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C’e’ chi puo’ e chi non puo’

mercoledì, 12 novembre 2008 alle 07:30 · 1 commento - Stampa Stampa

Il neo Presidente degli Stati Uniti, la Cina, la Germania, la Gran Bretagna e tutti i Paesi che se lo possono permettere hanno annunciato o stanno attuando un piano di intervento di tagli fiscali per rilanciare la domanda interna, di sostegno agli investimenti e di rilancio delle infrastrutture. Al G-20 si potrebbe decidere di fare qualcosa anche per chi questi piani non se li puo’ permettere.

Economia - CinaIl Governo cinese domenica ha annunciato un piano da 586 miliardi di dollari (pari al 7 per cento del Pil) che da qui al 2010 dovra’ sostenere l’economia cinese. Il tutto e’ stato deciso e autorizzato in tempi record, la Cina puo’ permetterselo, ha un ricco bilancio pubblico, grazie alla crescita dell’economia cinese di questi anni le entrate fiscali sono cresciute con una media del 35 per cento all’anno. Il piano verra’ pero’ portato avanti con calma, per evitare le possibili conseguenze negative, negli ultimi anni il Governo ha dovuto rallentare la crescita del settore immobiliare, che stava creando un’enorme bolla speculativa, aumentando i tassi, ponendo impedimenti burocratici, ostacolando investimenti esteri. Ora, con la crisi, le intenzioni sono quelle di far ripartire anche il settore immobiliare, riducendo le imposte di registro sugli immobili e i tassi sui mutui. In seguito invece verranno attuati gli interventi a sostegno dello sviluppo delle infrastrutture e a sostegno degli investimenti dell’industria.

L’annuncio del piano cinese ha ridato un po’ di fiato alle borse, ma e’ durato poco, anche perche’ per ora solo la Cina puo’ permettersi un piano di questo tipo, e i possibili effetti positivi sul resto del mondo (dovuti alla domanda di importazioni in Cina per la crescita della domanda interna cinese), sono ancora lontani e poco chiari.

Le idee di Brown al G-20

Economia - Gordon BrownIntanto in Europa Gordon Brown chiede politiche fiscali coordinate per superare la crisi. Il premier britannico e’ riuscito a guidare l’Ue verso una decisione condivisa nel piano di salvataggio delle banche, quando da vari Paesi venivano proposte assurde che non sarebbero mai state neppure ascoltate. Ora Brown vuole che al G-20 del prossimo fine settimana si riesca a trovare un accordo per “costruire una nuova Bretton Woods con un Fondo monetario riformato e moderno che offra, tramite la supervisione di ogni economia, un sistema di early warning che porti a un meccanismo di prevenzione delle crisi su scala globale“.

Si tratta di una riforma della governance del Fmi che lo trasformi in un ente di prevenzione e vigilanza ampliandone i poteri. Le idee del primo ministro Gordon Brown si articolano in cinque punti: ricapitalizzazione delle banche; risorse al Fmi per impedire il rischio Paese; accordi commerciali per impedire chiusure protezionistiche; riforma del sistema finanziario, piu’ trasparenza, piu’ responsabilita’ e una governance globale coordinata a livello internazionale; coordinamento delle politiche fiscali e monetarie.

Il problema e’ che i Paesi con un basso debito pubblico, con disponibilita’ di risorse, faranno quanto possono per rilanciare la propria economia, per sostenere le proprie imprese, per rilanciare i consumi dei propri cittadini, chi in simili condizioni sarebbe disposto a dare una parte delle proprie risorse in sostegno di altri Paesi con un alto debito pubblico? Insomma, quale formica e’ disposta a dividere le proprie riserve di cibo con la cicala?

Infatti non siamo stati capaci di attuare le idee di Gordon Brown neppure nell’Unione europea, e ora vorremmo estenderla a livello globale. Ormai la leva monetaria non e’ piu’ efficace, e la leva fiscale viene portata avanti individualmente nei vari Paesi. Il fatto e’ che, come segnala Brown, “i benefici delle politiche fiscali adottate dai vari Paesi saranno tanto piu’ importanti se queste verranno concertate e distribuite equamente pe mantenere la domanda mondiale“.

Ci attende una grande sfida, che a livello individuale di singolo Paese non siamo in grado di affrontare, con un giusto sistema che eviti di premiare le cicale, si puo’ trovare un accordo che ci permetta di non soffrire troppo.

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Tags: Cina · Economia · Politica

1 commento in tutto ↓

  • 1 Tutti uniti contro la crisi, forse - Last K’s Voice // 14 nov 2008 alle 11:10

    [...] un ottimo risultato. Ma anche in questo caso vi sono grossi ostacoli. Non tutti i Paesi possono permettersi politiche fiscali a sostegno dell’economia, si potrebbero dunque verificare fenomeni di free rider, [...]

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