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Salvare capra e cavoli

martedì, 21 ottobre 2008 alle 07:30 · Nessun commento - Stampa Stampa

A prescindere dall’esattezza delle cifre sui costi dell’attuazione del pacchetto europeo su clima ed energia, si tratta comunque di un costo non indifferente, come qualunque investimento. Il governo italiano non ha risorse disponibili, non puo’ quindi aiutare le imprese ad affrontare questi costi. Tuttavia, data l’attuale crisi, lo Stato deve aiutare le imprese a prescindere dal piano europeo. C’e’ un modo per salvare capra e cavoli?

Economia - ItaliaTutte queste discussioni che il governo ha portato avanti con tanta forza sono collegabili ad altre iniziative del governo. Tutto ebbe inizio con la richiesta di Tremonti di creare un fondo sovrano europeo, proposta rifiutata, venne invece accolta la richiesta francese di maggiori risorse della Bei alle piccole e medie imprese. Poi fu la volta della necessita’ espressa da Tremonti di creare un fondo europeo per sostenere le banche e affrontare la crisi. Anche questa richiesta venne respinta, anzi, non venne neppure discussa. Poi il governo ha elaborato due decreti salva-banche in cui non si indicano cifre, motivazione ufficiale, non si conosce l’entita’ del danno, quindi non ha senso parlare di numeri, ma gli altri Paesi l’hanno fatto, l’Italia no. Ora e’ la volta dell’attacco al piano europeo sul clima e l’energia.

Tasche vuote eppur bisogna andar

Cosa lega tutte queste cose? Il panico da tasche vuote. Il governo italiano non ha risorse sufficienti, ha dovuto disperatamente tagliare spese che nessun governo avrebbe mai tagliato se non fosse in una situazione di emergenza, e noi lo siamo. Il governo non puo’ essere esplicito sulla situazione delle casse, perche’ questo sommandosi alla crisi creerebbe il panico. Eppure qualche risorsa anche se piccola c’e’. E’ quindi importante indirizzarla meglio, ottimizzarne l’utilizzo.

Il governo pensa che usare risorse per il piano europeo su clima ed energia sia uno spreco, pensa che se il piano venisse attuato le imprese non potendone sostenere i costi delocalizzerebbero. Il ministro Stefania Prestigiacomo dichiara che “il rischio principale e’ la delocalizzazione“. Ma anche senza il piano europeo, il rischio esiste, in Italia poi questo rischio e’ fortissimo. Per questo serve un’azione forte volta proprio ad incentivare le imprese.

Investimenti e fisco

Un forte supporto agli investimenti e’ cio’ che puo’ permettere di salvare capra e cavoli. In questi ultimi anni gli investimenti sono stati bassissimi, facendoci perdere in competitivita’ e in produttivita’. Proprio in questi giorni il ministro Scajola sta studiando una serie di misure, tra cui incentivi all’innovazione, alla rottamazione e garanzie sul credito. Rispondendo parzialmente ai problemi sollevati in questi giorni da Emma Marcegaglia. Ma, cio’ che veramente e’ necessario, sono una serie di interventi fiscali volti ad accompagnare le imprese fuori dalla crisi (senza ovviamente abbandonare la lotta all’evasione fiscale).

E’ vero che mancano le risorse, ma se le imprese vanno in crisi, le risorse mancherebbero ugualmente, si puo’ dunque pensare ad una temporanea azione di ammorbidimento fiscale. A cominciare dall’Irap, riducendo l’incidenza del costo del lavoro al fine del calcolo dell’imposta. Poi ripensare il meccanismo di accesso ai crediti di imposta, e gli studi di settore. Servono strumenti piu’ flessibili, in grado di adattarsi rapidamente ad un mondo troppo dinamico per l’elefante burocratico.

Misure diverse da queste si tradurrebbero in aiuti alle solite grandi imprese da sempre sotto l’ala protettiva dello Stato, imprese grosse, ma poco competitive, salvo qualche eccezione, non in grado ne’ di investire ne’ di creare sviluppo. Invece ora si devono aiutare tutte quelle Pmi maggiormente colpite dalla crisi, imprese competitive, che se non ostacolate possono crescere e creare sviluppo. Imprese che ora non riescono piu’ ad accedere al credito, e che si trovano nell’impossibilita’ di far fronte alla crisi.

Qualche risorsa c’e', vi sono alcuni fondi nazionali ed europei per la politica industriale che potrebbero essere utilizzati. Aiuti diretti – accompagnati da una temporanea tregua fiscale e dalle misure sopra esposte – sarebbero di grande aiuto, potrebbero rendere nuovamente conveniente investire nelle imprese, in innovazione e tecnologia, la base da cui partire per attuare il piano europeo per l’energia e il clima con un buon rapporto costi-benefici.

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