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Chi ci salvera’ dall’intervento pubblico?

martedì, 18 novembre 2008 alle 07:30 · 1 commento - Stampa Stampa

Gli aiuti statali sono come le ciliegie, uno tira l’altro, cosi’ prima si aiutano le banche, poi le assicurazioni, poi le industrie automobilistiche, e via di seguito. La crisi e’ sistemica, con la recessione i consumi caleranno, calera’ la produzione ed entreranno in crisi sempre piu’ settori. Settori che chiederanno l’intervento statale che li sostenga, forti dei precedenti aiuti concessi ad altri settori.

Economia - Stati UnitiPer questo Obama non puo’ permettersi di dare il via a questo ciclo infinito di richieste di aiuto, gli aiuti alle banche sono stati dati, da un’altra amministrazione, ora Obama deve trovare la forza per dire basta. Se dovesse concedere aiuti alla General Motors ad esempio, seguirebbero richieste dello stesso tenore da parte di Ford, Chrysler e altre imprese dell’indotto. Con risorse limitate dovra’ prevedere dei limiti e dei vincoli, non solo nelle assegnazioni degli aiuti, ma anche nel loro utilizzo da parte delle imprese. A quel punto avra’ posto un pesante ostacolo al libero mercato, che per di piu’ obblighera’ altri Paesi a fare altrettanto per non vedere le proprie imprese dello stesso settore messe in difficolta’ per la concorrenza sleale (per via degli aiuti statali).

E’ un processo che abbiamo appena visto per le banche, proprio qui in Europa, banche in difficolta’ hanno ricevuto un aiuto da parte dello Stato, gli indici patrimoniali di queste banche sono saliti, con la garanzia statale aumenta anche la fiducia verso queste banche, che quindi si trovano avvantaggiate rispetto alle concorrenti. In questo modo le banche dei Paesi come l’Italia, che avrebbero potuto affrontare la crisi con relativa serenita’, ora non possono piu’ farlo, perche’ in svantaggio rispetto alle banche di altri Paesi. E la garanzia statale in Italia non migliorera’ certo la situazione per le nostre banche, dato il nostro debito pubblico, non possiamo permetterci di garantire alcunche’. Per evitare simili situazioni all’interno dell’Ue anche per il settore auto, Jean-Claude Junker avverte che gli eventuali interventi non dovranno essere lasciati all’iniziativa dai singoli Paesi, ma dovranno essere coordinati a livello europeo.

L’alternativa all’intervento e’ dunque il non intervento. Anche questo porta con se conseguenze drammatiche, rese piu’ drammatiche dalla crisi sistemica. Se Obama non interverra’, mettera’ a rischio il settore automobilistico americano, che, con l’indotto manderebbe a casa 2 milioni e mezzo di lavoratori. In condizioni normali sarebbero molti i contrari al salvataggio, ma ora la crisi rende tutti piu’ attenti al proprio oggi e meno attenti alle conseguenze per il domani e per gli altri.

Per questo motivo e’ ormai certo che Obama interverra’ pesantemente a sostegno delle tre sorelle di Detroit (GM, Ford e Chrysler), e i fondi li reperira’ dal piano Paulson da 700 miliardi (di cui ormai rimangono solo 350 miliardi, il resto e’ andato sprecato). George W. Bush invece sembrerebbe intenzionato a convincere il futuro inquilino della Casa Bianca ad utilizzare i 25 miliardi di dollari previsti dal programma specifico per l’auto.

Occorre cautela nell’intervento pubblico, non siamo piu’ negli anni ’30, quando il settore pubblico era limitato e un aumento dell’intervento pubblico nell’economia era abbastanza efficiente. Ora il settore pubblico e’ pachidermico, pieno di inefficienze, legato con i suoi tentacoli a tutti i settori, divenuto spesso un parassita, condizionato da conflitti di interesse e sovradimensionato. Un incremento dell’intervento pubblico rischia di risultare un’inutile spreco di risorse.

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Tags: Economia · Politica

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