Il Cdm approva la bozza Calderoli sul federalismo fiscale, senza consultare nessuno. Ora il primo passo e’ stato fatto, ne saranno fatti altri? La riforma e’ pesante e non va presa alla leggera come sembra invece stia facendo il Governo. Anche perche’ bisogna stare molto attenti agli aumenti di spesa.
Ieri il Consiglio dei ministri ha varato la bozza sul federalismo fiscale di Calderoli (esaminata su Giornalettismo a fine agosto), e l’ha fatto con grande rapidita’, forse troppa, soprattutto considerando l’importanza di una riforma di questo genere. All’interno della maggioranza vi sono pareri molto contrastanti sulla riforma portata avanti dalla Lega, forse per non far emergere queste divisioni non si sta approfondendo il tema. Ma man mano che il testo della riforma va avanti, la sua analisi, le discussioni, gli accordi e i disaccordi e la sua riscrittura saranno inevitabili.
Fortunatamente inevitabili. La riforma e’ complessa, senza un’attento e approfondito studio porterebbe piu’ danni che benefici. Questo studio dovra’ prima di tutto dire se il federalismo in Italia e’ fattibile, se serva e se sia attuabile ora. A questa prima analisi ne seguira’ una sui costi e benefici della riforma a lungo termine. Perche’ comunque venga attuato il federalismo portera’ quasi sicuramente un aumento di spesa almeno all’inizio. E con il bilancio che abbiamo non possiamo permettercelo.
Portare avanti il federalismo solo sulla spinta delle convinzioni ideologiche, considerandolo la soluzione di ogni problema creera’ solo danni. Perche’ in nome del federalismo, al fine di portarlo avanti ad ogni costo, si accettera’ qualunque condizione venga dettata. E’ gia’ successo, proprio ieri, dalla bozza e’ sparito l’art. 21, che impediva allo Stato di creare oneri aggiuntivi per l’attuazione della riforma. Vi sono stati anche altri cambiamenti per quanto riguarda i tempi di attuazione, dettati dal buon senso e dalla necessita’ (si spera piu’ dal primo che dalla seconda), passando da un anno a due anni. Ben 24 mesi di tempo per emanare i decreti attuativi, per trasformare la fumosa teoria in concreta sostanza e portarla con la finanziaria all’esame del Parlamento.
Tutto rimandato al 18 settembre, quando il disegno di legge delega verra’ presentato alla conferenza Stato-Regioni, poi andra’ in Parlamento. Entrambi questi passaggi sono in realta’ dei veri ostacoli. Gli enti locali sono i protagonisti del federalismo, ma sono stati finora esclusi dalla preparazione e discussione del testo. Questa mancanza di attenzione verra’ fatta pagare cara al Governo. Sono dunque probabili ulteriori modifiche del testo. Poi arrivera’ in Parlamento ed e’ qui che subira’ le maggiori modifiche, se riuscira’ a passare sara’ allora che si potra’ dire, a grandi linee, se la riforma del federalismo fiscale ridurra’ o aumentera’ la spesa. La finanziaria contiene gia’ delle spese che sarebbe stato bene tagliare, il rischio e’ che la riforma del federalismo ne aggiunga altre, e aumenti la pressione fiscale anziche’ ridurla come sperano tutti.


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