Ogni tanto ci ricordiamo degli alti costi per l’energia e cerchiamo soluzioni. Si riprende cosi’ a parlare di nucleare, ma oltre le parole non c’e’ nulla, per vari motivi, non tutti politici, molti economici. Ma quanto e’ conveniente passare al nucleare se e’ conveniente?
Parlare di nucleare sembra quasi un modo per non trovare una vera soluzione, non si parla ad esempio di costringere le nuove abitazioni ad avere i pannelli fotovoltaici, non si parla di una maggior diffusione dell’eolico (tenete presente che la produzione mondiale di energia eolica e’ superiore a quella nucleare), non si parla di cambiare le leggi e le regole del mercato che non sono adatte ad incentivare le energie rinnovabili, non si investe nella ricerca su nuovi utilizzi delle biomasse e del geotermico.
Il Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola parla apertamente di un ritorno al nucleare:
Claudio Scajola
“entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione”.
Le difficolta’ politiche sono dovute alla forte opposizione popolare che dal referendum del 1987 non e’ detto sia svanita. Un appoggio invece arriva da Emma Marcegaglia, neopresidente di Confindustria, che nel suo discorso all’assemblea degli industriali ha detto:
Emma Marcegaglia
“E’ tempo di tornare a investire nell’energia nucleare, settore dal quale ci hanno escluso piu’ di vent’anni fa decisioni emotive e poco mediatiche”
Spero non se ne dimentichera’ quando sara’ il tempo di mettere i soldi nel nucleare. Due sono i principali fattori a sfavore del nucleare, il tempo e il costo.
Il tempo: la costruzione di una centrale nucleare, richiede dai tre ai cinque anni, che qui in Italia diventano almeno dieci per problemi a livello di rapporto tra enti locali, Governo e cittadini.
Il costo: costruire e avviare una centrale nucleare, con annessi e connessi (tra cui anche acquisto di materia prima e smaltimento delle scorie) richiede investimenti cospicui, che, molto probabilmente saranno pubblici quindi a carico dei cittadini. I tempi di rientro dell’investimento sono lunghissimi, fino a quarant’anni, nessuna impresa privata sarebbe disposta a questo rischio, visto che nulla impedisce un ulteriore referendum a costruzione iniziata o addirittura ultimata che bloccherebbe tutto.
Infine, non e’ affatto vero che il nucleare ridurra’ i costi dell’energia in bolletta, semplicemente ci rendera’ un po’ meno dipendenti dall’estero (anche se sarebbero da rimodulare i rapporti con i Paesi esportatori di uranio), ma da qui a presumere una riduzione dei costi ce ne passa, soprattutto contando che l’uranio e’ in via di esaurimento, si presume in circa 40 anni, dunque il suo prezzo salira’, giusto quando le nostre centrali sarebbero pronte per fare utili, che evidentemente non ci saranno mai se sale il prezzo della materia prima.
Riepilogando, ci sono forti opposizioni da vari settori della societa’, i costi sono alti e i forti rischi dell’investimento e l’estremamente lungo periodo per il ritorno dell’investimento obbligherebbe lo Stato a mettere i soldi, non e’ sicuro che i costi dell’energia si ridurrebbero.
Lo Stato dovrebbe creare le condizioni per cui costruire centrali nucleari diventa conveniente per gli investitori, e non parlare di costruire lui le centrali. Sara’ il mercato a decidere se sono convenienti o no. Ad esempio dovrebbe stabilire una regolamentazione del mercato, stabilire i luoghi in cui costruire le centrali, assicurare gli investitori sull’effettiva possibilita’ di costruire la dove stabilito. Poi dovrebbe dire se ritiene o meno il nucleare un settore strategico per il Paese, e quindi se lo ritiene tale, creare un credito (il carbon credit) che permetta di incentivare e rendere remunerativo l’investimento nel nucleare. Altrimenti sono solo chiacchiere che non servono assolutamente a nulla.
- Appunti del Sabato #24 - 20/12/2008
- Giornalettismo #29 - 22/12/2008
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3 commenti in tutto ↓
1 Fausto Contiano // 24 mag 2008 alle 10:58
Bravo. Parli di energia alternative ed è così. Sai che con il geotermico puoi riscaldare e raffrescare a costo zero e zero emissioni? Se poi ci metti che per il funzionamento della pompa e compressore ci abbini un pannello fotovoltaico fai bingo. Purtroppo i politici di professione in genere sono i meno preparati a parlare delle cose concrete. Ho visto su you tube un veicolo che va ad aria compressa e fa 200 Km con un pieno di aria che costa 1,50 euro. Non male.
2 Luca Vinci // 24 mag 2008 alle 12:09
Tuttavia occorre energia per produrre l’aria complessa necessaria a quella macchina, per cui torniamo li, sono le fonti il punto su cui focalizzare l’attenzione, non tanto i sistemi di conservazione, come batterie, aria compressa e idrogeno.
3 Una lunga strada non ancora iniziata - Last K’s Voice // 7 lug 2008 alle 09:22
[...] Manca anche un cambiamento della politica energetica piu’ realistica e diversificata di proclami sul nucleare, perche’ con una politica cosi’ debole non ci crede [...]
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