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Il rilancio dell’Italia

giovedì, 8 maggio 2008 alle 07:30 · 2 commenti - Stampa Stampa

L’Italia e’ uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo aperta nel 2005, e contemporaneamente veniamo portati davanti alla Corte di Giustizia europea per la gestione dei rifiuti in Campania e ci potrebbero essere problemi anche per il Lazio. Per un problema risolto (parzialmente) tanti altri sono ancora da affrontare e vanno affrontati dopo un’attenta analisi della situazione.

I conti pubblici

Economia - Banca Centrale EuropeaL’ultimo capitolo del Governo Prodi e’ stato un parziale lieto fine. Padoa-Schioppa ha portato a casa un bel riconoscimento dall’Unione europea, quello di aver riportato la situazione dei conti pubblici entro una dimensione accettabile. Il commissario Ue Joaquin Almunia, ha infatti presentato alla Commissione la situazione del deficit italiano e le previsioni dello stesso, con queste parole:

Joaquin Almunia
“La situazione di deficit eccessivo in Italia è stata corretta, il deficit e’ stato portato sotto il tetto del 3 per cento del Pil in maniera credibile e sostenibile“.

Chiedendo alla Commissione l’abrogazione della procedura di infrazione per deficit eccessivo. Il rapporto deficit Pil si e’ attestato all’1,9 per cento nel 2007, dopo il 3,5 per cento del 2004, il 4,2 per cento del 2005 e il 3,4 per cento del 2006. Bruxelles prevede che il disavanzo si attesti al 2,3 per cento nel 2008 e al 2,4 per cento nel 2009.

La situazione e’ questa: due anni fa il Tesoro prevedeva un deficit al 3,8 per cento mentre Bruxelles lo stimava nel 4,1 per cento; ora il Tesoro lo prevede al 2,4 per cento e la Ue al 2,3 per cento, quindi migliore rispetto a quella prevista da noi. La strada e’ quella giusta, ma e’ ancora lunga e in salita. Potremo dirci contenti quando avremo i conti pubblici in pareggio e potremo essere entusiasti quando il debito pubblico scendera’ sotto il 60 per cento del Pil. Si e’ solo invertita una rotta molto pericolosa iniziata dal passato Governo Berlusconi, spero questo nuovo Governo Berlusconi non ripeta gli stessi sbagli fatti nel passato.

Per riuscire a completare il percorso occorre perseguirlo per almeno due legislature, con razionalita’ e dopo un’attenta analisi, senza farsi trascinare da derive protezionistiche e/o demagogiche.

Almunia continua dicendo:

Joaquin Almunia
“Il previsto peggioramento del deficit nel 2008 sara’ prodotto sia da un aumento della spesa primaria corrente sia da un calo della pressione fiscale e da prospettive di crescita economica deprimenti”.

Tra le cause del peggioramento previsto nel 2008 Almunia indica il finanziamento dell’accordo sulle retribuzioni del settore pubblico a livello locale per il periodo 2006-2007, compresi gli arretrati e una serie di misure che porteranno ad una riduzione delle tasse sia a livello nazionale che locale. In questo modo al netto delle misure una tantum, la spesa netta nel 2008 aumentera’ dello 0,5 per cento circa. In conclusione l’obiettivo di medio termine del pareggio di bilancio potrebbe non essere raggiunto entro il 2011. Per questo l’Italia deve rafforzare gli obiettivi di bilancio per il 2008. Il rapporto debito pubblico-Pil e’ previsto in leggero calo nel 2008 e 2009 arrivando attorno al 102,5 per cento entro il 2009.

Ora abbiamo un aggiustamento strutturale superiore a quello richiesto da Bruxelles, un avanzo primario ricostituito, un debito in diminuzione. E possiamo iniziare le riforme.

La crescita

Economia - Euro Monete e BanconoteL’Italia ha problemi strutturali che la imbrigliano rendendole difficile adattarsi alla nuova situazione economica internazionale che si e’ creata. Un modo sbagliato di rispondere a queste difficolta’ e’ quello di assecondare i settori che non sono riusciti ad adattarsi, il modo giusto e’ quello di rendere per loro possibile cambiare.

