorse necessarie, ha imprese competitive e con una buona produttivita’. In Italia le famiglie non sono indebitate, la domanda interna e’ in calo ormai da tempo, la produttivita’ e’ bassa, la competitivita’ delle nostre imprese e’ minima. La crisi della finanza da noi rischia di nascondere quella strutturale, ben piu’ antica e complessa.

Il coraggio

Serve dunque una buona dose di coraggio, guardare si all’oggi mediante sostegni ai redditi piu’ bassi e con l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori. Ma e’ indispensabile farlo con coraggio guardando al domani, al momento in cui la crisi finanziaria sara’ finita e i redditi bassi, la produttivita’ del lavoro e la competitivita’ delle imprese resteranno bassi. Se manca una prospettiva di incremento della competitivita’ e della produttivita’, anche senza crisi, prestare denaro alle imprese non conviene. Se la produttivita’ e’ bassa, il lavoro e’ un costo insostenibile per le imprese, i salari non potranno crescere, i consumi continueranno a calare.

Non possiamo attendere con pazienza che la Germania si riprenda cosi’ da sostenere con la sua domanda anche la nostra economia. Non possiamo fino ad allora agire nella paura, con eccessiva prudenza. Occorre il coraggio di ridurre le tasse sul lavoro, incentivare l’investimento, creare le premesse per sviluppare il capitale umano, liberalizzare il mercato, dare finalmente il via alla creazione di un sistema sociale e produttivo e dinamico. Dobbiamo diventare capaci di attrarre capitale. Le banche non fanno credito alle imprese perche’ la reddittivita’ degli investimenti non e’ sufficiente. Certo, ora a questo si somma anche la presenza di sfiducia nell’interbancario, ma anche risolvendo questo secondo problema contingente, resta quello strutturale.

Il piano presentato mercoledi’ dalla Commissione europea, il punto e mezzo percentuale del Pil (pari a 200 miliardi di euro, di cui 170 a carico dei singoli Paesi, e 30 dalla Bei) puo’ essere sufficiente in Europa. Noi dobbiamo puntare a stimoli di lungo periodo, perche’ ad essere in crisi sono le aspettative. Per creare la speranza occorre agire sulla produttivita’ del lavoro e sulla reddittivita’ degli investimenti e se si riesce a indicare un futuro simile, verra’ da se anche quell’ottimismo predicato da Berlusconi.

Reddittivita’ degli investimenti e produttivita’ del lavoro si ottengono intervenendo sull’offerta, riducendo le tasse sul lavoro, sostenendo gli investimenti. Bisogna puntare non ai sussidi alle piccole imprese, ma al sostegno di quelle che investono e puntano a ingrandirsi. Bisogna utilizzare le poche risorse a disposizione non con paura, ma con coraggio, perche’ non tutto e’ perduto.

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