Il mercato del petrolio e’ cosi’ teso, con domanda e offerta tiratissime, che bastano annunci di scioperi in Brasile, o annunci vari anche poco credibili, per far scattare il prezzo verso l’alto. La domanda continua a salire, l’offerta non riesce ad adeguarsi. Oltretutto la qualita’ dell’offerta cala a causa di un petrolio pesante che nessuno vuole raffinare per motivi ambientali (occorrera’ dunque attendere che altri Paesi si accollino la costruzione delle raffinerie adatte). Poi si aggiunga l’assenza di investimenti, che una volta fatti sono irreversibili per qualche decina d’anni.
Il che significa che gli investimenti che costano sempre di piu’, e rendono non si sa quanto e non si sa quando, nessuno vuole farli. Chi vuole andare a caccia degli speculatori faccia pure, ma sappia che i problemi sono soprattutto (se non esclusivamente) altri, e soprattutto lo faccia senza togliere ne’ energie ne’ risorse alla ricerca delle vere soluzioni. Se speculazione ci puo’ essere, sara’ dovuta alla situazione dei fondamentali del mercato petrolifero, alimentata dalla situazione finanziaria, con effetti moltiplicativi sui rialzi, esattamente come potrebbe esserci una speculazione che moltiplica il calo dei prezzi nel caso di una eventuale situazione inversa del mercato. Ma combattere la speculazione e’ come tagliare l’aria, ora serve concretezza.


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