Il Governo sta vivendo un momento di ampio consenso, tuttavia vi sono riforme che lo ridurranno e altre che forse potrebbero accrescerlo. Bisogna vedere se avra’ il coraggio di fare le prime e sapra’ attuare le seconde con precauzione per evitare effetti indesiderati. Ad esempio la riduzione delle tasse, e la lotta all’evasione fiscale.
Il Governo sta vivendo quello che in gergo viene chiamata “luna di miele“, un periodo in cui il gradimento degli elettori per i neoeletti non cala, anzi puo’ addirittura crescere. Anche il Governo Prodi visse una luna di miele nei primi mesi, fu estremamente corta, raggiunse l’apice con le prime riforme di Bersani e raggiunse il fondo con l’indulto. Indulto non votato solo da Italia dei Valori e Lega Nord, premiati infatti in queste ultime elezioni.
Ora, il difficile e’ mantenere questo gradimento, ma non e’ detto sia importante che un Governo piaccia e mantenga un alto consenso fino alla fine, ci sono misure che dovra’ prendere e che non piaceranno a molti, ma sono necessarie. Un punto invece molto importante sono le tasse. Tutta la campagna elettorale, fin dal suo inizio (all’indomani delle elezioni del 2006) sono state giocate dall’attuale maggioranza sulle “troppe tasse” di Visco e Padoa-Schioppa. Non puo’ dunque il Governo Berlusconi non affrontare questo argomento ora che deve governare e ha la possibilita’ di ridurre le tasse.
Tasse ed evasione fiscale
Il motto del Governo Prodi fu da subito “pagare tutti per pagare meno“, ci si aspettava che questa volta cambiasse l’ordine in “pagare meno per pagare tutti“. Invece Berlusconi al convegno di Confindustria a Santa Margherita Ligure parla cosi’ ai giovani industriali:
Silvio Berlusconi
“Per pagare tutti meno tasse, bisogna che tutti le paghino e quindi dobbiamo continuare la lotta all’evasione fiscale”.
L’evasione fiscale si combatte principalmente in due modi, rendendo meno conveniente evadere e rendendo piu’ sconveniente evadere. Il primo obiettivo si raggiunge riducendo la pressione fiscale, il secondo aumentando controlli e sanzioni. Se queste due azioni non vengono portate avanti assieme, la lotta all’evasione non avra’ i risultati che ci si attende, ossia, ridurre l’evasione fiscale in modo strutturale.
Il tema dell’evasione e’ molto difficile da affrontare, anche perche’ la decisione che prende un cittadino se evadere o meno, dipende da fattori oggettivi e misurabili come le aliquote delle imposte da pagare o le sanzioni da corrispondere in caso di accertamento, ma soprattutto da elementi soggettivi, da percezioni, aspettative, valori ecc. E questi l’amministrazione fiscale non riesce a individuarli e contrastarli.
Il contrasto di interessi
Alcuni ritengono di poter combattere piu’ efficacemente l’evasione col “contrasto di interessi“. Come ad esempio detrazioni fiscali per il consumatore che richiede lo scontrino. Tuttavia non e’ una soluzione cosi’ semplice, si aprirebbero numerosi problemi, e l’evidenza empirica scoraggia simili soluzioni. Il contrasto di interessi si ha quando la convenienza ad evadere del venditore e’ ostacolata dalla convenienza a rendere nota la transazione al fisco da parte del compratore.
La dove esiste il contrasto di interessi molti rinunciano alla richiesta di fatture e scontrini perche’ la loro raccolta e la preparazione della documentazione da fornire al fisco e’ onerosa in termini di fatica e tempo, a meno di rivolgersi ad un professionista, in quel caso e’ onerosa anche in termini di denaro. Il rimborso non e’ spesso sufficiente a coprire la fatica, soprattutto nel caso dei redditi piu’ bassi. Proprio l’importanza del fattore tempo risulta evidente se si considera che tra i piu’ zelanti nel chiedere e conservare fatture e scontrini ci sono gli impiegati pubblici, chissa’ se svolgono le operazioni necessarie alla richiesta del rimborso nelle ore d’ufficio. Bisogna considerare che la mole di ricevute rende i costi privati e pubblici di gestione di questo sistema molto, forse troppo, elevati. I costi si riducono informatizzando il sistema, tuttavia l’informatizzazione dovrebbe riguardare non solo il sistema pubblico del fisco, ma anche quello privato dei cittadini.
