Last K’s Voice

Weblog di Informazione Economica, Politica e d’attualita’

Last K’s Voice

Stato di panico

mercoledì, 15 ottobre 2008 alle 07:30 · Nessun commento - Stampa Stampa

Gli interventi degli Stati durante questa crisi hanno due scopi, da un lato evitare il panico immotivato che colpirebbe (e in parte aveva gia’ colpito) soprattutto i piccoli risparmiatori, dall’altro ridare fiducia nel sistema finanziario (soprattutto nel settore interbancario). Ora invece comincio a pensare che ad essere nel panico sia proprio la politica.

Economia - Banca d'ItaliaImmediatamente dopo i primi crolli in borsa molti piccoli risparmiatori, presi dal panico, cominciarono a togliere i loro risparmi dai depositi bancari, altri che avevano investito in azioni e obbligazioni senza sapere cosa fossero hanno venduto a prezzi ridicoli. Persone indotte all’acquisto di azioni perche’ rendevano piu’ dei titoli di Stato, perche’ rendono piu’ del misero interesse sul conto corrente e perche’ il mercato azionario stava andando bene. Forse troppo bene, e cosi’ comprarono a 6 e vendono ora a 0,6. Fortunatamente molti altri hanno resistito alla follia diffusa.

Le follie

Eppure c’e’ chi approfitta della crisi per imporre regole pericolose, o chi preso dal panico le accetta. Il presidente della Consob Lamberto Cardia ieri in audizione al Senato ha lanciato l’allarme “scalate ostili” sul mercato italiano. La crisi e la sottocapitalizzazione di molte imprese italiane le rendono appetibili a investitori esteri:

Lamberto Cardia
“Suscitano nuove preoccupazioni le conseguenze che la situazione del mercato puo’ avere sull’esposizione delle societa’ quotate a tentativi di acquisizioni ostili. [Sono] elevate le limitazioni attualmente imposte dalla normativa nazionale, piu’ restrittivi di molti altri Paesi europei, alle capacita’ di difesa delle societa’, ovvero la cosidetta passivity rule, che impone ai manager della societa’-bersaglio di non effettuare operazioni che possano ostacolarne l’acquisto.”

Nel 2007 il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa inseri’ una norma che permetteva allo Stato di impedire scalate straniere su imprese italiane di cui lo Stato detenga quote di partecipazione. Sono dunque al riparo Finmeccanica, Eni, Enel, ecc. Anche per altre importanti imprese (comprese le banche) risulta difficile ad ora l’ipotesi di una scalata ostile, o quantomeno non sarebbe un’operazione semplice, anche perche’ se sono sottocapitalizzate le imprese quotate italiane, lo sono anche quelle estere, colpite dalla crisi allo stesso modo. In realta’ nel mercato azionario stanno avvenendo numerosi acquisti di azioni proprie. Resta comunque il fatto che la miglior barriera contro le scalate ostili resta la qualita’ del manager, insomma, a “rischiare” di essere scalate sono le imprese con un “management che non crea valore per gli azionisti“, che sarebbero ben felici di vedere scalata l’impresa e cambiati i manager con persone piu’ competenti. C’e’ il rischio che il governo ceda davanti a questi allarmi e avvii un peggioramento normativo di matrice protezionista che salva lo status quo proteggendo proprio i manager rei di una cattiva gestione.

Poteri concentrati

Economia - Banca Centrale EuropeaOra si spinge dunque verso una vigilanza europea affidata alla Bce, per vari motivi sarebbe preferibile affidare questo gravoso compito ad un organismo creato ad hoc, concentrare il potere di politica monetaria e quello di vigilanza in un unico ente potrebbe creare problemi.

Poi dall’Europa e’ giunta l’autorizzazione ai Governi di sforare il tetto del 3 per cento nel rapporto tra deficit e Pil, per le circostanze eccezionali. Fortunatamente lo sforamento dev’essere temporaneo e limitato. Quindi alla deroga delle regole sugli aiuti di Stato si e’ aggiunta quella sul Patto di stabilita’. L’eccezionalita’ della crisi ha imposto la flessibilita’, sperando sia limitata nel tempo e nelle quantita’. Tuttavia nonostante la situazione eccezionale, queste misure non erano necessarie. La garanzia sui depositi e sui titoli bancari e’ appunto una garanzia, se tutto andra’ bene non ci sara’ alcun esborso statale, per quanto riguarda le ricapitalizzazioni bancarie effettuate tramite l’ingresso dello Stato nel capitale azionario delle banche, andra’ a gravare sul debito e non sul deficit. Solo eventuali aiuti non leciti andrebbero a gravare sul deficit, ma si spera non avvengano.

