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Errori, panico ed euforia

martedì, 23 settembre 2008 alle 07:30 · 1 commento - Stampa Stampa

Domenica su VoxEu e’ stato pubblicato un articolo di Luigi Zingales, in cui critica la “soluzione” scelta da Paulson per superare la crisi con meno danni possibili. Le borse alla decisione del Tesoro e della Fed hanno reagito con quello che in tanti hanno chiamato entusiasmo, ma che e’ solo panico.

Economia - Wall StreetNel suo articolo Zingales fa notare come la normale procedura in caso di crisi di una societa’ sia il Chapter 11, col quale solitamente “le aziende con una solida attivita’ d’impresa trasformano i debiti in partecipazioni azionarie: si eliminano i vecchi azionisti e le richieste dei creditori divengono richieste di partecipazione azionaria nel nuovo soggetto, che continua a operare con una nuova struttura del capitale. In alternativa, i creditori possono accettare di ridurre notevolmente il valore nominale dei loro crediti in cambio di warrant“.

Questa procedura ha pero’ il difetto di essere lunga e complessa, il mercato finanziario aveva invece bisogno di una risposta veloce e certa. Tre sono gli interventi principali, il salvataggio dell’Aig, il divieto di vendite allo scoperto di tutti gli strumenti finanziari (naked short selling). Il rimbalzo tecnico della borsa e’ stato ricercato appositamente, ed e’ servito a dare una lezione a chi aveva abusato degli strumenti naked short. Quello che in tanti hanno chiamato entusiasmo degli investitori per l’intervento pubblico in realta’ e’ panic buying, acquisto che comunque ha riguardato solo le attivita’ che vengono ritenute “sicure”, usate come beni (o meglio titoli) rifugio. Infatti le attivita’ “tossiche” non hanno piu’ un mercato, le banche non trovano liquidita’ neppure tra di loro (un bank run tra banche stesse)

Adesso si prepara una Resolution Trust Company, ossia un acquisto da parte del Tesoro di tutte le attivita’ “tossiche” del settore finanziario. Il problema indicato da Zingales e’ il prezzo a cui queste attivita’ finanziarie verranno acquistate. Il settore privato e’ incerto sul valore di queste attivita’, per questo le evita e si scatena acquistando altro, ma il settore pubblico non ha una maggior capacita’ di determinarne il prezzo. Il pericolo e’ che le acquisti a un prezzo eccessivo, premiando questi istituti di credito a spese dei contribuenti.

La “soluzione” indicata da Zingales e’ quella di costringere i creditori ad accettare un piano di ristrutturazione che preveda una parziale cancellazione del credito in cambio di una forma di partecipazione azionaria o di warrant. Il debito eccessivo e il contestuale poco patrimonio creano dei costi reali. Una riduzione del debito porta dunque benefici sia al debitore sia al creditore. Questa “soluzione” non puo’ essere trovata privatamente, perche’ ogni creditore singolarmente guadagnerebbe di piu’ se a tagliare il credito fossero solo gli altri.

Il problema e’ che mentre la prima soluzione (Resolution Trust Company) vede la perdita spalmata su un gran numero di persone (i contribuenti), che quindi avendo perdite piccole e diffuse tra molte persone non costituiscono una forza in grado di opporsi, nel secondo caso, debitori e creditori ci rimettono piu’ che con la soluzione del salvataggio, e questi costituiscono gruppi di interesse molto forti e in grado di opporsi.

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1 commento in tutto ↓

  • 1 Non c’e’ tempo per pensare - Last K’s Voice // 25 set 2008 alle 09:49

    [...] Il piano Paulson-Bernanke e’ ritenuto necessario, inevitabile, tuttavia incontra ancora l’opposizione e i dubbi di tanti. Il motivo e’ che ancora troppe sono le zone d’ombra in questo piano, servono [...]

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