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La crisi che non giustifica la crisi

martedì, 15 luglio 2008 alle 07:30 · 4 commenti - Stampa Stampa

L’industria italiana sta subendo la crisi, pesantemente, sono previsti esuberi che si tradurranno in tagli per 10mila persone nella sola industria privata. Esuberi che diventano 20mila se si considerano anche Alitalia, le Poste e Telecom. Ma non tutti subiscono la crisi con la stessa drammaticita’, ci sono industrie che la stanno superando, ma allora non e’ questa crisi (o non solo) alla base dei problemi dell’industria italiana, c’e’ un’altra crisi ben piu’ antica, dovuta a problemi strutturali, o al metodo con cui si affronta la concorrenza.

Economia - Crisi economicaSi salvano ad esempio le industrie che hanno puntato sull’innovazione e quelle che hanno aperto ai mercati asiatici. Ci sono tuttavia tante industrie rimaste indietro, i problemi del mezzogiorno non c’entrano niente questa volta, la crisi sta colpendo tanto le imprese di quel nord produttivo che era l’orgoglio della nostra economia quanto le imprese del sud. Ma non c’entra neppure la crisi internazionale, o almeno, non e’ la causa principale, e’ una concausa che ha permesso l’emersione dei problemi cronici di una parte dell’industria italiana. Cosi’ queste imprese si preparano a tagliare il personale, si tratta di circa 10mila lavoratori, Cipolletta propone di istituire una nuova cassa integrazione finanziata anche dai lavoratori.

Ma allora qual e’ la causa della crisi delle imprese del nord? Non e’ difficile scoprirlo, basta guardare come imprese simili stanno vivendo la crisi. Due industrie, entrambe lavorano nell’indotto auto, entrambe producono in Italia, nella stessa zona. Stessi problemi infrastrutturali, stessi problemi burocratici, fiscali, energetici, legislativi. La prima viene gestita con una logica industriale, negli ultimi anni ha espanso il suo mercato, ha investito in innovazione, oggi affronta la crisi con le spalle larghe, e riesce a sopportarla, continuando a fare utili. La seconda ha fatto poco o nulla di tutto cio’, ora non ha la forza per gestire la crisi internazionale. Imprese simili per settore e posizione affrontano questo periodo alcune continuando a fare utili, perche’ hanno innovato materiali, design, produzione, ecc. le altre devono tagliare personale o chiudere.

La crisi internazionale rendera’ sempre piu’ evidenti i problemi delle varie imprese ma non in egual misura, soprattutto nel comparto delle imprese medio-grandi, specializzate in produzioni standardizzate su grossi volumi. Queste subiscono la concorrenza e la perdono per quanto riguarda i costi. Risultera’ quindi evidente la divisione tra le imprese che sono state capaci di innovare i prodotti, di offrire servizi aggiuntivi al cliente, di creare un valore aggiunto dato dal marchio e dalla qualita’, insomma le imprese che non subiscono la concorrenza dei costi perche’ i loro prodotti e i loro servizi valgono molto di piu’. Le altre imprese invece subiranno la crisi o con riduzioni di personale e dei margini, o sposteranno la produzione all’estero.

Adesso, nel breve periodo, si dovra’ affrontare il problema dei circa 20mila esuberi, divisi tra nord e sud, tra privato e pubblico, o semi pubblico. Gran parte delle imprese private che effettuera’ i tagli di personale trasferira’ una parte della produzione all’estero, per ridurre i costi e cercare di sopravvivere. Ma come ho scritto, non era inevitabile, e non e’ certo il modo piu’ efficace per affrontare la crisi. Affrontare la concorrenza sul piano dei costi alla lunga non paga. Ma ora queste imprese non hanno alternative, avrebbero dovuto investire quando potevano, ora la situazione economica, accompagnata dal calo dei consumi non lo consente. A Maggio la produzione su base annua e’ scesa del 6,6 per cento. Questo e’ un dato preoccupante, la fiducia e’ poca, ma il peggio deve ancora venire. La crisi non e’ ancora generalizzata, per ora colpisce soprattutto alcuni settori, e non tutti allo stesso modo, occorre inoltre distinguere tra le imprese che sono in difficolta’ per motivi strutturali resi piu’ evidenti dalla crisi internazionale, e le imprese in crisi momentanea.

Un mondo di imprese diviso in due, tra chi corre e innova e chi sta fermo e tira a campare. Le imprese che delocalizzano per sopperire con la riduzione dei costi alla loro incapacita’ o difficolta’ ad innovare lasciano i loro problemi in Italia, trasferendo il conto dall’economia alla politica. Per cui la proposta di modifica della legge Marzano avanzata dal ministro Claudio Scajola potrebbe essere una comoda scialuppa di salvataggio per piu’ imprese di quanto si pensi.

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Tags: Economia

4 commenti in tutto ↓

  • 1 Comicomix // 15 lug 2008 alle 09:41

    Checchè ne dica tremonti, il declino non è ineluttabile e non passa per la chiusura delle frontiere o con la lotta (solo) alla speculazione.

    Passa per scelte coraggiose, innovazione, cambiamento.

    E’ possibile. Magari anche con una piccola mano dalla politica (sana) economica.

    Ciao!

    C.

  • 2 Luca Vinci // 15 lug 2008 alle 11:05

    “Magari anche con una piccola mano dalla politica (sana) economica.”

    Si, credo sia proprio questo il vero ostacolo, quel “sana”, parola cosi’ difficile da affiancare a politica senza sembrare un ossimoro.

    Per il cambiamento credo si possa fare, ma occorrono cambiamenti nella politica e nel suo modo di vedere le imprese e l’imprenditorialita’, le strategie industriali e non solo. Tremonti non mi sembra adatto. Il suo atteggiamento e’ un incentivo a lasciare tutto com’e’.

  • 3 Un ministro medioevale - Last K’s Voice // 18 lug 2008 alle 11:08

    [...] nel mercato come consumatori, chi e’ riuscito a crearsi uno spazio in questi mercati ora vede aumentare esportazioni ed utili, gli altri sono rimasti indietro, ma non ne possono fare una colpa a questo miliardo di [...]

  • 4 Giu’ anche l’export - Last K’s Voice // 24 lug 2008 alle 09:28

    [...] in cuoio (-12,6), apparecchi elettrici di precisione (-18,1). Differenze che fanno emergere un altro problema, questa volta interno, dovuto a pochi investimenti e poca lungimiranza di alcuni settori che per [...]

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