Durante una crisi come quella che stiamo attraversando, lo Stato e’ spinto a intervenire per impedire che si riduca il benessere sociale delle fasce piu’ deboli della popolazione. Le imprese chiedono defiscalizzazione e flessibilita’ del lavoro per poter affrontare meglio la crisi, le fasce medio-basse della popolazione necessitano o di minor pressione fiscale o di aiuti economici a sostegno dei consumi e del lavoro. Ma solo un Paese con sufficienti risorse economiche puo’ affrontare queste spese, solo un Paese con un buon modello di welfare riesce ad agire la dove serve.
Manco a dirlo all’Italia mancano entrambe le caratteristiche. Non abbiamo risorse sufficienti, con un debito pubblico eccessivo, e abbiamo un pessimo modello di welfare, che spende troppo per le pensioni e troppo poco per sussidi alla disoccupazione e aiuti alle famiglie. Creare un welfare in grado di assolvere il suo compito, ossia ridistribuire dai ricchi ai poveri, non e’ impossibile, molti Paesi europei riescono in questo intento. L’Italia no.
Immobilita’ sociale
Fossimo negli Usa non ci porremo un simile problema, il mercato statunitense crea diseguaglianza, ma l’alta mobilita’ sociale fa si che la diseguaglianza sia determinata dal valore degli individui. Chi rischia e si impegna puo’ risalire la scala sociale. In Europa invece la societa’ e’ immobile, questa immobilita’ fa si che il ricco sia visto come immeritevole della sua ricchezza (spesso ereditata e non guadagnata col rischio e con l’impegno) mentre il povero e’ visto come vittima dell’immobilismo sociale. Quindi la pressione per un welfare redistributivo in Europa e’ maggiore rispetto agli Usa.
Welfare: Europa VS Italia
La spesa per il welfare in Europa raggiunge il 27 per cento del Pil in media. In Italia arriva al 26 per cento, quindi non si discosta dalla media europea, tuttavia in Italia questa spesa non riesce a proteggere dal rischio di poverta’. In Francia, se 26 famiglie su cento sono a rischio poverta’, dopo i trasferimenti sociali, solo 13 famiglie sono ancora a rischio. Questo significa che il welfare francese riesce a salvare dalla poverta’ il 50 per cento delle famiglie a rischio. In Germania, se 24 famiglie su cento sono a rischio poverta’, dopo i trasferimenti sociali, solo 17 famiglie sono ancora a rischio. Questo significa che il welfare tedesco riesce a salvare dalla poverta’ il 29 per cento delle famiglie a rischio. E in Italia? Da noi, se 22 famiglie su cento sono a rischio poverta’, dopo i trasferimenti sociali, 19 famiglie sono ancora a rischio. Questo significa che il nostro welfare riesce a salvare dalla poverta’ solo il 13 per cento delle famiglie a rischio.
Ma se spendiamo quanto gli altri nel welfare perche’ non otteniamo gli stessi risultati? Perche’ il nostro welfare non aiuta le famiglie che piu’ ne avrebbero bisogno.
Grafico 1: Spesa in percentuale del Pil (2001) per assegni familiari, altri aiuti per i figli, benefici per assenze per maternita’ e paternita’

Fonte: Ocse, Social Expenditure database, 2005
Nei trasferimenti alle famiglie, in Italia, solo l’11,7 per cento va alle famiglie piu’ povere, in Francia il 19,6 per cento e in Germania il 20,2 per cento, la Spagna il 16 per cento e la Grecia il 12,6 per cento. Per non parlare di Svezia (25,8 per cento) e Gran Bretagna (33,7 per cento). Peggio di noi fa solo la Turchia (8,5 per cento).
