Le due anime del Partito Democratico parrebbero incompatibili ad una prima analisi, una veltroniana, aperta al dialogo e alla collaborazione col Governo, ma chiusa alla sinistra massimalista, l’altra parte quella dalemiana, molto piu’ critica verso il Governo, molto piu’ attenta al rapporto con la sinistra massimalista. L’esclusione di d’Alema dal governo ombra del PD e dai suoi organi decisionali, gli permette una liberta’ che supera le contraddizioni.
Per poter instaurare il dialogo con “l’altra sinistra”, e’ necessaria una persona estranea al PD e ai suoi vertici, Massimo d’Alema sembrerebbe l’uomo adatto. Non potendo il PD essere aperto ad altre formazioni partitiche, si creera’ un partito ombra aperto e capace di raccogliere attorno a se gli “impresentabili” per il PD, siano esse singole persone o partiti.
Il pericolo che corre il PD e’ quello di abbandonarsi ad una mera disponibilita’ di dialogo in qualita’ di subordinato del Governo, la sfida e’ riuscire a creare dei nuovi contenuti. Deve riuscire a rielaborare il suo programma per adattarlo alla situazione che il Governo man mano creera’, elaborare una cultura politica piu’ moderna, in grado di interpretare i cambiamenti del Paese e legarsi ad esso presentando risposte alternative a quelle del Governo, piu’ convincenti e rispondenti ad esigenze quali equita’ e solidarieta’ di cui il centrosinistra deve riappropriarsi, senza pero’ dimenticarsi delle nuove esigenze.
Ma questo richiede due anime, apparentemente incompatibili. Per esprimere due anime occorrono due corpi, a questo serve d’Alema, a rappresentare la seconda anima, quella capace di accontentare chi e’ incompatibile con la nuova linea del PD, capace di analizzare la sconfitta e vedere se ci sono possibilita’ di ampliare la base del partito includendo una fetta della sinistra esclusa dal Parlamento.
Ci sara’ quindi un PD che siedera’ in Parlamento, che dialoghera’ con il Governo e che sara’ pacato e responsabile. L’altro PD, quello ombra, sara’ fuori dal Parlamento, contestera’ il Governo, e entro certi limiti anche il PD stesso, ma in modo costruttivo, cercando di interpretare l’umore del Paese e dell’elettorato allargato (anche gli elettori che hanno fatto scelte diverse delusi dal Governo Prodi), scendendo pure in piazza, instaurando il dialogo con i sindacati e con i partiti della sinistra massimalista, per creare una base forte e popolare.
Anche perche’ alle amministrative, l’alleanza e’ indispensabile, ma rischierebbe di saltare se non ci fosse il PD ombra capace di dialogare con chi non e’ in Parlamento. Per essere credibili con questi partiti occorre non essere tra gli organi dirigenti del PD, per questo d’Alema e’ stato (o meglio si e’) escluso. Cosi’ si e’ espresso d’Alema:
Massimo d’Alema
“Io voglio cercare di fare una cosa differente, che consiste nel mettere insieme trasversalmente persone di diversa provenienza, magari anche con diverse opinioni politiche su determinati temi ma che sono interessate a un progetto di ricerca, di formazione e di informazione. Il che è assolutamente il contrario di vecchie logiche di appartenenza o di cordata”.
Il ruolo importantissimo di d’Alema sara’ quello di raccogliere gli scontentati dal nuovo tipo di opposizione del PD per farli rientrare nel PD attraverso la finestra del PD ombra. Il tutto prima che ci pensi Antonio Di Pietro ad attirare a se’ i delusi del PD.


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1 commento in tutto ↓
1 Cronaca di una morte annunciata - Last K’s Voice // 16 giu 2008 alle 08:00
[...] andata ancora piu’ a sinistra abbandonando il Pd, l’altra e’ rimasta nel Pd e la possiamo chiamare dalemiana. L’ultima parte, quella maggioritaria (ma non in termini assoliti) e’ quella [...]
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