La crisi dei rifiuti in Campania non e’ dovuta ad un’emergenza ma alla debolezza della politica, a questa debolezza si e’ deciso di rispondere con una prova di forza, che tuttavia dimostra l’incapacita’ della politica di affrontare i problemi, demandando questo ruolo a chi per sua natura non e’ costretto ne’ a contrattare ne’ a dialogare, l’esercito.
Al termine del primo Consiglio dei Ministri svoltosi a Napoli, il Premier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa ha dichiarato che per risolvere l’emergenza rifiuti le discariche individuate verranno trattate come zone militari, presiedute dall’esercito e punendo con l’arresto da 3 mesi a un anno chiunque in queste discariche si introduca abusivamente o ne impedisca l’accesso agli addetti ai lavori. Inoltre i promotori di disordini rischieranno fino a cinque anni di carcere. Con questa fermezza Berlusconi ha voluto confermare:
Silvio Berlusconi
“Non promesse, ma certezze sulle cose che ci impegniamo a fare [...] per monitorare gli adempimenti che il Governo ha messo in campo per risolvere l’emergenza rifiuti e sono venuto qui a Napoli per dire che lo Stato c’e’, che agisce oggi e non domani e che agisce per far rispettare le leggi”.
Ma e’ veramente cosi’? Quello che si e’ fatto sembra piu’ un dare la patata bollente all’esercito, abdicare al ruolo democratico della politica anziche’ cercare una soluzione con la popolazione, capisco sia difficile, ma questa difficolta’ e’ proprio dovuta ad una politica locale (e nazionale) troppo debole, che non riesce ad ottenere la fiducia della popolazione che per troppi anni ha subito (anche per colpa sua) una cattiva amministrazione.
Il decreto sui rifiuti affida l’emergenza a Guido Bertolaso, nominandolo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per dargli un ruolo politico che gli consenta di non farsi scavalcare dagli Enti locali e da altri. Si prevedono poi: le bonifiche dei siti inquinati, promessa a cui la popolazione non crede piu’; l’immediata riattivazione dei lavori per il termovalorizzatore di Acerra, che in realta’ ormai e’ obsoleto e sarebbe da costruire praticamente da zero; i Comuni che ospiteranno gli impianti verranno compensati con bonifiche ambientali e opere pubbliche, anche a questo la popolazione non crede, il danno immediato e la compensazione a data da destinarsi.
Le discariche verranno considerate siti di interesse nazionale e come tali trattate. Ma dopo le proteste di sabato, soprattutto a Chiaiano, l’arrivo a Napoli di Bertolaso fa temere che questa fermezza non sara’ mantenuta.
Ieri Bertolaso ha incontrato in Prefettura a Napoli il Prefetto di Napoli, Alessandro Panza, il vicesindaco di Napoli, Sabatino Santangelo, il presidente dell’VIII Municipalita’, Carmine Malinconico, e i sindaci di Marano, Salvatore Perrotta e di Serre, Palmiro Cornetta. Incontri che probabilmente non porteranno alcun cambiamento al piano del Governo, visto che Bertolaso non puo’ e non intende modificare il piano appena varato dal governo, tuttavia potrebbe assicurare che su questi siti si svolgeranno tutti gli accertamenti tecnico-scientifici necessari, prima di procedere alla costruzione delle discariche. Il che pero’ impiegherebbe molti mesi, tempo che l’emergenza rifiuti non consente.
La linea dura sembra mantenuta, dopo gli scontri a Chiaiano di venerdi’ e il lancio di molotov e bombe carta ieri contro le forze dell’ordine, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha confermato che non si tratta con chi protesta usando la violenza. Modificare i piani adesso sarebbe un dramma, dimostrerebbe l’incapacita’ politica, il dialogo e la trattativa andava fatto prima del decreto, per rassicurare le popolazioni locali, una volta scelta la linea dura, tornare indietro rappresenta un suicidio.


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