L’odissea di Rete 4, il calvario di Europa7, una storia italiana iniziata negli anni ’80. Da allora non si e’ risolto nulla, forse perche’ il problema e’ un altro, l’assenza del mercato nel settore televisivo. Una soluzione c’e', vendere due reti pubbliche.
Nel lontano 1984 le televisioni, a diffusione locale, ma sparse per tutta Italia, di Silvio Berlusconi cominciarono a mandare in onda contemporaneamente su tutto il territorio nazionale gli stessi programmi, questo fu realizzato con un semplice stratagemma, infatti alle varie televisioni locali veniva consegnata una videocassetta con lo stesso contenuto da mandare in onda nello stesso istante. Questo sistema si chiama interconnessione funzionale, vietato della Legge n. 103/1975, che consentiva solo alla Rai di trasmettere a livello nazionale. Proprio in base a questa violazione il pretore di Pescara e quello di Roma oscurarono le trasmissioni di Berlusconi nelle rispettive Regioni. Per attirare maggiormente l’attenzione sulla facenda, prima che venisse fatto a livello nazionale, Berslusconi decide di spegnere tutte le sue televisioni.
Da qui comincia l’intervento politico dei decreti legge salva Fininvest, col governo Craxi che permette alle reti private di Berlusconi di continuare a trasmettere provvisoriamente (non c’e’ niente di piu’ definitivo del provvisorio in Italia) a livello nazionale. Qualche anno piu’ tardi arriva la legge Mammi’, la Legge n. 223/1990, che di fatto legittima la situazione esistente, con il limite di tre anni, per dare il tempo ad una legge nazionale di disciplinare l’assegnazione delle frequenze. Il decreto legge n. 323/1993 sposta il termine previsto dalla legge Mammi’ di altri tre anni.
Tuttavia la Corte Costituzionale con sentenza n. 420/1994 dichiara illegittimo l’art. 15 della legge Mammi’, articolo che consente ad un solo soggetto di detenere fino a tre reti televisive nazionali, perche’ in contrasto con l’art. 21 della Costituzione, nella sentenza si afferma:
“che il diritto all’informazione garantito dall’articolo 21 della Costituzione implica indefettibilmente il pluralismo delle fonti e comporta il vincolo al legislatore di impedire la formazione di posizioni dominanti [...] la necessita’ di consentire l’accesso al massimo numero possibile di voci non puo’ essere intesa come mera idoneita’ minima di una qualsivoglia disciplina antitrust”.
Berlusconi deve quindi cedere Rete4 perche’ acquistandola nel 1984 lo ha messo in una posizione dominante. Resta comunque salvo il termine previsto dal decreto legge n. 323/1993 che rimanda ogni decisione all’agosto 1996, ma impone al legislatore di emanare al piu’ presto una legge per ridurre il limite numerico delle reti concedibili ad uno stesso soggetto.
Arriva cosi’ la Legge n. 249/1997 che impedisce ad un singolo soggetto di detenere piu’ del 20 per cento delle reti televisive nazionali (Rete 4 sarebbe dunque di troppo). Tuttavia prevede che le emittenti possedute oltre quel 20 per cento possono comunque continuare a trasmettere in via transitoria fino a quando lo stabilira’ l’Authority per le Comunicazioni. A partire da questo momento (che la legge non stabilisce, demandandolo all’Authority) queste reti (Rete 4) dovranno trasmettere esclusivamente via satellite o via cavo.
Interviene nuovamente la Corte Costituzionale, che si sente presa in giro da quella legge e con la sentenza n. 466/2002 la dichiara incostituzionale, stabilendo lei il termine inderogabile entro il quale le emittenti eccedenti il limite del 20 per cento (Rete4) dovranno andare sul satellite, questo termine e’ il 31 dicembre 2003.
In tutto questo Europa7, la televisione di Francesco di Stefano, c’entra solo indirettamente, infatti nel 1999 vince la gara per il rilascio di nuove concessioni televisive nazionali, ma non le vengono assegnate le frequenze, per cui se dal primo gennaio 2004 Rete4, che causa la posizione dominante di Mediaset, dovra’ andare sul satellite, Europa7 potra’ prendere le sue frequenze.
