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Universita’: la riforma imprevedibile

mercoledì, 23 luglio 2008 alle 07:30 · 7 commenti - Stampa Stampa

Alcune parti della manovra finanziaria sono passate in secondo piano, a causa dell’eccessiva enfasi posta su alcune misure. Passa quasi inosservata la riforma dell’Universita’ e della ricerca, punti indispensabili per costruire un futuro al Paese e che e’ dunque utile analizzare.

Politica - Mariastella GelminiNell’ottica della riduzione della spesa, si e’ deciso di ridurre progressivamente i finanziamenti pubblici. Si arriva a circa 1,5 miliardi in totale nei prossimi cinque anni. Viene inoltre data la possibilita’ (che con la riduzione del fondo ordinario sembra una scelta inevitabile) di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Per farlo basta una semplice delibera del senato accademico assunta a maggioranza assoluta. Certo, e’ positiva una maggior autonomia universitaria, tuttavia va accompagnata da iniziative che mancano invece nella manovra.

Fondazioni, autonomia e incertezze

La trasformazione in fondazione dovrebbe essere possibile solo in presenza di alcune caratteristiche, come ad esempio una buona solidita’ di bilancio, e possibilmente anche una certa qualita’ della didattica e della ricerca. Il pericolo e’ invece che ad optare per la fondazione siano proprio le Universita’ in difficolta’, e non quelle virtuose che invece trasformandosi in fondazione potrebbero diventare uno stimolo al sistema universitario italiano per un miglioramento complessivo della performance.

Anche per quanto riguarda l’autonomia risultano alcune incertezze. Come verra’ inquadrato il personale universitario nel passaggio a fondazione? E come ci si porra’ di fronte al diverso status giuridico con i dipendenti delle universita’ non privatizzate? Non pochi problemi si pongono anche per quanto riguarda l’organizzazione interna. Ci saranno forse cambiamenti nella governance, con la rimozione dei vincoli alla autonomia statutaria.

Un altro grosso problema riguarda l’incertezza dei fondi pubblici. La manovra infatti assicura di volerli mantenere (anche se ridotti), tuttavia gli investitori nelle fondazioni vorranno un minimo di garanzie almeno sul medio periodo sui finanziamenti pubblici. In mancanza di certezze non ci saranno incentivi alle trasformazioni.

Si e’ forse persa un’altra importante opportunita’ di fare una riforma seria, questa riforma potenzialmente avrebbe potuto cambiare la situazione bloccata da sempre, ma pensare di cambiare tutto con una manovra decisa in 9 minuti, senza un dibattito e un’analisi approfondita a monte, che ne analizzasse i particolari e’ pericolosa. Una riforma dagli effetti imprevedibili che rischia solo di creare incertezza.

Sempre con lo scopo di ridurre le spese, il ministro dell’Universita’ Mariastella Gelmini ha pensato bene di bloccare in parte il turn-over. Cosi’ fino al 2011 ogni dieci docenti che cesseranno il servizio ne saranno assunti due, mentre nel 2012 ogni dieci docenti che cesseranno il servizio ne saranno assunti cinque. Si calcola che questo blocco si tradurra’ in una riduzione del corpo docente del 12 per cento, oltre 7200 persone. Come questo si possa tradurre in un miglioramento del servizio resta un mistero. Problemi quali il deficit di ricambio del personale docente (che risulta tra i piu’ vecchi d’Europa) risulterebbero aggravati dalla manovra.

Il sotto-finanziamento (non solo pubblico ovviamente) dell’Universita’ e’ un altro problema che la manovra potrebbe non risolvere e anzi aggravare, stando all’ultimo rapporto Ocse l’Italia spende per l’universita’ una quota pari allo 0,8 per cento del Pil, nei Paesi avanzati la percentuale sale all’1,3.

Le tasse

Il lato comico in questa faccenda e’ che il ministro Gelmini ha rassicurato gli studenti che i tagli non si ripercuoteranno sulle tasse d’iscrizione. Quando invece proprio le tasse dovrebbero essere aumentate, e ovviamente affiancate da un sistema di borse di studio e altre agevolazioni per i meritevoli. In questo modo si permette ai meritevoli di frequentare in serenita’ l’Universita’, e si consente all’Universita’ di migliorare. Inoltre si legano le entrate all’Universita’ e si responsabilizzano le stesse.

Invece per come e’ oggi la situazione (e come evidentemente il ministro vuole continui ad essere), gli studi all’universita’ per tutti gli studenti (ma soprattutto per chi ha un reddito medio alto e puo’ quindi permettersi di proseguire il percorso di studi) vengono pagati da tutti i contribuenti, quindi anche da chi ha un reddito basso e non puo’ permettersi di mandare il proprio figlio all’universita’, pero’ indirettamente paga gli studi dei figli degli altri. Un bel sistema non c’e’ che dire.

