L’ufficio studi di Mediobanca ha diffuso i dati sul mercato azionario, aggiornati a meta’ ottobre. Il quadro e’ drammatico, e l’Europa ha perso piu’ degli Stati Uniti. Il Fmi annuncia la recessione del vecchio continente e soprattutto dell’Italia. Servono infrastrutture, investimenti e liberalizzazioni.
Dai dati diffusi da Mediobanca si nota come tra il 2007 e il 2008 solo il 4 per cento del listino della Borsa italiana e’ rimasto positivo. Ma non e’ un problema solo della crisi finanziaria, visto che la percentuale era del 7,6 per cento a meta’ ottobre. Prima dell’acuirsi della crisi, negli anni scorsi, a reggere in Borsa erano solo i titoli bancari, pompati dalla bolla che stava pero’ gia’ cominciando a sgonfiarsi.
Bruciano le Borse
Negli ultimi nove mesi per le banche e’ stato un disastro, hanno subito in questo breve periodo quello che gli altri titoli hanno subito in un periodo molto piu’ lungo con un trauma minore. Cosi’ le prime dieci banche europee assieme alle prime dieci banche statunitensi hanno bruciato complessivamente 568 miliardi di euro di capitalizzazione. Penserete che comunque il danno maggiore l’abbiano subito negli Usa. Invece no. Le principali banche europee hanno bruciato in Borsa ben 304 miliardi, quelle americane invece 272 miliardi. Piazza Affari in totale ha perso 326 miliardi. Ora le banche si sono stabilizzate, ma per ripartire, serve la spinta dell’economia reale, e’ quella ad essere ferma da troppo tempo, puntare il dito sulla crisi finanziaria nasconde il deficit strutturale della nostra economia.
Vulnerabilita’ italiana
Il Fmi sono ormai anni che assieme ad altre organizzazioni (come l’Ocse) ci avvisa sul nostro declino. Ieri se ne e’ accordo anche Draghi, che in audizione al Senato ha parlato dello scenario internazionale ed italiano in particolare, parlando del rischio che pesa su famiglie e imprese a causa delle banche che potrebbero non fare piu’ credito. Cosi’ dice Mario Draghi:
Mario Draghi
“Potrebbe accadere anche in fretta, ma faremo di tutto per evitarlo e per ridare la liquidita’ al sistema.”
Ma il problema non e’ solo di liquidita’, come abbiamo visto sopra, la crisi dell’economia italiana e’ molto piu’ antica, si trascina da diversi anni, non si investe ora che le banche non concedono credito, ma non lo si faceva neppure prima, calano i consumi ora che le banche non concedono credito alle famiglie, ma calavano anche prima. Inoltre il rischio finanziario della crisi in Italia non sembra poi cosi’ grave, da noi i “titoli tossici” rappresentano solo lo 0,7 per cento del patrimonio di vigilanza delle banche italiane, una percentuale sostenibile. Cio’ che appare ormai insostenibile e’ invece il nostro deficit infrastrutturale e degli investimenti.
Per metterci in linea con i nostri partner europei, dovremmo investire in nuovi progetti il 3,8 per cento del Pil, circa 60 miliardi di euro all’anno. Ma se ne investissimo almeno 50 sarebbe gia’ un ottimo traguardo. In Italia occorre investire in infrastrutture soprattutto sui trasporti, che con la loro attuale inadeguatezza causano perdite di 19 miliardi all’anno per la congestione del sistema logistico. Per non parlare degli incidenti stradali, dell’inquinamento dovuto alla congestione, alle ore di lavoro perse, ecc.
Mancano ormai da anni degli obiettivi strategici. Serve una prospettiva di lungo periodo, una capacita’ politica di vedere i gravi problemi strutturali dell’Italia e porvi rimedio, investendo in formazione e sviluppo. Guardando oltre la crisi, perche’ il rischio per l’Italia supera quello delle banche. Giusto alcuni esempi. Per assicurarsi contro il default dell’Italia bisogna pagare lo 0,90 per cento dell’importo che si vuole coprire dal rischio. Serve invece lo 0,72 per cento per Banca Intesa e lo 0,75 per cento per Montepaschi. L’Italia non puo’ permettersi di farsi carico dei rischi privati, il rapporto tra il debito e il Pil e’ del 103,2 per cento, ogni 16 miliardi dati alle banche per sostenerle il rapporto sale di un punto percentuale. Il senior strategist di Morgan Stanley osserva che:
Vincenzo Guzzo
“L’Italia parte con un debito molto piu’ elevato rispetto agli altri Paesi, per cui dopo le misure annunciate dal Governo il passo per raggiungere le quotazioni dei credit default swap delle banche e’ stato breve. [in piu'] I credit default swap delle bache sono meno liquidi rispetto a quelli dello Stato, per cui molti investitori comprano Italia perche’ non trovano i derivati sulle banche.”
Il Fmi ci indica una via da seguire per dare uno scossone alla nostra economia addormentata, “procedere piu’ rapidamente sulle liberalizzazioni“. L’Italia e’ a rischio, la contrazione del Pil e’ prevista per due anni consecutivi, dello 0,1 per cento nel 2008 e dello 0,2 per cento nel 2009. Il nostro potenziale di crescita e’ basso a causa della bassa produttivita’. In queste condizioni e’ facile che lo shock finanziario sia l’ultima goccia che fa traboccare il vaso, portandoci in recessione. I nostri problemi strutturali potrebbero essere aggravati da politiche anti-crisi volte a difendere lo status quo, creando “ostacoli, barriere e blocchi nazionali“.


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2 commenti in tutto ↓
1 SuccedeOggi » Blog Archive » Finanza Pride: Banca Intesa, Bpm e Api come la contessa di Carmen Consoli. Viva l’umiltà di Ing Direct // 22 ott 2008 alle 13:00
[...] la crescita avrà segno meno. Come se non bastasse, il nostro debito pubblico è al 104% del PIL e siamo i più alti della Ue. E nonostante tutto sbandieriamo l'arroganza in materia di ambiente e raccogliamo il plauso (al [...]
2 Appunti del Sabato #19 - Last K’s Voice // 15 nov 2008 alle 10:25
[...] complicata situazione che ho gia’ descritto in altre occasioni, situazione dovuta all’enorme debito pubblico dell’Italia. Ultimo articolo su AppuntiAppunti del Sabato #18 – 08/11/2008 Condividi [...]
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