Il prezzo del petrolio cresce, vi sono voci su (nuove) possibili perdite di varie banche, le agenzie di rating continuano ad abbassare le valutazioni. Il tutto nonostante le rassicurazioni (non troppo convincenti) del Fondo monetario internazionale.
Prima Wall Street, poi a ruota Londra, Parigi, Francoforte, Milano. Il petrolio fa crollare le azioni delle compagnie aeree, delle case automobilistiche e delle societa’ di beni di consumo, i mutui pesano sulle banche e le borse continuano a scendere. Il Fmi ha rivisto al rialzo le stime di crescita degli Usa, dell’1 per cento nel 2008, ha rassicurato anche per quanto riguarda l’inflazione, considerandola contenuta nonostante l’effetto petrolio. Dati “positivi” accompagnati dall’esortazione rivolta alla Fed di non toccare i tassi d’interesse. Probabilmente la sensazione e’ proprio quella che la Fed non alzera’ i tassi, questo ha consentito la ripresa almeno dei titoli di Stato.
La tensione e’ altissima. Negli Stati Uniti crescono le vendite allo scoperto, gli investitori puntano al ribasso sulle Borse. Il pessimismo e’ dunque forte, e lo e’ per vari motivi, prima di tutto per via del preoccupante andamento economico, con una bassa crescita e col rischio inflazione, ma preoccupano ancora molto gli effetti della crisi dei mutui subprime, nonostante le rassicurazioni provenienti anche dalla Fed, in tanti pensano che i guai non siano ancora finiti. Anzi, molti pensano che il peggio debba ancora venire, e forse hanno ragione.
Evidentemente in molti la pensano cosi’ e dunque proseguono le vendite che hanno colpito vari settori. Soprattutto ovviamente il comparto finanziario. Per quanto riguarda la Merrill Lynch, ci sono voci di un vicino crollo degli utili, anche la Citigroup scende, ed ha annunciato possibili nuove svalutazioni, proprio per la crisi dei mutui subprime. In Europa non possiamo certo dirci tranquilli. Perde il piu’ grande fornitore di mutui della Gran Bretagna, la Hbos, si prevede un calo degli utili, perde l’Ubs, che potrebbe annunciare 5,5 miliardi di dollari di svalutazioni nel secondo trimestre. L’onda d’urto potrebbe colpire anche da noi, e probabilmente nonostante tutto ci cogliera’ impreparati.
- Appunti del Sabato #24 - 20/12/2008



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5 commenti in tutto ↓
1 La guerra dei tassi - Last K’s Voice // 26 giu 2008 alle 09:14
[...] e in via di miglioramento torna prepotentemente a farsi sentire. Non si alza il tasso perche’ la crisi non e’ ancora finita e non lo si abbassa perche’ l’inflazione fa paura. Persistono i rischi di un ulteriore [...]
2 Il pessimismo della Bri - Last K’s Voice // 1 lug 2008 alle 09:30
[...] Secondo la Banca dei regolamenti internazionali (di cui sono azionisti 56 banche centrali) il peggio deve ancora arrivare, e i Paesi con i conti pubblici in rosso non possono [...]
3 Un ministro medioevale - Last K’s Voice // 18 lug 2008 alle 11:07
[...] gli impegni che l’Italia ha assunto di fronte all’Ue; la crisi economica mondiale che potrebbe aggravarsi. Quest’ultimo punto soprattutto potrebbe costituire un ottimo capro espiatorio non solo per [...]
4 Come un elefante in una cristalleria - Last K’s Voice // 29 lug 2008 alle 08:30
[...] secondo il Fmi il rischio maggiore potrebbe venire dal crollo dei prezzi immobiliari, e del resto la caduta non e’ finita neppure negli Usa. In Europa i Paesi piu’ a rischio per il settore immobiliare sono la Spagna, l’Irlanda [...]
5 La crisi infinita - Last K’s Voice // 10 set 2008 alle 08:46
[...] errata (almeno teoricamente). Addirittura si fa sempre piu’ strada l’ipotesi di un aggravarsi della crisi, di un suo espandersi anche nel vecchio continente, non solo come effetto indiretto della crisi [...]
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