Mentre negli Stati Uniti il Congresso discute sul piano di salvataggio Paulson-Bernanke, (visto dai contribuenti come un aiuto ai banchieri, causa principale della crisi), da noi si pensa alle conseguenze e si cerca di aiutare la Fed. Con la speranza che nel 2009 ci sia una ripresa.
All’esame del Congresso il piano di salvataggio sta attraversando non poche difficolta’, da una parte la componente conservatrice dei repubblicani e’ contro il piano da 700 miliardi di dollari, dall’altra i democratici impongono aggiunte tra cui quella per aiutare i debitori contro i pignoramenti.
Gli accordi finora raggiunti riguardano stanziamenti pari a 700 miliardi (per rilevare gli asset malati legati ai mutui), di cui 250 miliardi da utilizzare subito, una serie di controlli sui compensi dei dirigenti, la partecipazione diretta nell’azionariato delle societa’ assistite e maggiore trasparenza. Nel pomeriggio di oggi (di mattina ora di Washington) riprenderanno le riunioni, ormai e’ una corsa contro il tempo e l’attesa aumenta l’incertezza e le preoccupazioni.
L’incertezza peggiora la situazione gia’ critica, investitori in Cina e in altri Paesi asiatici cominciano a innervosirsi. La Fed non riesce ad arginare le conseguenze da sola e in suo aiuto sono intervenute la Bce, la BoE (Bank of England) e la Banca centrale svizzera, per aiutare le attivita’ di prestiti interbancari fino alla fine del trimestre. La Bce immettera’ sul circuito interbancario 35 miliardi di dollari con prestiti a scadenza settimanale, la BoE ne immettera’ 30 miliardi. Altri 30 miliardi di dollari saranno immessi nel circuito la settimana prossima dalla Bce come prestiti overnight, la BoE ne immettera’ 10 miliardi. Questo in aiuto della Federal Reserve, al fine di fronteggiare (o meglio arginare) la crisi.
I pericoli in Europa
Le tensioni del sistema bancario e l’estrema volatilita’ dei mercati prolungano il rallentamento dell’economia nell’Eurozona. Si spera in una ripresa a partire dal 2009, ma molto dipende dal successo del piano di salvataggio e dai prezzi delle materie prime. Se il piano riuscira’ a ridare fiducia agli investitori e stabilita’ ai mercati e se il recente calo dei prezzi delle materie prime energetiche e alimentari non subira’ inversioni di tendenza allora e’ possibile una ripresa gia’ nel 2009.
Anche ipotizzando che il calo del prezzo del petrolio prosegua, questo contribuira’ alla diminuzione dell’inflazione nel breve termine, ma nel medio termine le prospettive di inflazione restano al rialzo a causa di un’accelerazione dell’aumento dei salari nominali e di un rallentamento della crescita della produttivita’.
Nonostante le banche dell’Eurozona siano meno esposte alle turbolenze dei mercati finanziari che hanno colpito gli Stati Uniti, dovranno comunque fare i conti col rallentamento economico, con i rischi creditizi derivanti dai mercati immobiliari e con gli alti costi di finanziamento.


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1 commento in tutto ↓
1 L’Italia e’ solida, ma e’ un vaso di coccio - Last K’s Voice // 30 set 2008 alle 08:34
[...] con 228 voti contrari e 205 a favore. Wall Street ha reagito subito accusando il colpo, anche se non era poi cosi’ imprevisto, tanto che il clima di incertezza aveva gia’ colpito le borse [...]
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