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Un difficile accordo per l’Ue

venerdì, 3 ottobre 2008 alle 07:30 · Nessun commento - Stampa Stampa

L’Ue e’ diversa dagli Usa, da noi trovare un accordo politico per un’azione comune contro la crisi e’ molto piu’ difficile, ma dobbiamo farlo, per evitare conseguenze terribili. Ed e’ assurdo dare le colpe alla Bce, visto che non e’ sua competenza, serve un accordo tra gli Stati europei, serve la volonta’ politica di agire.

Economia - Unione europeaLa Bce ha giustamente deciso di lasciare invariato il costo del danaro (al 4,25 per cento), con il grado di sfiducia che esiste ora tra gli istituti finanziari e col rischio inflazionistico la Bce non poteva agire diversamente. E nulla di piu’ poteva fare visto che le mancano i poteri che gli Stati dei vari Paesi non le vogliono dare. Intanto il Fmi parla di una futura possibile recessione negli Usa. Una recessione che finora era anestetizzata dal mercato finanziario, lo stesso mercato che ora e’ in crisi. Gli Stati Uniti per evitare la recessione (anzi, per rimandarla il piu’ possibile) hanno spinto verso l’abuso della finanza, con un’eccessivo lassismo da parte della Fed e del Tesoro, facendo chiudere gli occhi alle authority, abbassando il tasso di sconto e immettendo liquidita’ per pompare l’economia. Ora la diga e’ crollata e arrivano i problemi.

In europea la banca centrale si e’ comportata piu’ saggiamente, ha tenuto d’occhio l’inflazione, ha immesso (con un certo grado di moderazione) liquidita’ nel mercato per contrastare i problemi che stavano emergendo, ma sempre con un’occhio al suo obiettivo principale. Ora non si puo’ chiedere troppo alla Bce, a meno di conferirle ulteriori poteri, come quello di controllo e vigilanza del sistema bancario. Ma questo nuovo potere nulla puo’ contro l’attuale crisi, servirebbe pero’ per prevenirne di simili in futuro.

Cosa si puo’ dunque fare a livello europeo? Negli Usa il Senato ha approvato il nuovo piano di Paulson e Bernanke (Tarp), rivisto e emendato. Il Senato l’ha assaltato, rendendolo piu’ costoso e adeguandolo ai propri desideri. Comunque gli Usa hanno fatto la loro mossa politica. Per l’Unione europea e’ molto difficile compiere un passo simile. Ogni Paese ha la sua visione della crisi e di come affrontarla, la Francia avrebbe voluto (secondo alcune indiscrezioni) un fondo comune europeo di salvataggio, idea accantonata per l’impossibilita’ di realizzarlo. L’Europa non ha una politica fiscale comune, finanziare e gestire un simile fondo risulterebbe quindi impraticabile.

Si cerca ora un accordo, probabilmente domani si trovera’ un compromesso tra le varie posizioni. Sabato infatti si terra’ a Parigi l’incontro tra Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia. In questa riunione Sarkozy, Merkel, Brown e Berlusconi cercheranno un’intesa sull’azione comune da intraprendere per contrastare la crisi. E’ molto probabile si trattera’ di incrementare i fondi dei singoli Paesi e coordinare poi le azioni singole a livello europeo per dare una risposta di sistema. Il rischio pero’ e’ che si lasci da parte l’obiettivo di bilancio, creando una situazione che aggraverebbe gli effetti di un’eventuale recessione europea.

L’azione coordinata e’ indispensabile, perche’ (come hanno scritto un gruppo di economisti) “l’interdipendenza tra le banche europee e’ troppo profonda e diffusa perche’ la risposta nazionale o il coordinamento caso per caso possano essere sufficienti“. Il panico e’ difficile da gestire ed imprevedibile nei tempi e nei modi. Attualmente in Europa c’e’ il problema di un’elevata leva finanziaria delle grandi banche che operano a livello internazionale, lo si affronta per mezzo di una “ricapitalizzazione del settore bancario, attraverso l’iniezione di fondi pubblici o attraverso la conversione obbligatoria del debito in capitale azionario“. E bisogna agire ora che la crisi e’ ancora gestibile, serve un accordo tra i Paesi europei, domani vedremo se esiste da parte loro la volonta’ politica di trovare un accordo.

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