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I manager d’oro

venerdì, 23 maggio 2008 alle 07:30 · Nessun commento - Stampa Stampa

Durante la campagna elettorale Tremonti ha chiesto una stretta sulle stock option ai manager, gli incentivi in azioni che possono far loro guadagnare decine di milioni. L’inflazione e la bassa produttivita’ hanno ridotto il potere d’acquisto dei salari, rendendo impossibile farli crescere a meno di dar luogo ad una spirale inflazionistica. In questo clima lo spread con i superbonus dei manager diventa insopportabile agli occhi del cittadino, e i Governi vogliono trovare una soluzione. Ma quale?

Economia - Giulio TremontiSoprattutto se si tratta di una societa’ pubblica, o parzialmente in mano pubblica, l’abbiamo visto con l’Alitalia e con Trenitalia, ogni volta che il manager riceve una mega buonuscita si leva un coro di proteste, che comunque non porta a una modifica dei contratti futuri, lasciando le buonuscite indipendenti dai risultati conseguiti nella gestione. La situazione diventa ancora piu’ imbarazzante ora, con una differenza di retribuzione tra manager e lavoratori dipendenti che sta diventando sempre piu’ ampia.

La differenza maggiore si ha con i lavoratori non qualificati, ma anche per gli altri lavoratori la crescita dello stipendio non e’ stata nella stessa percentuale dei manager in questi anni. In Europa la crescita economica rallenta, l’inflazione cresce, e tutto questo impone una crescita dei salari esclusivamente in presenza di crescita della produttivita’. In questa situazione diventano insopportabili gli iper-compensi dei manager.

Occorre una maggiore trasparenza della governance d’impresa, una miglior tutela dei diritti degli azionisti che devono potersi esprimere e decidere. Secondo il Fmi i meccanismi dei superbonus e simili si sono tradotti in incentivi negativi per le imprese, forse non estranei alla crisi finanziaria in corso.

Il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker parla di:

Jean-Claude Juncker
“un vero flagello sociale, di eccessi eticamente inaccettabili contro i quali stiamo esaminando come lottare con adeguati strumenti fiscali” [altrimenti] “rischiamo di non essere piu’ capiti dai nostri cittadini”.

Secondo Giulio Tremonti servono dei limiti sulle remunerazioni, anche se non c’e’ una proposta precisa, si presume un’azione sulla tassazione dei bonus, il Ministro dell’Economia ha infatti dichiarato:

Giulio Tremonti
“Sono diventate una cosa mostruosa, non c’e’ piu’ un rapporto chiaro fra risultati conseguiti e stock option. Secondo me non e’ giusto darle in questo modo, anche a gente che sta rovinando aziende, e in ogni caso non e’ giusto fargliele pagare, in termini fiscali, meno di quello che pagano i loro operai sul mercato. Ci vuole una “aliquota della malora”, invece”.

Ma la soluzione non e’ cosi’ semplice, il mercato del lavoro dei dirigenti e’ globalizzato, con un’ampia mobilita’, non ha quindi limiti territoriali nazionali, ragion per cui un’azione esclusivamente a livello nazionale rischia di creare scompensi per le aziende Italiane, in cui i manager sarebbero disincentivati a lavorare.

Quando di mezzo c’e’ il fisco, le competenza restano strettamente nazionali, per di piu’ le informazioni sulle politiche retributive dei manager sono insufficienti, soprattutto per quanto riguarda il modo in cui sono legate ai risultati d’impresa. C’e’ il dubbio che i superbonus passano incentivare i manager a far assumere all’impresa rischi sproporzionati. Occorre quindi trovare una soluzione comune, almeno a livello europeo. In Francia e’ fissato a 1 milione di euro il tetto sulla quota delle retribuzioni dei top manager che le societa’ possono dedurre dai profitti tassabili, l’Olanda e’ intenzionata a trovare una soluzione, cosi’ pure la Germania e l’Italia con le dichiarazioni di Tremonti sembra essere della stessa idea. Vedremo se sara’ possibile elaborare un piano preciso.


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