Purtroppo per Europa7 (e per fortuna di Rete 4) arriva la legge Gasparri, la Legge n. 112/2004, che, pur confermando il limite del 20 per cento la rimanda:
“all’atto della completa attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche e televisive in tecnica digitale”.
Inoltre prevedendo l’introduzione del digitale terrestre, prevede il diritto di prelazione per le emittenti che gia’ operano nell’analogico, espandendo al digitale l’oligopolio presente nell’analogico. Ed ecco la magia, fino a questo termine, chi ha fino ad ora trasmesso in analogico potra’ continuare a farlo. Questo termine era inizialmente previsto per il 31 dicembre 2006, poi viene rinviato al 31 dicembre 2008, ora si parla del 31 dicembre 2012. Ma sono possibili nuovi rinvii.
Vedendo sfumare ogni speranza Europa7 ricorre per vie legali, e cosi’ il 31 gennaio 2008 la Corte di Giustizia Europea risponde ai quesiti posti dal Consiglio di Stato (davanti al quale Di Stefano ha trascinato Ministero delle Comunicazioni e Agcom chiedendo gli vengano assegnate le frequenze e un risarcimento miliardario) sulla compatibilita’ della normativa italiana in materia radiotelevisiva con il diritto comunitario.
Secondo la Corte di Giustizia le norme comunitarie:
“ostano, in materia di trasmissione televisiva, ad una normativa nazionale la cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell’impossibilita’ di trasmettere in mancanza di frequenze di trasmissione assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”.
Lo Stato italiano dovrebbe quindi assegnare le frequenze di Rete 4 a Europa7, pena il possibile (probabile) avvio di una procedura di infrazione. E invece il governo Berlusconi corre ai ripari inserendo nel decreto legge dell’8 aprile 2008 n. 59 l’art. 8bis, stabilendo che:
“fermo restando quanto stabilito dalla vigente normativa in materia di radiodiffusione televisiva […] la prosecuzione nell’esercizio degli impianti di trasmissione e’ consentita a tutti i soggetti che ne hanno titolo, fino alla scadenza del termine previsto dalla legge per la conversione definitiva delle trasmissioni televisive in tecnica digitale”.
Riproponendo quanto gia’ previsto dalla legge Gasparri, insomma, potevano pure evitarne la riproposizione, avrebbero evitato di andare sotto alla sua votazione. Anche perche’ la Corte di Giustizia ne aveva pochi mesi prima dichiarato la contrarieta’ alle norme di diritto comunitario.
Ora il Consiglio di Stato sul caso Europa7 se ne lava le mani, e passa la palla al Governo. Fatto che ognuno interpreta un po’ come gli pare, la verita’ e’ che il Consiglio di Stato sapeva benissimo che qualunque decisione avesse scelto, la parola finale spetta comunque alla politica, perche’ di problema politico si tratta. Infine, anche se venissero tolte le frequenze a Rete 4 e assegnate a Europa7, questo non risolverebbe l’assenza di concorrenza tipica del nostro sistema televisivo. Spostare una o piu’ reti nel satellite e porre un limite alla raccolta pubblicitaria, sono questioni inutili, pericolose e fuorvianti.
L’enorme difficolta’ di entrare nel mercato televisivo e’ il vero nodo da sciogliere, ed e’ qui che si dovrebbe intervenire, e lo si potrebbe fare vendendo due delle tre reti pubbliche. Tenendone solo una in mano allo Stato, farne una vera televisione pubblica, che non badi allo share, che non faccia affidamento sulla pubblicita’, ma che sia un canale informativo ed educativo vero. Ci pensera’ il mercato a fare concorrenza a Mediaset e a risolvere il “conflitto di interessi”. Ed e’ qui il vero conflitto di interessi, che non e’ esclusivita’ di Silvio Berlusconi, ma di tutta la politica, che grazie all’assenza del mercato si garantisce le tre reti pubbliche.
- Energia e ambiente, connubio vincente - 12/12/2008



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2 commenti in tutto ↓
1 Rosario // 3 giu 2008 alle 15:38
Io ricordo il pre-Berlusconi una RAI squallida con programmi mediocri e ripetitivi il resto secondo me importa poco, sono irisultati che contano……
2 Luca Vinci // 3 giu 2008 alle 16:26
Machiavelliano
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