Dovendo rispettare l’obiettivo del pareggio di bilancio del 2010 (spostato al 2011), non possiamo permetterci aumenti di spesa o riduzioni di tasse, e allora Giulio Tremonti fa due proposte: tassare banche e petrolieri. Poi, sull’onda emotiva della lotta ai ricchi, aggiunge di voler tagliare gli stipendi d’oro ai manager.
Le tasse qualcuno dovra’ pur pagarle, e vanno aumentate, visto che, a quanto pare, le riduzioni di spesa si faranno attendere. Tra le nuove spese, non c’e’ solo quella dovuta all’abolizione dell’Ici sulla prima casa praticamente per tutti e alla detassazione degli straordinari. Si prospetta infatti una riforma dell’Irpef, a dire il vero e’ una riforma necessaria, tuttavia dipende da come la si fa. E’ molto probabile si passi dalle attuali detrazioni, introdotte nel 207 da Vincenzo Visco, alle deduzioni, che tanto piacciono a Tremonti che le aveva messe anche tra il 2005 e il 2006. Ma cosa piu’ importante, vista la sua complessita’, ci potrebbe essere l’introduzione del quoziente familiare alla francese, a tutto vantaggio delle famiglie numerose e monoreddito.
Ci sono tuttavia problemi di copertura, che imporranno una gradualita’ nell’innovazione dell’Irpef. Durante la scorsa legislatura i costi del quoziente familiare sono stati infatti quantificati in circa 10 miliardi di euro. Tuttavia il quoziente familiare per essere applicato in Italia ha bisogno di una forte modifica rispetto al sistema francese, per non rischiare di svantaggiare i redditi piu’ bassi. In Francia infatti le aliquote per i redditi bassi sono inferiori rispetto alle nostre, si pensi che in Italia la prima aliquota Irpef parte gia’ dal 23 per cento mentre in Francia e’ del 5,5 per cento. Si puo’ ovviare a questo problema o riducendo le aliquote Irpef, o aumentando la soglia per poter rientrare nella no tax area. Oppure si lascia al contribuente la scelta se aderire o meno al nuovo sistema.


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