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Un noioso G-8

martedì, 24 giugno 2008 alle 07:30 · 1 commento - Stampa Stampa

Si e’ concluso da ormai piu’ di una settimana il G-8 dei ministri delle finanze, senza grandi novita’, anzi, proprio senza novita’. Un incontro per leggere analisi e interpretare dati, si e’ sottolineato come i rincari dei prezzi delle materie prime costituiscano una minaccia all’economia globale. L’assenza di proposte di intervento concrete non stupisce ormai nessuno, tuttavia erano assenti anche importanti temi, come quello valutario. Un incontro addirittura noioso, non fosse per Tremonti.

Economia - Giulio TremontiL’incontro era in preparazione del G-8 dei capi di Stato e di Governo che si terra’ a Hokkaido-Toyako. Il comunicato comincia ricordando i bei tempi andati in cui una robusta crescita era accompagnata da bassa inflazione, continua prendendo atto dell’incertezza e dei rischi per l’economia mondiale sul mercato reale e finanziario e si conclude con ambiente e Africa.

Il prezzo del petrolio

Quando si e’ arrivati a discutere degli alti prezzi di materie prime, soprattutto petrolio e prodotti alimentari, Giulio Tremonti, fiero della sua Robin Hood Tax e della sua lotta personale contro i petrolieri, ha provato a proporre di “abbattere la speculazione petrolifera attraverso l’imposizione di requisiti piu’ stringenti per le contrattazioni sui future”. Non solo la proposta non e’ stata presa in considerazione, ma addirittura la parola “speculazione” e’ proprio sparita dal comunicato finale del G-8 trasformata in un piu’ diplomatico “fattori finanziari” nonostante Tremonti abbia messo tutti in guardia contro i pericoli dell’impoverimento della classe media che puo’ avere solo un risultato, il “fascismo”. Ma non deve aver spaventato nessuno, anche perche’ il segretario al Tesoro statunitense, Henry Paulson ha escluso che la responsabilita’ dell’impennata del prezzo del greggio sia della “speculazione”.

Tuttavia un documento della Dallas Federal Reserve del mese scorso indica che il Dollaro ha contribuito per un terzo ai 60 dollari di incremento del prezzo del petrolio tra il 2003 e il 2007. In piu’ la debolezza del dollaro fa si che gli investimenti siano diretti verso beni come il petrolio. Certo, c’e’ stato anche un incremento della domanda in Paesi emergenti come Cina e India, si puo’ anche notare come esista un margine di manovra soprattutto negli Usa che mediamente consumano piu’ del doppio dei barili pro capite consumati in Europa, per cui si potrebbero ottenere alcuni risultati in termini di riduzione della domanda con effetti anche sui prezzi. Tuttavia i Governi non hanno margini di manovra tali da controllare i prezzi del petrolio, pero’ possono cercare di frenare la caduta del dollaro. Le dichiarazioni della Fed sulla disponibilita’ ad un cambio di rotta (stando piu’ attenta all’inflazione) e’ un segnale che la debolezza del dollaro non e’ piu’ tollerata nemmeno negli Usa.

Eppure tutto cio’ non era nell’agenda del G-8, che ha dunque discusso soprattutto degli elevati prezzi delle materie prime, in grado di incrementare la pressione inflazionistica a livello globale, anche se i prezzi delle materie prime e l’inflazione sono inestricabilmente legati al dollaro. La difesa del dollaro sembra quindi ormai un tema fondamentale, ma di cui evidentemente si e’ preferito non parlare.

Per affrontare questo tema si e’ invece deciso di incaricare il Fmi e l’Aie di preparare uno studio approfondito “dei fattori reali e finanziari alla base del recente balzo dei prezzi del petrolio e delle materie prime, e sugli effetti sull’economia globale” da consegnare a ottobre per poter essere analizzato al prossimo incontro. Infine, visto che la responsabilita’ del prezzo del petrolio viene addossata praticamente esclusivamente all’offerta, e’ stato lanciato un appello ai Paesi produttori affinche’ “aumentino la produzione e investano per rafforzare la loro capacita’ produttiva a lungo termine, attingendo all’esperienza delle compagnie petrolifere internazionali” e un altro appello piu’ diretto all’Opec affinche’ incrementi la produzione e consenta agli investitori stranieri l’accesso alle risorse nazionali. Appelli che cadranno nel vuoto, aggiungerei, ovviamente.

Tremonti-Schioppa

Parafrasando l’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa, Tremonti in un intervista ha spiegato: “E’ stato detto che le tasse sono bellissime, io non credo che le lo siano in tutti i casi. La Robin Hood tax lo e’, perche’ toglie ai petrolieri per dare la possibilita’, a chi ha bisogno di cibo, di tirare avanti”. Infine diversamente dalle conclusioni scritte nel comunicato finale del G-8 ha detto: “Si sa che bisogna agire sui prezzi per combattere la speculazione. Il pianeta, anche dal punto di vista finanziario, ha dei problemi. Prezzi troppo alti del cibo ma anche del petrolio. Non si va avanti con questo livello di speculazione”.

