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Non c’e’ tempo per pensare

giovedì, 25 settembre 2008 alle 07:30 · 2 commenti - Stampa Stampa

Il Congresso americano dovra’ accettare il piano contro la crisi del mercato finanziario negli Usa, per evitare la catastrofe. In Europa siamo messi meglio, ma sarebbe sconveniente cullarsi sugli allori, il clima di incertezza potrebbe scatenare il panico anche da noi, dobbiamo agire puntando sulla vigilanza e sulla trasparenza. E’ vero che il mondo ora cambiera’? E come?

Economia - DollaroIntervenendo al World Social Summit 2008, l’ex direttore dell’Economist Bill Emmott ha individuato le cause della crisi finanziaria nelle speculazioni cicliche. Emmott indica due possibili soluzioni, una di intervento pubblico e una di mercato globale. Per superare la crisi dunque gli Usa hanno due possibilita’: o forniscono denaro pubblico (soluzione Paulson-Bernanke) oppure si cercano investimenti di capitale estero (soprattutto asiatico).

Le inevitabili soluzioni degli Stati Uniti

Finanza - Warren BuffettIl guru della finanza americana, Warren Buffett, forse per dare il via all’intervento privato stimolando il mercato, piu’ probabilmente fiutando un buon investimento (l’unico buono in questo periodo forse), ieri ha deciso di investire 5 miliardi di dollari in Goldman Sachs. Buffett ha definito questa crisi come “una nuova Pearl Harbor americana“. E i numeri non lo smentiscono, il Fmi stima a 1.300 miliardi di dollari le perdite per le banche dovute alla crisi finanziaria. Cifra destinata a salire. Il piano Paulson-Bernanke e’ ritenuto necessario, inevitabile, tuttavia incontra ancora l’opposizione e i dubbi di tanti. Il motivo e’ che ancora troppe sono le zone d’ombra in questo piano, servono controlli piu’ frequenti e un consiglio di supervisione indipendente. Non e’ il migliore dei piani possibili, tuttavia in mancanza di tempo sembrerebbe l’unica soluzione percorribile al fine di evitare il baratro, un tracollo finanziario che secondo Buffett “avrebbe causato lo stop delle industrie e del commercio“. Tempo ormai non ce n’e', il rischio e’ che non ci sia abbastanza tempo per pensare. Il piano deve essere approvato entro domenica, prima che apra la Borsa di Tokyo, altrimenti potrebbe innescarsi la reazione a catena.

Le pericolose incertezze dell’Europa

Economia - Unione EuropeaIl commissario europeo Joaquin Almunia cerca di portare la calma affermando che in Europa la situazione e’ meno acuta, comunque la crisi ha reso evidente come sia necessario “rivedere il modello della supervisione e dei controlli“. Tremonti invece insiste ancora sulle regole e sull’intervento pubblico. La crisi ha reso evidente il lacunoso e insufficiente sistema di vigilanza americana ed (in misura minore) europea, serve una riforma delle authority, e’ indispensabile renderle indipendenti (anche dalla politica), altrimenti diventano strumenti di politica economica (come e’ accaduto negli Usa) e non strumenti di controllo e vigilanza.

In Europa i rischi sono piu’ limitati, ma c’e’ l’effetto panico che va evitato, e lo si evita togliendo incertezza dagli operatori del mercato. A questo sarebbe dovuta servire la riunione di ieri tra il ministro dell’economia Giulio Tremonti e gli altri componenti del Comitato per la salvaguardia della stabilita’ del sistema finanziario. Comitato che coinvolge il Tesoro, la Banca d’Italia, la Consob e l’Isvap. Escono dunque le prime cifre ufficiali, il crollo della Lehman non avra’ in Italia “contraccolpi negativi sul funzionamento dei mercati dei titoli e dei sistemi di pagamento“. Le esposizioni sono molto limitate, per i primi 20 istituti di credito italiani si parla dello 0,5 per cento del loro patrimonio di vigilanza, anche per le maggiori societa’ quotate (escluse banche e assicurazioni) e le assicurazioni l’esposizione e’ limitata. Mancano nella stima pero’ tutte le MBS, i CDO e i CDS. Insomma, una comunicazione che voleva essere rassicurante, ma essendo incompleta lascia tutti i dubbi che invece avrebbe dovuto fugare. Secondo Marco Onado, nonostante il piu’ limitato rischio, l’Europa deve comunque dotarsi di un piano di salvataggio, per non dover affrontare la crisi con uno svantaggio competitivo.

Domani e’ un altro gorno

Economia - Stati UnitiIn molti parlando di questa crisi affermano sia la fine di un mondo, ma e’ questa crisi che inneschera’ il processo di mutamento del mondo, o piu’ probabilmente e’ stato il processo di mutamento del mondo che ha innescato questa crisi? Non e’ una domanda marzulliana. Il mondo e’ cambiato ben prima della crisi, e’ stata la risposta americana al mutamento a innescare la crisi. Il bisogno sempre maggiore di liquidita’ negli Usa – bisogno spinto da una politica che puntava all’incremento della domanda interna anche con l’indebitamento – ha trovato risposta nelle economie emergenti con eccesso di risparmio. Ma il dollaro non era piu’ in grado di garantire questo sistema. Ora, dopo la crisi, cosa succedera’?

Negli Stati Uniti continuera’ ad aumentare il deficit e il debito pubblico. Per rifornire le casse federali si fara’ ricorso alle emissioni del Tesoro (anche sui mercati internazionali), ma con un prezzo via via inferiore. Il dollaro e’ destinato a scendere. Ma questi cambiamenti sono gia’ avvenuti, e’ da tempo ormai che negli Usa il debito aumenta, che la Fed immette liquidita’, che il Tesoro piazza i suoi prodotti finanziari all’estero, che i Paesi in via di sviluppo (soprattutto la Cina) li acquistano finanziando il debito pubblico americano. Cio’ che finora non era cambiato, e’ il fatto che investire negli Stati Uniti era ancora considerato un investimento sicuro, i titoli del Tesoro erano ancora considerati un bene rifugio (basta vedere cosa e’ successo appena il dollaro ha cominciato a salire). Per mantenere questo “potere” la Fed non puo’ permettersi di intaccare il ruolo del dollaro stampando troppa moneta, ma d’altra parte il mercato americano ha bisogno di liquidita’. Una via d’uscita potrebbe essere rappresentata da un attenuarsi della supremazia del dollaro sui mercati internazionali, con un maggior peso dell’euro.

L’Euro ha il vantaggio di avere alle spalle un mercato (quello europeo) meglio gestito e regolato di quello americano. Tuttavia all’Europa manca la forza, manca una politica europea, manca la leadership. Riuscira’ veramente a percorrere la strada che le si sta aprendo?

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