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Appunti del Sabato #15

sabato, 18 ottobre 2008 alle 07:30 · 2 commenti - Stampa Stampa

Appunti - Last K's VoiceA Bruxelles l’8 e il 9 marzo 2007, durante il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo, venne approvato il principio del “20-20-20″. Si tratta di azioni da attuare indipendentemente da quello che fara’ il resto del Mondo. Un passo molto importante per il futuro dell’Unione europea, che proprio su temi come ambiente ed energia puo’ assumere un ruolo di leader mondiale. Una crisi economica non puo’ giustificare tagli di spesa finalizzati all’innovazione. Anzi, proprio in questi momenti servono gli investimenti in competitivita’ e innovazione.

Il principio del “20-20-20″ prevede la riduzione del 20 per cento delle proprie emissioni di gas-serra entro il 2020, l’ottenimento di almeno il 20 per cento di consumo di energia con fonti rinnovabili e l’incremento del 20 per cento dell’efficienza energetica, sempre entro il 2020. Il secondo ed il terzo punto comportano costi iniziali (meno elevati di quanto si possa pensare), ma a medio-lungo termine comportano risparmi non indifferenti e soprattutto una maggior autonomia energetica.

Il primo punto richiede invece un grande sforzo innovativo e riformatore della politica dei trasporti. Da questo settore derivano infatti alte percentuali di emissioni di Co2, e visto che l’Italia ha la piu’ alta concentrazione di automobili nelle sue strade e’ su questo punto che dobbiamo agire. Si tratta di spendere in infrastrutture, di rendere efficiente il trasporto pubblico soprattutto quello cittadino. In questo senso poteva giungere una forte spinta dall’aumento del prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile, ora che e’ sceso ai 70, si rischia di abbandonare ogni riforma dei trasporti. Eppure l’Italia ne avrebbe un gran bisogno.

Per questo motivo l’ostruzionismo del premier Silvio Berlusconi al summit europeo di Bruxelles sui cambiamenti climatici ha stupito. Il commissario europeo per l’Ambiente, Stavros Dimas, ha detto che attuando il principio del “20-20-20″ l’Italia e’ “uno dei paesi che probabilmente fara’ l’affare migliore“. In Europa gli unici Paesi che ora si pongono di traverso rispetto a quanto deciso nel 2007 sono l’Italia e la Polonia, minacciando il veto. L’Ue prevede che l’applicazione del principio portera’ posti di lavoro (un incremento stimato in uno 0,3 per cento), spingera’ l’innovazione e dara’ sicurezza energetica. Secondo il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo invece comportera’ solo enormi costi, che lei presume saranno di 18,2 miliardi all’anno. Solo qualche giorno prima secondo Berlusconi erano 25. Chissa’ che la settimana prossima non si arrivi alla cifra che l’Ue ritiene esatta, tra i 9,5 e i 12 miliardi, sarebbe lo 0,6 per cento del Pil.

Come al solito l’Italia non vede al di la dell’oggi, rischiamo di perdere un’importante occasione per aumentare la competitivita’ a lungo termine della nostra industria, che dal rispetto del principio del “20-20-20″ ha tutto da guadagnare. Restiamo ancorati allo status-quo, spaventati dai costi di una riforma energetica e ambientale, senza pero’ vedere gli enormi costi della mancata riforma. Non riusciamo a vedere i costi dovuti alle ore perse nel traffico, agli incidenti dovuti alla mancanza di infrastrutture, ai costi enormi in energia che potrebbero ridursi se applicassimo il piano europeo.

Come ha fatto Roma ad arrivare a un costo di 18 miliardi l’anno mentre l’Europa parla di massimo 12? Pur partendo dallo stesso studio, noi nel fare il calcolo non abbiamo tenuto conto di una serie di meccanismi flessibili previsti nel pacchetto che farebbero scendere i costi, per di piu’ si parla anche di qualche trucco contabile usato al fine di alzare un po’ i costi, ad esempio non detraendo gli utili previsti e sottraendo dal Pil alcune voci di spesa che invece restano nelle casse dello Stato e si reinvestono in innovazione. I ricavi dall’applicazione del piano energetico sono stimati in 7,6 miliardi di euro l’anno in tagli delle importazioni di idrocarburi, e 0,9 miliardi di euro l’anno in tagli di spesa per contrastare l’inquinamento. Possibile che l’Italia sia cosi’ cieca da non vedere i vantaggi futuri e immediati del piano, ma solo i costi odierni?

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2 commenti in tutto ↓

  • 1 Europa in ordine sparso - Last K’s Voice // 29 ott 2008 alle 09:42

    [...] gli investimenti con fini ambientali. Per questo motivo scrivevo che l’adeguamento al piano energetico e ambientale europeo e’ [...]

  • 2 Energia e ambiente, connubio vincente - Last K’s Voice // 12 dic 2008 alle 07:38

    [...] permettersi di stare fermo. Stiamo molto attenti quando consideriamo costi e benefici del pacchetto europeo del “20-20-20″ di pensare anche a questi elementi. Grafico 1: Dinamica della Spesa Pubblica in Ricerca energetica [...]

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