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Non e’ tutto oro nero quello che luccica

giovedì, 4 settembre 2008 alle 07:30 · Nessun commento - Stampa Stampa

Il prezzo del petrolio e’ calato, ma non e’ detto sia un buon segno, e soprattutto se non sara’ un calo prolungato, non portera’ alcun beneficio in termini di spinta ai consumi e riduzione dell’inflazione. Per questo prima di gioire e’ bene aspettare.

Economia - PetrolioSembrano essere tutti felici del calo del prezzo del petrolio registrato in questi giorni. Rispetto ai record di meta’ luglio il calo e’ stato del 30 per cento, comunque niente di entusiasmante visto che rispetto ad un anno fa il prezzo e’ piu’ alto del 60 per cento. Ovviamente in Italia i consumatori neppure se ne sono accorti, e Brunetta gia’ da la colpa a quei fannulloni dei petrolieri, che non hanno voglia di cambiare i cartellini dei prezzi. In realta’ le cose sono leggermente piu’ complesse. E’ vero che in Italia c’e’ una tendenza (a causa di un mercato particolarmente favorevole all’oligopolio) ad alzare subito i prezzi e tardare ad abbassarli, anche per la presenza di un potente market leader (leggi Agip, parzialmente in mano pubblica tra l’altro) che detta le regole dei prezzi, e gli altri seguono a ruota. A questo si aggiunga l’effetto della Robin Hood Tax, e il risultato e’ il mercato che abbiamo, di questa situazione ne ho scritto circa un mese fa.

Tuttavia ora c’e’ un’altra variabile, il calo del prezzo del petrolio e’ visto come temporaneo, per cui i prezzi alla pompa non caleranno. Il fatto che il calo sia temporaneo ce lo indicano vari fattori. Il calo delle materie prime non ha dato slancio ai mercati, che sono piuttosto pessimisti, soprattutto nei riguardi del futuro dell’Eurozona, in cui si paventa addirittura la recessione. Negli Usa la situazione (almeno dal punto di vista dell’umore dei mercati) e’ migliore, ma non abbastanza per rilanciare l’economia. Anzi, proprio la previsione di un ulteriore calo della domanda ha fatto si che la prospettiva di un peggioramento dell’economia mondiale mantenesse comunque bassi i prezzi del petrolio.

Il dollaro ha resistito e continua a marciare, piu’ per demeriti europei che per meriti statunitensi, cosi’ l’Euro e’ ai minimi nei confronti del dollaro (su valori di un arco temporale di otto mesi). Il calo del petrolio si sta smorzando, gia’ ieri il calo e’ stato minore, presto potrebbe risalire, anche perche’ nel prossimo vertice Opec, Iran e Venezuela potrebbero annunciare un calo della produzione. Fortunatamente tempeste e uragani non hanno fatto danni, ci si aspettava il peggio e fortunatamente giusto il tempo di riattivare l’estrazione nel Golfo del Messico e tutto tornera’ come prima. Per ora pero’ i mercati sembrano essere piu’ interessati al calo della domanda, il prezzo del petrolio resta basso, ma le preoccupazioni sull’economia mondiale e la quasi certezza di un calo del petrolio solo temporaneo non gli consentono di avere effetti positivi sui mercati.

Anche perche’ non c’e’ nulla che dia segnali di ripresa, in Europa il calo delle vendite indica una situazione congiunturale debole, negli Stati Uniti gli indicatori positivi sugli ordini industriali sono retti solo dalle esportazioni, e questo non basta a rassicurare gli investitori. Il dollaro forte ridurra’ comunque le esportazioni, quindi questa debole ripresa finira’.

Cosi’ in Europa investimenti e consumi sono in calo, l’Eurostat ha confermato una contrazione del Pil dello 0,2 per cento nel secondo trimestre, e calano anche le esportazioni. Proprio le esportazioni sostengono ancora l’economia statunitense che tuttavia e’ ancora debole, la Fed dice chiaramente che la crisi non e’ ancora passata, ed e’ probabilmente ben lontana dalla fine. Se dovessero calare le esportazioni negli Stati Unti, la recessione potrebbe presentare il conto di questo ultimo anno di crisi, e sara’ un conto salato, che dovra’ pagare anche l’Europa. Del resto la situazione e’ questa, una domanda interna debole, un aumento dei prezzi, un calo delle assunzioni. Il Pil cresce con percentuali sempre piu’ basse.

Si spera quindi che il calo del petrolio riesca a tenere a bada le pressioni inflazionistiche, pura illusione, perche’ come ho scritto all’inizio, il calo del petrolio e’ solo temporaneo. La Fed spera comunque duri abbastanza per tenere il tasso al 2 per cento almeno per tutto il 2008, ma un aumento del costo del denaro per contrastare l’inflazione sara’ in seguito inevitabile.

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