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In recessione tutto e’ lecito?

mercoledì, 19 novembre 2008 alle 07:30 · 1 commento - Stampa Stampa

Quel che colpisce di questa crisi finanziaria e’ che sia la sua nascita sia i tentativi di arrestarla vedono come attore principale lo Stato.

Economia - Stati UnitiStato che inizialmente ignora le regole e con il suo comportamento crea i presupposti per l’avvio della crisi, poi, una volta che questa comincia a far danni, chiede con forza quelle regole che non ha rispettato ne’ fatto rispettare e entra lui stesso nell’economia. Dunque nazionalizza banche, di altre ne diventa garante, non nasconde le sue intenzioni di aiutare alcuni settori industriali in difficolta’, alcuni dei quali ormai in difficolta’ da molti anni, ma si sa, in periodi di crisi tutto e’ lecito.

Cosi’ svaniscono i muri del buonsenso che non ritenevano giusto l’intervento statale sull’economia, che vedevano nella concorrenza un valore che lo Stato con le sue authority doveva difendere, non limitarlo gravemente aiutando alcune imprese. Quindi ora e’ diventato normale che gli Usa aiutino le industrie dell’automobile, e’ ovvio che si salvino le banche con garanzie statali o addirittura nazionalizzandole, non fa scandalo che lo Stato entri direttamente e con forza nell’economia.

I costi dell’intervento pubblico

Bisogna pero’ stare attenti, questi interventi creano dipendenza, un Governo che entra in una banca o in un’altra impresa, difficilmente ne uscira’, un intervento pubblico che mina le regole della concorrenza danneggia tutte le altre imprese, e compromette lo sviluppo di quel settore. Ovviamente tutti questi interventi il Governo deve finanziarli, aumenta dunque il deficit pubblico, questo se si tratta di interventi temporanei, ma proprio perche’ creano dipendenza, si trasformano in debito pubblico. Occorre dunque che quando un Governo prevede degli interventi anti-crisi indichi con chiarezza il piano di rientro e la sostenibilita’. Si corre il rischio altrimenti di ingigantire la spesa pubblica e prolungare gli effetti recessivi della crisi, magari vivendo una lunga stagnazione.

Ci sono poi Paesi che gia’ possiedono un altissimo debito pubblico, Paesi che non possiedono le risorse per attuare politiche fiscali di contrasto alla recessione. L’Italia ad esempio, avra’ enormi difficolta’ a reperire le risorse, anche ammettendo che le sia consentito sforare i limiti di bilancio imposti nell’Ue.

Se per miracolo venisse costituito il fondo europeo cosi’ desiderato da Berlusconi e Tremonti (ed effettivamente l’Italia ne avrebbe bisogno) da inventarsi pareri favorevoli stranieri, potremmo dirci abbastanza tranquilli. Purtroppo non sara’ cosi’, perche’ le formiche non vogliono pagare per le cicale. Ma allora il Governo italiano come finanziera’ il piano anti-crisi?

80 miliardi contro la recessione

Economia - ItaliaNel complesso questi 80 miliardi saranno spalmati in tre anni, anche perche’ la meta’ (circa 40 miliardi) provengono dalla pianificazione dei fondi Ue per il periodo 2007-2013. Si tratta di risorse per la quasi totalita’ gia’ stanziate da almeno un anno, comunque il ministro dell’Economia Giulio Tremonti sembra propenso a puntare soprattutto sulle infrastrutture, ma lo potra’ fare solo se l’Europa accettera’ un piano di finanziamento europeo delle infrastrutture. Venerdi’ il Cipe chiarira’ la questione, per ora si parla di 16 miliardi di euro da investire nelle infrastrutture (in realta’ tutte gia’ previste da quasi un anno). Bisogna pero’ considerare che le infrastrutture occorrono anni prima che producano effetti positivi sull’economia (se li producono), servirebbero invece misure temporanee ma dagli effetti immediati.

