Da un lato il rischio di innescare una spirale prezzi-salari, che abbiamo gia’ vissuto in passato e che nessuno (che abbia un minimo di buon senso) rimpiange, dall’altro il rischio di veder affossati ancora di piu’ i consumi. All’interno di questo stretto corridoio si muove Confindustria, che nella trattativa con i sindacati sembra propensa a scegliere una via di mezzo tra l’inflazione reale del 3,8-4 per cento e quella programmata dell’1,7 per cento.
Cosi’ Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, annuncia la sua proposta, un indice del 2 per cento. L’indice proposto da Confindustria e’ abbastanza basso da sperare di non correre rischi inneschi sulla spirale inflazionistica, ma abbastanza alto da sperare di accontentare i sindacati e magari, certamente non rilanciare, ma almeno non danneggiare i consumi.
Sindacati
Oltre il corridoio gia’ descritto, Marcegaglia ha dovuto scegliere un tasso che tenesse in considerazione anche il terreno accidentato di questo corridoio, dato dalle richieste dei sindacati, intenzionati ad arrivare ad un accordo che leghi il recupero salariale all’indice europeo dei prezzi al consumo. Obiettivo, slegarsi dalle decisioni politiche del tasso di inflazione programmata (Tip), che quest’anno presenta una differenza con il tasso di inflazione stimata eccessivamente ampio (una differenza di 2,1 punti percentuali, essendo il primo dell’1,7 per cento e il secondo del 3,8 per cento). Secondo il segretario della Uil Luigi Angeletti infatti:
Luigi Angeletti
“L’inflazione programmata non ci sara’ piu’ nel nostro nuovo sistema contrattuale, ma ci sara’ un sistema di calcolo dell’inflazione che e’ quello che viene adottato in tutta Europa. Saremo quindi al riparo dalle operazioni di politica, e potremo misurare l’andamento dei prezzi cosi’ come avviene in Germania e in Francia”.
Ma, cos’e’ il Tip? E’ l’obiettivo di inflazione, fissato dal Governo a partire dai primi anni ’80 e dai primi anni ’90 viene preso come riferimento principale nei rinnovi salariali. Un tasso anacronistico visto che in quegli anni l’Italia possedeva ancora il magico potere della svalutazione con la quale compensavamo i pesanti rincari dei prezzi per non perdere quote di mercato. Da sempre i sindacati hanno spinto per un rinnovo contrattuale, fosse del pubblico impiego dei metalmeccanici o altro, che andasse oltre il Tip, considerando la vera crescita del costo della vita. D’altro canto Confindustria e’ invece sempre stata dell’idea di non andare oltre il Tip, proprio per non innescare una nuova spirale salari-prezzi. Anche se in certi settori (per intenderci dove esiste la concorrenza) l’incremento salariale in assenza di incremento della produttivita’ non porta a spirali inflazionistiche ma alla perdita di quote di mercato e di occupazione. Per questo per la spirale prezzi salari in realta’ sono piu’ pericolosi i settori meno esposti alla concorrenza, come servizi, commercio e pubblica amministrazione. In particolare nel settore pubblico, nel quale in Italia sembra vigere ancora la scala mobile.
Il sindacato anche in passato si e’ lamentato per il livello del Tip scelto dal Governo in piena autonomia, senza prima aver sentito le parti sociali, arrivando ad un Tip giudicato irrealistico. Anche questa volta e’ stato cosi’. Il Tip e’ giudicato dal sindacato basato su valutazioni piu’ politiche che tecniche, visti anche i dati sull’inflazione rilasciati da molti istituti economici e anche dall’Unione europea.
Per anni dopo l’ingresso dell’euro la politica contrattuale era parzialmente libera dalla lotta all’inflazione, essendo quest’ultima sotto controllo, con l’aumento dei prezzi dipendente da fattori strutturali quali scarsa concorrenza, alta pressione fiscale, ecc. il ruolo dei salari era dunque ridimensionato. Adesso che l’inflazione riprende a crescere, anche il ruolo dei salari diventa piu’ rilevante.
Confindustria
La confederazione degli industriali, per voce del suo presidente, fa sapere che non si puo’ ignorare che:
Emma Marcegaglia
“la deriva dell’inflazione dipende da fattori internazionali. Ma questi non possono essere scaricati senza motivo sulle imprese e sui cittadini. Bisogna evitare di innescare una logica di spirale prezzi-salari”.
Significa che l’inflazione esterna, se internalizzata facendola pesare nella trattativa, aumentando di conseguenza i salari, porta alla spirale salari-prezzi. Tuttavia la facilita’ con cui la Marcegaglia fissa il tasso da proporre ai sindacati al 2 per cento (3 decimi di punto percentuale piu’ alto del Tip), fa capire che Confindustria ritiene comunque basso il tasso programmato dal Governo. Resta comunque ferma l’intenzione di Confindustria di tenere ben separate l’inflazione interna dall’inflazione importata “che gia’ grava sui costi e sulla competitivita’ delle imprese“.
Secondo Confindustria all’interno dell’inflazione reale, che e’ tra il 3,8 e il 4 per cento, la quota di inflazione importata, per i rincari delle materie prime, dovrebbe essere intorno all’1,8 per cento. Da qui deriva il tasso del 2 per cento (3,8 – 1,8) indicato da Emma Marcegaglia.
La produttivita’ e l’efficienza
Sul tavolo della trattativa Confindustria pone una serie di obiettivi che i sindacati condividono nei risultati, ma occorre vedere se si trova un accordo sui metodi. L’obiettivo e’ quello di recuperare un po’ di competitivita’, attraverso l’incremento della produttivita’ e dell’efficienza. Risulta infatti difficile pensare di poter alzare i salari senza creare squilibri in assenza di incrementi di produttivita’. Si spera di chiudere la trattativa entro Settembre basandosi sull’indice del 2 per cento. Obiettivo non facile, sia quello dell’accordo, sia soprattutto quello della produttivita’, ma il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e’ convinto che la detassazione degli straordinari portera’ “significativi incrementi retributivi collegati ad altrettanti significativi incrementi di competitivita’ delle imprese“. Questa fiducia nei poteri della detassazione degli straordinari appare esagerata, c’e’ chi prevede che, bene che vada, la detassazione degli straordinari semplicemente non avra’ effetti, ne’ positivi ne’ negativi.
Anche questa volta la trattativa tra Confindustria e sindacati per i rinnovi contrattuali appare in salita, aggravata dalla crisi dei consumi, che spaventa i sindacati, ma forse ancor piu’ gli industriali, visto che il calo delle esportazioni non permette vie di fuga. Forse proprio per questo motivo stavolta Confindustria ha deciso di venire incontro alle richieste dei sindacati senza protestare, andando oltre il Tip come prima proposta e fissando l’indice al 2 per cento. Anche perche’ ormai il Tip non serve piu’ a nulla. Serviva quando a proteggerci dalla concorrenza ci pensava la svalutazione, oggi (fortunatamente) non e’ piu’ possibile e, a meno di diventare autarchici (sperando Tremonti non lo prenda sul serio), dobbiamo fare i conti con la concorrenza e prendere come punto di riferimento i prezzi e i salari nell’area euro per stabilire un punto fermo dal quale partire per trovare l’accordo tra le parti sociali. La riforma del sistema contrattuale, tanto importante per arrivare a salari legati alla produttivita’ sembra dunque rimandata ancora una volta, chissa’ a quando.

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