Fatta 100 la spesa per il welfare, l’Italia ne utilizza il 67,4 per cento per le pensioni, contro una media europea del 53,7 per cento. Per le famiglie e i bambini la spesa italiana e’ ferma al 4,4 per cento, la media europea arriva al 7,9 per cento. Per i sussidi ai disoccupati l’Italia spende un misero 2 per cento, la media europea sale al 7,4 per cento. Per la casa la percentuale italiana e’ allo 0,1 per cento contro l’1,2 per cento della media europea. Infine contro l’esclusione sociale, l’Italia spende lo 0,2 per cento, mentre la media europea e’ dell’1,5 per cento.
L’Italia e’ un Paese per vecchi
Da questi dati emerge l’urgenza di una riforma del welfare in Italia, e’ necessario ridurre la spesa per pensioni. Purtroppo la vecchia Italia – con i sindacati che ormai rappresentano piu’ i pensionati o i lavoratori vicini al pensionamento piuttosto che i giovani lavoratori – non riesce a fare quanto necessario per rendere il sistema di welfare italiano piu’ equo.
Se analizziamo i dati sulla distribuzione in percentuale della spesa nel welfare, emergono i problemi dell’Italia. I bassi sussidi alla disoccupazione rendono un dramma la perdita del posto del lavoro, questo fa si che si tenda a rendere difficile il licenziamento e probabile l’ordine di reintegro da parte del giudice del lavoro. Perche’ la disoccupazione senza sostegno diventa un dramma sociale. Una flessibilita’ del lavoro necessita’ invece di ammortizzatori sociali in grado di sostenere chi cerca un’altra occupazione dopo il licenziamento. La ridicola quota di lavoro femminile in Italia e la bassissima natalita’, sono dovute anche alla bassa spesa sociale per sostenere la famiglie e mantenere i bambini (ad esempio gli asili nido). I problemi sociali di integrazione degli immigrati sono in parte dovuti alla bassissima spesa per la casa e per combattere l’esclusione sociale.
A Luglio il Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Maurizio Sacconi ha avviato un dibattito pubblico che si concludera’ il 25 ottobre. La discussione parte col Libro Verde sul futuro del modello sociale, intitolato “La vita buona nella societa’ attiva“. Per riformare il welfare e’ indispensabile ridurre gli squilibri nell’eccessiva spesa per le pensioni. Finora invece ci si sta muovendo verso riduzioni di spesa per istruzione e sanita’. Se non si affronteranno i veri problemi, si aggraveranno gli squilibri sociali intensificati dalla crisi.
Allegati
Libro Verde sul futuro del modello sociale
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- Appunti del Sabato #24 - 20/12/2008
- Donne e lavoro, malissimo al Sud - 19/12/2008
- I links della Domenica #29 - 21/12/2008
- Giornalettismo #29 - 22/12/2008



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4 commenti in tutto ↓
1 Fidarsi e’ bene - Last K’s Voice // 10 ott 2008 alle 08:48
[...] grado, da un lato di garantire il credito almeno alle piccole e medie imprese. dall’altro di sostenere i redditi medio-bassi delle famiglie italiane. E’ un punto che va affrontato e riguarda [...]
2 Santiago // 11 ott 2008 alle 22:00
questo video, realizzato nella promozione di una maggiore accettazione sociale dei bambini in Germania. Dato che la legalizzazione dell’aborto in questo paese, i bambini sono stati valutati meno. Dopo la campagna, il tasso di natalità è cresciuta. Credo che qualcosa di simile a quella in Europa. Anche in Italia.
http://es.youtube.com/watch?v=3r35Tb5FZQo
Santiago Chiva (Granada, Spagna)
3 L’ottimismo e’ il sale della politica - Last K’s Voice // 13 ott 2008 alle 12:27
[...] stesse banche tramite un fondo di garanzia, e che lo Stato per aiutare le banche ha due strade, o riduce la spesa pubblica (in Italia sembra impossibile farlo) o aumenta il debito [...]
4 La pesantezza del piano anti-crisi leggero - Last K’s Voice // 5 dic 2008 alle 07:37
[...] al mondo del lavoro. La riforma delle pensioni non e’ rimandabile, una spesa in pensioni pari al 60 per cento della spesa per il welfare non e’ [...]
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