E’ dunque pericoloso farsi prendere dal panico e cercare di aumentare il tasso di crescita con metodi che spingano la domanda interna, con ad esempio, riduzioni di tasse e/o aumenti di spesa pubblica. Primo perche’ non avrebbe effetti se non momentanei, secondo perche’ creerebbe squilibri di finanza pubblica e aumenterebbe l’inflazione.

L’analisi dell’attuale situazione parte dalle cause, la nostra struttura produttiva in molti settori non e’ riuscita ad adattarsi alle nuove condizioni economiche dei mercati mondiali. In un lasso di tempo relativamente breve le imprese italiane hanno dovuto fare una serie di scelte importanti, spostando le loro produzioni verso la gamma piu’ elevata, personalizzando le produzioni per i clienti, caricando di servizi le loro produzioni, modificando processi produttivi, delocalizzando alcune produzioni e anche spostandosi verso prodotti nuovi. Ma non tutti hanno intrapreso questa strada, chi invece l’ha fatto, come ad esempio l’industria manifatturiera ha oggi risultati positivi nelle esportazioni.

Vi sono invece settori protetti, che non hanno mai avuto bisogno di fare i conti con la concorrenza, impreparati alla globalizzazione e all’ingresso sul mercato di Paesi (come la Cina) con manodopera a basso costo, ma anche di Paesi che hanno reagito alla globalizzazione puntato alle economie di scala. Per cui la bassa crescita del nostro Paese non e’ uniforme, e’ fatta di imprese che crescono e di settori che tardano ad adattarsi.

Se quindi il nuovo Governo tentasse di rilanciare la domanda interna riducendo le tasse, questo non genererebbe maggiore crescita economica ma determinerebbe maggiori importazioni, oltretutto con squilibri nella finanza pubblica, nella bilancia dei pagamenti e nell’inflazione, perche’ le difficolta’ all’adattamento, soprattutto dei servizi, porterebbero questi settori a reagire con un aumento dei prezzi. Se invece l’obiettivo vuole essere il sostegno alle famiglie con redditi bassi si deve agire con politiche mirate e specifiche, non certamente con misure generalizzate per categorie (lavoratori dipendenti, pensionati, imprese) che contengono situazioni differenti.

L’abolizione dell’Ici sulla prima casa e’ un esempio di misura che spreca risorse senza avere particolari effetti positivi sulla crescita, la riduzione parziale dell’Ici sulla prima casa fatta dal Governo Prodi era sufficiente, estenderla non serve.

Anche la defiscalizzazione degli straordinari non credo avra’ effetti positivi sulla crescita. Le riforme che servono sono strutturali, per accelerare il processo spontaneo di adattamento, in particolare nei servizi privati e pubblici, servono inoltre le infrastrutture moderne, per i trasporti (porti, ferrovie, autostrade, aeroporti), puntando al trasporto ferroviario e rendendolo conveniente rispetto a quello su strada, sia per quanto riguarda le merci sia per quanto riguarda le persone. Quest’ultimo processo di modernizzazione ci porterebbe inoltre a due importanti risultati, il primo quello di ridurre il trasporto su strada, con tutte le sue implicazioni, il secondo quello di venire incontro alle esigenze dei pendolari e incentivando e/o rendendo meno difficile i processi di mobilita’ del lavoro. Vanno poi prese una serie di misure per fare un serio progetto di riqualificazione del territorio, si pensi alle periferie urbane con problemi di viabilita’, vivibilita’ e fornitura di servizi.

Sempre sul fronte delle imprese serve una politica che aiuti le imprese a investire in conoscenza e in tecnologia. Serve un progetto serio che non distribuisca finanziamenti a pioggia, che coinvolga l’Universita’ con i suoi istituti di ricerca e i privati, finanziando i progetti di investimento seri. Solo cosi’ si accresce la produttivita’, e solo accrescendo la produttivita’ si puo’ pensare di aumentare gli stipendi. Naturalmente la riforma del sistema contrattuale e’ indispensabile per permettere di legare la produttivita’ al salario.

Ci sono ancora tante riforme, dalla Giustizia alle liberalizzazioni, dall’istruzione (di ogni ordine e grado) all’energia. Sono tutte misure importanti, che richiedono un’attenta analisi, oltre ad una programmazione mirata e complessa.


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Tags: Economia · Politica

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