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Un ministro medioevale

venerdì, 18 luglio 2008 alle 07:30 · Nessun commento - Stampa Stampa

Il Ministro Tremonti presenta il maxiemendamento e avverte su tre vincoli che pongono limiti all’azione del Governo sui temi economici. Due punti dipendono dalla nostra incapacita’ di ridurre la spesa, l’ultimo punto e’ la crisi economica, che il ministro interpreta in modo “particolare”, sembra quasi rimpiangere il medioevo, ma che in realta’ dipende dalla nostra incapacita’ di adeguarci al cambiamento.

Economia - Giulio TremontiIeri il ministro Giulio Tremonti ha presentato alla Camera il maxiemendamento, ribadendo alcuni concetti col suo solito recente pessimismo. Il “tesoretto” non esiste, i dati di bilancio sono tutti negativi, a Giugno 2008 il rapporto Deficit/Pil e’ al 2,5 per cento e la crescita prevista dell’economia italiana non andra’ oltre lo 0,5 per cento. In questo quadro negativo l’obiettivo del Governo e’ ridurre il debito senza alzare le tasse, una manovra non peggiorativa, ma che non fa nulla per aiutare la ripresa. In realta’ tasse in piu’ ce ne saranno, la Robin Hood Tax, che nonostante molti pareri sfavorevoli, Tremonti assicura che non avra’ ricadute negative sui consumatori. Il gettito previsto sulla tassa – che andra’ a colpire “banchieri, assicuratori e petrolieri” – e’ di 4 miliardi di euro, che secondo le dichiarazioni di Tremonti, saranno completamente utilizzati per il settore sociale.

Ma a guastare la festa ci si mettono tre vincoli, che impediscono ad esempio le riduzioni della pressione fiscale, chissa’ per quanto tempo. Questi vincoli sono: l’instabile equilibrio dei conti pubblici italiani; gli impegni che l’Italia ha assunto di fronte all’Ue; la crisi economica mondiale che potrebbe aggravarsi. Quest’ultimo punto soprattutto potrebbe costituire un ottimo capro espiatorio non solo per la mancata riduzione fiscale, ma addirittura per un suo incremento.

Intanto la manovra non fa nulla per aiutare la crescita, mancano investimenti, addirittura gli investimenti in infrastrutture si riducono, non c’e’ nessun taglio della pressione fiscale. Ma questo, secondo il Governo, e’ dovuto al bilancio e alla crisi. Ma allora perche’ mancano le riforme a costo zero in tema di concorrenza? C’e’ addirittura un emendamento presentato dalla Lega che, per quanto riguarda i servizi locali, riporta la situazione indietro, peggiorandola. Se questa e’ l’idea che ha la Lega degli enti locali, il federalismo fiscale causera’ un aumento di costi per la collettivita’, altro che risparmio.

La crisi economica mondiale

Per quanto riguarda il terzo vincolo, Tremonti dice che si tratta della stessa bolla speculativa che:

Giulio Tremonti
“nasce con la new economy, finanzia questa operazione di geopolitica di arbitraggio tra l’Asia che produce merci a basso costo e l’America che le compra a debito, e diventa la subprime economy e adesso sta diventando la commodity economy. E cioe’ a dire l’economia speculativa. Dove gli operatori che hanno perso sulla finanza stanno disperatamente cercando di recuperare sul campo delle commodities, con una differenza politica fondamentale. Finche’ un finanziere perde sulla finanza e’ una cosa drammatica per il finanziere, se il finanziere cerca di rifarsi sulle materie prime, e’ una cosa drammatica per, quasi direi, l’umanita’. Il campo della speculazione e’ simbolicamente piu’ forte nel petrolio, ma va dappertutto. [...] Tutte le materie prime, non solo il petrolio hanno questa dinamica incrementale.”

Serve fare un po’ d’ordine in questo sconnesso pensiero tremontiano. Parla come di un unicum indistinto di tre fenomeni diversi che sarebbe meglio analizzare separatamente.

New economy

C’e’ un fenomeno di bolla speculativa che ha caratterizzato la new economy, le bolle speculative sono una caratteristica comune dei mercati nel caso in cui sia presente un’innovazione tecnologica importante. E’ stato cosi’ anche con le ferrovie agli inizi del ’900, e anche col telegrafo. Perche’ nel caso di un’innovazione tecnologica importante, si crea euforia, i capitali si spostano in massa verso quel settore e si genera una bolla. Bolla che non sempre e’ negativa, e’ uno strumento che consente di sviluppare velocemente un settore approfittando dell’innovazione tecnologica, grazie al fluire di ingenti capitali in questi settori. Consente lo sviluppo rapido, sparita la bolla, resta lo sviluppo.

Subprime economy

Il fenomeno dei subprime e’ dovuto in gran parte alla diversificazione del rischio che non e’ stato per nulla diversificato, tornando come un boomerang alle banche. Per scendere piu’ nel dettaglio rimando ad altri articoli.

Commodities economy

Il fenomeno delle materie prime, sia energetiche sia agricole non ha nulla a che vedere con la bolla speculativa. C’e’ un forte aumento della domanda da parte di Paesi che stano crescendo, Paesi in cui cresce il bisogno di energia e il consumo alimentare. Non siamo piu’ in un mondo, che forse desidera Tremonti, in cui enormi Paesi come l’India e la Cina restano poveri. Il mondo di oggi vede Paesi come Cina, India e Brasile, in cui un miliardo di persone sono uscite dalla poverta’ negli ultimi 10 anni. Ora queste persone sono entrate nel mercato come consumatori, chi e’ riuscito a crearsi uno spazio in questi mercati ora vede aumentare esportazioni ed utili, gli altri sono rimasti indietro, ma non ne possono fare una colpa a questo miliardo di persone.

Piuttosto, potremmo chiederci come mai un aumento della domanda prevedibile ha portato ad un aumento cosi’ rapido dei prezzi. Il fatto e’ che l’offerta non e’ riuscita ad adeguarsi nonostante il preavviso. Ci sono state innanzitutto problemi vari che hanno portato a ritardi decennali negli incrementi della produzione in vari Paesi, ad esempio in Kazakistan. Quindi un’offerta troppo lenta ad adeguarsi alla domanda crescente, con problemi sia nell’estrazione sia nel trasporto. Vincoli alla concorrenza, costi sempre crescenti, investimenti difficili, ecc. Tutto cio’ ha spostato l’equilibrio tra domanda e offerta, aumentando i prezzi.

Sembra dunque ridicolo il pensiero del ministro Tremonti, che per sopperire alle incapacita’ di imprese e Governi di adeguarsi all’inevitabile ingresso di grandi Paesi nel mercato, sembra rimpiangere il medioevo. E sembra ridicola anche la pretesa di restare per sempre “centro del mondo“, quando il mondo sta evidentemente spostando il suo baricentro.

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