Torna il vecchio Tremonti, quello ottimista, quello baldanzoso. Torna dopo il periodo pessimista e cupo. Ora dichiara che l’Italia non rischia dalla crisi profonda che ha colpito gli Usa, che dopo ne usciremo piu’ forti di prima, piu’ forti degli altri. Ma e’ veramente cosi’?
Era partito nella sua nuova avventura da Ministro dell’Economia con tanto pessimismo, pareva che l’Italia nulla potesse da sola, quindi comincio’ a portare le sue idee prima al G-8 di Hokkaido (con le sue manie di persecuzione sulla speculazione), poi recentemente all’Ecofin di Nizza (con la sua idea pericolosa dei fondi sovrani europei). Entrambe le volte Tremonti e le sue idee sono state ignorate, mentre l’idea di Mario Draghi (criticata da Tremonti che la considera un’aspirina) veniva accolta positivamente.
Forse per questo motivo ora Tremonti vede le cose piu’ positivamente, davanti ai banchieri nella sede dell’Abi a Palazzo Altieri ha detto:
Giulio Tremonti
“Dopo la crisi, perche’ la crisi finira’, l’Italia sara’ piu’ forte di prima e piu’ forte degli altri.”
L’Italia come il Paese che si credeva il piu’ forte del Mondo fa un po’ sorridere, a luglio scrivevo a proposito dei pericoli di una crisi in Germania, ora la crisi in Germania pare proprio sia arrivata, e si vedono le conseguenze in Italia. La domanda interna e’ ferma, la produzione e’ in calo, l’inflazione cresce, il Pil e’ da recessione. Abbiamo gravi problemi strutturali, industriali e della distribuzione, bassa produttivita’, ecc. Pero’ secondo Tremonti siamo il Paese piu’ forte del mondo, e questo perche’ le famiglie italiane:
Giulio Tremonti
“non sono indebitate [...] non si sono fatte prendere dalle vertigini del consumo e del debito ma puntano ancora sul risparmio.”
Le famiglie italiane no, ma Giulio Tremonti si era fatto prendere eccome “dalle vertigini del consumo e del debito“. Nel 2003 (Governo Berlusconi, Tremonti Ministro dell’Economia) infatti venne approvato il Dpef, anche se, rispetto al progetto originario, mancava qualcosa. Mancava un’idea di Tremonti contenuta nel progetto, idea che prevedeva un’ipoteca sulle case, una sorta di rendita in cambio della nuda proprieta’. Vediamo un po’ il dettaglio del pensiero di Tremonti nel 2003 con qualche passo preso dal progetto del Dpef scritto da Tremonti.
La proposta di Tremonti prevedeva la possibilita’ di trasformare il valore dell’immobile in denaro contante, ossia “generare flussi di cassa, rifinanziando mutui preesistenti“. Grazie alla “crescita dei prezzi delle case che aumenta il valore ipotecabile” e ai “minori tassi di interesse che riducono la rata del mutuo“. Insomma, l’idea di Tremonti era quella di alimentare la bolla immobiliare e far indebitare le famiglie italiane. Spingere quindi le famiglie a farsi prendere “dalle vertigini del consumo e del debito“. Un’idea tremenda, la cui paternita’ non e’ proprio di Tremonti, infatti lui la voleva copiare da altri Paesi (gli stessi che oggi soffrono la crisi piu’ degli altri e che Tremonti voleva emulare), Paesi dove “i prezzi delle abitazioni risultano costantemente in crescita dal 1998” e dove il “rapporto tra ricchezza immobiliare e reddito disponibile risulta particolarmente elevato“.
Insomma, da questo si evincono due fatti. Il primo e’ che Tremonti non e’ un lungimirante, il secondo e’ che se fosse stato per lui ora staremmo qui a piangere senza casa e in una crisi finanziaria molto simile a quella statunitense.


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4 commenti in tutto ↓
1 Comicomix // 17 set 2008 alle 09:37
ne aggiungerei un’altra. Ha una grande faccia tosta: ieri sera intervistato al Tg1 si è scagliato contro le norme eccessivamente “morbide” sul falso in bilancio.
^_^
Ciao!
C.
2 Luca Vinci // 17 set 2008 alle 09:43
Ormai la prendo sul ridere, altrimenti rischierei di arrabbiarmi, ed e’ uno stato d’animo che non mi piace. Spero solo che alla prova dei fatti si sgonfi questa “bolla” e faccia qualcosa di concreto se ne e’ capace (e spero lo sia).
3 Alla (disperata) ricerca di un colpevole - Last K’s Voice // 18 set 2008 alle 10:18
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4 Sending our kids to college « Minima academica // 4 ott 2008 alle 14:22
[...] prezzi accessibili. Nel 2003, peraltro, chi ora ispira la riforma dell’istruzione considerava meritevole di imitazione il modello che ha portato l’America alla [...]
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