Fino alla settimana scorsa si pensava ad una Fiat in forte crisi a causa dei cali delle vendite del settore auto, ma anche a causa del caro greggio e della crisi finanziaria, che crea incertezza in borsa. Cosi’ forse proprio per quest’ultimo motivo le borse sono volubili, prima hanno punito la Fiat e Mercoledi’ l’hanno premiata, resta da capire quali delle due scelte fosse quella che rispecchia la realta’.
Ormai eravamo abituati a vedere una Fiat che seguiva il destino (economico e politico) di mamma Italia, dunque con le vendite in calo, e la crisi che incombe, si pensava ad un uguale destino della casa torinese. Invece Mercoledi’ la borsa ha premiato la Fiat con una spinta oltre il 13 per cento. Una spinta cosi’ forte e’ dovuta alla sfiducia che c’e’ stata in tutto questo tempo, sfiducia forse esagerata, certo la crisi c’e', ma si pensava peggio. Una volta visto che la situazione non e’ grave come si pensava e’ arrivato il premio. Certo, un premio dovuto alla volubilita’ delle borse, dunque destinato a non durare (infatti oggi apre in calo del -3,12 per cento), tuttavia c’e’ stato, come ci sono stati anche i dati della trimestrale definiti da Luca Cordero di Montezemolo “i migliori da moltissimi anni“, dati che “vanno una volta di piu’ oltre gli obiettivi“.
Quando nel 2006 Sergio Marchionne fisso’ degli obiettivi, allora si reputavano impossibili (o improbabili) da raggiungere. Oggi l’amministratore delegato si mostra sicuro di potercela fare nonostante tutto, nonostante il petrolio a 140 dollari, le materie prime sempre piu’ care, i consumi in calo in Europa e negli Usa. Ora anche altri credono che la Fiat possa farcela.
Il giro d’affari del gruppo Fiat nel secondo trimestre del 2008 e’ stato di 17 miliardi (15,18 miliardi nello stesso trimestre del 2007). Risultato raggiunto nonostante un calo delle vendite di auto sul mercato italiano del 15 per cento (si prevede un recupero del 2,5 per cento nel 2009). Come e’ stato possibile?
In parte la risposta e’ in questa frase di Montezemolo:
Luca Cordero di Montezemolo
“La Fiat non e’ solo auto. E l’auto non e’ solo Italia.”
Infatti c’e’ Cnh (Case New Holland), trattori e macchine movimento terra, che ha contribuito per il 35 per cento al risultato della gestione ordinaria del gruppo Fiat (che in totale e’ stato di 1,131 miliardi). E c’e’ anche Iveco (anche se a breve la crisi potrebbe diventare molto pesante per questo settore), con un contributo pari al 21 per cento del totale della gestione ordinaria. Bene anche le auto di lusso, Maserati e Ferrari, con un fatturato di 8,4 miliardi.
Certo, ci sono sacrifici all’orizzonte per i dipendenti italiani, cassa integrazione, sospensione del rinnovo dei contratti, ma altrove la situazione e’ completamente differente. Se in Italia la Fiat arranca e deve mettere in cassa integrazione, Iveco e Cnh (soprattutto quest’ultima) vanno meglio, soprattutto all’estero. La vendita di macchine agricole va che e’ un piacere, addirittura la domanda e’ superiore alla capacita’ industriale, la vendita auto va bene in Brasile (economia emergente), in Europa (Francia e Germania) e’ in via di recupero, e non mancano nuovi mercati in cui cercare di penetrare. L’accordo con l’indiana Tata puo’ essere letto proprio in questa luce, un ponte verso l’Asia, e l’accordo con la Bmw un ponte verso gli Usa.
E’ probabile che nel breve periodo la crisi in Italia pesi ancora molto sulla Fiat, ma se questa sapra’ giocare bene le sue carte potrebbe farcela a camminare con le proprie gambe.
- Appunti del Sabato #24 - 20/12/2008



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