Comincia la caccia al colpevole della crisi finanziaria, dopo il crollo di Lehman Brothers e il salvataggio di Bear Stearns, Fannie Mae, Freddie Mac e Aig ora bisogna domandarsi cosa non ha funzionato nel meccanismo, trovare le cause e porvi rimedio. Possibilmente in modo serio.
Come fa notare Fausto Panunzi su Lavoce.info, spesso “nel caso di fallimenti di istituzioni finanziarie, si tende a attribuire la colpa a una insufficiente regolamentazione“. Il problema potrebbe essere un altro invece, una eccessiva regolamentazione, poco chiara, che causa una perdita di responsabilizzazione ed efficacia, non riuscendo a garantire la trasparenza. La poca trasparenza ha permesso a istituti come Fannie e Freddie di utilizzare il meccanismo della cattura sui politici che le avrebbero dovute controllare. A questo si aggiunga la convinzione della politica che indebitarsi e’ bello, e la spinta a rendere semplice l’acquisto di case alle famiglie, case che venivano immediatamente ipotecate per ottenere un mutuo.
C’e’ dunque, nei mercati finanziari, una regolamentazione di cattiva qualita’, ma prima di cambiarla occorre capire dove correggerla, “bisogna essere scettici verso chi propone una nuova regolamentazione senza spiegare perché quella passata non ha funzionato“.
In tutto questo discorso serio si inserisce (quanto a proposito non sta a me stabilirlo) il pensiero di Tremonti, secondo il quale la crisi finanziaria:
Giulio Tremonti
“non e’ la fine del mondo, ma la fine di un mondo. Un mondo drogato, truccato, tarato dalla folle vertigine della finanza.”
Folle vertigine che parte dalla politica, che garantisce alle famiglie mutui facili con i quali incrementare il proprio stile di vita, il tutto per dare l’illusione del benessere e avere un ritorno di consenso. Insomma, quello che nel 2003 stava per riuscire a Tremonti prima che la sua proposta fosse esclusa dal testo finale del Dpef. E’ nell’assenza di regole che trova la causa Tremonti, che infatti afferma:
“Se il male e’ stato l’assenza di regole, la cura puo’ essere solo nella costruzione di regole.”
Ma non bastano le nuove regole, per Tremonti servono politiche keynesiane, il ritorno del pubblico, grandi opere, grandi investimenti pubblici. Da queste considerazioni nasce il suo desiderio del fondo d’investimento europeo, idea pero’ ignorata all’Ecofin di Nizza.
Quindi per impedire il ripetersi di una crisi nata per la poca trasparenza, per le troppe regole e per una presenza inopportuna della politica e il suo comportamento sbagliato, il nostro Ministro dell’Economia pensa a incrementare la presenza della politica che dettera’ anche le nuove regole.
Ma e’ veramente come dice Tremonti? E’ possibile che la mancanza di controlli da parte delle autorita’ competenti, l’esitazione delle autorita’, il sistema di vigilanza frammentato e carente sia dovuto ad assenza di regole e alla globalizzazione fatta troppo in fretta?
In realta’ il colpevole e’ proprio la politica, che ha alimentato la crescita dell’indebitamento, e’ vero come dice Tremonti che l’indebitamento e’ cresciuto troppo, ma e’ cresciuto non a causa dell’ingresso della Cina nel Wto che ha portato gli Usa ad acquistare a debito prodotti meno cari, ma perche’ si e’ cercato di alimentare la domanda interna statunitense spingendo le famiglie a indebitarsi, un errore tutto interno e tutto politico. A questo si aggiunga la poca trasparenza, i pochi controlli, i meccanismi di cattura, la necessita’ di consenso dei politici che pur di veder incrementare l’illusione del benessere chiudevano entrambi gli occhi e si arriva a una situazione in cui i rischi vengono ignorati nonostante crescano inesorabilmente.
Le gravi responsabilita’ della Fed e del Tesoro non devono essere dimenticate, cercare colpevoli esterni e’ pericoloso primo perche’ non consente di comprendere cosa e’ accaduto e perche’ e’ accaduto, secondo perche’ non permette di trovare soluzioni che impediscano ulteriori danni. Politica e autorita’ di vigilanza sono troppo legate, questo e’ il problema. Aumentare la presenza della politica, consentire alla politica di dettare le sue regole, non responsabilizzare gli attori del mercato e’ fuorviante e dannoso.


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2 commenti in tutto ↓
1 Non c’e’ tempo per pensare - Last K’s Voice // 25 set 2008 alle 09:54
[...] necessario “rivedere il modello della supervisione e dei controlli“. Tremonti invece insiste ancora sulle regole e sull’intervento pubblico. La crisi ha reso evidente il lacunoso e [...]
2 Appunti del Sabato #11 - Last K’s Voice // 26 set 2008 alle 15:47
[...] fronte, mentre all’interno di ogni Paese i controlli e le regole faranno il resto. Certo, guardare ai veri colpevoli della crisi non guasterebbe, tanto per non ritrovarsi nella stessa situazione. Ultimo articolo su [...]
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