Poi arriveranno gli interventi a sostegno di imprese e famiglie, con la famosa social card da 40 euro al mese. Verranno inoltre incrementate le risorse per la cassa integrazione e verra’ prolungata la sperimentazione della detassazione degli straordinari e dei premi. Per le piccole e medie imprese e’ previsto un fondo di garanzia sui crediti. Tuttavia basterebbe che lo Stato fosse leggermente meno inefficiente e accelerasse il pagamento dei 70 miliardi di debiti (quindi gia’ contabilizzati nel bilancio pubblico) che ha verso le imprese. Nel suo complesso il pacchetto di misure fiscali dovrebbe essere di 3-4 miliardi di euro, ed e’ questo il vero piano anti-crisi, visto che il resto era gia’ previsto e i fondi gia’ stanziati da tempo.

Quattro miliardi sembrano effettivamente pochi, per di piu’ vi sono proposte, come quella di ridurre di due o tre punti percentuali l’acconto Ires e Irpef di fine novembre, che sono semplici rinvii. Quindi l’acconto Ires passerebbe dal 100 al 97 per cento e quello Irpef dal 99 al 96 per cento. E’ un beneficio limitato e pure temporaneo, infatti verrebbe recuperato col versamento di giugno. Altre misure riguardano l’estensione della deducibilita’ dell’Irap (ma e’ tutto incerto a causa della difficolta’ di calcolarne i costi) e il versamento Iva all’incasso effettivo anziche’ alla fatturazione.

Occorrerebbe dirottare le risorse previste per la detassazione degli straordinari verso un taglio deciso delle tasse sul lavoro. Primo perche’ la detassazione degli straordinari non serve e non produce effetti positivi, secondo perche’ invece ridurre le tasse sul lavoro ha effetti positivi sia sulla domanda (alzando il reddito disponibile) sia sull’offerta (riducendo il costo del lavoro). Si tratterebbe soprattutto di una misura dagli effetti immediati, quindi utili in questa situazione.

Spesa pubblica

Economia - Giulio TremontiNel loro complesso si tratta dunque di risposte limitate e in alcuni casi anche inutili, ma che avranno comunque un costo. Se veramente si vuole fare qualcosa contro la recessione, occorre trovare le risorse, riducendo la spesa pubblica la dove si puo’ e si deve tagliare. In Italia non e’ facile, una quota della spesa pubblica e’ rappresentata da interessi passivi sul debito e dalle pensioni (quindi impegni assunti in passato), inoltre la macchina burocratica e’ talmente estesa e incontrollata da rendere difficile capire quali siano i costi eliminabili. Anche ammettendo che questi costi vengano trovati, serve del tempo per poterli tagliare. Occorre analizzarli, raccogliere informazioni. Certo, sarebbe piu’ semplice fare dei tagli lineari, a caso, senza curarsi di controllare se tutto cio’ che si taglia rappresenti spesa improduttiva o inutile. Manca spesso un sistema di controllo e monitoraggio della spesa nelle amministrazioni pubbliche, per questo motivo e’ anche impossibile incentivare le eccellenze e tagliare gli sprechi.

Per trovare le risorse occorre tagliare la spesa, tagliare la spesa richiede del tempo. Ma l’Italia non ce l’ha questo tempo, dunque dobbiamo accontentarci di misure limitate e a basso costo a causa delle nostre scarse risorse, cerchiamo almeno di non sprecarle ma di utilizzarle per misure veramente utili, come quelle di riduzione della tassazione sul lavoro e quelle di estensione degli ammortizzatori sociali.

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Tags: Economia · Politica

1 commento in tutto ↓

  • 1 Non tutto e’ perduto - Last K’s Voice // 25 nov 2008 alle 11:48

    [...] sostanza il piano del Governo contro la recessione si limita a 4 miliardi di euro sparsi in disarticolate misure poco efficaci. [...]

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