Al diavolo l’ambiente

Politica - Stefania PrestigiacomoA questo si aggiunga il fatto che il nostro ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, accompagnata dal ministro degli esteri Franco Frattini, e’ andata a chiedere una deroga agli impegni di riduzione delle emissioni e la protezione del clima:

Stefania Prestigiacomo
“L’impegno dell’Europa per la riduzione delle emissioni e la protezione del clima non deve avere effetti negativi sulla competitivita’ della nostra economia soprattutto tenendo conto della crisi finanziaria globale, e deve essere in grado di convincere i grandi paesi inquinatori (a cominciare da USA, Cina, India, Australia) ad assumere impegni analoghi.”

Che e’ un po’ come se vista la concorrenza cinese nel costo del lavoro decidessimo di portare i nostri stipendi medi ai livelli cinesi. Cosi’ il presidente della commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso ha risposto:
“Nessuna flessibilita’ per gli obiettivi, ma solo per centrare gli obiettivi [sarebbe] un vero errore mondiale se la crisi finanziaria facesse dimenticare la sfida del cambiamento climatico. [...] Non vedo motivi per modificare gli obiettivi.”

Gli obiettivi approvati l’anno scorso dai 27 prevedono la riduzione del 20 per cento di Co2 entro il 2020 (rispetto ai livelli del 1990), un aumento del 20 per cento dei consumi da energie rinnovabili e un incremento del 20 per cento di efficienza energetica, sempre entro il 2020.

Il vero pericolo

Qui sta’ il vero pericolo della crisi, che approfittando della situazione i governi cerchino di cambiare le regole, si approprino di spazi che non li competono, che allunghino le loro mani sul mercato, che vengano presi dal panico e agiscano in modo sconsiderato aggravando la situazione o creando i presupposti per una crisi ben piu’ pesante, che cancellino gli strumenti con cui il mercato e’ capace di rialzarsi se messo nelle condizioni di farlo. Ma soprattutto si corre il rischio che misure pensate come limitate e temporanee purtroppo divengano illimitate e definitive.

In mezzo a questa follia, avviene anche che due importanti esponenti del Pd, Pierluigi Bersani e Matteo Colaninno dicano:

“Il sistema bancario italiano e’ piu’ solido di quello di altri paesi grazie soprattutto al forte ruolo di vigilanza della Banca d’Italia e di questo va dato merito a Mario Draghi, ma anche al suo predecessore Antonio Fazio.”

Vigilanza con la quale Fazio non e’ mai andato molto d’accordo. Una riabilitazione di cattivo gusto, insomma, se per Colaninnogli istituti italiani sono piu’ solidi perche’ i banchieri sono stati piu’ prudenti, o forse perche’ la vigilanza della Banca d’Italia ha funzionato oggi, ma ha funzionato anche ieri, quando era governatore Fazio“, secondo Bersaniper quanto possa risultare amaro, e’ merito pure di Fazio. Cosi’ come adesso e’ merito di Draghi“.

Ma siamo proprio sicuri? Cosa c’e’ dentro la pancia delle banche italiane? Quanto sono veramente esposte? Le banche italiane sono piu’ solide (se lo sono) perche’ sono state piu’ prudenti o perche’ hanno gia’ scaricato sui risparmiatori tutta la spazzatura? Insomma, sarei piu’ prudente a dare meriti prima di verificare il vero stato di salute delle banche e dei risparmiatori.

Allegati
Audizione del Presidente della Consob Lamberto Cardia pdf – 182 KB -

Condividi :
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Live
  • Reddit
  • Technorati
  • Diggita
  • Segnalo
  • Wikio IT
  • Upnews
  • Twitter
  • email


Tags: Economia · Politica

Nessun commento in tutto ↓

  • Non ci sono ancora commenti a questo articolo.

Lascia un Commento

(i commenti vengono pubblicati previa approvazione)