In Italia esiste una sorta di contrasto di interessi nel settore delle ristrutturazioni edilizie, attraverso le agevolazioni. Dai dati emersi risulta che il ricorso alle agevolazioni appare molto concentrato nelle Regioni del Nord mentre e’ quasi assente nel Mezzogiorno. Nel periodo in cui era vigente questa misura c’e’ stata l’emersione di lavoro sommerso e di fatturato dichiarato in edilizia, ma l’incremento di reddito imponibile e’ stato inferiore al dato di contabilita’ nazionale, perche’ ci sono stati incrementi dei costi dichiarati.
Un altro fattore va poi tenuto in considerazione, il contrasto di interessi funziona meglio quando affari vanno bene, in periodi di crisi, e’ molto difficile farlo funzionare, gli incentivi all’evasione sono superiori e sono superiori i margini di manovra degli accordi tra le parti per evadere. Bisogna inoltre considerare il lato psicologico del sistema dal lato del consumatore che trovandosi di fronte ad un venditore che fa finta di nulla non chiede lo scontrino perche’ bloccato da un disagio psicologico, dalla paura di una “vendetta” futura da parte del negoziante. O anche dalla scarsa informazione. Il consumatore al limite potrebbe essere portato a cercare il venditore virtuoso che rilascia regolare scontrino, ma la ricerca costa.
Un piccolo esempio di contrasto di interessi
In assenza di contrasto di interessi, poniamo che un venditore vende il bene di valore 100 a un compratore. I costi sono 30 per cui, il profitto al lordo delle imposte sara’ di 70. Il venditore paga un’imposta del 40 per cento, quindi su 70 l’imposta sara’ di 28. Con un profitto netto di 42. Il compratore paga anche l’Iva che grava sul bene, Iva poniamo al 20 per cento, in tutto sborsera’ quindi 120. Infine lo Stato incassa 28 dal venditore e 20 dalle tasche del compratore, in tutto 48. In questo caso evadere e’ conveniente sia per il compratore sia per il venditore, il primo risparmierebbe 20 e il secondo 28. Lo Stato ci perderebbe 48.
Mettiamo il caso di una detrazione del 19 per cento. Il compratore puo’ quindi presentare la ricevuta fiscale per beneficiare di una detrazione fiscale (una riduzione dell’imposta pagata), detrazione pari al 19 per cento del bene acquistato. In questo caso, se il contrasto funzionasse, se quindi il venditore emettesse regolare fattura per l’intero importo della compravendita, il venditore pagherebbe allo Stato 28, il consumatore l’Iva di 20, ma beneficiando di minori imposte per 19. Quindi lo Stato avrebbe un gettito di 29 da questa operazione. L’onere per il compratore rispetto all’evasione e’ dell’1 per cento, quindi il suo interesse a evadere e’ praticamente inesistente. Tuttavia l’interesse ad evadere del venditore resterebbe alto (28), potrebbe dunque dividere in parte il suo vantaggio dell’evasione con il compratore, per incentivarlo a non chiedere la ricevuta concedendogli uno sconto anche di poco inferiore a 28 (che e’ quanto altrimenti dovrebbe versare allo Stato). In caso di collusione, quanto altrimenti dovuto allo Stato (29) si dividera’ tra compratore e venditore, a seconda dello sconto.
