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Se si perde la Tremontiana

martedì, 8 luglio 2008 alle 07:30 · 5 commenti - Stampa Stampa

La situazione attuale (che in realta’ nelle sue componenti strutturali si trascina da tempo) richiede interventi di un certo tipo. Si puo’ intervenire con misure interne di politica economica, invece Tremonti e’ dell’idea che lo Stato nulla puo’ e delega quindi l’azione ad autorita’ sovranazionali come l’Unione europea, chiedendo interventi contro gli speculatori, da lui ritenuti causa di ogni male.

Economia - Giulio TremontiE’ vero che una grossa componente della crisi deriva dall’esterno, da una domanda in forte crescita (nei Paesi emergenti), da situazioni finanziarie opache e artificiali, da politiche monetarie eccessivamente espansive, da sussidi per mantenere la domanda. Su questo fronte occorre dunque muoversi, non dare la caccia ai fantasmi della speculazione.

Molto si puo’ fare anche per risolvere i tanti problemi interni. Non certamente con la politica monetaria, che ormai non riesce ad avere effetti (basta vedere i livelli dell’inflazione negli Usa e nell’Ue, simili nonostante le diverse politiche monetarie). Resta la politica fiscale, come ho gia’ scritto, la crescita passa anche dalla fiscalita’. Riducendo il carico fiscale sui redditi da lavoro si aiutano le famiglie e si riducono i costi per le imprese. La domanda interna va fatta ripartire, siamo a rischio stagflazione, i dati sul drastico calo dei consumi, se confermati dall’Istat, rendono chiara la situazione. E’ invece forte il rischio di spinte ad aumenti salariali che scatenerebbero una spirale inflazionistica. Una minore fiscalita’ che aiuti i salari attenuerebbe questo rischio.

Secondo il ministro Tremonti invece la situazione del bilancio non consente alcuna riduzione delle tasse, a meno che non ci sia una crescita. Ma non ci sara’ alcuna crescita, proprio perche’ la domanda interna e’ debole e se non la si aiuta si ridurra’ sempre di piu’. Nel periodo 2006 – 2007 (per cui colpevoli sono sia il precedente Governo Berlusconi sia il Governo Prodi) la crescita in Europa (soprattutto in Germania) trascinava anche la crescita italiana. In quel momento i governi avrebbero dovuto attuare un risanamento dei conti pubblici anziche’ aumentare la spesa. L’aumento della spesa infatti e’ stato fatto da entrambi i governi.

Certo, ridurre la pressione fiscale mette a serio rischio i conti pubblici, ma proprio per questo va accompagnata da un forte contenimento della spesa. Invece da quel che si legge nel Dpef appena presentato dal Governo, nel 2010 pressione fiscale e spesa corrente (al netto degli interessi in percentuale del Pil) resteranno ai livelli del 2007. Non possiamo permettercelo.

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Tags: Economia · Politica

5 commenti in tutto ↓

  • 1 Comicomix // 8 lug 2008 alle 15:45

    Sono completamente d’accordo. Aggiungerei che i tagli che ha fatto Tremonti sono quasi esclusivamente sulle spese in conto capitale, cioè sugli investimenti, quindi daranno una mano in più alla recessione.

    Un sorriso econometrico
    Mister X di Comicomix

  • 2 Luca Vinci // 8 lug 2008 alle 15:54

    Si, non e’ facile tenere il conto degli errori.

    Grazie per il commento :)

  • 3 La ricetta della produttività : Giornalettismo // 11 lug 2008 alle 10:54

    [...] che creano opportunità di investimento per le aziende. Le scelte di politica economica in Italia non sembrano andare purtroppo in questa direzione. Ma miglioramenti sostenibili del tenore di vita necessitano di [...]

  • 4 Appunti del Sabato #6 - Last K’s Voice // 12 lug 2008 alle 07:35

    [...] sempre di piu’, e rendono non si sa quanto e non si sa quando, nessuno vuole farli. Chi vuole andare a caccia degli speculatori faccia pure, ma sappia che i problemi sono soprattutto (se non esclusivamente) altri, e soprattutto [...]

  • 5 Un cocomero tondo tondo - Last K’s Voice // 17 set 2008 alle 09:22

    [...] sua nuova avventura da Ministro dell’Economia con tanto pessimismo, pareva che l’Italia nulla potesse da sola, quindi comincio’ a portare le sue idee prima al G-8 di Hokkaido (con le sue manie di [...]

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