Nel 1961 JFK nel suo discorso inaugurale diceva “non chiedete cosa possa fare la patria per voi: chiedete cosa potete fare voi per la patria“. Ora i mercati (e molti politici) sembrano dire “non chiedete cosa possa fare il governo per voi: chiedete cosa puo’ fare la Bce“. Abbondano le richieste di riduzione dei tassi e l’impazienza di attendere fino al sei novembre.
Il presidente dalla Bce Jean-Claude Trichet, sempre piu’ sotto pressione, ha annunciato la possibilita’ che il sei novembre vengano ridotti i tassi, comunque “non e’ una certezza, e’ una possibilita’“. Il mercato si attende una riduzione di mezzo punto percentuale (piu’ probabile invece una riduzione di 25 punti base), ma ridurre i tassi non serve.
Meno di un mese dopo l’ultima riduzione che ha portato il tasso di riferimento al 3,75 per cento (era l’8 ottobre), la Bce potrebbe quindi effettuare un altro taglio. Ma un taglio dei tassi non sara’ sufficiente a far ripartire l’economia, a ridare fiducia ai mercati, a far scendere il tasso Euribor, ecc. In Germania scende ulteriormente l’Ifo (indice che indica la fiducia delle imprese) arrivando a 90,2 punti. Il calo dell’Ifo non e’ certo una novita’, e non sara’ la riduzione dei tassi a farlo risalire.
Ma la possibilita’ del taglio dei tassi da parte della Bce e’ praticamente una certezza, le pressioni sono forti, e la Bce ha dimostrato piu’ volte di non essere poi cosi’ rigida nelle sue posizioni. In piu’ il rallentamento dei rischi sui prezzi nel medio periodo con il “Pil dell’eurozona in frenata” costituiscono un’ulteriore spinta. Domani la Fed potrebbe ridurre il costo del denaro di altri 50 punti base, il mercato non si aspetta di meno dalla Bce, convinto che possa sortire effetti positivi.
Tuttavia in una situazione europea molto vicina alla recessione in alcuni Paesi e dentro la recessione per altri, non sara’ un taglio dei tassi a cambiare le cose. Sono i governi a dover cominciare ad attuare misure di rilancio dell’economia, aumentando la spesa in infrastrutture, e/o riducendo la pressione fiscale. Sembra invece si stiano scaricando le responsabilita’ sulla Bce. Mentre i governi sembrano piu’ intenzionati ad aiutare le lobby piuttosto dell’economia nel suo insieme. Misure come gli incentivi alla rottamazione, o gli aiuti diretti al settore auto, non servono all’economia, servono solo a quei pochi settori. Servono invece misure fiscali che premino le imprese che innovano e puntano allo sviluppo, misure che sarebbero un aiuto all’economia nel suo insieme.
Se diventa conveniente investire, per le banche diventa conveniente fare credito alle imprese. Se un’impresa si sviluppa, crea occupazione, ripartono i consumi. Le difficolta’ che hanno molte imprese nell’accesso al credito possono essere ridotte, le banche temono di ridurre attraverso le concessioni di crediti la loro solvibilita’, se lo Stato attraverso sottoscrizioni di obbligazioni subordinate, o attraverso altri strumenti riuscisse a ridurre queste difficolta’, questo avrebbe sul mercato effetti reali ben piu’ positivi rispetto a qualunque riduzione dei tassi.
- Appunti del Sabato #24 - 20/12/2008
- Giornalettismo #29 - 22/12/2008



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1 commento in tutto ↓
1 Scendono i tassi, ma le borse di piu’ - Last K’s Voice // 7 nov 2008 alle 10:08
[...] Bce e’ ben consapevole della relativa inefficacia del taglio dei tassi in questa situazione, a dover intervenire non e’ la Bce, che sta’ pure facendo troppo, ma sono i governi nazionali, che a livello europeo stanno [...]
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