Da prima della campagna elettorale, col suo libro “La paura e la speranza“, proseguendo fino a dopo le elezioni Giulio Tremonti si e’ distinto per il suo pessimismo, un voler tenere i piedi per terra, senza sbilanciarsi con promesse a cui Belusconi ci aveva abituati. Da ministro dell’Economia non cambia atteggiamento, e in effetti non e’ che i dati economici permettano un grande ottimismo, tuttavia sarebbe interessante capire le ragioni di questo suo quasi voler mettere le mani avanti su certe questioni.
Prendiamo ad esempio le sue dichiarazioni sull’Alitalia, mentre in campagna elettorale Berlusconi si diceva, piu’ che fiducioso, certo di una cordata italiana, Tremonti dice che un conto e’ fare campagna elettorale e un conto e’ essere al governo. Una serieta’ che non ci si sarebbe aspettata fino a qualche mese fa. Il passato ministro della “finanza creativa” e’ veramente cambiato? Cosa lo ha portato a questa maturazione?
Intanto e’ ancora aperta la questione del “tesoretto” terribile sostantivo con cui vengono chiamate le maggiori entrate fiscali. Fino a quando il nuovo Governo non effettuera’ la ricognizione preliminare sui conti pubblici, per verificare l’andamento di entrate e uscite e’ prematura ogni supposizione. Eppure Tremonti afferma gia’:
Giulio Tremonti
“Posso escludere che abbiamo un tesoretto [...] L’andamento delle entrate fiscali non e’ buono e questo non perche’ l’evasione da gennaio e’ ripartita, basta guardare all’andamento dell’Iva sugli scambi interni, che e’ negativo perche’ l’economia va male. Insomma tesoretto zero”.
La crisi economica e l’aumento dell’inflazione hanno portato ad un rallentamento dei consumi anche qui da noi, questo e’ il motivo per cui le entrate fiscali ad Aprile hanno cominciato a cambiare il trend. Il problema e’ che un extragettito e’ utile solo se diventa stabile, se quindi non e’ figlio di una congiuntura favorevole. Se aumentano i consumi e le entrate fiscali aumentano di conseguenza, non si puo’ certo far affidamento nelle previsioni di un proseguimento della stessa situazione anche nel futuro. Per questo le maggiori entrate fiscali che si sono avute finora, non saranno seguite da altre maggiori entrate fiscali, a meno che tra loro non ci fosse anche il risultato della lotta all’evasione.
Siccome Tremonti non crede ci sia stato un risultato della lotta all’evasione, di conseguenza non crede neppure all’esistenza del “tesoretto”. Pero’ in questo modo corre il rischio di non dar peso alla lotta all’evasione, tema cruciale in Italia, dove l’imponibile evaso e’ pari a circa 316 miliardi di euro l’anno, con un quantitativo di imposte sottratte all’erario (tra dirette, indirette e contributive) tra i 140 e i 150 miliardi di euro.
Per combattere l’evasione (e l’elusione) servono un sistema normativo semplificato, una serie di controlli intensificati e mirati, misure repressive e una riduzione delle imposte in certi settori. Il tutto tenendo presente quali sono le aree di evasione-elusione fiscale, e prendendo misure a seconda della situazione. C’e’ ad esempio l’economia sommersa, bisogna capire perche’ non emerge, punirla severamente la dove fa concorrenza sleale alle altre imprese, in Italia c’e’ una sorta di tolleranza verso il lavoro nero, utilizzando come giustificazione alla sua esistenza il fatto che vi sono fasce di reddito basse che senza “arrotondare” col lavoro nero non vanno avanti, ma e’ una politica che non funziona quella che permette queste illegalita’, una politica funzionante punisce chi assume in nero e crea un sistema che lo renda non conveniente per il lavoratore. Poi l’economia criminale che va punita senza se e senza ma, anche in questo caso, bisogna combattere e cambiare quella sorta di giustificazione sociale che viene data a queste situazioni. Infine l’evasione e l’elusione delle grandi imprese e quella dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese. Ogni macroclasse ha un’origine differente, e all’interno della macroclasse stessa c’e’ un universo a parte. Quando si combatte l’evasione bisogna tener conto di tutti questi fattori, la politica deve essere forte e contrastarli tutti, ma in diversa misura e con diversi mezzi.
Il processo pero’ e’ lungo e difficile i cui risultati, soprattutto quando le soluzioni si attuano attraverso riforme strutturali, si vedono nel medio periodo. Invece i fondi servono subito, sia per proseguire nell’aggiustamento della finanza pubblica, sia per poter mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e che assieme, tra Ici e straordinari, richiedono circa 4,2 miliardi di euro. Tremonti sembra avere gia’ una mezza idea per dove reperirli:
Giulio Tremonti
“questa volta tocchera’ alle banche e a chi incassa le rendite petrolifere. Noi pensiamo che qualche sacrificio debbano farlo le banche e i petrolieri. [...] Le banche dovranno pagare piu’ tasse se non fanno pagare meno di mutui alle famiglie”.
Se queste idee saranno condivise dal resto del CdM ci saranno riduzioni fiscali per le banche che permetteranno ai clienti di ricontrattare il tasso dei mutui, e imposte sulle compagnie petrolifere, che come ha detto Tremonti: “prendono più soldi perche’ e’ aumentato il prezzo“. Tuttavia non riesco a immaginare come non si scaricheranno sui prezzi al consumo.
Concludendo credo di aver capito perche’ Tremonti mette le mani avanti e pare pessimista, siamo ormai in una situazione nella quale se l’Europa (e soprattutto la Germania) cresce anche la nostra economia ne subisce positivamente gli effetti, se invece l’Europa entra in crisi, noi di riflesso subiamo una crisi anche peggiore. Temo pero’ che le conclusioni a cui e’ giunto Tremonti gli facciano perdere fiducia nelle possibilita’ che ha un ministro dell’Economia, e un Governo di un singolo Paese come l’Italia di poter fare qualcosa affinche’ la prima situazione (di crescita) veda un effetto moltiplicativo in Italia, mentre l’effetto della seconda situazione (di crisi) sia attenuato nel nostro Paese. Questo puo’ avvenire solo se si ha il coraggio di cambiare, il coraggio di prendere decisioni, come le liberalizzazioni, il contrasto all’evasione e tante altre di cui ho gia’ scritto. Perche’ alla paura deve seguire l’azione anche se significa fare sacrifici, la speranza da sola non basta.


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3 commenti in tutto ↓
1 Il viale del Tremonti - Last K’s Voice // 19 mag 2008 alle 07:17
[...] e la richiesta di tenere i conti in ordine. Su queste apparenti contraddizioni potrebbe puntare Tremonti, per prima cosa cerchera’ di convincere Francia, Portogallo, Grecia e Malta ad [...]
2 Un ministro medioevale - Last K’s Voice // 18 lug 2008 alle 11:07
[...] Giulio Tremonti ha presentato alla Camera il maxiemendamento, ribadendo alcuni concetti col suo solito recente pessimismo. Il “tesoretto” non esiste, i dati di bilancio sono tutti negativi, a Giugno 2008 il [...]
3 Un cocomero tondo tondo - Last K’s Voice // 17 set 2008 alle 09:19
[...] il vecchio Tremonti, quello ottimista, quello baldanzoso. Torna dopo il periodo pessimista e cupo. Ora dichiara che l’Italia non rischia dalla crisi profonda che ha colpito gli Usa, [...]
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