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Italiani, povera gente

giovedì, 29 maggio 2008 alle 07:30 · Nessun commento - Stampa Stampa

E’ stato presentato il Rapporto annuale sulla situazione del Paese, riferito al 2007. Non e’ un bel leggere, il 15 per cento delle famiglie ha grandi difficolta’ e non arriva a fine mese, il 50 per cento vive con meno di 1.900 euro al mese.

Economia - Banconote e Monete EuroAd avere grosse difficolta’ sono soprattutto le famiglie con figli non indipendenti e quelle composte da persone sole per lo piu’ anziane, famiglie esposte a condizioni di disagio e spesso in ritardo nei pagamenti.

Il Rapporto dell’Istat e’ stato presentato ieri alla Camera dei deputati. In media il reddito per famiglia dei residenti nel 2005 e’ stato pari a 2.300 euro mensili, inclusi gli effetti dei trasferimenti monetari che ammontano a circa 700 euro al mese, compresi i fitti imputati delle abitazioni (quasi 450 euro), il reddito netto mensile arriva a 2.750 euro. Nelle famiglie in cui il percettore principale e’ una donna, si guadagna mediamente il 27 per cento in meno rispetto alle altre. Se poi consideriamo le famiglie composte da donne anziane sole, vediamo che nel 2005 hanno percepito un reddito netto medio inferiore ai 12 mila euro (circa 995 euro mensili).

Il presidente dell’Istat Luigi Biggeri fa notare come saltino agli occhi le profonde differenze, in un Paese in cui coesistono realta’ economiche e sociali:

Luigi Biggeri
“solide ed avanzate, in alcuni casi di eccellenza, ma anche aree deboli e di vulnerabilita’ dei contesti settoriali e territoriali, delle imprese, delle famiglie, degli individui”.

Occorre rilanciare l’economia, e per farlo sono necessari interventi energici su consumi e investimenti.

La differenze tra il Nord e il Sud

Continuano ad esserci profonde differenze, con il reddito delle famiglie del Mezzogiorno pari a circa tre quarti rispetto a quello delle famiglie del Centro-nord. E se nel calcolo si considerano anche i fitti degli immobili adibiti ad abitazione, le differenze territoriali risultano addirittura maggiori. Stando ai dati, il 20 per cento delle famiglie con i redditi piu’ bassi percepisce circa l’8 per cento del reddito totale, mentre il 20 per cento delle famiglie con i redditi piu’ elevati percepisce una quota pari a circa il 38 per cento e ha un reddito medio circa cinque volte superiore.

Il problema del reddito

In Italia le retribuzioni crescono meno rispetto ad altri paesi europei, negli ultimi dieci anni, dal 1995 al 2006, le retribuzioni orarie reali sono infatti aumentate del 4,7 per cento, mentre in Francia e in Svezia la crescita e’ stata superiore di cinque o sei volte. Ci eguagliano invece Spagna, Paesi Bassi e Germania. Per quanto riguarda la produttivita’ del lavoro non ci eguaglia nessuno, sempre nello stesso periodo e’ cresciuta di un misero 4,7 per cento, quando la media dell’Unione europea a 15 e’ stata del 18 per cento.

I mutui

Il 13 per cento delle famiglie italiane e’ gravato dagli oneri di un mutuo per l’abitazione di proprieta’ (erano il 12 per cento nel 2004) e paga una rata comprensiva di interessi e quota di rimborso del capitale pari a 559 euro al mese. La rata era mediamente di 469 euro nel 2004, per cui il peso sul reddito e’ aumentato dal 16,5 al 19,2 per cento. Le spese per l’abitazione di queste famiglie in totale “ammontano a 811 euro al mese (da 702 nel 2004), con un’incidenza sul reddito passata dal 24,7 al 27,9 per cento”, a farne le spese sono soprattutto le coppie piu’ giovani.

Disoccupati, occupati e inoccupati

La disoccupazione e’ calata, tuttavia il tasso di occupazione non aumenta significativamente, per cui cresce l’area di inattivita’, dovuta in gran parte da chi rinuncia a trovare un’occupazione. Ben tre milioni di persone nel 2007 erano interessati a lavorare ma scoraggiati alla ricerca di un lavoro (circa 318mila in piu’ rispetto al 2004). Al Centro nord l’intensita’ della ricerca e’ maggiore rispetto al Sud, e i canali attraverso cui si compie la ricerca sono ancora quelli informali (conoscenti, amici e parenti) a cui si affida il 76 per cento dei disoccupati. Circa un terzo dei disoccupati fa affidamento ai centri per l’impiego e alle Agenzie per il lavoro, che riescono a trovare un lavoro a ben pochi, tra il 2005 e il 2007 il servizio pubblico ha trovato una collocazione per 95mila persone, solo il 4,1 per cento di coloro che vi si sono rivolti.

Gli immigrati

Il numero degli immigrati e’ cresciuto in modo consistente, in base alle stime di gennaio 2008, si registra la presenza di 3,5 milioni di immigrati, pari al 5,8 per cento del totale dei residenti. I romeni sono 640.000, poi ci sono gli albanesi (400.000), i marocchini (370.000), i cinesi (160.000) e gli ucraini (135.000). Gli stranieri residenti in Italia sono prevalentemente giovani o in eta’ attiva, uno su cinque e’ minorenne, la meta’ ha fra i 18 e i 39 anni. Il 36,3 per cento risiede nel Nord-Est, il 27,3 per cento nel Nord-Ovest, il 24,8 per cento nel Centro e l’11,6 per cento nel Sud e nelle Isole.

Le imprese

Tra il 1995 e il 2006 l’economia italiana e’ cresciuta meno rispetto alle maggiori economie europee. In questo stesso periodo in Italia il Pil in termini reali e’ cresciuto in media dell’1,4 per cento all’anno, invece nell’Ue a 27 la crescita e’ stata del 2,5 per cento. L’italia ha il record per le imprese di piccole dimensioni, per cui la dimensione media delle imprese italiane e’ la più bassa d’Europa (anche se in lieve aumento). Le imprese che hanno fatto meglio sono state quelle del settore manifatturiero, le peggiori nell’industria. In recupero le micro-imprese dell’abbigliamento, della lavorazione di minerali e della fabbricazione di radio e tv.

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Tags: Economia

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