Il mercato finanziario

L’altro tema riguardava il mercato finanziario, non sono mancati gli elogi verso le principali banche centrali e altri importanti istituti finanziari. I ministri per discutere di questo tema si sono basati sul rapporto redatto al Financial Stability Forum lo scorso Aprile al G-7 finanziario presieduto da Mario Draghi. E’ stato dunque fatto proprio dal G-8 il parere di Draghi sulla fragilita’ del sistema finanziario, sui segni di miglioramento dello stesso e sull’idea che i principali problemi per l’economia reale vengono non tanto dai servizi finanziari, quanto dall’economia reale, in particolare dal mercato immobiliare, dall’inflazione e dai prezzi petroliferi, anche se Draghi stesso non nega l’esistenza di reciproche influenze. Tremonti non si e’ trattenuto e ha sminuito l’importanza del Financial Stability Forum dichiarando che le emergenze andrebbero affrontate con strumenti piu’ incisivi. Le conclusioni del G-8 invece sono state “trasparenza e correttezza”, esattamente quelle del Fsf e la speranza di una proficua collaborazione tra Fsf e Fmi. Si mette inoltre in guardia contro le spinte al protezionismo.

Il problema e’ che, in parte, alla base delle crisi finanziarie c’e’ il “rischiare con i soldi degli altri“. Se ad esempio il gestore di fondi di investimento fa un calcolo costi benefici della sua “scommessa” tende a sottovalutare i rischi ed esaltare i benefici, arrivando al limite in cui a fronte di altissime possibilita’ di benefici vi e’ l’unico rischio di perdere il posto, le sue perdite sarebbero comunque inferiori rispetto a quelle dei risparmiatori di cui dovrebbe occuparsi. Questo comportamento spiega in parte la crisi dei subprime. Inizialmente si sovrastimava l’affidabilita’ dei debitori (i clienti a cui veniva concesso il mutuo ipotecario), tanto con la cartolirizzazione chi emetteva il prestito lo “scaricava” rivendendolo sui mercati finanziari (tralasciando l’analisi della qualita’). A questo punto le banche hanno creato strumenti ad hoc che permettevano di utilizzare questi nuovi prestiti ipotecari per sfruttare la leva finanziaria e finanziare cosi’ delle operazioni a credito molto redditizie. Ora inizia la crisi, le banche devono ridurre i prestiti, in base al livello del proprio capitale che si sta’ riducendo a causa delle perdite. Sgonfiatasi la bolla immobiliare, gli alti prezzi delle case che avevano permesso di vivere al di sopra delle reali possibilita’ non c’e’ piu’ e cominciano i problemi per le famiglie che si trovano a dover restituire un mutuo superiore al valore dell’immobile ipotecato. Infine si crea un circolo vizioso per cui le famiglie chiedono altri prestiti, altre non riuscendo a restituire il prestito perdono la casa che viene venduta all’asta, riducendo cosi’ i prezzi del mercato immobiliare, e cosi’ via. E’ l’inizio del deleveraging. E il peggio deve ancora venire.

Ambiente e Africa

Uno spazio e’ stato dedicato anche ai cambiamenti climatici e ai gravi problemi dell’Africa. Per quanto riguarda il primo tema si e’ parlato del ruolo del settore privato negli investimenti in attivita’ “low carbon” e del ruolo del settore pubblico per quanto riguarda i fondi per lo sviluppo delle “tecnologie pulite”. Per quanto riguarda l’Africa si e’ invece posta in evidenza la difficolta’ del raggiungimento dei Millennium Development Goals data la crescita del prezzo delle materie prime alimentari. Si e’ parlato del “G-8 Action Plan for Private Sector Led Growth in Africa”, a questo riguardo vengono incrementati i fondi per lo sviluppo di infrastrutture.

Il G-8 e’ stato dunque allineato al pensiero di Paulson che si puo’ riassumere cosi’: i prezzi del greggio sono determinati dai fondamentali di domanda e offerta, il deprezzamento del dollaro non ha nulla a che fare col rincaro dei prezzi energetici a livello globale. Unica nota di colore in un altrimenti grigio G-8 e’ stato il Ministro Giulio Tremonti.

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1 commento in tutto ↓

  • 1 Non se lo fila nessuno - Last K’s Voice // 10 lug 2008 alle 07:32

    [...] un G-8 inconcludente, ma era prevedibile, gia’ dal G-8 dei ministri economici avevo previsto la conclusione in un nulla di nuovo. Del resto quell’incontro era proprio in [...]

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