Come abbiamo visto, la detrazione del 19 per cento e’ insufficiente, anche perche’ non copre totalmente neppure l’Iva pagata dal compratore, allora si puo’ ipotizzare, per il consumatore, una detrazione totale della spesa sostenuta. In caso di emissione di regolare fattura quindi il venditore come sempre dovrebbe pagare all’erario i soliti 28, il consumatore invece paghera’ i 20 di Iva, pero’, ipotizzando paghi un’aliquota Irpef del 25 per cento, potrebbe beneficiare di minori imposte per 25 (il 25 per cento di 100). Per cui al netto, il consumatore prenderebbe dallo Stato 5 (25 di Irpef non pagata – 20 di Iva pagata), come premio. Lo Stato dovrebbe invece accontentarsi di un gettito di 23 (28 – 5). Il premio di 5 costituisce per il compratore un interesse a che il venditore gli rilasci la fattura, ma il venditore avrebbe comunque un interesse a non rilasciarla. Questo contrasto potrebbe pero’ essere sanato ancora da un accordo tra le parti, se il venditore compensa il compratore, attraverso uno sconto, del mancato premio di 5, il compratore potrebbe rinunciare a richiedere la fattura. Lo sconto dev’essere pari almeno a 5 (fino a poco sotto i 28).
Condizione sufficiente affinche’ l’interesse del compratore sia superiore a quello del venditore e’ che il premio che lo Stato da al compratore onesto sia pari o superiore a quanto lo Stato intascherebbe in assenza di detrazioni se ambedue i soggetti fossero onesti, quindi (20 + 28 =) 48. Ma in questo caso lo Stato non incasserebbe niente. Si potrebbe dire che assolve una funzione educativa, ma quanto puo’ essere educativa una situazione nella quale per essere onesti occorre pagare l’onesta’? Non e’ educativa per il venditore, il quale si trova in concorrenza con lo Stato per corrompere, il primo con lo sconto e il secondo con il premio, il compratore. Non lo e’ per il compratore, che si fara’ i conti in tasca per vedere se gli conviene essere onesto o assecondare il venditore. Inoltre se l’aliquota marginale di imposta del compratore e’ piu’ elevata rispetto a quella del venditore, puo’ accadere che lo Stato ci rimetta addirittura da un comportamento onesto del compratore con premio. E in questo caso, sarebbe lo Stato stesso ad avere interesse all’evasione. Situazione paradossale.
Il contrasto di interessi viene invalidato dalla possibilita’ di contrattazione che esiste tra compratore e venditore, possibilita’ la cui ampiezza dipende dalle aliquote d’imposta del venditore e del consumatore. Il premio per il compratore e’ tanto piu’ elevato quanto piu’ alta e’ la sua aliquota marginale, fatto che pone problemi anche dal punto di vista dell’equita’ fiscale.
- Appunti del Sabato #24 - 20/12/2008
- Giornalettismo #29 - 22/12/2008



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3 commenti in tutto ↓
1 La crescita passa anche dalla fiscalita’ - Last K’s Voice // 3 lug 2008 alle 12:12
[...] e’ assolutamente urgente un contenimento della spesa, che, accompagnato alla lotta all’evasione fiscale, deve contemporaneamente tradursi in riduzioni di aliquota di imposta per i lavoratori e per le [...]
2 Salvare capra e cavoli - Last K’s Voice // 21 ott 2008 alle 09:46
[...] Un forte supporto agli investimenti e’ cio’ che puo’ permettere di salvare capra e cavoli. In questi ultimi anni gli investimenti sono stati bassissimi, facendoci perdere in competitivita’ e in produttivita’. Proprio in questi giorni il ministro Scajola sta studiando una serie di misure, tra cui incentivi all’innovazione, alla rottamazione e garanzie sul credito. Rispondendo parzialmente ai problemi sollevati in questi giorni da Emma Marcegaglia. Ma, cio’ che veramente e’ necessario, sono una serie di interventi fiscali volti ad accompagnare le imprese fuori dalla crisi (senza ovviamente abbandonare la lotta all’evasione fiscale). [...]
3 La scelta (sbagliata) del sommerso contro la crisi : Giornalettismo // 11 mar 2009 alle 12:31
[...] LA CRISI – Insomma, è stato fatto un esplicito un patto di non belligeranza nei confronti dei piccoli e medi contribuenti ed è stata resa esplicita la scelta di estendere il sommerso come misura anticrisi. Una scelta che [...]
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