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Tags: Politica

7 commenti in tutto ↓

  • 1 Konx // 23 lug 2008 alle 12:25

    ciao!

    Sono capitato qui da giornalettismo, e vorrei chiederti una cosa che non ho ben capito del tuo articolo, riguardante l’ultimo paragrafo (i figli dei benestanti vanno all’universita’ pagati dai figli di chi non ha i mezzi).

    Parlo del mio caso personale perche’ quello conosco per farti capire perche’ non capisco.

    Io faccio parte di quelle famiglie benestanti che citi, e pago all’anno di tasse qualcosa come 1800/1900 euro (l’ultimo anno che sto facendo adesso essendo un anno fuori corso sono pure aumentate, giustamente). Ora, per la mia famiglia pagare questi soldi non e’ un grossissimo problema (appunto perche’ benestante).

    Ho un amico, pure lui fuori corso come me di un anno, i cui genitori sono separati, vive col padre che fa l’operatore ecologico.Inseribile quindi nella categoria di chi non ha i soldi per pagarsi l’uni.

    Ora, questo mio amico per i 5 anni fatti in cui e’ sempre stato regolare ed aveva una media parecchio alta pagava all’incirca 700 euro di tasse (la prima uguale per tutti, le altre 2 di circa 100 euro contro i miei 500/600…giustamente, dico io).

    In compenso si prendeva circa 4000 euro di borsa di studio, suddivisi in: alloggio in collegio studentesco (camera singola) gratis, un pasto al giorno in mensa gratuito + 2000 euro cash (cifre a spanne, ma siamo li) con i quali si e’ preso i libri e anche un portatile (tutto giusto secondo me).

    Quindi, siccome storie come questa ne sento continuamente (intendo, di gente che non ha i mezzi ma gli vengono forniti se questi meritano…ovvio che uno che dopo il primo anno gia’ e’ indietro magari tutti questi benefici non li ha, e ritengo giusto anche questo) vorrei capire cosa intendi con l’ultimo paragrafo dell’articolo, perche’ la mia esperienza e’ esattamente il contrario.

    ciao ciao

    Konx.

  • 2 Luca Vinci // 23 lug 2008 alle 14:11

    Ciao Konx. In effetti non mi sono spiegato molto bene.

    Non guardare ai singoli casi che conosci, ma ai dati statistici. In Italia c’e’ una bassa percentuale di laureati provenienti da famiglie povere. I questo senso dico che tutti i contribuenti pagano l’istruzione dei figli delle famiglie “benestanti” (termine che a me non piace). Perche’ la percentuale di questi ultimi iscritti all’universita’ (in proporzione) e’ superiore rispetto ai figli delle famiglie dal reddito medio o medio-basso.

    E’ il loro rapporto a renderlo evidente, non le somme da loro pagate. Figurati che io sarei per dare borse di studio (e anche alloggio volendo) a tutti i meritevoli (ovviamente la quantita’ un minimo in base anche al redditto).

    Non era un discorso su ricchi e poveri, ma su opportunita’ di aumentare le tasse per legare le entrate con i servizi, e attenuare il fortissimo legame che esiste tra genitori laureati e la probabilita’ che i figli vadano a loro volta all’universita’.

    Spero di aver chiarito il mio pensiero. Ciao. :)

  • 3 Luca Vinci // 23 lug 2008 alle 14:20

    Ho aggiunto un link che sicuramente spiega meglio il concetto che ho cosi’ maldestramente espresso.

  • 4 Konx // 23 lug 2008 alle 17:27

    ti ringrazio per le delucidazioni, molto utili…non si finisce proprio mai di imparare :D

    ciao ciao

    Konx.

  • 5 Luca Vinci // 23 lug 2008 alle 19:56

    Grazie a te per il commento :)

  • 6 chiara // 24 ott 2008 alle 13:20

    Ciao sono capitata qui perchè sono una licale che non ha capito un cavola di questA riforma e volevo capirci di piu…ma non ho capito nulla=)
    io vorrei fare l’università fra un anno…a cosa vado incontro cosa cambiera da ora???scusate se faccio una domanda cosi stupida ma magari voi mi aiuterete=)=) ….saluto chiaretta

  • 7 Luca Neri // 16 dic 2008 alle 08:16

    Caro Vinci, mi trovi d’accordo su molti punti del tuo articolo. In particolare mi trovi d’accordo sull’ultima parte (rette e borse di studio). Non mancano le divergenze tuttavia. Ad esempio confronti internazionali di spesa. Il dato cosi’ come lo presenti non significa molto. In realta’ la vera differenza con gli altri paesi sta nel fatto che in Italia non esistono quasi i finanziamenti privati alla ricerca.

    Assieme a un gruppetto di ricercatori di diverse discpline ho elaborato un testo di indirizzo per la riforma universitaria. Puoi accedervi dal mio sito.

    Spero che vorrai partecipare al nostro dibattito con il tuo contributo.

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